Rispondere alla chiamata del Signore

Un giorno una parola – commento a Isaia 50, 5

Il Signore, Dio, mi ha aperto l’orecchio e io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro
Isaia 50, 5

Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore
Giovanni 12, 26

Quando il primo tepore primaverile arriva, la linfa comincia a muoversi all’interno delle piante, a circolare. Il calore la chiama al movimento, il movimento crea la vita della pianta che era stata un po’ addormentata nel tempo invernale. Il movimento fa spuntare le gemme, i boccioli, le tenere foglie. L’albero che era di un colore monotono, prende una nuova forma, i nuovi rami spuntano di un colore fresco, le gemme con la peluria morbida crescono per trasformarsi in verde, i fiori ravvivano con il loro sbocciare e la vita attiva riparte. Solo qualche ramo secco, a causa del freddo o della vecchiaia non rigermoglia.

Il Signore ci chiama. Il Signore ci chiama per nome. Noi possiamo voltarci dall’altra parte, essere ribelli, scappare, andare nella direzione opposta come fece il profeta Giona. Anche se scappiamo, il Signore ci chiamerà un’altra volta e, come il profeta, ogni credente può dire: «Il Signore, Dio, mi ha aperto l’orecchio e io non sono stato ribelle, non mi sono tirato indietro». Il rispondere Sì al Signore porta ad essere suoi testimoni fedeli, soprattutto ad essere sicuri di non essere soli. Anche quando non sembra esserci il sole nelle nostre vite, il calore di Dio è nei suoi servitori. Il credente che annuncia la sua parola è come un albero a primavera, rigoglioso, colorato, che trasmette quiete. Le tempeste possono anche colpire ma la fiducia in Lui ci pone al riparo e ci fa ripartire certi di avere Lui nel cuore e come luce davanti a noi.

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