Ospedali: a rischio non solo più i valdesi

Serata informativa a Pinerolo organizzata dal Commissione Esecutiva Distrettuale

Sala piena, tanti volti noti, alcuni sindaci, nessun rappresentante dell’Asl. O meglio, la presenza di Lorenzo Angelone, responsabile dei distretti delle valli Chisone, Germanasca e Pellice, era a titolo puramente personale, «come cittadino» ha dichiarato dopo essere stato invitato a intervenire. Proprio l’Asl, con la Regione, è l’interlocutore quando si parla di sanità. E a parlarci, quantomeno a provarci sono, da alcuni anni, i comitati per la salvaguardia degli ospedali di Pomaretto e Torre Pellice e i sindaci del territorio. Le chiese, pur non avendo nello specifico un ruolo istituzionale si sono da sempre mosse nella direzione di un mantenimento e potenziamento dei presidi sanitari. «Il nostro compito è quello di sensibilizzare la gente –ha precisato nel suo intervento il vescovo di Pinerolo Piergiorgio Debernardi –a tenere conto delle esigenze dei più deboli. Il compito delle chiese è quello di umanizzare sempre di più la sanità e salvaguardare i diritti del malato e di chi lavora nell’ambito. I pastori e i presti sono come dei medici generici non dei corpi ma dell’anima. Non dobbiamo rassegnarci ma continuare a parlare e aiutare a scegliere chi ha la responsabilità di farlo». La chiesa valdese si è schierata da sempre a difesa dei presidi: Gregorio Plescan, pastore e presidente delle chiese del Primo Distretto ha portato i saluti e moderato la serata chiudendo il dibattito con l’invito a «far valere le nostre idee attraverso il voto, il nostro strumento democratico».

Nel mezzo gli interventi di Daniele Varese, fisiatra, ex-dipendente Asl, e Danilo Mourglia, medico di base di Luserna San Giovanni. «Pomaretto e Torre Pellice erano il polmone di Pinerolo: questi due polmoni stanno collassando e quindi di conseguenza Pinerolo sta soffocando – ha spiegato Varese -. La preoccupazione maggiore è per Pomaretto che fra lo scritto e il non scritto rischia di chiudere. Il rilancio delle due strutture probabilmente è l’unica strada percorribile: le altre strade (Cavs e domiciliarità) sono più complesse. I Cavs (Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria) sono partiti ma con alcune difficoltà mentre l’assistenza domicilare, l’ospedalizzazione a domicilio “è il futuro” (secondo l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta) ma al momento siamo in alto mare. Mancano le forze, gli specialisti, la tecnologia (internet nelle valli non “prende” dappertutto)». «La buona sanità non fa notizia ma c’è –secondo Mourglia –e il nostro ruolo è quello di prenderci cura delle persone. Dobbiamo coinvolgere tutti quanti per salvaguardare la sanità perché è un argomento che riguarda tutti. L’opera di sensibilizzazione è fondamentale, anche e soprattutto verso i giovani che vedono questo argomento lontano: le chiese e i comitati hanno un ruolo fondamentale in questo». Comitati che hanno lasciato trasparire un poco di malumore nei loro interventi ma che secondo i due sindaci di Pomaretto (Breusa) e Torre Pellice (Cogno) «stanno facendo un lavoro fondamentale e devono continuare in questa direzione».

Forse però l’ultimo intervento è quello che ha colto maggiormente nel segno. Massimo Ribetto Bruno, medico di base di Villar Perosa ha raccontato di come il territorio negli ultimi 50 anni si sia impoverito di presidi. E ha concluso affermando che «il nostro problema è il non avere un referente politico in Regione che sappia far valere le ragioni del nostro territorio in modo forte e deciso».

La conclusione è quella di Riccardo Baral, presidente del Comitato di Pomaretto «Pinerolo deve creare a sua volta un comitato. È necessario. Siamo pronti e disponibili ad aiutare chi si vuole impegnare».