Le marce anti Islam in Germania

La Germania, nonostante il ruolo guida in Europa, non riesce ad avere una visione di lungo periodo sulla crisi, con il rischio di favorire i movimenti populisti

In Germania, quindicimila persone hanno manifestato nei giorni scorsi contro “L’islamizzazione dell’occidente”: la manifestazione principale, organizzata dal movimento Pegida (Europei nazionalisti contro l’islamizzazione dell’occidente) si è svolta a Dresda, ma nei mesi precedenti si sono tenute altre manifestazioni simili in diverse città del paese. Il movimento «fa leva su una preoccupazione profonda di parte della società tedesca – ci dice il giornalista Mauro Meggiolaro, da Berlino – e ha un significato più ampio: nel manifesto di Pegida si leggono anche richieste di democrazia diretta, rivendicazioni contro le politiche di genere, tolleranza zero contro la criminalità e maggiore sicurezza oltre alla protesta contro l’immigrazione». Scenari populisti già visti in Europa, ma che sembrano essere la voce che colma il silenzio della politica nella crisi sociale sempre più profonda.

 

Non era solo una manifestazione xenofoba, dunque.

«Le manifestazioni non sono solo legate alle destre estreme, che non costituiscono la maggioranza, ma sono invece costituite da cittadini comuni. Molti tedeschi hanno paura di scivolare in basso nella scala sociale, anche se in Italia sembra un paradosso, visto che si parla della Germania come della locomotiva economica dell’Europa. Dall’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica tedesco, il 16% dei cittadini è a rischio povertà: uno sviluppo economico, dunque, di cui sta beneficiando solo una parte della popolazione. Molte fasce si sentono insicure e cercano dei colpevoli. Sui punti di Pegida fanno leva anche movimenti populisti come Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), partito che è entrato nel Parlamento europeo e ha il 7,5 % nei sondaggi, che si è accodato alle manifestazioni. Il populismo sta diventando un problema anche in Germania: il grande obiettivo dei cristiano -democratici della Cdu era di non avere nessuno alla loro destra, in realtà oggi per la prima volta hanno Alternative für Deutschland, ed è un fenomeno preoccupante, perché potrebbe portare una buona parte degli elettori su posizioni più conservatrici e più ostili ai fenomeni di immigrazione».

 

Quanto conta la cronaca internazionale nelle motivazioni di chi scende in strada?

«Sicuramente i fatti di cronaca sono importanti, ma bisogna anche parlare di numeri e di responsabilità del Governo. La Germania è stata al primo posto nel mondo per richieste di asilo nel 2013, 126 mila, il 30% dell’accoglienza internazionale, il secondo paese al mondo dopo gli Usa come destinazione dei migranti. A fronte di questo il governo Merkel non è stato in grado di comunicare in modo adeguato, si è chiuso in se stesso e si è concentrato sul pareggio di bilancio, sulla conservazione dell’esistente. Molta parte del dibattito politico si è concentrato sulle pensioni, o sulle pari opportunità: sicuramente temi importanti ma che fanno perdere di vista l’emergenza numerica degli immigrati. Il tema è importante anche dal punto di vista economico, in un paese con il può basso tasso di natalità in Europa, gli immigrati sono il motore di sviluppo e di sostegno al sistema pensionistico e sociale, e da questo punto di vista la Germania saprà reagire. Inoltre appena si risveglia nel popolo qualche minimo spirito anti immigrati, subito l’opinione pubblica reagisce, così come la politica. La politica ha parlato d’altro, ma queste manifestazioni porteranno il governo a rispettare le proprie priorità».

 

In Italia nei prossimi mesi ci sarà una manifestazione simile dei movimenti di estrema destra europei, a che livello possiamo fare un confronto?

«Si può fare un confronto dal punto di vista del sentimento della popolazione sulla tematica immigrazione e asilo. Non si può fare dal punto del colore politico: qui non sono manifestazioni neonaziste, ma populiste che cercano di raccogliere un numero elevato di persone, dunque che sono molto generiche sugli obiettivi. Nascono da una problematica unica: la crisi economica e finanziaria che è diventata una crisi sociale che sta vivendo tutta l’Europa, ma che non è stata spiegata, per la quale non sono stati colpiti i responsabili, ma soprattutto una crisi per cui la soluzione sono i tagli e i risparmi senza nessun passo verso una risoluzione più sostenibile dal punto di vista sociale. La scarsa visione politica dei governi europei ha portato a questa impasse, e la Germania, nonostante il ruolo guida in Europa, non riesce ad avere una visione di lungo periodo».