Il culto non è il campo da gioco, è la palestra dove ti prepari per la gara

La quotidianità della fede nella Pilgrims Church di Washington

La Pilgrims Church si riunisce in un grande tempio neo-gotico degli anni ’20 del ‘900 e ha una storia a suo modo tipica: costituita come punto di riferimento per i presbiteriani del sud (cioè quella parte della chiesa presbiteriana che si era separata durante la Guerra di secessione perché favorevole alla schiavitù), pochi decenni fa era ormai ridotta al lumicino. Una serie di svolte coraggiose hanno fatto sì che diventasse un punto di riferimento per molti che gravitano nella zona di DuPont Circus, il centro storico e un po’ bohémien della capitale degli Stati Uniti, abitato da giovani, una comunità gay, buoni borghesi in belle casette che ti immagini negli Stati Uniti e… senzatetto.

Si capisce subito quanto questa comunità sia particolare: l’ingresso è sormontato da un grande striscione multicolore che ci ricorda che qui tutti sono benvenuti: «all are welcome!». All’interno del tempio colpisce il tavolo della Santa cena al centro e, vicino all’ingresso, un tappeto pieno di pupazzi per far giocare i bambini durante il culto. A una parete una griglia, dove ciascuno può inserire la propria preghiera: il riferimento è al Muro del pianto di Gerusalemme. La vita della comunità è un insieme di fede che non si vergogna di sé e fa testimonianza attiva. Da alcuni anni le chiese evangeliche negli Usa hanno riscoperto alcuni momenti di forte simbolismo legati alla quaresima, il mercoledì delle ceneri – una data in cui si ricorda sia il battesimo, sia la caducità della vita (siamo polvere, alla polvere ritorneremo). La comunità si raccoglie nel tempio, si ferma in preghiera e poi si sparpaglia per il quartiere per offrire le ceneri ai passanti: alla fermata della metropolitana, dentro i bar ovunque. Se la risposta è negativa, un sorriso e via; se è positiva, ci si presenta, un segno di croce con la cenere sulla fronte della persona e una parola di benedizione. Semplice, imbarazzante – una parola su Cristo per te senza chiedere nulla in cambio.

Ma la fede a The Pilgrims non è solo uscire con parole religiose, è uscire anche con gesti concreti: il culto è breve, non molto diverso da quelli a cui siamo abituati nelle chiese valdesi e metodiste ma dopo il sermone ci si divide: qualcuno andrà in cucina a preparare dei panini, qualcun altro andrà a DuPont Circle – che è una piazza circolare abbastanza grande, con un fontana al centro e un giardino che ne fa una sorta di “isoletta verde” nel traffico della metropoli ed è frequentato da molti senzatetto – ed andrà a distribuirli a chi ha fame. Con rispetto, non chiedendo «vuoi un panino?», ma approcciando le persone domandando «hai qualche amico che vorrebbe un panino?», per non mettere in imbarazzo nessuno. Dopo una mezz’oretta, quando i panini sono finiti, si ritorna nel tempio, per la preghiera d’intercessione e la benedizione. Il brano di oggi era Matteo 5,1-16: le beatitudini, la luce, il sale, la città sul monte. Il messaggio della predicazione è: il culto non è il centro della nostra vita cristiana, lo “stadio” dove si gioca la partita della fede (ai nordamericani piacciono molto le metafore sportive): è quel posto dove ci si allena – per poi uscire, andare nel mondo, con una parola chiara e solidale: che in Cristo all are welcome – tutti siamo benvenuti!