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	<title>Ecumenismo - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 06:01:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ecumenismo - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>Corridoi umanitari: «Un’avventura ecumenica e politica»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/corridoi-umanitari-unavventura-ecumenica-e-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[corridoi umanitari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A dieci anni dall&#8217;avvio del protocollo che ha consentito a migliaia di persone di giungere...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/corridoi-umanitari-unavventura-ecumenica-e-politica/">Corridoi umanitari: «Un’avventura ecumenica e politica»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="td-post-sub-title">A dieci anni dall&#8217;avvio del protocollo che ha consentito a migliaia di persone di giungere in sicurezza in Italia esce un libro esaustivo che racconta questa intensa esperienza</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">Il libro “<a href="https://www.lepenseur.it/bookshop/it/libri-lepenseur/prod-180-corridoi-umanitari-9791281552357">Corridoi Umanitari. Un’avventura ecumenica e politica</a>” è oggi acquistabile grazie all’impegno della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) con la curatela del professor<strong> Paolo Naso</strong>. Edito da <em>Le Penseur</em>, è disponibile presso la FCEI, sul web e in libreria.</p>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">
<p data-olk-copy-source="MessageBody"> «Il volume – ha ricordato il presidente Fcei, pastore <b>Daniele Garrone</b> – esce a dieci anni dall’avvio dei &#8220;Corridoi umanitari&#8221;, ne ricostruisce la genesi, la progettazione e la realizzazione. Analisi, testimonianza e documenti illustrano un percorso ecumenico e politico che a migliaia di richiedenti asilo e migranti ha aperto vie legali e sicure di accesso in Italia e in Europa e che, ancora oggi, indica una possibile strategia di gestione delle migrazioni attraverso il Mediterraneo. Crediamo – ha proseguito Garrone – nell’ampliamento delle vie legali che eviterebbero il ripetersi di inaccettabili morti in mare, e in generale nel diritto a chiedere asilo per le persone che fuggono da guerre, violenze, povertà. Restringere o negare queste possibilità significa abdicare al ruolo che l’Europa si è data negli anni: è in gioco l’anima dell’Europa».</p>
<p data-olk-copy-source="MessageBody">
<p>Nel 2016 l’Italia ha aperto i “Corridoi umanitari” come strumento per garantire vie d’accesso ordinate, sicure e legali a profughi in condizioni di vulnerabilità, provenienti da vari paesi dell’area mediterranea, dal Medio Oriente e dall’Africa subsahariana. Il programma fu ideato, definito, promosso e realizzato dalla FCEI, dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Tavola valdese, d’intesa con i ministeri competenti e quindi anche con il MAE.</p>
<p>La base giuridica dei “Corridoi umanitari” è costituita dall’art. 25 del Regolamento n. 810 del 2009 dell’Unione Europea in materia di visti, secondo cui ogni paese aderente può rilasciare un visto con validità territoriale limitata al proprio territorio in specifiche circostanze, come l’esistenza di «motivi umanitari e di interesse nazionale».</p>
<p>Il perno dell’intero progetto è quindi il rilascio di un “visto umanitario” che consente di entrare in Italia legalmente e poi presentare, contestualmente all’ingresso, la domanda d’asilo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un’Europa che ha progressivamente chiuso altri canali di accesso al punto da suggerire l’immagine della “fortezza”, le uniche due alternative realistiche a questo procedimento erano e restano i reinsediamenti (resettlement) operati dall’UNHCR o il ricorso ai trafficanti.</p>
