L'alluvione di quest'anno, del 24 e 25 novembre ha avuto quantità di piogge ben superiori al 1994 (come si evince da questo dettagliato resoconto di Nimbus) anno in cui in Piemonte si contarono 70 morti. Però, grazie agli investimenti fatti negli anni e ai lavori, alle opere di riqualificazione del territorio e di contenimento degli argini si sono evitati disastri simili al passato. I disastri si sono avuti dove ancora non sono state fatte opere di contenimento, opere fondamentali e necessarie per la sicurezza di un territorio e per la sua salvaguardia. La nostra diretta su Radio Beckwith vi ha raccontato minuto per minuto l'emergenza.

val Pellice

In val Pellice si sono contate un paio di frane gravi che hanno ostruito per qualche giorno alcune strade: la strada del Blancio che collega Luserna alta e Torre Pellice.

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«La strada rimarrà chiusa per parecchi giorni finché non metteremo in sicurezza la strada e il fianco della montagna che è interessata da un possibile smottamento su un lato di 150 metri» Duilio Canale, sindaco di Luserna San Giovanni.

La strada della Ravadera a Torre Pellice, dove è franato un pezzetto di costa che porta al condominio del Bellevue, ma è stata liberata in meno di meno di ventiquattro ore così come qualche muretto di contenimento della strada. Opere però che andranno riparate, e che hanno bisogno di soldi, mezzi, uomini e manutenzione. I soldi ora dovranno arrivare dallo stato se lo stato di calamità chiesto dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino verrà accettata dal governo Renzi .

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«Abbiamo ancora quattro famiglie sfollate dai parenti per una frana che interessa le loro case sulla costa dell'indritto di Torre Pellice in borgata Chabriols», Marco Cogno, sindaco di Torre Pellice.

La strada che porta al rifugio Barbara Lowrie nella comba dei Carbonieri a Bobbio Pellice è saltata. Anche qui ci vorranno settimane e fondi per ripararla. Una strada da sempre fragile e soggetta a frane, valanghe e rischio smottamenti, come quella che porta a Prali in val Germanasca, anch'essa saltata e franata in un punto.

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A Prali stanno già lavorando alla realizzazione della scogliera, considerata provvisoria, che la metterà in sicurezza: «i mezzi di una ditta locale, anche grazie alla collaborazione con la città Metropolitana e i tecnici regionali che si sono mossi con solerzia, impegno e tempestività, hanno permesso l'immediato inizio del lavori», spiega il sindaco di Prali Franco Grill.

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Ma il danno maggiore in val Pellice ha coinvolto il guado della Bertenga, anch'esso costruito provvisoriamente dopo l'alluvione del 2011 che fece cadere un pezzo della campata del ponte.

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«Adesso il progetto del Ponte dovrà essere valutato e finanziato della Città Metropolitana e mi auguro che a giugno potranno partire i lavori di realizzazione», Marco Cogno ha dichiarato in trasmissione il sindaco di Torre Pellice.

val Chisone

La val Chisone è stata la più colpita da questo alluvione e ha contato anche una vittima, Giuseppe Biamino, 70 anni travolto dall'esondazione del rio Albona, il rio che scende dall'indritto di Perosa e si getta nel Chisone all'altezza del ponte che porta a Pomaretto.

Lunedì 28 sera il portavoce dell'area omogenea 5 (pinerolese, val Pellice e valli Chisone e Germanasca) della Città Metropolitana, Roberto Rostagno, sindaco di Pinasca, ha incontrato la sindaca metropolitana Chiara Appendino e ha riportato i danni subiti da tutti i comuni dell'area.

«Questa sera ho partecipato, come portavoce del Pinerolese, ad una riunione straordinaria dei portavoce delle zone omogenee con la Sindaco della Città Metropolitana e il Presidente della Regione Piemonte sul tema Alluvione. La nostra zona è sicuramente la più colpita della ex Provincia: importanti esondazioni in pianura, gravi danni nella zona pedemontana, situazione difficile in molti comuni della Val Pellice e una situazione drammatica in Val Chisone: Perosa, Pinasca e Roure, in primis. I nostri comuni non possono farcela da soli. Parliamo, ad esempio, di 6-7milioni di danni a Perosa o 3-4 a Pinasca, su dei bilanci comunali di 3. È stato richiesto lo stato di calamità, e probabilmente arriverà, e quindi anche i soldi per fare le opere. Ma non basta. I soldi devono arrivare in tempi brevi. Non possiamo aspettare 2 anni per ricevere i soldi come è successo in passato. Gli interventi vanno fatti subito», ha detto Rostagno in Tutto Qui, su Radio Beckwith.

Il video di Matteo Chiarenza e Simone Benech dalla val Chisone:

 

 

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