La luce che vince le tenebre

Un giorno una parola – commento a Michea 7, 8

Se sto seduta nelle tenebre, il Signore è la mia luce
(Michea 7, 8)

Gesù dice: «Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre»
(Giovanni 12: 46)

Personalmente considero tra delle immagini più belle nelle Scritture bibliche quella della luce. È creata il primo giorno. Senza luce non c’è vita. Ma ciò che mi affascina di più di quest’immagine è il fatto che basta una piccola luce in un ambiente buio e il buio è spezzato: sai subito dove ti trovi, ti puoi orientare e dare direzione ai tuoi pensieri. Ma se vivi in assenza di luce, non sai nemmeno di vivere nelle tenebre: solo chi ha visto la luce, conosce le tenebre, e sa che da esse si può uscire.

Però ci si può abituare a vivere nelle tenebre, perché qualcosa si riesce a vedere una volta che gli occhi si sono abituati alla situazione di oscurità. Allo stesso modo ci si può abituare alla violenza intorno a noi, ci si può abituare alle situazioni di degrado intorno a noi.

Ma il Signore è la nostra luce, egli spezza le tenebre e mostra una via fuori dall’oscurità. Le sue parole incidono come incide un fulmine che per un attimo illumina tutto quanto. Per un attimo abbiamo la vista su tutto per poi tornare alla nostra vita e metterci al servizio di ciò che abbiamo intravisto, perché abbiamo potuto vedere un mondo liberato, senza lacrime, guerre e caos.

La visione di questo mondo che ci è stata data, ci attira in modo tale che siamo capaci di lasciare le tenebre dietro a noi.

Nel mondo di oggi ci sono molte persone che si mettono in moto perché attirate da questa luce che è la speranza che ci tiene vive e vivi.

Foto di Bala Sivakumar, Licenza CC BY-SA 2.0,  via Flickr