<p>«Individuato il meccanismo giuridico – ricorda il professor <b>Paolo Naso</b> citando gli esordi dell’iniziativa ecumenica – e cioè la possibilità che le autorità consolari italiane emanassero un visto temporaneo per ragioni umanitarie, un gruppo di esperti delle tre realtà promotrici mise a punto una bozza di Protocollo d’Intesa da discutere con le controparti competenti: i tecnici del Ministero degli Esteri, responsabile del rilascio dei visti, e quelli del Ministero dell’Interno, competente per le questioni di sicurezza e l’avvio delle procedure per la regolarizzazione della posizione del profugo a seguito della presentazione della domanda d’asilo. Il frutto di questo processo fu dunque il primo Protocollo della durata di due anni, firmato il 15 dicembre del 2015. Oggi il volume partendo da quest’avvio racconta i primi dieci anni di Corridoi, sino ad oggi…».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le spese di apertura dei Corridoi, «di individuazione e trasporto dei beneficiari in Italia, di accoglienza per un “congruo periodo” – conclude Naso -, furono sin da subito e interamente a carico della Tavola valdese, della FCEI e di Sant’Egidio. Con questa scelta i proponenti intendevano dare un contributo diretto all’avvio di una “buona pratica” in tempi rapidi, altrimenti impossibile se si fosse percorsa la via di procurarsi i fondi necessari attraverso un bando pubblico, italiano o europeo».</p>
<p>Da allora molto è stato fatto e il volume a più firme ripercorre le tappe del progetto pilota in Europa, nato in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Immagine: disegno di Francesco Piobbichi</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/corridoi-umanitari-unavventura-ecumenica-e-politica/">Corridoi umanitari: «Un’avventura ecumenica e politica»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In ricordo di don Angelo Casati</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/in-ricordo-di-don-angelo-casati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[don angeli casati]]></category>
		<category><![CDATA[Oivd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sua opzione e attenzione per la dignità delle donne, oscurata nella chiesa cattolica, è...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><span class="s1">La sua opzione e attenzione per la dignità delle donne, oscurata nella chiesa cattolica, è stata pronunciata più volte</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Un ricordo di don Angelo Casati scritto dalle socie e dai soci dell&#8217;Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne (Oivd)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sera del 31 agosto si è spento a Milano Angelo Casati, presbitero della diocesi di Milano, Straordinaria la sua mitezza, che faceva il paio con una rara intelligenza del cuore , con un umile sapienza del dire e dell&#8217;offrire  ai suoi lettori e sue lettrici ( o uditori e uditrici) attraverso le atmosfere, i paesaggi, le figure e gli eventi dei vangeli con raffinata eleganza, maestria, vicinanza, convivialità: autenticità, umiltà . Fervore , grazia si davano la mano.</p>
<p class="p4"><span class="s1">Mai trascurava di nominare le storture di una chiesa distante, dimentica del “Tra voi non sia così” , poco accogliente, affetta dal clericalismo; mai ignorava il dominio dei potenti e di una società i cui valori si opponevano a quelli affermati nei vangeli.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p4"><span class="s1">Don Angelo era poeta nei versi e nell’animo. Era dotato di un affinato sentire e del dono di elaborare i suoi testi con parole immaginifiche. Conosceva perfettamente il valore </span><span class="s1">della tonalità emotiva con cui comunichiamo: “Spesso è, come le parole suonano, che fa la differenza: dal tono capisci chi hai davanti”.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p4"><span class="s1">Apriva fessure dell’anima. Bisogna fare i conti con la nostra fragilità , ripeteva. Gesù, diceva possedeva l’arte di gettare le reti, ma anche quella di ripararle Mai logore , mai banali, mai retoriche le sue omelie o articoli o lettere. Non amava chi</span> <span class="s1">parlava di Dio come fosse un libro stampato . Scriveva con un lessico inconfondibile: si dischiudevano improvvise scintille di luce, si aprivano a sconfinamenti dell’anima. Ma niente di dolciastro c’era in quei testi: perché spronava con mitezza ma fermezza, ad uscire dagli appiattimenti , dall’immobilismo , da un cristianesimo ridotto a morale&#8230;. andare al largo . Lui, voce libera, ci regalava lo spirito di libertà.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p4"><span class="s3">Per noi donne e uomini dell’ Osservatorio è stato, oltre che socio dall’origine della associazione, sostegno morale e materiale. Sempre si dispiaceva di non poter fare di più.</span><span class="s1"><br />
