La parola che crea comunione

Un giorno una parola – commento a Matteo 8, 16

Il Signore guarisce chi ha il cuore spezzato e fascia le loro piaghe
(Salmo 147, 3)

Venuta la sera, gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati
(Matteo 8, 16)

Con la malattia si crea un vuoto dove possono scatenarsi terribili forze negative. Gli Evangeli danno un nome a queste forze e le chiamano demoni, per indicare un’attività distruttiva che si oppone alla creazione di Dio. Gli indemoniati sono assaliti al centro della loro persona da questa negatività spirituale e privati della loro identità.

Il racconto evangelico si interessa all’azione di Gesù. Gesù stabilisce una comunione con gli esseri umani che incontra, siano essi sani o malati. È venuto ad affrontare e scacciare tutto ciò che ostacola la comunione con Dio. Restituite a questa comunione, le persone rinascono. Gesù affronta così anche le forze negative, che gettano gli umani in uno stato di solitudine senza speranza, di vuoto senza luce. Non ricorre a pratiche che può impiegare talvolta con persone affette da cecità o sordità. Usa la forza della parola, e la sua parola crea ciò che era scomparso: l’identità della persona, la sua capacità di ascolto.

Mostra così che non c’è una differenza insormontabile tra chi è affetto da una malattia psichica e le persone cosiddette normali. In fondo tutti noi abbiamo bisogno di essere ricreati dalla parola di Gesù. Ne abbiamo bisogno sia nei momenti di euforia, sia nei momenti in cui cediamo al pessimismo, sia nei momenti in cui crediamo di aver trovato l’equilibrio in un realismo senza slancio.

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