Un gesto che non nasce dal nulla

La chiesa valdese di Verona si pronuncia con un comunicato sui fatti di Macerata

La chiesa valdese di Verona si è espressa con un comunicato sui fatti di Macerata dello scorso 3 febbraio. Qui, un giovane ha tentato di fare una strage colpendo a caso delle persone di origine africana, accostandole in modo totalmente illogico all’omicidio (non ancora chiarito) di una diciottenne, per il quale era stato imputato un giovane nigeriano.

«La sparatoria di Macerata non è un gesto di follia», osserva il comunicato, «ma di terrorismo che vuole torcere la competizione elettorale. Spostare lo smarrimento della crisi economica su posizioni violente e xenofobe».

La comunità valdese è impegnata da anni nel percorso «Essere chiesa insieme», avviato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) fin dal 2000 per favorire l’interculturalità (attraverso seminari di formazione, progetti comuni, specifiche figure pastorali) all’interno delle chiese protestanti italiane, interessate sempre più direttamente dal fenomeno migratorio.

Oggi, almeno due terzi delle chiese membro della Fcei vivono la realtà di «Essere chiesa insieme» con fratelli e sorelle dalla Nigeria, dalle Filippine, dalla Corea, dalla Romania, e nel caso di Verona, soprattutto dal Ghana.

Qui i culti sono bilingui, in italiano e inglese, per permettere a tutti di seguire il culto in una ligua a loro familiare. Anche l’organizzazione della comunità e delle sue attività (culto, gruppi giovanili e femminili, scuola domenicale) è cambiata e si è arricchita dell’apporto di nuove culture, di nuovi modi di vivere la chiesa.

Per questo i fatti di Macerata e il suo contorno di odio razziale e xenofobia hanno destato preoccupazione: come afferma ancora il comunicato, «noi, chiesa valdese di Verona difendiamo con ogni convinzione la possibilità di vivere e crescere assieme; famiglie di diversa provenienza in una fratellanza di fede, individui di diversa cultura in una sororità di accoglienza reciproca. Esprimiamo tutta la nostra ansia per l’avvenire dei nostri bambini, ora che lo “ius soli” è stato espulso dal panorama delle proposte elettorali. Chiediamo che vengano difese le fondamentali libertà tutelate dalla Costituzione, ricordando che la libertà di culto è uno strumento importantissimo di riconciliazione e di pace. Un gesto isolato che non nasce dal nulla: la pistola, l’odio razziale, la bandiera per coprire il nuovo sovranismo, il saluto romano, il tiro a segno sugli immigrati, ogni cosa indica la volontà di disperdere il sentimento repubblicano, di annullare il patto costituzionale. Il disprezzo dei principi costituzionali di libertà, i troppi episodi di intolleranza coperti da chi ha responsabilità pubbliche hanno costruito muri che lasciano un popolo isolato, dimentico di ogni solidarietà, pronto al dileggio di chi pratica la integrazione. Occorre uscire da una crisi che è culturale, occorre abbattere il muro della separazione, fare argine ad ogni politica violenta, costruire corridoi e oasi umanitarie».

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