Il gesto di Dio

Un giorno una parola – commento a Isaia 65, 2

Ho steso tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle,
 che cammina per una via non buona,
 seguendo i propri pensieri
(Isaia 65, 2)

Mentre il figlio era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo e lo baciò
(Luca 15, 20)

La Bibbia non ci presenta mai un Dio immobile. Dio è attivo. È un Dio che guarda; lo sguardo di Dio porta vita. La benedizione dice: «Dio volga verso di te il suo volto e ti dia la pace». È un Dio che ascolta; ascolta il grido di chi soffre, e risponde con la salvezza.

Non di salvezza, ma di condanna parlano molte parole profetiche. Ne siamo sconcertati e vorremmo ignorarle. Non è forse vero che il Nuovo Testamento parla essenzialmente di salvezza? Di quella salvezza universale che ci prepariamo a celebrare domani, vigilia, e a Natale?

Eppure proprio in una profezia di condanna troviamo un’espressione meravigliosa del gesto di Dio, un gesto ancor più concreto dello sguardo e dell’ascolto: «Ho steso le mani». Fa pensare a una madre che tende le mani al figlio per prenderlo in braccio, oppure per sorreggerlo mentre muove i primi passi. O a Gesù che tocca il lebbroso con le mani per guarirlo. La condanna non è un atto di un Dio crudele; è la sanzione che mette in luce il comportamento insensato del popolo ribelle, di noi ribelli: Dio tende le mani verso di noi, con pazienza, tutto il giorno, e noi gli voltiamo le spalle per inseguire i vari programmi delle nostre giornate, senza fermarci a chiederci se seguiamo una via buona.

A Natale Dio tende le mani verso di noi. Quanti o quante si lasceranno guarire, sorreggere e guidare nella via buona, quella incarnata da Gesù?

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