Un nuovo documentario sul mondo valdese

L'interessante recupero del film del 1924

Fra le telecamere che in questi giorni stanno riprendendo i lavori del Sinodo, segnaliamo con piacere quella della società Cinefonie di Torino, impegnata in una serie di riprese che verranno integrate nel documentario dal titolo “Valdesi”, di produzione argentina, ideato e diretto dal regista di origine uruguaiana Marcel Gonnet. Luciano D'Onofrio e Eugenio Buson, in una pausa dei lavori sinodali ci raccontano la nascita di questo progetto: “l'idea è appunto del regista Marcel Gonnet, valdese di origine, ispirato al documentario omonimo datato addirittura 1924, girato fra Torino, Roma, la Sicilia e l'Abruzzo, e censurato dal fascismo per vilipendio alla religione, riapparso fortuitamente nei primi anni '80 negli archivi della American Waldensian Society di New York. Il film del 1924, voluto fortemente dal pastore Paolo Bosio e girato dal regista e attore protestante Nino Martinengo, aveva come scopo primario quello di far conoscere al pubblico italiano l'epopea dei valdesi, utilizzando il cinema, mass media che all'epoca era poco più che agli esordi, ma che ovviamente spalancava al grande pubblico l'accesso ai suoi contenuti”.

E il nuovo documentario giocherà proprio sul piano temporale, riproponendo – aggiornate – inquadrature e immagini del suo antenato, oltre che testimonianze varie raccolte fra il Sud America e l'Italia dallo stesso Gonnet, prendendo spunto e commentando spezzoni del film. L'uscita è prevista per la primavera del 2015 e D'onofrio scommette sulla sua spendibilità : “Noi in quanto torinesi siamo stati attratti dal prodotto perché conosciamo bene la storia delle valli valdesi e cosa hanno significato queste montagne per la messa in atto di pratiche altre, di modelli diversi di società. Il percorso storico, politico e religioso di questa piccola comunità ha a nostro avviso un grande rilievo, degno di un documentario di taglio moderno e di respiro internazionale”. In contemporanea con l’uscita di “Valdesi” è previsto il recupero, la pulizia e la digitalizzazione del film del 1924, curata dal Museo del Cinema di Torino. Una testimonianza originale, di sicuro interesse storico.

 

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