Nelle mani di Dio

Un giorno una parola – commento a Salmo 25, 1-2

A te, o Signore, io elevo l’anima mia. Dio mio, in te confido; fa’ che io non sia deluso.
(Salmo 25, 1-2)

Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto.
(Luca 19, 10)

Non è sempre facile iniziare una preghiera. Serve un momento di preparazione? Nei Salmi non c’è nessuna preparazione. Le tecniche di meditazione non sono una preparazione alla preghiera; permettono di raggiungere uno stato di armonia e possono dunque servire all’equilibrio personale. La preghiera è un’altra cosa. Osserviamo come inizia la preghiera del Salmo 25. Chi prega parla di una cosa che sembra una tecnica spirituale: elevare l’anima. Ma non la propone a se stesso come un compito, prima di iniziare a pregare. Quando ne parla, la preghiera è già iniziata. La preghiera non inizia cercando di elevare la propria anima, come se la cosa fosse in nostro potere; inizia con le parole che stanno prima: «A te, o Signore». Poiché tu ci sei e mi ascolti, io posso elevare l’anima mia.

Che cosa vuol dire, allora, «elevare»? Vuol dire porsi davanti a Dio e sapere che ci ascolta. Non cercare una via per fare arrivare la nostra preghiera, ma sapere che la nostra preghiera è già arrivata. Se Dio non ascoltasse, la preghiera non arriverebbe mai. Questa è la premessa e la promessa. Partendo da qui, possiamo dire tutto quello che ci pesa, tutto quello che desideriamo. L’essenziale è l’atteggiamento di fiducia con cui lo diciamo: «In te confido». Vuol dire: a te affido tutto. Senza mettermi a sognare immaginando quello che potrò ottenere, col rischio di rimanere deluso se le mie aspettative non vengono soddisfatte. Non preghiamo nel vuoto; preghiamo nelle mani di Dio.

Foto: "Eyneburg 6" di User:Lusitana - Opera propria. Con licenza CC BY 2.5 tramite Wikimedia Commons.