La strage dimenticata di Aigues-Mortes

Quando a morire per il lavoro, il razzismo e la violenza sono stati gli italiani

Il primo maggio a Pinerolo è stata scoperta una targa che ricorda l'assassinio di un cittadino pinerolese, avvenuto in Francia nel 1893. Si chiamava Luca Vittorio Giuseppe Caffaro, emigrato ad Aigues Mortes, in Camargue, per lavorare nelle saline presenti ancora oggi tra il Rodano e Montpellier. Un’area di quasi 10 mila ettari in cui, a fine Ottocento, in estate, gli italiani emigravano per lavorare, per svolgere un lavoro stagionale esattamente come fanno oggi gli africani, che vengono, per esempio, a raccogliere la frutta nel saluzzese.

Sono stati quasi un milione, nel periodo della Grande Emigrazione, tra il 1876 (da quando esistono i dati) e i primi anni venti del Novecento, i piemontesi emigrati in Francia per lavorare. A Frossasco il Museo dei Piemontesi emigrati nel mondo racconta questa e altre importanti storie che possono servire a comprendere meglio il presente.

Questo episodio è rimasto sepolto dalla storia fino ai primi anni Novanta, quando uno storico italiano e professore in Francia ha iniziato a indagare, consultando gli archivi comunali di Aigues Mortes, e a scoprire questa storia. Enzo Barnabà, che ha studiato storia, lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier, ha insegnato lingua e letteratura italiana all'Università di Aix-en-Provence, ad Abidjan in Costa d’Avorio, a Scutari in Albania, a Niksic in Montenegro. Ora vive a Grimaldi di Ventimiglia, ma all’inizio degli anni Novanta viveva a Montpellier, dove scrisse Sang des Marais (1993) per riportare alla memoria questa pagina poco conosciuta della storia francese.

Nel 1893, ad Aigues Mortes, gli stagionali italiani impiegati nella raccolta del sale e successivamente della vendemmia erano circa 500 su un totale di circa 1200 lavoratori. Il numero e la loro identità sono stati precisati dall'inchiesta del console di Marsiglia, Bartolomeo Durando. La Compagnia delle saline, infatti, non conosceva la loro identità e solo vagamente il loro numero, poiché trattava direttamente con i caporali-reclutatori, detti bayle. In quel 17 agosto, complici forse il caldo, la rabbia, l'egoismo, oppure l'invidia, i residenti francesi, «aizzati ad arte dai politici e rappresentanti locali di Aigues Mortes», come spiega Barnabà, decisero di vendicarsi e di sfogarsi sui lavoratori italiani. L'azione fece dieci morti e un centinaio di feriti.

«Nulla ricordava questo terribile evento nella cittadina provenzale – racconta l'autore ai microfoni di Radio Beckwith evangelica – . Frotte di turisti percorrevano in inconsapevole allegria i luoghi in cui si scatenò la più selvaggia violenza. Il primo libro che in Francia ricostruì il massacro è quello che poi divenne Mort aux Italiens!. Dopo anni di pressioni, finalmente, nel 2014 il comune di Aigues-Mortes ha deciso di apporre due lapidi in cui si ricordano i nomi dei dieci italiani uccisi».

Nel 2015, con la nuova edizione Aigues-Mortes, il massacro degli Italiani, l'autore ha voluto raccontare nel dettaglio quell'evento. Attraverso una minuziosa ricerca storica, Barnabà spiega in quelle pagine come sono stati uccisi, per il solo fatto di essere stranieri, Secondo Torchio, 24 anni di Tigliole (Asti), Bartolomeo Calori, 26 anni, di Torino, Giuseppe Merlo, 29 anni, di Centallo (Cuneo), Paolo Zanetti, 29 anni, di Alzano Lombardo (Bergamo), Vittorio Caffaro, 29 anni, di Pinerolo (Torino), Giovanni Bonetto, 31 anni, di Frassino (Cuneo), Lorenzo Rolando, 31 anni, d’Altare (Savona), Amaddio Caponi, 35 anni, di San Miniato (Pisa), Carlo Tasso, 58 anni di Cerrina Monferrato (Alessandria).

«Anche in Italia non è stato facile ricordare le vittime che furono sepolte in una tomba del cimitero di Aigues-Mortes oggi scomparsa. Ho cercato di far apporre delle targhe nei paesi da cui provenivano, ma finora ci sono riuscito soltanto con Centallo, Frassino e Tigliole, e finalmente, in questi giorni, anche a Pinerolo», spiega Barnabà, che racconterà meglio questa storia il 23 maggio in un incontro al Circolo dei lettori di Torino.

Una lezione della storia che invita a non ripetere gli errori del passato.

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