Le «sette» di Scalfari

Parlando del papa, il fondatore de «La Repubblica» ripete i soliti luoghi comuni sul protestantesimo

Al «conflitto  tra il potere temporale della Curia e Francesco» è dedicato  il consueto editoriale dell’ex direttore de  La Repubblica (domenica 24 maggio). Una riflessione molto puntuale, quella di Eugenio Scalfari, che riprende le parole del papa all’assemblea generale della Conferenza episcopale, giudicandole un ulteriore passo avanti nella battaglia che «Francesco sta combattendo da due anni, in continuità con il Concilio Vaticano II». Scalfari sottolinea anche l’importanza che un gesuita abbia deciso la beatificazione dell’arcivescovo Oscar Romero, assassinato mentre celebrava la messa nella sua diocesi di San  Salvador. Finora questa beatificazione era stata sempre osteggiata perché «Romero aveva solidarizzato con esponenti della  teologia della liberazione, condannati invece e scomunicati da papa Wojtyla per la loro dichiarata simpatia con il  marxismo e con il ribellismo di Che Guevara».

Tutto bene? No, perché, come gli capita assai spesso, Scalfari più che scrivere «pontifica», dando l’irritante impressione di essere più intelligente di tutti (governo, partiti, opposizione, economisti, sindacati…).   Questa domenica, «pontificando» sul papa, ripete le solite castronerie sui protestanti. Sottolinea la richiesta fatta da Francesco ai vescovi di essere prima  di tutto dei pastori e si lancia in un paragone con il protestantesimo, osservando  che in esso, a differenza degli ortodossi, il potere mondano «è molto  debole e quasi inesistente, se non  altro  perché le sette sono numerose e autonome l’una dall’altra, con scarsissimi poteri di influire sulla politica del paese in cui operano». Inoltre in queste sette, ci  rivela il dottor Scalfari, «tutti i pastori possono sposarsi e avere figli». Argomento indubbiamente decisivo per l’orientamento teologico e politico delle chiese.

Sempre da La Repubblica apprendiamo che il papa sta «operando da tempo per avvicinare le  sette protestanti alla Chiesa cattolica». Così abbiamo la conferma che anche per il grande intellettuale «laico» e ateo devoto, la Chiesa con la C maiuscola è solo quella del papa, non perché Francesco sia simpatico e dica le cose giuste, ma perché il cristianesimo non cattolico non è fatto di chiese, ma di sette, al massimo di  comunità. Le sette, ovviamente, non essendo chiese, possono solo avvicinarsi alla Vera Chiesa.

Detto questo, in visita alla Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese  metodiste e valdesi) il prossimo 22 giugno ci venga pure Francesco, si troverà bene. Scalfari invece si legga un libro della Claudiana e, in vista del quinto centenario della Riforma protestante (2017) veda di non scrivere troppi strafalcioni!

Foto: Il culto finale del Sinodo valdese del 2014 (Foto P. Romeo/Riforma)