Siriani accolti a Lambeth Palace

Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, ospiterà una famiglia di rifugiati siriani in un cottage della sua residenza ufficiale. L’arrivo è previsto il mese prossimo

È di ieri la notizia che Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, ospiterà una famiglia di profughi siriani in un cottage di Lambeth Palace, sua residenza ufficiale a Londra.

È dal settembre 2015 che il leader della Chiesa d’Inghilterra, seguendo un’azione simile compiuta da Papa Francesco, si è personalmente impegnato ad accogliere dei profughi dalla Siria.

Finora più di 400.000 persone sono state uccise nella guerra che dura in Siria da cinque anni, con la metà della popolazione forzata ad abbandonare le proprie case: circa 6,6 milioni sono sfollati all’interno del paese e altri 4,8 milioni cercano di raggiungere l’Europa.

L’arrivo della famiglia siriana nella residenza arcivescovile, sulle rive del Tamigi, è il risultato del lavoro congiunto tra Ministero degli Interni e Lambeth Palace ed è previsto il mese prossimo.

«Come ha affermato l’arcivescovo Welby, Gesù era un rifugiato, e ci sono rifugiati che sono alla disperata ricerca di rifugio dai luoghi devastati dalla guerra; l’arcivescovo è pienamente coinvolto nella loro situazione e vuole fare la differenza», ha affermato un portavoce di Lambeth Palace.

L’accoglienza di una famiglia di rifugiati nella tenuta arcivescovile avverrà 11 mesi dopo che il primo ministro David Cameron si era impegnato a offrire asilo a 20.000 siriani, mossa apertamente criticata da Welby che aveva giudicato il numero «troppo esiguo» rispetto all’impegno della Germania di accogliere più di un milione di persone in fuga dalla guerra.

«È significativo che l’arcivescovo di Canterbury, insieme a molte comunità sparse in tutto il paese, sia stato così pronto ad offrire riparo ai rifugiati», ha detto Anna Musgrave, funzionaria del Consiglio dei rifugiati. «Naturalmente il reinsediamento dei rifugiati non avviene in una notte... è un processo accuratamente coordinato, pianificato che coinvolge soggetti diversi che lavorano a stretto contatto per garantire che i rifugiati siano assistiti in modo appropriato quando arrivano».

Immagine: via flickr.com

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