Semi di pace fra israeliani e palestinesi

Un progetto della rivista Confronti promuove il dialogo interreligioso, per stimolare l’apertura alle differenze

«Semi di Pace 2015, israeliani e palestinesi in dialogo», è un progetto della rivista Confronti e usufruisce di contributi 8 per mille dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi. Sarà presentato pubblicamente mercoledì 25 febbraio alle 18 nelle sale della Chiesa metodista di via Firenze 38 a Roma, dove si potrà anche conoscere la delegazione di persone che partecipano all'edizione di quest'anno.

Abbiamo intervistato due membri del gruppo di lavoro: i rappresentanti dell'Interfaith Encounter Association, organismo che ha come obiettivi la promozione del dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani, organizzando periodici appuntamenti di discussione.

Il rabbino Yehuda Stolov, direttore esecutivo dell'Iea, ha partecipato a diversi incontri in numerosi paesi del mondo: «Il nostro organismo punta a creare una connessione reale tra le persone, un dialogo e un contatto a livello profondo, facendo scoprire che ci sono più connessioni di quanto si possa immaginare tra le differenti confessioni religiose. Puntiamo a stimolare l'apertura alle differenze e l'accoglienza di altre tradizioni. Lavoriamo organizzando attività mensili per diversi tipi di gruppi, ora ne possiamo contare 69». Rahal Ai Rahal è uno dei coordinatori di questi gruppi, all'interno dell'Iea: «Mi occupo in particolare di gruppi di studenti universitari: una fascia di età importante, sono loro che potranno effettuare un vero cambiamento nella società. Nelle nostre culture la religione è un aspetto molto importante e cerchiamo di agevolare l'approccio alle altre confessioni abbattendo le barriere della chiusura legata alla difesa delle proprie tradizioni».

Quando chiediamo a Yehuda e Rahal se il mondo abbia una percezione corretta e trasparente di ciò che avviene in Terra Santa, sono concordi nel sottolineare che la comunicazione mediatica internazionale è troppo superficiale. «Spesso la percezione che si ha dall'esterno dal conflitto è parziale – dice Yehuda - non si percepisce la complessità del problema e accade che le persone parteggino per una parte o per l'altra senza comprendere le radici profonde della guerra. Troppo spesso l'accento viene posto sulla necessità di creare una connessione solo dal punto di vista politico, mentre noi crediamo che questo dialogo debba essere creato dalla base, dalla vita quotidiana, incoraggiando la creazione di ponti tra le comunità e la cooperazione. Israeliani e palestinesi tendono a vedere solo la propria parte della storia, mentre la condivisione porta alla crescita di tutti».

Secondo Rahal sul conflitto in Medio Oriente molte persone vorrebbero saperne di più, conoscere quali progressi in campo di pace si stanno facendo, ma la comunicazione internazionale punta a mostrare solo gli aspetti negativi, senza dare luce ai piccoli spiragli di pace che invece ci sono e che con fatica vengono conquistati.

 

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