</span><span class="s3">Le forze non glielo permettevano. Apprezzava molto il nostro impegno. Noi siamo immensamente grate/i a questo uomo che si definiva “piccolo frammento”. </span><span class="s1">La sua opzione e attenzione per la dignità delle donne, oscurata nella chiesa cattolica, è stata pronunciata più volte.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/in-ricordo-di-don-angelo-casati/">In ricordo di don Angelo Casati</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 06:13:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[bose]]></category>
		<category><![CDATA[enzo bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È morto ieri il teologo, fondatore della Comunità monastica di Bose &#160; Numerosi i messaggi di...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/">Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>È morto ieri il teologo, fondatore della Comunità monastica di Bose</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Numerosi i messaggi di cordoglio giunti dal mondo cristiano, ecumenico e interreligioso dopo la morte di <strong>Enzo Bianchi</strong>, fondatore della Comunità monastica di Bose, scomparso ieri 1° settembre a Torino all’età di 83 anni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nato a Castel Boglione in provincia di Asti nel 1943, Bianchi è stato monaco, scrittore e uno dei protagonisti del dialogo ecumenico e interreligioso. Figura di spicco nel dialogo ecumenico a livello internazionale, nel 1965 fondò a Bose, nel Biellese, una comunità monastica di uomini e donne appartenenti a diverse confessioni cristiane. Ne fu priore fino al 2017. Dal 2021 viveva a Torino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bianchi ha contribuito al confronto tra tradizioni cristiane diverse, in dialogo fra l’altro con molte figure del protestantesimo. Con<strong class="rQesXe MPyX" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"> Paolo Ricca</strong> ad esempio, noto teologo e pastore valdese (scomparso nel 2024), c’era una amicizia fraterna di lunga data. Negli anni hanno condiviso innumerevoli palchi, convegni e rassegne culturali, dialogando pubblicamente su temi complessi come l’<a href="https://www.nev.it/nev/tag/ospitalita-eucaristica/">ospitalità eucaristica</a>, la figura di Martino Lutero e il futuro del cristianesimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="CvNuD" data-sfc-root="ep" data-wiz-uids="gIAIRe_u,gIAIRe_v" data-hveid="CAAICRAA" data-complete="true" data-processed="true" data-sfc-inited="2" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 16px 0px 32px; text-decoration: none; border-bottom: 1px solid rgb(220, 223, 229);">
<div class="hgzZ0d" data-ved="2ahUKEwiwhPPHmM2WAxUa_rsIHQO1GoQQ8usTegYIAAgJEAQ" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">
<div class="UGcVVe BPUOre" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">
<div class="n6owBd fVtNVe" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"><span class="iNqyIf" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Con la pastora e teologa battista <strong>Lidia Maggi</strong> collaborarono regolarmente per promuovere il dialogo ecumenico e la divulgazione biblica attraverso conferenze e incontri pubblici. Presso la fraternità “Casa della Madia” guidarono insieme corsi per rileggere le Scritture, superando le barriere tra la tradizione cattolica e quella battista, proponendo la Bibbia come strumento per accogliere e valorizzare le differenze contemporanee.</span></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">A maggio del 2017, il Monastero di Bose guidato da Bianchi ospitò il Convegno ecumenico internazionale di spiritualità della Riforma dal titolo “Giustificazione. L’evangelo della grazia”. <strong>Fulvio Ferrario</strong>, allora decano della Facoltà valdese di teologia, parlò di “Karl Barth e la dottrina della giustificazione. Domande (auto-)critiche alla teologia evangelica”. Mentre Ricca, con il cardinale <strong>Walter Kasper</strong>, partecipò al dibattito “Tra cristiani, vivere insieme l’evangelo della grazia”, rispettivamente nelle prospettive protestante e cattolica.</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A giugno scorso, il fondatore della Comunità monastica di Bose era stato <a href="https://chiesavaldese.org/appuntamento/incontro-con-enzo-bianchi/">ospite di anteprima per la rassegna “Una Torre di Libri”</a>, in conversazione con <strong>Sabina Baral</strong>, saggista e responsabile dell’Ufficio comunicazione e relazioni ecumeniche della Tavola Valdese.</p>
