Dove la fede costa di più

Pubblicata la World Watch List 2017 che elenca i primi 50 paesi dove i cristiani sperimentano i più alti livelli di persecuzione

È stata pubblicata ieri la World Watch List 2017 di «Porte aperte», associazione evangelica fondata dall’olandese Andrew van der Bijl, che da giovane missionario evangelico negli anni ‘50 portava di nascosto le Bibbie ai cristiani oltre la Cortina di ferro. La sua avventura è stata raccontata nel best seller «Il contrabbandiere di Dio».

La World Watch List elenca i primi 50 paesi dove i cristiani sono maggiormente vittime di persecuzione: si parla di oltre 215 milioni di cristiani (1 ogni 3) nel mondo. Il rapporto annuale copre un periodo che va dal 1 novembre 2015 al 31 ottobre 2016, e misura il grado di libertà dei cristiani nel vivere la loro fede in 5 sfere della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella chiesa che frequentano e nella vita pubblica del paese in cui vivono; a queste si aggiunge una sesta voce di analisi che serve a misurare l’eventuale grado di violenze che subiscono.

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Per il 15° anni di fila la Corea del Nord è il luogo peggiore al mondo dove essere cristiani. La Chiesa è interamente clandestina e scollegata dal mondo (se non per il lavoro di missioni come Porte Aperte che aiutano dall’interno): possedere una Bibbia, adorare Dio mette a rischio la vita propria e dei familiari. Seguono nella Top ten: Somalia. Afganistan, Pakistan, Sudan, Siria, Iraq, Iran, Yemen, Eritrea.

L’oppressione islamica rimane la fonte di persecuzione anticristiana dominante in 35 paesi su 50. Medio Oriente, Nord Africa e Africa Sub-Sahariana sono le regioni dove si registra maggiore persecuzione di matrice islamica. Una delle più gravi emergenze umanitarie, denuncia l’ONU, è causata dai Boko Haram in Nigeria, con 8 milioni di persone in pericolo di fame (Porte Aperte opera in campi di sfollati cristiani nel nord del paese portando aiuti di prima necessità). Tuttavia anche nazioni esterne a queste aree geografiche mostrano lo stesso fenomeno. Il Pakistan, per esempio, sale al 4° posto, con una crescita della violenza e della pressione sociale anticristiana impressionante. In ben 14 dei primi 20 paesi della lista, così come in 35 tra i primi 50, l’oppressione islamica deforma e devasta la vita quotidiana dei cristiani.

Ma non solo Islam: in Asia sta aumentando la minaccia del «nazionalismo religioso» con l’India in testa, ma la condizione dei cristiani peggiora anche in Laos, Bhutan e Bangladesh.

Nel periodo di riferimento della ricerca, sono stati registrati 1.207 cristiani uccisi per motivi legati alla fede, e 1.329 chiese attaccate, distrutte o forzatamente chiuse. I numeri sono diminuiti rispetto all’anno scorso per alcune ragioni specifiche. Primo, è sempre più difficile ottenere dati completi in situazioni di conflitto civile. Secondo, la reazione militare del governo nigeriano (e degli alleati) contro i Boko Haram in Nigeria ha limitato le devastanti azioni di sterminio contro villaggi cristiani avvenute con più frequenza nel 2015. Terzo, l’avanzata dell’ISIS è stata fermata, anzi ampie aree sono state liberate dal suo dominio; si aggiunga a ciò che la gran parte dei cristiani minacciati era fuggita nel corso del 2015 quando il Califfato si espandeva, e si comprende come si sia ridotto anche in quest’area il numero di cristiani uccisi. Imponente invece il numero di cristiani ancora perseguitati proprio in queste aree: di fatto pur diminuendo il numero di morti, crescono l’oppressione, gli abusi, le discriminazioni e l’emarginazione dei cristiani, la gran parte dei quali sfollati e privati di tutto in stati come Nigeria, Siria e Iraq.

Un breve video illustra cosa sia la World Watch List di Porte Aperte.

Immagini: coperina: CC BY 3.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=50528486; interna al testo: porteaperteitalia.org

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