Assolti i volontari di Baobab dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

Finisce nel nulla il processo contro Andrea Costa, presidente della organizzazione romana, e altri due volontari. Serve una riforma della norma relativa alle azioni solidali

Tutti assolti. Andrea Costa, presidente di BaoBab Experience di Roma, e due fra i molti volontari dell’associazione che si occupa di soccorso e assistenza legale alle persone migranti che si trovano a transitare per la capitale senza un luogo in cui sostare, non hanno dunque favorito l’immigrazione clandestina, come ipotizzato dalla Direzione distrettuale antimafia che ha condotto le indagini.

Si erano adoperati tramite una colletta per pagare i biglietti del bus a nove ragazzi che, all’indomani dello sgombero del centro nei pressi del Verano ad opera delle forze dell’ordine, avevano manifestato la volontà di proseguire il loro viaggio iniziato in Sudan e Ciad verso il campo della Croce Rossa di Ventimiglia. 250 euro la cifra raccolta per i biglietti.

Per l’ennesima occasione, a partire dalle tante indagini concluse nel nulla sulle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie impegnate a salvare vite nel Mediterraneo, non sono stati dunque riscontrati reati, ovviamente.

Il fatto non sussiste: non è stata riscontrata alcuna condotta illecita. Anche il Pm, la pubblica accusa, ha chiesto l’assoluzione. I soggetti coinvolti del resto avevano diritto alla protezione internazionale in quanto in fuga da nazioni in guerra.

Dal 2005 BaoBab ha assistito 95mila persone, in moltissime occasioni sostituendosi alle politiche di accoglienza completamente assenti.

Resta il tempo perso, il dolore di trovarsi accusati per aver soccorso delle persone, il denaro sprecato per difendersi.

Il problema risiede nel Testo unico sull’immigrazione che all’articolo 12, dove viene disciplinato il favoreggiamento, non distingue fra solidarietà e azioni messe in atto da trafficanti di persone.

La direttiva 2002/90/CE del Consiglio – nota come “Facilitation Directive”, fornisce una definizione comune del concetto di favoreggiamento dell’immigrazione illegale e stabilisce che gli Stati membri possono introdurre una clausola umanitaria, che mette gli operatori e i volontari che prestano assistenza umanitaria al riparo dal rischio di finire sotto processo. Ma L’Italia non l’ha recepita con governi di qualsivoglia colore.

La prima stesura dell’articolo 12 in questione risale al 1998, governo Prodi, e rientra nel pacchetto in materia di immigrazione che porta il nome di Livia Turco e Giorgio Napolitano. Da allora poco è cambiato, se non nella direzione di un inasprimento delle pene (Legge Bossi-Fini). Dal 2016 poi, governo Renzi, l’inasprimento dei controlli e l’avvio dei procedimenti ai danni delle Ong umanitarie, finite tutte archiviate, tranne una le cui indagini sono ancora in corso.

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