<p>Qui, uno scritto nel suo blog ufficiale: <a href="https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/628163/la-difficile-arte-della-correzione-fraterna">La difficile arte della correzione fraterna</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5></h5>
<h5><strong>Il messaggio di Laura Ricca, figlia di Paolo Ricca</strong></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con grande tristezza esprimo tutto il mio cordoglio perché uno dei più fraterni e cari amici di mio padre ci ha lasciati questa mattina.</p>
<p>Le sue riflessioni e i suoi ricordi di mio padre al recente incontro in memoria tenutosi a Corato in Puglia mi hanno profondamente colpita e toccata. Inoltre il carissimo Enzo Bianchi ha partecipato a fine gennaio al Convegno su mio padre, in occasione di quello che sarebbe stato il suo novantesimo, presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma con un bellissimo testo scritto, perché le sue condizioni di salute non gli permettevano di intervenire in presenza. Lo ringrazio con tutto il cuore e lo immagino con profondo affetto pienamente nella Grazia e nella Luce di Dio. Ci mancherà moltissimo, gli saremo sempre immensamente grati per tutto quello che ci ha donato e insegnato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5></h5>
<h5><strong>Il ricordo di Sabina Baral</strong></h5>
<header class="entry-header"></header>
<div class="entry-content">
<p class="wp-block-paragraph"><em>fonte: <a href="https://chiesavaldese.org/il-vangelo-la-follia-che-salva/">Il Vangelo: la follia che salva – Chiesa Evangelica Valdese</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Mentirei se dicessi che la morte di Enzo Bianchi mi ha colto di sorpresa. Ho avuto la fortuna, nel giugno scorso a Torre Pellice, nell’ambito del Festival “Una Torre di libri”, di dialogare con lui intorno ai temi portanti del suo pensiero. Nonostante la brillantezza della sua mente e la vivacità dello spirito, erano palesi la sua stanchezza e il suo abbattimento fisico. Si capiva che resisteva come si resiste alla morte perché come scriveva Franco Fortini, e credo sia valso anche per Bianchi, “si muore sempre bestemmiando”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre considerato Enzo Bianchi un maestro: a lungo ho sostato e sosto ancora oggi dinanzi alle sue parole che sono per me fonte di ispirazione, di invito all’approfondimento, di sguardo obliquo sul reale. Numerosi sono infatti i libri da lui pubblicati, profondamente intrisi di spiritualità cristiana e del dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo. Ma non posso non nominare anche la sua attività di pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea per diversi quotidiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Fondatore della Comunità monastica di Bose, di cui è stato Priore fino al 2017, negli ultimi anni ha vissuto alla Casa della Madia, in un casolare in aperta campagna ad Albiano d’Ivrea, dove con altri fratelli e sorelle ha fondato una nuova fraternità in cui condividere stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera comune. Un luogo che per chi scrive è stato accogliente e prezioso sia per la propria vita spirituale, per la propria pietà personale, sia per l’esercizio del pensiero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Del resto una delle più grandi qualità di Enzo Bianchi credo sia stata proprio la sua capacità di favorire delle esperienze comunitarie tra le più vitali del cristianesimo contemporaneo. Esperienze in cui c’è stato spazio per lo studio della Bibbia, per la ricerca spirituale, per il confronto autentico con la cultura laica, per il dialogo ecumenico e interreligioso, per il rinnovamento liturgico. Atei, credenti, laici, agnostici: c’era spazio per tutti perché i luoghi abitati da Bianchi sapevano essere generativi, erano animati dal desiderio, desiderio inteso come vocazione, forza trasformativa, spinta: una forza che apre le porte, allarga l’orizzonte del nostro mondo; insomma ciò che dà senso alla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Questo fratello in Cristo è stato soprattutto un prezioso testimone. Testimone di come non si debba mai smettere di credere nell’umanità, nella misericordia, in Gesù Cristo. Senza vanti particolari ma ponendosi sempre tra gli uomini e le donne con l’umiltà di chi sa ascoltare e interrogarsi, talvolta mettendo in comune le proprie fragilità di umana creatura.