Il giorno del riposo

Rubrica «Parliamone insieme» della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 27 settembre

Un ascoltatore ci ha inviato una lettera a proposito del comandamento sul giorno del riposo. Egli ritiene che la stragrande maggioranza dei cristiani sia infedele a tale prescrizione riferendola non al sabato, che nella Bibbia è il giorno del riposo, ma alla domenica. «Non vi pare sbagliato – ci scrive – parlare di riposo del settimo giorno? I vangeli affermano che la domenica è il primo giorno della settimana, un giorno dedicato nell’antichità al Dio sole, tanto che in inglese la domenica si chiama sunday , letteralmente giorno del sole». Fin qui il nostro ascoltatore.

L’importanza che la grande maggioranza dei cristiani attribuisce alla domenica deriva dal fatto che essa è il giorno della risurrezione del Signore. Nel Nuovo Testamento il libro degli Atti, raccontando del soggiorno di Paolo a Troas, riporta che i credenti di quella città si riunivano il primo giorno della settimana per spezzare il pane insieme. D’altra parte, oggi, ci sono anche dei cristiani che si riuniscono di sabato – per esempio, gli avventisti del settimo giorno, dove settimo giorno si riferisce proprio al sabato dedicato al riposo e al culto. Chi ha ragione: i cristiani che si incontrano la domenica o quelli che si incontrano il sabato?

Penso che a questo proposito ci possa essere d’aiuto l’apostolo Paolo quando descrive i problemi delle prime chiese cristiane. Di esse facevano parte persone provenienti dal giudaismo che portavano con sé la ricchezza della tradizione ebraica, e altre persone provenienti dal paganesimo che di quella tradizione sapevano poco.  Succedeva così – specialmente per quel che riguardava le regole alimentari e anche la diversa importanza che gli uni e gli altri attribuivano a giorni particolari – che il comportamento degli uni scandalizzasse gli altri, provocando conflitti laceranti. Nel tentativo di portare pace e chiarezza in quella situazione, Paolo fece questo discorso: tra di noi c’è chi ritiene di poter mangiare ogni cosa e chi pensa di doversi astenere da alcuni cibi; c’è chi stima un giorno più importante degli altri e chi ritiene ogni giorno uguale all’altro. Sia ognuno pienamente convinto nella propria mente di tali scelte, spendo che il regno di Dio non consiste né in vivanda né nella preferenza di un giorno su un altro. Ogni cosa fatela per il Signore, perché nessuno vive per se stesso, ma noi tutti apparteniamo a lui.

Sia così anche per noi: ogni cosa che facciamo, non sia causa di accuse reciproche, ma, sia che stimiamo di più la domenica o il sabato, facciamo ogni cosa per il Signore. 

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