Fidarsi di Dio, proprio come fa Gesù

Un giorno una parola – commento a Luca 22, 41-43

L’uomo con la spada sguainata disse a Giosuè: «Io sono il capo dell’esercito del Signore». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?»
Giosuè 5, 14

Gesù postosi in ginocchio pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta». Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo
Luca 22, 41-43

Gesù che piange, Gesù che ha paura. Gesù che chiede a Dio che, se è possibile, tutto ciò che deve accadere non accada.

Ammettiamolo, questo è uno dei racconti biblici più toccanti, nel quale scopriamo il lato umano di Gesù. In questo testo scopriamo che neanche Gesù – nemmeno lui – può sottrarsi agli impegni gravosi, quelli che fanno davvero paura.

Caro lettore, cara lettrice, molto spesso quando un nostro amico soffre, quando una persona a noi cara è sconfortata tendiamo a invitarla a tirarsi su, a darsi da fare, molte volte senza ottenere grandi risultati. E se non otteniamo grandi risultati qualche motivo ci sarà; forse perché una persona sofferente non ha bisogno dei nostri consigli ma, della nostra presenza. È, dunque, davvero importante riuscire a stare vicino agli altri e alle altre in modo consapevole.

In questo testo, però, Gesù è solo, non ha nessuno vicino con cui condividere la sua disperazione, nemmeno Dio, apparentemente!

La prima cosa che ci insegna questo testo è che possiamo piangere, possiamo avere paura, essere incerti e insicure; da questo testo possiamo imparare che soffrire è legittimo e che essere credenti non ci obbliga ad accettare tutto ciò che ci succede con il sorriso sulle labbra, come un “fantastico” – perdonatemi l’ironia – dono di Dio, tutt’altro!

Qui impariamo che ogni credente, proprio come Gesù, può piangere e disperarsi, può persino permettersi di pensare che tutte le sofferenze che sta vivendo siano troppe per lui e, proprio come Gesù, chiedere che tutto finisca.

Come prima cosa, questo testo ci insegna che i credenti non sono, con buona pace di chi lo sperava, supereroi ma, semplicemente esseri umani. Però, questo testo, ci insegna anche un’altra cosa: che possiamo sperare, che possiamo fidarci di Dio, proprio come fa Gesù. Quando la volontà di Dio è fatta ogni cosa cambia di prospettiva.

Certo, noi non siamo Gesù, ma lui ci può insegnare non solo che non è un peccato disperarsi ma soprattutto che non è da sempliciotti sperare. Amen!

Immagine: L’Orazione nell’orto di El Greco (1590 circa)

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