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Oggi ci rendiamo sempre più conto che non basta credere ma che occorre saper comunicare perché si crede e ciò in cui si crede. Bianchi sapeva farlo. La sua fede non era mai impigrita, rassegnata, apatica ma continuava a scandalizzarsi per il messaggio dirompente di Gesù che infatti resta un fatto sbalorditivo, una follia che nessuna liturgia o teologia può addomesticare. Questo messaggio di follia evangelica era colto da Bianchi in tutta la sua radicalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista che gli feci qualche anno fa, egli ricordava come Dio fosse ormai un termine equivoco, ambiguo, che non interessa più le nuove generazioni. Un termine che molti legavano al terrorismo, all’intolleranza, alle religioni istituzionali verso le quali non c’è più appartenenza. Allora Bianchi invitava a cercare innanzitutto Gesù, passare attraverso l’umanità di Gesù perché fuori di lui ci sono gli dèi, c’è il Dio delle religioni, della filosofia: ma il nostro Dio è quello raccontato, anzi incarnato, da Gesù Cristo. Per questo e molto altro continueremo ad essergli riconoscenti.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="yui_3_18_1_1_1788276029374_2293" class="attribution-detached-container">Foto di  <a id="yui_3_18_1_1_1788276029374_2299" class="owner-name truncate" title="Vai al fotostream di Jim Forest" href="https://www.flickr.com/photos/jimforest/" rel="author" data-track="attributionNameClick">Jim Forest</a></div>
<div id="yui_3_18_1_1_1788276029374_1218" class="view follow-view clear-float photo-attribution"></div><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/">Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tempo del Creato e Festa della Creazione</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/28/tempo-del-creato-e-festa-della-creazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[festa della creazione]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo del creato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Acqua viva&#8221; è il tema con cui si aprirà il Tempo del Creato 2026, quest’anno...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="is-style-news-intro wp-block-paragraph">&#8220;Acqua viva&#8221; è il tema con cui si aprirà il Tempo del Creato 2026, quest’anno con una novità liturgica</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>1° settembre &#8211; 4 ottobre, al via il <strong>Tempo del Creato</strong>, il tradizionale tempo liturgico legato a riflessioni sulla nostra Terra e sulla necessità di salvaguardarla. Dedicato alla preghiera e alla cura della Terra, viene accompagnato da un dossier di materiali curato ogni anno dalla GLAM (Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia).</p>
<p><a href="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/06/Dossier-Tempo-del-Creato-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/06/Dossier-Tempo-del-Creato-2026.pdf</a></p>
<p>Quest’anno per la prima volta viene aperto da una <strong>nuova celebrazione liturgica</strong> perché la Consultazione sui testi comuni (Cct) ha adottato ufficialmente la Festa della Creazione, nota anche come “<strong>Festa della Creazione in Cristo</strong>”, inserendola nel Lezionario Comune Riveduto (Rcl) per un periodo di prova di tre anni.</p>
