Un Cinquecentenario globale ed ecumenico

La teologa tedesca Margot Kässmann presenta a Sant’Anselmo, a Roma, le sfide e le novità che caratterizzeranno l’anniversario della Riforma del 2017

Sarà un Lutero globale ed ecumenico quello che nel 2017 emergerà dalle celebrazioni del Cinquecentenario della Riforma. E' quanto ha spiegato la teologa tedesca Margot Kässmann, ambasciatrice ufficiale della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) per il 500° della Riforma, nella conferenza di apertura del Convegno internazionale cattolico-luterano in corso al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma (4-6 maggio). Le celebrazioni del 2017 metteranno in evidenza «la dimensione globale della Riforma”, e il suo significato in “un'epoca di ecumenismo mondiale».

Dopo i saluti del professor Jordi-Agustì Piqué y Collado, dell’Ateneo Sant’Anselmo, e dell’ambasciatrice tedesca presso la Santa Sede, l’incontro è stato introdotto dal professor Antonio Autiero dell’Università di Münster. Autiero ha citato il libro del direttore del British Museum, Neil MacGregor, che stila una lista dei 100 oggetti che raccontano la storia del mondo. Tra questi compare una xilografia, un volantino del 1617 per il primo Centenario della Riforma di Lutero, «un oggetto – dice Autieri – dal cui contenuto possiamo capire come una ricorrenza storica non sia altro che un’occasione per affinare l’ottica prospettica verso il futuro e non uno sguardo in retrospettiva». Ed è proprio questo l’orizzonte proposto da Kässmann che ha esordito chiedendosi se davvero oggi c’è qualcosa da festeggiare riguardo a una storia che ha avuto pagine oscure – dal massacro dei contadini all’antisemitismo presente negli scritti di Lutero -, ed è accusata di aver infranto l’unità della cristianità occidentale. La risposta della teologa è un sì convinto: «la Riforma non è un evento confinato nel XVI secolo, ma un movimento che continua, va avanti ancora oggi», secondo il motto della chiesa «semper reformanda». Il protestantesimo, ha affermato Kässmann, «è abbastanza adulto da poter leggere criticamente la propria storia» ed evitare un’autocelebrazione che nel mondo secolarizzato di oggi avrebbe poco senso. L’accusa di aver provocato una spaccatura nell’unità del cristianesimo occidentale deve poi essere letta da un punto di vista storico e teologico. Da quello storico, il XVI secolo segna la crisi definitiva del modello universalistico medievale del binomio chiesa e impero, insostenibile nell’epoca della nascita degli stati nazionali. Da un punto di vista teologico, «Lutero voleva riformare e non dividere la chiesa. Per questo non avrebbe senso un Cinquecentenario della Riforma che segnasse demarcazioni. Vogliamo invece viverlo in uno spirito che superi le divisioni confessionali e oltrepassi i confini nazionali e continentali».

Kässmann ha quindi passato in rassegna le sfide e le novità da considerare nella «revisione critica» del cammino ancora in corso della Riforma. Tra questi, l’elemento di novità più rilevante è l’ecumenismo, anch’esso un cammino che ormai, da Edimburgo 1910, ha più di cento anni. Un elemento, quello ecumenico, che la teologa tedesca ha intrecciato con l’altro grande tema del presente ecclesiastico europeo: la secolarizzazione. «In un tempo secolarizzato è molto più evidente quel che ci unisce che non quel che ci divide. Per il 2017 dovremmo mettere in evidenza ciò che ammiriamo negli altri: ricercare, per esempio, ciò che di evangelico esiste nella chiesa cattolica, e ciò che di cattolico esiste nelle chiese evangeliche». Un riferimento teologico molto forte è stato individuato dalla pastora nelle «esclusività» della Riforma – dal «Sola Sciptura» che rimanda i cristiani al confronto non sulle dottrine ma alla lettura e alla predicazione del testo biblico, fino al «Sola Gratia» e «Sola Fide», veri antidoti contro l’idolatria della prestazione tipica delle nostre società in cui ogni creatura diviene un bene commerciabile, che può essere venduto o comprato. Gli altri ambiti di novità citati da Kässmann comprendono, infine, il dialogo interreligioso, il ministero femminile, il modello di riconciliazione e riconoscimento tra chiese dell’«unità nella diversità»; il rapporto tra chiese e Stato; la rivoluzione mediatica.

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