Anche noi siamo dei migranti

A Zurigo, tre mostre e un convegno per parlare di migrazioni ieri e oggi, non dimenticare da dove si arriva e «avvicinare il Mediterraneo alla Svizzera»

«Forse non tutti sanno che in Svizzera gli stranieri rappresentano un quarto della popolazione (due milioni su otto), e questo la rende uno dei Paesi con la più alta percentuale di stranieri (24,9% nel 2016), che a Zurigo raggiunge un picco del 30% (32,3% nel dicembre 2018) della popolazione residente. Dei 428.737 (nel 2018) abitanti di Zurigo circa 138.388 sono stranieri provenienti da ben 173 nazioni diverse, italiani compresi. Da queste cifre sono esclusi tutti coloro che hanno acquisito la cittadinanza elvetica, pur avendo mantenuto la cittadinanza del Paese d’origine, perché una volta acquisita la cittadinanza svizzera non si è più considerati stranieri». 

A delineare questa situazione è Anna-Maria Cimini, presidente del concistoro (consiglio di chiesa) della chiesa valdese di Zurigo e della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera (Fclis), presentando l’iniziativa che si terrà nella città nel prossimo fine settimana (29-31 marzo) e promossa appunto da queste due entità. 

L’idea, ci racconta Cimini, organizzatrice dell’evento, è nata da una proposta dell’allora presidente del concistoro Marcella Bodmer-Tron di organizzare un incontro con i responsabili del programma Mediterranean Hope sui corridoi umanitari. «L’idea è stata ripresa dal gruppo culturale della Chiesa valdese e ho proposto di includere anche i temi migranti ieri e oggi e politiche d’integrazione». Inoltre, dato che la Fclis nel 2019 festeggia 75 anni, la si è coinvolta in una fruttuosa collaborazione.

Il programma prevede, sabato 30 marzoalle 14 alla chiesa valdese (Zwinglihaus, Aemtlerstrasse 23), il convegno «Corridoi umanitari, migranti ieri e oggi, politiche d’integrazione» con gli interventi di Vincenzo Amendola, ottosegretario di Stato agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale del governo Gentiloni; Claudio Micheloni, già Senatore della Repubblica Italiana e presidente della Federazione delle Colonie Libere Italiane (1997–2017), mons. Antonio Spadacini, ex Delegato Nazionale della Conferenza episcopale svizzera e italiana; Marta Bernardini, operatrice di Mediterranean Hope e dell‘Osservatorio sulle Migrazioni a Lampedusa; Asmae Dachan, giornalista e scrittrice italo-siriana, esperta di Siria e Medio Oriente; Aniceto Edjang Mba Abeng, operatore della Diaconia valdese; Rosanna Raths-Cappai, responsabile di progetto, Servizio per l‘integrazione della Città di Zurigo.

Da venerdì 29 a domenica 31(aperture: venerdì 18-21, sabato 14-19, domenica 10-12), inoltre, saranno esposte tre mostre, con inaugurazione venerdì alle 18 seguita da rinfresco: «Italiani a Oerlikon, dal 1946 al 2000» a cura di Sandro Bellisario (membro simpatizzante della comunità valdese) e altri, la prima a essere inserita nel programma, che illustra in particolare il periodo dell’emigrazione italiana in Svizzera negli anni ’60-’70; la mostra curata dal prof. Sandro Cattacin, sulla storia delle Colonie Libere Italiane, storico movimento politico, spiega Cimini, «le cui prime associazioni sono state fondate dagli antifascisti fuorusciti negli anni ’20 del secolo scorso». E infine «Micropolis – La città di provincia al tempo del Melting Pot» del giornalista e fotografo Claudio Colotti, che ha chiesto alla Fclis di promuovere in Svizzera la sua mostra ed è stata giustamente integrata nell’evento.

Il tema delle migrazioni riguarda da vicino i promotori, dal momento che, osserva la signora Cimini, «sia la chiesa valdese di Zurigo sia la Fclis si compongono di persone che hanno vissuto l’esperienza della migrazione in prima persona, sono arrivate in un Paese straniero e ostile nei confronti degli stranieri, senza conoscere la lingua del luogo, hanno conosciuto le iniziative xenofobe degli anni ’70 e dovuto integrarsi nel tessuto sociale».

Questa iniziativa risulta quindi di grande importanza per «avvicinare il Mediterraneo alla Svizzera. Vogliamo ‑prosegue Cimini ‑informare e sensibilizzare la popolazione su quanto sta succedendo lì e renderla consapevole che si tratta di un problema di dimensione continentale e non riguarda solo quei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Vogliamo parlare dei fenomeni migratori in generale, quelli passati e quelli attuali, che per noi vanno affrontati con politiche adeguate e lungimiranti perché non sono passeggeri. In quanto noi stessi migranti in Svizzera vogliamo parlare del nostro bagaglio di esperienze vissute sulla propria pelle e vogliamo anche illustrare le politiche d’integrazione, in particolare quelle attuate nella città di Zurigo». E conclude: «La percezione relativa alla presenza degli stranieri che si ha in Italia e in altri Paesi europei è molto più negativa rispetto alla percezione che si ha in Svizzera con le sue percentuali di stranieri molto superiori. Perché? Questa è sicuramente una delle domande alle quali si vuole cercare di dare delle risposte nel nostro convegno».

 

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