<p>Considerando che il lezionario definisce il calendario di molte chiese protestanti, si tratta di una svolta storica nell’ecumenismo cristiano, frutto di un processo di anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La versione ampliata di questa festa, che inizierà a essere celebrata dunque il 1° settembre 2026, è frutto di un processo teologico che ha coinvolto diversi organismi cristiani a livello globale negli ultimi anni. Ampliando il simbolismo teologico della festa con un ricco insieme di letture bibliche, questa proposta eleva la dottrina della Creazione in una posizione di maggiore rilievo nel culto cristiano, colmando una lacuna nel calendario liturgico delle Chiese che in precedenza non celebravano il ruolo di Cristo nella creazione del mondo. L’annuncio segna la prima aggiunta di una nuova festa al lezionario comune dalla sua pubblicazione nel 1983, quando furono adottate due nuove celebrazioni — le feste del Battesimo del Signore e di Cristo Re, ispirate alla pratica cattolica romana.</p>
<p>L&#8217;aggiunta di una nuova festività al lezionario rappresenta una pietra miliare storica per il movimento ecumenico. È il risultato di un processo teologico durato decenni, che ha visto la partecipazione di molti leader religiosi e di diverse organizzazioni cristiane a livello globale, tra cui una serie di recenti conferenze ecumeniche ad Assisi. Si ispira alla tradizione ortodossa orientale di iniziare il nuovo anno liturgico il 1° settembre – una tradizione che risale al V secolo – e più recentemente alla proclamazione, da parte del Patriarca ecumenico Dimitrios, di tale data come Giornata di preghiera per il creato.</p>
<p>«Si tratta di un evento raro, poiché non è facile né rapido aggiungere nuove festività al lezionario», ha osservato il vicesegretario generale della Lutheran World Federation per le relazioni ecumeniche, il professor Dirk Lange. «La Lwf sostiene e promuove da molto tempo la celebrazione. Ci auguriamo che diventi una celebrazione ampiamente condivisa in tutte le chiese cristiane, rafforzando la nostra vita spirituale e la nostra risposta comune alle urgenti sfide che il nostro mondo si trova ad affrontare oggi».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/28/tempo-del-creato-e-festa-della-creazione/">Tempo del Creato e Festa della Creazione</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Spuc 2028, tocca a Cuba</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/27/spuc-2028-tocca-a-cuba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spuc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Saranno le chiese cristiane dell&#8217;isola caraibica a preparare i materiali liturgici per la Settimana per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Saranno le chiese cristiane dell&#8217;isola caraibica a preparare i materiali liturgici per la Settimana per l&#8217;Unità dei Cristiani del 2028 sul tema &#8220;Date loro da mangiare&#8221;</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno le chiese cristiane di <strong>Cuba</strong> a preparare i materiali liturgici per la <strong>Settimana per l&#8217;Unità dei Cristiani del 2028 </strong>che si celebra dal 18 al 25 gennaio. Ogni anno tocca a una nazione diversa collaborare con il team internazionale di redattori composto da referenti del Consiglio ecumenico delle chiese e della Chiesa cattolica.</p>
<p>Un team di cristiani cubani è riunito in questi giorni con il gruppo internazionale di redattori per iniziare a preparare i materiali che saranno poi utilizzate dalle varie chiese durante la settimana preposta. Fra i coinvolti nella stesura anche il personale e gli studenti del Seminario Evangelico di Teologia di Matanzas che celebra il suo 80° anniversario in questo 2026.  Fondato nel 1946 dalle chiese metodista, presbiteriana e episcopale è l&#8217;unico istituto di formazione teologica ecumenica a Cuba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il gruppo di redazione è riunito presso il Seminario Regionale di San Vincenzo de&#8217; Paoli, un seminario cattolico romano a Boynton Beach, in Florida (USA), dal 23 al 27 agosto. Il tema scelto per il 2028 è &#8220;Date loro da mangiare&#8221;, basato su Marco 6:37.</p>
