Inaugurato il secondo protocollo dei Corridoi umanitari

Arrivati a Roma-Fiumicino 30 siriani dal Libano. Un modello per l’Europa: sottolineato il carattere ecumenico del progetto che con la stessa formula ha preso piede anche in Francia e Belgio

E’ fatto di cristallo, Redouane. Scappato con la famiglia dalla Siria. Oggi ha sette anni, quattro dei quali passati in un campo profughi di fortuna nel nord del Libano: arrivato ieri mattina con il progetto ecumenico dei corridoi umanitari all’aeroporto di Roma-Fiumicino è stato portato in ambulanza all’Ospedale pediatrico Bambin Gesù. Qui sarà sottoposto a tutti gli accertamenti che la sua malattia richiede: Redouane ha le ossa di vetro. Troppo fragile per essere trasportato, la famiglia due anni fa aveva dovuto rinunciare ad unirsi al primo gruppo partito da Tel Abbas, quel campo profughi nella regione di Akkar al confine con la Siria.

Redouane, malato di “osteogenesi imperfetta”, ha aspettato pazientemente nell’ambulanza, ferma in aeroporto, che i genitori a turno espletassero le procedure per la richiesta d’asilo: hanno lasciato le loro impronte, così come hanno fatto tutti gli altri passeggeri del volo Alitalia Beirut-Roma di sola andata, una trentina, tra cui molti bambini.

Ieri mattina, al saluto di benvenuto con il viceministro agli Esteri Mario Giro, e con i promotori dei corridoi umanitari, pastore Luca Maria Negro e Marco Impagliazzo, rispettivamente presidenti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e della Comunità di Sant’Egidio, ha partecipato solo il papà di Redouane, con gli altri sei figli, il più piccolo dei quali nato nel campo profughi. La mamma e il suo bambino di cristallo raggiungeranno il resto della famiglia tra una settimana a Trento. Qui ad accoglierli ci sarà Mattia Civico, autore del libro “La storia di Badheea”, che ieri era su quell’aereo con alcuni operatori di “Operazione colomba”, e che intervenendo alla conferenza stampa ha detto: «Non è solo la loro umanità che chiede di essere salvata, ma è anche un po’ la nostra che è in gioco; ci si salva solo se lo si fa insieme».

Redouane – insieme agli altri siriani, grandi e piccoli – ha inaugurato ieri il primo corridoio umanitario dal Libano del secondo protocollo firmato tra gli enti promotori e i ministeri dell’Interno e degli Esteri che prevede l’accoglienza di altri mille profughi. Soddisfazione per questo traguardo è stata espressa da Negro e Impagliazzo, che hanno sottolineato il carattere ecumenico dell’iniziativa. Un ecumenismo, quello della solidarietà, che si è fatto strada anche in Francia, dove proprio ieri l'altro è arrivato a Parigi il terzo corridoio umanitario dal Libano, e in Belgio, dove le prime famiglie sono state accolte alla vigilia di Natale.

Ai presenti il viceministro Giro, accompagnato dal sottosegretario Enzo Amendola, ha parlato dei corridoi umanitari come di un “modello adottivo”: «noi oggi vi chiediamo di adottarci come fratelli e sorelle. Un modello che crea sicurezza per chi viene, e per chi accoglie, in un mondo in cui le frontiere sono sempre più difficili da attraversare».

Le famiglie arrivate ieri saranno accolte nel Lazio, Veneto, Umbria, Marche, Toscana e a Trento, secondo il modello dell’accoglienza diffusa. Questo gruppo sarà affidato alla Comunità di Sant’Egidio e ai loro partner.

Il progetto copromosso da Federazione chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant’Egidio, dopo aver permesso a un migliaio di persone di attraversare il Mediterraneo in sicurezza, prevede entro il 2019 l’arrivo e l’accoglienza di altre 970 persone bisognose di protezione internazionale.

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