Rachel Lampard: «Una guida al voto per i cristiani britannici»

La vice-presidente della Conferenza metodista britannica, sulle imminenti elezioni nel Regno Unito: «non si tratta solo di "Brexit" o "non-Brexit"»

Tratto da Nev -  Notizie Evangeliche

Alla vigilia delle elezioni generali in Gran Bretagna abbiamo intervistato Rachel Lampard, vice-presidente della Conferenza metodista britannica, responsabile del “Joint Public Issues Team”, un gruppo di lavoro interdenominazionale che si occupa di “chiesa e società”: pace, giustizia economica, coesione sociale, questioni ambientali, lotta alla povertà, accoglienza dei migranti, sono solo alcuni dei temi alla sua attenzione. Di passaggio a Roma per approfondire il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) “Mediterranean Hope”, Lampard, accompagnata dal pastore Tim MacQuiban, direttore dell’Ufficio ecumenico metodista di Roma, ha incontrato, tra gli altri, Luca Maria Negro, presidente Fcei; Mirella Manocchio, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi) e esponenti della Comunità di Sant’Egidio. Le abbiamo rivolto alcune domande.

A seguito dei recenti attacchi terroristici di Manchester e Londra, quale clima si respira alla vigilia delle elezioni politiche?

La situazione è tesa. Ma la società è unita. Non c’è né paura, né maggiore divisione. Purtroppo, come sempre in questi casi, ci sono sporadici attacchi contro moschee e musulmani. La chiesa è stata sempre chiarissima nel condannare queste ritorsioni. Ma come chiese, insieme ad altre comunità di fede ed associazioni, abbiamo lanciato il messaggio che il terrorismo non ci potrà mai dividere, e questo è molto importante.

In vista delle elezioni quali sono le sfide che avete davanti?

Se gli attacchi terroristici uniscono i britannici, non si può dire lo stesso sul fronte delle elezioni: anzi, qui il paese è spaccato. C’è una polarizzazione che abbiamo anche visto con il referendum sulla Brexit. Non solo: a questo si aggiunge che persiste una profonda confusione su che cosa significhi quest’uscita dall’Unione europea. C’è pochissima chiarezza su cosa esattamente è in ballo. Il ruolo delle chiese in questo frangente è quello di aiutare le persone a focalizzarsi sui temi che riguardano la nostra società, il nostro vivere insieme. Non è un’elezione sulla sola Brexit, ma l’elezione è politica: riguarda tutti i problemi che il nostro paese dovrà affrontare, tra questi quello della crescente povertà, che colpisce soprattutto i minori.

Il suo gruppo di lavoro JPIT ha elaborato una guida al voto per i cristiani controfirmata dai responsabili delle quattro chiese protestanti che vi fanno parte. Il documento non prende posizione relativamente all’uno o all’altro schieramento politico. Come mai?

Innanzitutto, sarebbe illegale. In campagna elettorale la legge britannica non permette alle chiese e alle organizzazioni di beneficenza di fare esplicitamente politica. Ma quello che possiamo fare è sensibilizzare i nostri membri di chiesa relativamente ad alcune tematiche che ci sembrano importanti. Ed è quello che abbiamo fatto con la nostra “guida al voto”. Sappiamo bene che i membri delle nostre chiese voteranno in buona fede, ma in modi diversi. Certo, preferiremmo che non votassero per il partito di estrema destra, ma a prescindere, come organizzazioni ecclesiastiche riteniamo che sarebbe sbagliato prendere posizione per un partito politico in particolare. Piuttosto, invitiamo tutti e tutte a ragionare, pregare, e poi esercitare il loro diritto di voto recandosi alle urne.

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