Uccisi dall’esercito islamico 21 cristiani copti

L’esecuzione rivendicata dai terroristi via Twitter: non vi sono conferme ufficiali ma i precedenti lasciano poche speranze

I 21 cristiani egiziani rapiti dai guerriglieri dell’Isis nei giorni intorno a capodanno in Libia sarebbero stati tutti uccisi. La terribile notizia è stata data ieri da alcuni account Twitter riconducibili al gruppo fondamentalista islamico. Non vi sono ancora conferme ufficiali ma le informazioni vengono considerate veritiere perché altri proclama nei mesi scorsi sono stati pubblicati secondo questi canali. A corredo delle scarne dichiarazioni che annunciano come il barbaro gesto sia stato deciso «quale vendetta per le musulmane perseguitate dai crociati copti in Egitto», vi sono alcune immagini che ritraggono gli ostaggi inginocchiati su di una spiaggia, vestiti con le tute arancioni che abbiamo imparato a riconoscere e che ricordano sbeffeggiandole quelle dei detenuti in mano statunitense a Guantanamo, ciascuno con alle spalle un boia armato di coltello.

Il governo egiziano non ha confermato la notizia ed è intento a stabilire maggiori contatti con le parti libiche per verificarne l’attendibilità. Il Cairo ha istituito un’unita di crisi ad hoc proprio in seguito al rapimento dei propri connazionali. Nella Libia post Gheddafi sono in atto feroci battaglie per il controllo del potere, e lo Stato Islamico può quindi avere buon gioco in questo caos e vuoto istituzionale. Un califfato è già infatti stato creato nella città di Derna, e l’influenza dei terroristi si sta facendo sentire anche a Tripoli e Bengasi .

La minoranza copta nel Paese sta ovviamente attraversando una fase di grande difficoltà e pericolo, vittima di ripetuti attacchi e minacce. L’unione Europea ha inviato in questi mesi un proprio rappresentante, ma l’approccio appare troppo blando e da più parti si stanno alzando voci perché Bruxelles prenda in mano con maggior decisione la questione.

Foto "Cairo Coptic-Catholic Cathedral" di Hierarchicus2 - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

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