Rivolgersi a Dio

Un giorno una parola – commento a I Giovanni 5, 14

Non sei tu, Signore, tu, il nostro Dio? Perciò noi speriamo in te
Geremia 14, 22

Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce
I Giovanni 5, 14

Quando ci rivolgiamo a Dio? Come ci rivolgiamo a Lui? Per che cosa? Abbiamo dei tempi prestabiliti per rivolgerci a Dio oppure ogni momento o ogni luogo vanno bene? Cosa ci spinge ad andare verso Dio?

Rivolgerci a qualcuno. Quando ci rivolgiamo a qualcuno lo facciamo perché crediamo nelle qualità di quella persona, nella sua saggezza, nelle sue conoscenze, nelle sue competenze, nella sua capacità di ascolto e di empatia: è vero ci possiamo anche rivolgere a qualcuno per puro interesse ma, è un «gioco sporco» che non ci porterà lontano. Il rivolgerci a qualcuno lascia aperta la possibilità del nostro metterci in discussione, del nostro cambiamento. Rivolgerci a qualcuno implica ci sia una grande fiducia.

Ci rivolgiamo a Dio, come credenti, in spirito di umiltà, con preghiere dettate dalla fede: preghiere di ringraziamento per i doni ricevuti o preghiere di richiesta. La precisazione che ci viene fatta nel passo del Nuovo Testamento, proposto alla nostra attenzione per oggi, riguarda la certezza dell’esaudimento delle preghiere fatte secondo la sua (di Dio) volontà, non secondo la nostra, cioè preghiere dettate dalla fede, non dal calcolo. La fede fa sì che la volontà di Dio e la nostra siano in perfetta armonia.

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