Accordo Italia-Libia: un drammatico rinnovo

Migranti. Termine scaduto e il Memorandum si rinnova per per altri tre anni

Siglato il 2 febbraio del 2017 dal governo Gentiloni, l’accordo puntava ad arginare gli arrivi di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Il dietrofront - chiesto da numerose associazioni, enti, organizzazioni di chiese e per i diritti umani (A Buon Diritto, Acat-Italia, Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), Acli, ActionAid, Agenzia Habeshia, Alarm Phone, Amnesty International Italia, Aoi, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cgil, Cies, Cini, Cnca, Comitato  Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Comunità Papa Giovanni XXIII, CoNNGI, Focus Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Emergency, Euro-Med Rights, Europasilo, Intersos, Mani Rosse Antirazziste, Medici del Mondo Italia,  Mediterranea, Medici Senza Frontiere, Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Open Arms, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia, ResQ – People Saving People, Save the  Children, Sea-Watch, Senza Confine, Simm, Uil, Unire  - Unione Nazionale Italiana dei Rifugiati ed Esuli) - alla fine, non è mai arrivato.

Da oggi, dunque, si rinnova per altri tre anni il Memorandum d’intesa sulla migrazione tra Italia e Libia. 

L’articolo 8 (dello stesso) prevede che il Memorandum abbia validità triennale e sia tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente «salvo notifica per iscritto di una delle due parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità (il 2 novembre di quest’anno, ndr)», dunque e nonostante il pressing delle Ong (che in più di un’occasione hanno ricordato i casi di violazione dei diritti umani nei centri di detenzione libici, dove vengono trattenuti i migranti intercettati in mare).

«Le conseguenze del Memorandum - scrive oggi Marina Schiavi su Focus on Africa https://www.focusonafrica.info/memorandum-italia-libia-latto-di-accusa-di-40-organizzazionicontro-il-rinnovo-degli-accordi/  - sulle persone trattenute in Libia tra abusi, sfruttamento, detenzione arbitraria e torture e fare luce sulla gestione dei fondi europei che finanziano la Guardia costiera libica sono state ampiamente documentate e l’Italia è complice di tale disumana situazione. A denunciarlo sono 40 organizzazioni e che lo scorso 26 ottobre a Roma avevano chiesto con una conferenza stampa e una manifestazione (rivolta all’Italia e all’Europa) di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia».

Si tratta di un accordo che ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati: «dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia.  100.000 persone respinte in Libia in 5 anni sono 100.000 persone esposte a violenze e violazioni di diritti di cui l’Italia è responsabile».

 

 

Interesse geografico: