Il cristianesimo antifascista di Dietrich Bonhoeffer

Il pastore luterano è stato un profeta inascoltato dal suo tempo e il suo esempio ammonisce le chiese ancora oggi

Ci sono stati dei momenti nella storia cristiana dell'Europa che sono stati tramandati e che sono tuttora vissuti come cruciali punti di svolta. Momenti che hanno determinato la prosecuzione delle vicende del cristianesimo nel nostro continente. Alcuni di questi momenti sono mitologici, altri sono storicamente discutibili, ma nel complesso sono eventi entrati a far parte del mito, delle storie da tramandare. Dal sogno di Costantino — «In hoc signo vinces» — a papa Leone Magno che ferma Attila, il "Flagello di Dio", fino alle battaglie di Poitiers del 732, di Lepanto del 1571, di  Vienna del 1683, che hanno fermato l'avanzata delle potenze islamiche in Europa. Alcune di queste vicende sono diventate parte della retorica dei neofascisti che, senza alcun ritegno, si definiscono cristiani.

Con buona pace dei nostalgici di "quando c'era lui", antifascista è stato il punto di svolta del XX secolo, antifascista la battaglia che ha permesso al cristianesimo di sopravvivere nel continente. Questo punto di svolta ha un nome e un cognome: Dietrich Bonhoeffer.

Se oggi in Europa possiamo dirci ancora cristiani senza vergognarci è grazie a un giovane pastore luterano che sul momento capì tutto. Mentre milioni di cristiani nell'Europa fascista aderiva alla dittatura, poche migliaia compresero che il fascismo non era solo un'idea politica, ma un'operazione criminale. Tra questi pochi, Bonhoeffer.

La lucidità del pastore nel comprendere il significato profondo di ciò che gli accadeva intorno lo eleva ancora oggi, a 70 anni dal martirio, a profeta. Bonhoeffer riuscì a parlare in nome di Dio, in un momento in cui la sovranità di Dio era messa in discussione dall'empietà nazista.

La particolarità del punto di svolta nella storia cristiana dell'Europa incarnato da Bonhoeffer sta nella sua sconfitta. Costantino, Poitiers, Lepanto: la vittoria degli eserciti "cristiani" era — ed è ancora — vista da molti come segno della divina provvidenza. Bonhoeffer invece perde, la sua fu una vita da perdente: non riuscì a convincere i colleghi pastori e teologi evangelici  in Germania dell'errore nazista; grande teologo, perse la cattedra a Berlino per guidare un piccolo seminario clandestino a Finkewalde; fu un grande visionario ecumenico, ma molti amici internazionali diffidarono di lui, considerandolo un personaggio ambiguo; l'attentato a Hitler che, insieme ad altri, aveva organizzato, fallì; muore a poche settimane dalla resa della Germania.

Dove fu la vittoria, quel segno vincente che fu la croce per Costantino? Fu proprio lì, nella sua sconfitta e nella sua morte. «Merita di essere chiamato teologo chi comprende le cose visibili e manifeste di Dio, guardando alla sofferenza e alla croce», diceva Martin Lutero. Dietrich Bonhoeffer, profeta inascoltato dai suoi compatrioti e contemporanei, ha vissuto per testimoniare la fede cristiana, affidandosi totalmente alla grazia di Dio. «La legge dice: "Fai", e non è mai fatto; la grazia dice: "Credi", e tutto è già fatto», diceva ancora Lutero.

Affidandosi alla grazia, Bonhoeffer ha permesso che la buona notizia di Cristo continuasse ad essere annunciata in Europa. Pochi altri sono stati all'altezza della testimonianza cristiana di Bonhoeffer nella sua buia epoca, ma il pastore luterano tedesco ci ha lasciato degli scritti importanti, che ammoniscono ancora oggi le chiese ad essere diverse da quel che sono.

Noi oggi possiamo continuare a dirci cristiani in Europa. Ringraziamo Bonhoeffer e lo Spirito di Dio che lo ha animato. Cerchiamo però di essere all'altezza del suo esempio. Esempio che lo portò al martirio. 

Copertina: Bonhoeffer-tablica“ von Bonio - Eigenes Werk. Lizenziert unter CC BY-SA 3.0 über Wikimedia Commons.