Il silenzio di Dio secondo Geremia

Una raccolta di brevi meditazioni di Gianfranco Ravasi ci segnala il legame del profeta con il pensiero dei secoli successivi

Il libro Il Silenzio di Dio, di Gianfranco Ravasi1, è già stato pubblicato dalle Edizioni Paoline più di trent’anni fa, e viene ora ripubblicato, in versione rivista e aggiornata, da TS Edizioni: segno che non è invecchiato, cioè che, col passar degli anni, non ha perso nulla del suo valore, malgrado i tanti e grandi cambiamenti avvenuti dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso, quando uscì, e la situazione odierna del mondo e della Chiesa. Del resto, come potrebbe invecchiare il profeta Geremia (il libro è una raccolta di meditazioni su Geremia), la cui voce che risuonò dalla fine del VI secolo a.C. fino agli anni ’20 del Quinto, continua a sfidare secoli e millenni, e non cessa di avvincere, e persino di incantare, ma anche di spaventare, e persino scandalizzare chi lo legge?

Il libro di Geremia, che dopo il Libro dei Salmi è il più lungo di tutta la Bibbia (52 capp. e 21.981 vv.) è un vero compendio dell’intero messaggio biblico: vi si trovano infatti giudizio e salvezza, condanna e perdono, sventura e grazia, inganno e verità, incredulità mascherata da religione e autentica fede, falsa e vera profezia, antico e nuovo Patto, disperazione e consolazione, illusione e speranza, sconfitta e vittoria, capitolazione e resistenza, tradimento e fedeltà, l’amaro destino personale del profeta, odiato in patria, cacciato e morto in esilio, e il destino collettivo, amarissimo, del popolo d’Israele deportato a Babilonia, la vana fiducia nell’istituzione religiosa («Questo è il tempio dell’Eterno! Il tempio dell’Eterno! Il tempio dell’Eterno!» – 7, 4) e l’autentica fiducia in Dio (che non è il Tempio!), la parola di Dio falsificata, che dice quello che il popolo vuole sentirsi dire, e la genuina parola di Dio che dice quello che il popolo non vuole sentirsi dire (quanto è difficile distinguerle! Quanto si rassomigliano formalmente!), gli alti e bassi della vita e della fede, con i suoi momenti critici di scoraggiamento fino alla depressione, e i suoi momenti felici in cui si ricuperano animo, fiducia e forze. E sopra e in mezzo a tutto questo l’irriducibile e invincibile parola di Dio – «la mia parola non è essa come il fuoco, dice l’Eterno, e come un martello che spezza il sasso?» (23, 29) – , di cui Geremia porta da solo il peso estremamente gravoso, di cui vorrebbe liberarsi, ma non può, perché «se dico “Non lo menzionerò più [cioè non parlerò più di Dio], non parlerò nel suo nome”, vi è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzo di contenerlo, ma non posso» (20,9).

Di tutto questo e di molto altro, troverete un’eco fedele nel commento al libro di Geremia in forma di brevi meditazioni, di Gianfranco Ravasi, che ama la Bibbia e, amandola, la capisce, e ha il dono di saperla spiegare, come pochi altri nel nostro paese. La sua lingua è limpida, come il suo pensiero; la verità e la grazia della Parola di Dio emergono così agevolmente dalle antiche pagine della Bibbia in tutta la loro freschezza, in virtù anche di un’ottima conoscenza della lingua ebraica da parte dell’A. Il titolo del libro è Il silenzio di Dio, che può essere di due tipi: il primo è il silenzio di Dio che tace, mentre parlano coloro che pretendono di essere suoi ministri, ma sono falsi profeti, che «fanno parlare la loro propria lingua», ma dicono: «Dio dice», oppure «Oracolo dell’Eterno» (23, 31.34). Il secondo tipo di silenzio è il rifiuto (temporaneo) di Dio di parlare, di rispondere a certe preghiera che egli neppure ascolta, e sceglie un silenzio più eloquente di qualsiasi discorso. Al tempo di Geremia è in evidenza il primo tipo di silenzio.

Il libro stesso è costituito da 180 brevissimi testi (mezza pagina ciascuno) su singoli versetti, riportati su ogni pagina e tratti da quasi tutti i capitoli di Geremia: 41 su 52 (pp. 11-190). Seguono due conclusioni, su due diversi “registri tematici” (come li chiama l’A.): la sofferenza, colta e descritta dal profeta «in tutte le sue iridescenze oscure e fin drammatiche» (p. 193); e la speranza, «che è attesa, fiducia, alba di luce» e viene illustrata da una commovente parabola moderna scritta da Ennio Flaiano per la figlia Luisa, gravemente ammalata (pp. 200-201).

Nelle 180 meditazioni quotidiane voi ritroverete tutti i grandi temi di questo profeta davvero unico per la ricchezza e profondità del messaggio, oltre che illustrazione vivente della solitudine e via impervia e accidentata, una vera via crucis, di chi non può non portare una Parola di Dio scomoda e impopolare a un popolo che non la vuole neppure ascoltare. In poche parole Ravasi riesce a cogliere l’essenziale del messaggio biblico, e lo esprime sovente rifacendosi anche a una vasta gamma di scrittori: da Eschilo a Kahlil Gibran, da Seneca a Proust, da Girolamo a Kafka, da Kierkegaard al poeta Giorgio Caproni, dal filosofo David Hume a Maurice Blondel, da Dostoevskij al teologo luterano Gerhard Ebeling, da Georges Bernanos a Dietrich Bonhoeffer, e così via. C’è nelle pagine di questo libro una coralità caratteristica che ricorre spesso nei libri di Ravasi e non finisce di stupire. È un insieme di voci che concorrono a mettere in luce e dare maggiore risalto al variegato messaggio consegnatoci da Geremia, in mezzo a tante dure prove e sofferenze. Dopo averlo ascoltato non si resta più gli stessi. Il libro che qui presentiamo ci aiuta ad ascoltarlo.
 

* [1] Gianfranco Ravasi, Il silenzio di Dio. Meditazioni sul mistero del male e il coraggio della speranza. Milano, TS Edizioni, 2022, pp.204, euro 16,00.

 

Foto di Sailko; Filippu Brunelleschi: "Geremia e Isaia"

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