La storia di un cimitero è anche una storia di una comunità. Abbiamo ora un libro, molto ampio e ben curato*, dedicato a un cimitero evangelico, quello degli Allori a Firenze. Dobbiamo essere molto grati a Grazia Gobbi Sica per questa lunga e intelligente ricerca che ce lo restituisce in tutte le sue categorie materiali (sculture, architetture, verde, le stesse tombe) e immateriali (nomi, ricordi, impressione di insieme di un cimitero molto particolare). L’autrice ha detto, nel momento della sua presentazione, che il libro è frutto dell’amore: l’amore per suo marito, Paolo Sica, anch’egli sepolto agli Allori, e per la sua città, Firenze. Ma se vogliamo parlare di amore nel concetto evangelico di agape o di carità, proprio dell’epistola di San Paolo ai Romani, possiamo dire che è un atto di amore anche per la comunità evangelica fiorentina e per la sua storia.

Il Granducato di Toscana, nel suo periodo lorenese, è passato alla storia per la sua saggezza e per la sua tolleranza. Il primo Stato nel mondo ad abolire la pena di morte. Ma dal punto di vista della libertà religiosa, almeno nel suo decennio finale, 1849-1859 questi apprezzamenti li merita molto meno.

Quando un pastore valdese, Paolo Geymonat, era venuto a predicare a Firenze nel 1850, era stato riaccompagnato alla frontiera in manette ed espulso insieme all’altro pastore Bartolomeo Malan. Quegli anni videro incarcerazioni e processi di protestanti, tra cui l’incarcerazione del conte Piero Guicciardini, appartenente alla Chiesa dei Fratelli, la cui salma è sepolta, isolata dagli altri familiari, nella dimora avita di Clusona. L’ingresso della Toscana nel Regno d’Italia risolse poi il problema, con l’estensione a tale regione delle Regie Lettere Patenti del 17 febbraio 1848. Si può quindi misurare il grande cammino percorso in questi centocinquanta anni. La realizzazione di un Cimitero evangelico agli Allori, dopo l’unità d’Italia, costituì uno di questi passi in avanti.

Gli Allori rispecchiano la particolare vicenda delle comunità evangeliche fiorentine e delle loro chiese. I protestanti e gli anglicani delle varie collettività europee e americane presenti a Firenze in modo consistente, con le loro Chiese, certamente concorsero a creare un’atmosfera favorevole per lo sviluppo di una presenza evangelica italiana, ampia e ramificata. L’arrivo a Firenze, dopo l’unità d’Italia, di una chiesa molto organizzata come quella valdese, che vi stabilì anche la propria Facoltà teologica, conferì certamente nuova forza al protestantesimo italiano. Questo ha conferito al Cimitero evangelico un particolare carattere europeo e internazionale che si rispecchia anche nelle sculture e nelle architetture delle tombe. Si aggiunga la consistente presenza degli ortodossi, in particolare russi, che conferisce al cimitero stesso un carattere ancora più articolato culturalmente ed ecumenico religiosamente.

I cimiteri non devono essere visti solo come luoghi riferiti meramente al passato, ma devono essere considerati e gestiti come luoghi di ricordo proiettati nel presente. Questo vale anche per il Cimitero agli Allori, come Grazia Gobbi Sica ricorda così bene, dove vi sono tombe di illustri personaggi il cui esempio può «spronare ad egregie cose» (come poetava Ugo Foscolo nei Sepolcri) dal punto di vista delle virtù civiche e morali, culturali e sociali. Per coloro (come chi scrive) che vi hanno delle persone care, vale la bella citazione di Italo Svevo in La coscienza di Zeno: «Alla sua tomba, come a tutte quelle su cui piansi, il mio dolore fu dedicato anche a quella parte di me stesso che vi era sepolta».

Per i fiorentini in genere, gli Allori, con il loro fascino romantico, pongono interrogativi e richiamano a volte un pluralismo spesso dimenticato: dunque se vi sono dei morti vi sono anche dei vivi, ragionerà chi non ha dimestichezza con il mondo evangelico fiorentino e si porrà l’esigenza di conoscerli meglio. Anche perché il Cimitero degli Allori è del tutto aperto anche ai non protestanti.

* G. Gobbi Sica, In loving Memory. Il cimitero degli Allori a Firenze. Firenze, Olschki, 2016, con 88 tavole fuori testo, pp. XXVIII-546, euro 120.

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