Reazioni all’inaspettata vittoria di Trump

Le dichiarazioni di alcuni leader del mondo cristiano, ebraico e musulmano a seguito dell’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti d’America

Riportiamo di seguito alcune reazioni seguite all’inaspettata e sorprendente vittoria di Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

Samuel Rodriguez, presidente della National Hispanic Christian Leadership Conference, ha definito i risultati delle elezioni una «Brexit 2.0». «Invece di una agenda dell’asino o dell’elefante (il primo animale è tradizionalmente il simbolo del partito democratico, mentre il partito repubblicano ha adottato l’immagine dell’elefante, ndr), i cristiani devono seguire l’agenda dell’Agnello. Nel momento in cui, come elettori cristiani, optiamo per un dato partito politico o un’ideologia, perdiamo la nostra legittimità di dire la verità al potere». Per Rodriguez è il tempo che i credenti vigilino affinché i leader politici portino innanzi politiche che mirino alla giustizia per tutti, alla libertà religiosa, alla riforma dell’immigrazione e all’unità razziale. «Preghiamo affinché la nostra democrazia nel passaggio alla nuova amministrazione di Donald Trump sia garantita e affinché Dio continui a benedire e far prosperare la nostra nazione nei prossimi mesi e anni a venire».

Russell Moore, presidente della Commissione Etica e Libertà Religiosa della Convenzione Battista del Sud, tra gli evangelici più critici di Trump, mercoledì in un post sul suo blog ha esortato i cristiani a pregare per il presidente eletto. «Non importa quali divisioni etniche e razziali ci siano in America, possiamo essere chiese che dimostrano e incarnano la riconciliazione del regno di Dio». Ed ha aggiunto: «La lezione più importante che dobbiamo imparare è che la chiesa deve contrastare il modo in cui la politica è diventata una religione, e la religione è diventata politica».

Il pastore Tony Campolo, ex consigliere spirituale del presidente Bill Clinton, in un’intervista rilasciata a Christian Today ha affermato: «Il trionfo di Donald Trump segnala l’ultima vittoria degli evangelici bianchi maschi in America, o anche che la loro influenza è ancora una volta in aumento. Dovremo aspettare e vedere. Ma non c’è dubbio che la vittoria di Trump è dovuta in gran parte al loro sostegno. La vittoria di Trump può servire forse agli evangelici a farsi un esame di coscienza su chi sono e sul perché hanno a maggioranza sostenuto un uomo la cui retorica è stata giocata sulla paura degli immigrati, dei musulmani, sul palese razzismo e su atteggiamenti sessisti che sono contrari alla Scrittura».

Senza giri di parole il pastore Jim Wallis, fondatore della rivista Sojourners, in un post pubblicato ieri sul suo sito web, ha continuato – come durante la campagna elettorale – a criticare aspramente il voto a favore di Trump.

«La maggior parte degli evangelici bianchi non hanno compreso di aver venduto le loro anime a un uomo che incarna il culto più peccaminoso e vergognoso del denaro, sesso e potere, che - forse più di ogni altra figura pubblica in America - rappresenta i peggiori valori della cultura americana. Non abbiamo mai assistito a una tale ipocrisia religiosa, come abbiamo visto in queste elezioni, con la maggioranza dei cristiani bianchi che votano per un uomo come Donald Trump, tra cui un numero enorme di evangelici». Infine Wallis ha affermato che la maggior parte dei noti pastori bianchi americani di megachurch ha perso la propria moralità quando ha preferito stare in silenzio di fronte alla politica razziale di Trump.

In ambito ebraico David Harris, dell’organizzazione di difesa ebraica mondiale AJC, ha lamentato il «bigottismo e l’esclusione» espressi durante la campagna, nel corso della quale non sono mancate dichiarazioni di odio antiebraico. «La pluralità dell’America deve essere difesa contro ogni ulteriore tentativo di demonizzare o stigmatizzare l’altro sulla base dell’etnia, della razza, del sesso o della fede», ha detto Harris che ha aggiunto che la priorità assoluta ora è quella di «affrontare le ferite di un contesto straordinariamente diviso».

Il Religious Action Center di Reform Judaism, invece, ha pubblicato ieri una dichiarazione comune dei rappresentanti dell’Unione dell’ebraismo riformato, della Conferenza Centrale dei Rabbini americani, e di altre organizzazioni, in cui si legge: «Il Presidente eletto Trump ha la possibilità di usare il suo ruolo per guidare gli americani insieme, e per guidarci verso un futuro più luminoso. Se lo fa, saremo pronti a lavorare con lui per il bene comune. Se non lo fa, anche noi siamo pronti a essere strenui sostenitori dei valori che ci guidano: l’inclusività, la giustizia e la compassione. Proprio come Abramo partì verso un luogo di grande incertezza, anche noi ci troviamo in un tempo e luogo incerto. Ma sappiamo che, come Abramo, la nostra fede e i valori duraturi saranno una base forte su cui poggiare per andare avanti: amare lo straniero, dare cibo agli affamati e prendersi cura dell’orfano e la vedova».

In ambito islamico, l’organizzazione nazionale di difesa legale e educativa – Muslim advocates - ha pubblicato sul suo sito internet una dichiarazione nella quale si legge: «Nel corso di questa elezione, Muslim advocates ha ripetutamente espresso grave preoccupazione per le politiche antidemocratiche e incostituzionali proposte dal candidato – dal bandire i musulmani dagli Stati Uniti fino al diffamare i messicani americani, minacciare giornalisti e oppositori politici con l’azione unilaterale e la detenzione. Queste politiche violano il fondamento stesso della nostra democrazia e minacciano il diritto di ogni americano alla libertà, giustizia e uguaglianza. Se il presidente eletto Trump vuole guidare l’America tutta ed essere un leader di tutti gli americani, avrà bisogno di sconfessare queste proposte e idee pericolose. Oggi, siamo accanto ai nostri colleghi americani che rifiutano il razzismo, il bigottismo, l’antisemitismo e la divisione. Muslim advocates utilizzerà tutti gli strumenti legali necessari per proteggere il nostro paese contro azioni incostituzionali e antidemocratiche».

Harun Khan, segretario generale del Consiglio musulmano della Gran Bretagna, ha detto: «È estremamente preoccupante che un uomo che ha fatto apertamente appello alla discriminazione contro i musulmani e altre minoranze sia diventato il leader di una superpotenza. Speriamo che la retorica utilizzata da Mr. Trump negli ultimi mesi lasci il posto ad un approccio di riconciliazione. Il Presidente eletto deve dimostrare al resto del mondo che la sua elezione non è un via libera al bigottismo».

Moussa ElBayoumi, del Council on American Islamic Relations, ha invitato il presidente eletto Trump a rispettare la Costituzione degli Stati Uniti e i suoi valori. Se il nuovo presidente non riuscirà a vivere fino in fondo il suo dovere di essere il presidente di tutti, a prescindere dalla razza e religione, Elbayoumi ha promesso che il Consiglio «è pronto a difendere la libertà civile di tutti i cittadini americani, tra cui i musulmani americani».

Immagine: via istockphoto.com

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