Europa: le chiese e il dovere dell'accoglienza

Stilato un documento che chiede la creazione di percorsi di ingresso sicuri in Europa per i rifugiati

Anglicani, ortodossi, protestanti e cattolici siamo tutti «profondamente impegnati nella difesa dell'inviolabile dignità della persona umana creata a immagine di Dio, e degli ideali di bene comune, solidarietà globale e promozione di una società che accoglie gli stranieri». Lo scrivono sette organismi con sede a Bruxelles - Caritas Europa, Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa, Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (Comece), Eurodiaconia, Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs-Europe), Consiglio dei Quaccheri per gli Affari europei - nel documento dal titolo «Raccomandazioni per lo sviluppo di un sistema sicuro e legale di protezione nell'Unione Europea».

Il documento, ricordando i morti di ottobre 2013 a Lampedusa, sottolinea l’urgenza di riaprire il dibattito in sede europea sulla creazione di percorsi di ingresso sicuri e legali per i rifugiati: nonostante i fatti di Lampedusa, gli interventi di papa Francesco e la mobilitazione delle Chiese europee, l’Ue non ha saputo mettere in campo proposte convincenti. Le oltre 3 mila persone che nel 2014 hanno perso la vita nel Mediterraneo gridano vendetta e impongono un cambio di rotta, denunciano i sette organismi. Sono uomini, donne e bambini costretti a fuggire a causa dell’instabilità politica in Afghanistan, Eritrea, Iraq, Somalia e Siria, che si sono dovuti affidare a contrabbandieri e scafisti senza scrupoli perché l’Europa non garantisce loro vie d’ingresso sicure e legali. Dall’Unione deve giungere presto una risposta che tenga conto «dei valori costitutivi della società europea, come la compassione, la solidarietà, l'ospitalità, il rispetto della vita familiare e lo stato di diritto».

Quali strumenti mettere allora in campo? Ogni migrante è portatore di una vicenda specifica, chiarisce il documento. Per questo «non esiste una misura unica che può andar bene per tutto», ma occorre approntare «una “cassetta degli attrezzi” di diverse misure e politiche per soddisfare l'ampia varietà di esigenze di protezione e asilo». Tra l’altro, gli organismi suggeriscono all’Unione di occuparsi principalmente di coordinamento, suddividendo equamente tra gli Stati membri l’onere dell’accoglienza e dell’integrazione, stanziando fondi, fornendo supporto tecnico e logistico a quella vasta galassia di organizzazioni che si occupano da anni di migrazioni sul territorio.

Ancora, il documento suggerisce l’eliminazione dell’obbligo del visto quando un gruppo di persone è costretto repentinamente alla fuga, oppure l’introduzione di «visti umanitari» che consentirebbero, a chi può raggiungere agevolmente un’ambasciata di uno degli Stati membri, di entrare in Europa magari con un semplice volo di linea.

Fonte: Voceevangelica.ch

Fonte copertina: "Somali refugee boat" di PH1 Robert R. McRill - Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

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