Rischia di essere a una svolta definitiva, e negativa, la storia della Pmt Italia, storica realtà industriale pinerolese, operante nel campo dell’industria della carta, subentrata a suo tempo alla Beloit nella produzione di macchinari. La crisi, che oggi rischia di portare alla chiusura lasciando a casa quasi 180 lavoratori, ha per altro radici lontane.

 La fabbrica ha fatto ricorso dal 23 novembre 2012 al 22 novembre 2014 alla cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale, il cui piano industriale prevedeva investimenti in progetti di ricerca e sviluppo, in macchinari e strumenti informatici, nel nuovo sistema informatico (hardware e software) e, soprattutto, nella riorganizzazione dell’attività produttiva. 

Nel 2014 è stato firmato un accordo di collaborazione strategica con la cinese CPMC, con cui le due società avevano concordato di condividere tecnologia e marchi in modo da fornire congiuntamente un servizio integrato e completo al mercato cartario globale.

Nonostante la generale disponibilità manifestata, il socio della CPMC, a seguito della crisi del mercato cinese che ha comportato la messa in liquidazione di uno dei due stabilimenti in Cina, ha deciso di non impegnarsi oltre per quanto riguarda il sito pinerolese. Pertanto, la Pmt Italia ha avviato contatti con un potenziale investitore di Taiwan, operante nello stesso settore, il quale si è dimostrato interessato a valutare la possibile acquisizione della Pmt Italia .

In tale contesto al fine di preservare patrimonio, creditori e livelli occupazionali, il 12 agosto 2016 l’azienda ha depositato presso il Tribunale di Torino domanda di concordato preventivo.

Il 25 agosto 2016, l’azienda e le organizzazioni hanno sottoscritto un accordo per il ricorso al contratto di solidarietà a decorrere dal 26 settembre per 12 mesi (per un numero massimo di 158 lavoratori), per fronteggiare in modo non traumatico l’eccedenza di personale.

«Ricordo sommessamente – commenta l’ex parlamentare Pd Giorgio Merlo - che proprio la ex Beloit Italia si trovò già in una situazione grave, se non peggiore, nel lontano 1999/2000 quando si dovette affrontare una realtà altrettanto fallimentare. Come parlamentare di collegio, con l’allora sottosegretario all’industria Gianfranco Morgando e il sindaco del tempo Alberto Barbero, riuscimmo a trovare una soluzione con un acquirente che rilevò macchinari, la manodopera e l’intera azienda riuscendo a far sopravvivere uno stabilimento che per decenni è stato un fiore all’occhiello per l’occupazione di questo territorio. Lo ricordo non solo perché siamo in una stagione dove il passato viene liquidato o rottamato, ma per il semplice motivo che la politica e le istituzioni non devono solo commentare ma soprattutto devono agire».

I dipendenti sono scesi in strada per manifestare e i sindacati si stanno muovendo nei vari ambiti istituzionali per scongiurare la chiusura.

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