<p>Il reverendo Alfredo I. Hernández, presidente e rettore del Seminario Regionale di San Vincenzo de&#8217; Paoli, ha dichiarato: «È stato un privilegio per il Seminario Regionale di San Vincenzo de&#8217; Paoli ospitare il gruppo internazionale incaricato di preparare i materiali per la Settimana di Preghiera per l&#8217;Unità dei Cristiani 2028. Il nostro seminario bilingue si è rivelato un luogo ideale per accogliere un gruppo che inizialmente avrebbe dovuto riunirsi a Cuba. Essendo io stesso cubano-americano, è stata una gioia particolare accogliere i membri della delegazione cubana, cattolici e protestanti, tutti provenienti dalla provincia di Matanzas, la stessa dei miei genitori. Quando arriverà gennaio 2028, avremo un particolare slancio per dedicarci alla preghiera sul tema: &#8220;Date loro da mangiare&#8221;».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;incontro è stato presieduto congiuntamente dal pastore Mikie Roberts, responsabile del programma Vita Spirituale e Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese, e da padre Martin Browne (Ordine di san Benedetto) del Dicastero per la promozione dell&#8217;Unità dei cristiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roberts, riflettendo sul tema scelto per il 2028, ha affermato: «Mentre la VI Conferenza Mondiale su Fede e Costituzione del 2025 ha sollevato la domanda – Dove ora si trova l&#8217;unità visibile? – le risorse per la Settimana di Preghiera per l&#8217;Unità dei Cristiani del 2028 ci invitano a esplorare come possiamo pregare e lavorare insieme per l&#8217;unità cristiana utilizzando un modello diaconale. Il Seminario Evangelico di Teología ha svolto per 80 anni un ruolo fondamentale nel promuovere l&#8217;ecumenismo diaconale, che ha rafforzato la testimonianza profetica e unitaria dei cristiani a Cuba».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le risorse saranno tradotte e distribuite dopo le celebrazioni della Settimana di Preghiera per l&#8217;Unità dei Cristiani del 2027 nell&#8217;emisfero settentrionale, a gennaio, e successivamente nell&#8217;emisfero meridionale, dopo la festa di Pentecoste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordiamo che i materiali per il 2027,<strong><a href="https://www.christianunity.va/content/unitacristiani/it/settimana-di-preghiera-per-l-unita/semaine-de-priere-pour-l-unite-des-chretiens-20241/italiano.html"> disponibili qui in italiano</a></strong>, sono stati preparati dal Consiglio delle chiese cristiane di Irlanda.</p>
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<h6>Foto: WCC</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/27/spuc-2028-tocca-a-cuba/">Spuc 2028, tocca a Cuba</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le chiese di fronte alla secolarizzazione</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/18/le-chiese-di-fronte-alla-secolarizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Caffagnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 09:17:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[camaldoli]]></category>
		<category><![CDATA[Segretariato attività ecumeniche]]></category>
		<category><![CDATA[sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Morandini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta tra luglio e agosto la 62a Sessione estiva del Segretariato attività ecumeniche...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Si è svolta tra luglio e agosto la 62<sup>a</sup> Sessione estiva del Segretariato attività ecumeniche</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>La secolarizzazione è un fenomeno complesso e una sfida di comprensione: è facile cadere in letture semplicistiche, demonizzarla; occorre coglierne limiti e potenzialità. Le chiese che si svuotano sono una realtà, però non bisogna fermarsi qui. Non piangere sulle macerie, ma spalancare gli occhi sul nuovo che sta germogliando.</p>
<p>Sono alcune linee interpretative emerse alla <strong>62a<sup>a</sup> sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche</strong>, sul tema «<strong>Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica</strong>. <em>Tu sei veramente un Dio misterioso</em> <em>(Is 45,15)</em>», che dal 26 luglio al 1° agosto ha radunato al Monastero di Camaldoli 150 persone di diverse denominazioni cristiane, alcuni ebrei, musulmane e un musulmano in un’esperienza di studio e confronto, preghiera e convivialità, accolte amabilmente dalla comunità monastica camaldolese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riflettere insieme su una questione che investe le chiese e le religioni ha prodotto una visione globale della secolarizzazione, da guardare più come opportunità che come sciagura, traendo dal molteplice patrimonio del cristianesimo tesori che possono arricchire la vita delle donne e degli uomini in un’epoca segnata dall’individualismo e dalla guerra.</p>
