La casa-magazzino dove si esprimeva la fede protestante

Il Sinodo luterano riunito oggi nella chiesa in campo Ss. Apostoli, rievoca l'epoca del «fondaco»

Una Venezia inconsueta è quella che si è svelata ai membri del Sinodo della Chiesa luterana in Italia (Celi) questa mattina. Partiti dall’isola di San Servolo, dove si sono svolte le prime due giornate del Sinodo, hanno potuto cogliere dal vaporetto il colpo d’occhio della Giudecca, delle Fondamenta Nove, dell’isola di S. Michele, prima di sbarcare e arrivare in campo Ss. Apostoli, alla chiesa luterana in cui era stata allestita una scenografia simbolica dello Spirito Santo.

«Oggi la Celi esprime il proprio modo di essere una chiesa cristiana erede della Riforma» – ha detto il decano della Celi Bludau, guidando la meditazione biblica.

La sessione è stata inframmezzata da interventi musicali con composizioni nuove per flauto e liuto (strumenti che Lutero stesso praticava), eseguite da membri della chiesa di Torre Annunziata e basate su noti corali luterani, a partire dal «Forte rocca» (Ein feste Burg), che poi è stato cantato dall’assemblea a conclusione della meditazione.

È seguito l’intervento storico del prof. Stephan Oswald (Univ. di Parma e Venezia): «Perché prima Venezia?». La Repubblica di Venezia era dotata di polizia segreta e temutissimi inquisitori di Stato, che dedicavano particolare attenzione agli stranieri, fra cui i mercanti tedeschi, che si temeva potessero influenzare la politica della Repubblica, mettendone in pericolo l’indipendenza; perfino il nunzio apostolico veniva controllato!

Il fondaco (una sorta di casa/magazzino posta in un cortile chiuso), in prossimità del ponte di Rialto, era per loro la residenza obbligata. La sera il Fondaco veniva chiuso come un ghetto, e i mercanti erano separati dalla popolazione. Cionondimeno vi si formò una comunità protestante.

La prima attestazione di presenza protestante a Venezia, tuttavia – ha proseguito Oswald – risale al 1524: il legato pontificio e il nunzio apostolico presentarono allora al Senato gli editti papali contro la diffusione degli scritti di Lutero. A fine 500 il nunzio Bolognetti annotò tuttavia che in città erano circa 900 tedeschi di cui 700 eretici. Non era, quella di allora, vera tolleranza: piuttosto, chi intratteneva affari non poteva certo fermarsi di fonte a disquisizioni teologiche, e per questo si chiudeva un occhio...

Dal 1695 la comunità protestante fu ammessa entro certi limiti, come il fatto di poter essere costituita solo da stranieri. Fu poi possibile, in epoca più vicina a noi, chiedere un locale per il culto e per l’abitazione del pastore, e il 27 maggio 1813 si poterono inaugurare i locali di campo S. Apostoli: 204 anni fa sicuramente hanno cantato Ein feste Burg, anche se allora i fedeli non poterono usare la porta principale per entrare. Solo Vittorio Emanuele II, nel 1866, diede via libera all’ingresso principale: la comunità viveva allora e poteva professare la propria fede alla luce del sole.

È seguito l'intervento del pastore Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in italia, che ha richiamato il legame di questo organismo con la Celi (Christiane Groeben è vecepresidente della Fcei e Cordelia Vitiello presidente del Collegio dei revisori) e ha richiamato l’esperienza dei corridoi umanitari in favore di profughi e richiedenti asilo nonché quella della promozione di un sistema della comunicazione per il protestantesimo in Italia.

 

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