Liberi dalla schiavitù

Un giorno una parola – commento a Deuteronomio 9, 26

Pregai il SIGNORE e dissi: «Signore, Dio, non distruggere il tuo popolo, la tua eredità, che hai redento nella tua grandezza, che hai fatto uscire dall'Egitto con mano potente»
Deuteronomio 9, 26

Paolo scrive: «Ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù»
Filippesi 1, 6

La breve preghiera di Mosè che inizia con questo versetto è collocata in una delle cosiddette grandi narrazioni su cui è costruito l’intero Pentateuco. Questo particolare racconto inizia nel capitolo 6 («Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l'unico Signore», Dt 6, 4) per concludersi alle fine del capitolo 9. Ciò che segue è la nuova proclamazione della Legge dell’Eterno che avviene idealmente poco prima dell’attraversamento del Giordano.

La ricerca storico-critica ha dimostrato che i contenuti del Deuteronomio sono più antichi rispetto al libro dell’Esodo in cui Dio stringe il patto con il suo popolo, consegnandogli per mezzo di Mosè la Torah. L’elemento unificante dei due racconti è indubbiamente la memoria della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Il concetto messo invece in evidenza nella Seconda Legge (Deuteronomio) è la Teshuvah. Questo termine ebraico significa letteralmente “ritorno” (nel senso del cambiamento della direzione in cui si procede). Nel senso teologico Teshuvah vuol dire abbandonare definitivamente la schiavitù (talvolta abbastanza confortevole) per incamminarsi verso la Terra Promessa. Un altro dei molteplici significati della Teshuvah è ancora più incisivo: distruggere ogni idolo per amare e servire esclusivamente Colui che è.

Per mettere in pratica sia l’uno che l’altro significato della Teshuvah bisogna, prima di tutto, rendersi conto del proprio stato di schiavitù. L’idolatria, di solito, non è altro che una sovrastruttura religiosa che giustifica e rinforza la schiavitù. La consapevolezza della situazione reale in cui viviamo nella nostra società occidentale è purtroppo ancora assai rara. L’agonizzante idolo del consumismo sfrenato cerca di convincerci in ogni modo che siamo sempre in paradiso che va difeso e quindi circondato di muri e barriere. La mano dell’Eterno tuttavia è sempre più potente di qualunque idolo.

Foto "Château de Versailles, salon de Diane, La Fuite en Égypte, attribué à Gérard van Opstal" di Coyau / Wikimedia Commons. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.