Serviremo

Un giorno una parola – commento a Giosuè 24, 15

Se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire; quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore
Giosuè 24, 15

Ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio
I Corinzi 4, 1

La vita dipende dalle scelte che facciamo. Si è talmente abituati a scegliere, che ci si convince che tutto sia oggetto di scelta. Anche nell’ambito religioso, sembra di trovarsi davanti a diverse offerte, tra cui si possa scegliere.

Nel discorso di Giosuè, il successore di Mosè nella guida del popolo di Israele, c’è una profonda ironia: se rifiutate il Signore, colui che vi ha resi liberi, potete scegliere tra diverse divinità. Come dire: se vi allontanate dalla verità, avete tante contraffazioni tra cui scegliere. Bel guadagno.

Il Signore non è in offerta nel mercato religioso. Il creatore della tua vita non si fa scegliere: ti raggiunge e ti muove. Giosuè non dice: voi scegliete chi volete; noi scegliamo il Signore. Dice: noi serviremo il Signore. La decisione è già presa, perché ciò che spinge alla decisione è un incontro, e l’incontro è già avvenuto, Dio ha già operato. La sua parola si è già rivelata efficace e crea il nostro futuro.

La decisione è già presa. Da chi? Da Dio, in prima battuta; da noi, ma solo in seconda battuta, come risposta. E la risposta non è un «mi piace»; è «serviremo»: è la vita stessa, il modo di pensare, di progettare, di lavorare, di spendere i soldi, di usare il proprio tempo, non come esseri isolati, ma come persone che si muovono all’interno della comunità voluta da Dio, all’interno delle relazioni che nascono per effetto dell’opera e della presenza di Gesù Cristo.

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