Martin Lutero aveva 30 anni quando nel 1513 iniziò a insegnare presso l’Università di Wittenberg. Da qui l’idea della Federazione luterana mondiale (Lwf) di indire un concorso fra i pastori con meno di 35 anni per selezionare a chi affidare il sermone di chiusura del culto che il prossimo 16 maggio porrà la parola fine alla dodicesima Assemblea luterana mondiale, in corso in questi giorni a Windhoek, la capitale della Namibia. Moltissime le adesioni ricevute, e provenienti da tutto il mondo i video da esaminare da parte della giuria, che ha ridotto i candidati a una rosa di dieci nomi, votati infine su Internet dal pubblico.

La vincitrice è risultata Lydia Posselt, 32 anni, da pochi mesi pastora della chiesa luterana di Buckingham, in Pennsylvania, Stati Uniti d’America.

L’abbiamo avvicinata in una pausa dei lavori assembleari per raccogliere le sue emozioni: «È stata una sorpresa incredibile, una grande gioia inattesa da condividere anche con i miei compaesani e con alcune donne pastore, più anziane di me, mie mentori e insegnanti, che mi hanno spinto a partecipare».

Assai interessante questo connubio fra la giovane età e il sesso femminile della vincitrice, segnale dell’attenzione del panorama luterano verso le nuove generazioni e nei confronti della questione di genere: «Esatto, mi è parsa una scelta molto significativa, in un mondo visto spesso dall’esterno come una sorta di santuario imbiancato. In realtà la chiesa è anche capace di parlare ai giovani, quindi di attrarli, di dare loro spazio e opportunità. Il fatto di essere donna è ulteriore motivo di orgoglio e riscatto, in quanto mi sento come una sorta di portavoce di tutte le donne pastore, quelle che sono qui oggi e quelle che sono rimaste nei loro Paesi, e che vivono ogni giorno la propria fede con passione, fra difficoltà e tormenti. Mi sento onorata di questo ruolo e ne sento anche in qualche modo il peso».

Il sermone ruoterà attorno alla Lettera ai Galati, capitolo 5, versetti 22-26, che si aprono con l’affermazione “Il frutto dello spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, cordialità, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”: «La scelta del testo non è stata mia, ma suggerita dagli organizzatori. Mi è parso però un passaggio assai significativo, ancor più in questi giorni di guerre e conflitti, globali e locali, planetari e fra le mura domestiche». La predicazione di Lydia è stata scelta per “la solidità teologica, in cui il tema del peccato è stato affrontato sul piano personale e su quello sociale, con importanti richiami al messaggio di Lutero, a partire dall’autocontrollo e dall’assunzione di responsabilità”.

Fra i dieci finalisti ben sette erano donne: «Altro aspetto decisamente significativo, così come il fatto che molte di queste provengono dalla mia chiesa, dall’Elca, la Chiesa evangelica luterana in America, che conta a oggi circa 3,7 milioni di battezzati in 9300 congregazioni sparse in tutti gli Stati Uniti». Una realtà viva e dinamica, capace di attrarre anche i giovani: «molti progetti sono pensati per loro, per noi, per rendere più accattivante la parola di Dio, che di per sé ha una potenza straordinaria. È sufficiente farla conoscere con gioia, nelle sue espressioni, per attirare anche le nuove generazioni, alla faccia del secolarismo, del post-secolarismo e quant’altro».

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