<p><strong>La secolarizzazione non ha significato la fine della religiosità ma una sua trasformazione, </strong>un modo nuovo dei credenti di stare nella sfera pubblica plurale (Debora Spini). Ha comportato la rinuncia al regime di cristianità, l’accettazione della diaspora, della pluralizzazione spirituale, e il riconoscimento della necessità di risignificare i simboli per farli di nuovo risuonare (Luigi Berzano). Il cambiamento più importante della secolarizzazione è stato il venir meno di una cornice religiosa che amministrava il sacro. Il sacro non è scomparso, semmai è oggetto di una ricerca più sincera che scopre la sua presenza in quella realtà che era ritenuta profana (Lucia Vantini).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È parso innegabile che le chiese e le religioni hanno da spendere una parola pubblica nello spazio secolare per partecipare all’edificazione della <em>polis</em>, negli ambiti che toccano questioni di giustizia, pace, diritti, libertà, eguaglianza, salvaguardia del creato. Là si deve stare con tutta la passione per l’annuncio dell’Evangelo, come il più potente anticorpo a qualunque ideologia oppressiva, riconoscendo il peso secolare di una cristianità anche nociva (Alessandra Trotta).</p>
<p>Si è avvertita anche la necessità di una <em>forma ecclesiae</em> che accolga un’interazione comunicativa pluridirezionale, un approccio critico verso le neoistanze identitarie, nazionalistiche e xenofobe, una valorizzazione della libertà di scelta e di parola, una compartecipazione nel rielaborare la Tradizione (Serena Noceti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’ecumenismo è una risposta alle forme di solitudine spesso vissute nelle chiese oggi,</strong> ma non è un’altra chiesa, non sradica le diverse appartenenze confessionali che invece può rivitalizzare, perché nel dialogo e nella reciproca confessione di peccato e di fede si sprigiona una nuova gioia da condividere nelle rispettive comunità. (Davide Romano). Comunità che devono sapere cogliere il trauma che investe le persone, dentro e fuori le chiese, diventando luoghi “terapeutici”, aperti all’ascolto, alla ricerca di spiritualità e di cura, ma anche al riconoscimento delle proprie ferite (Francesca Debora Nuzzolese). Mantenere viva la freschezza escatologica del raduno eucaristico e diventare compagni dei nostri contemporanei è il duplice compito che attende la Chiesa e ha origine nella comunione trinitaria (Vladimir Laiba).</p>
<p>Tra gli orizzonti delineati in ambito cattolico ci sono il recupero del senso delle comunità di cristiani e cristiane che si radunano per celebrare l’Eucaristia e la promozione della pluriministerialità (Riccardo Battocchio). A questo si aggiunge l’auspicio di una chiesa capace di una nuova apologia dell’umano, promotrice della libertà cristiana e della razionalità, cosciente dell’essere luogo in cui insieme si sperimentano la filiazione divina e la fratellanza (Roberto Repole).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo sguardo sull’attualità ha esaminato da un lato i fenomeni preoccupanti dell’antisemitismo e dell’islamofobia (Gadi Luzzatto Voghera, Yahya Pallavicini), dall’altra i passi incoraggianti del Simposio di Bari (Luca Baratto, Giuliano Savina, George Militaru).</p>
<p>Nelle conclusioni, il presidente del Sae Simone Morandini ha augurato «buona strada del lavoro ecumenico tra continuità e novità. Ci accompagni il Dio misterioso di Isaia nascosto eppure salvatore, ricco di mistero ma potente nella misericordia».</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/18/le-chiese-di-fronte-alla-secolarizzazione/">Le chiese di fronte alla secolarizzazione</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nonostante la secolarizzazione, Dio è nella storia</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/31/nonostante-la-secolarizzazione-dio-e-nella-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Caffagnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sae]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dibattito teologico e momenti liturgici alla Sessione estiva del Sae &#160; Abitare la secolarizzazione &#160;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Dibattito teologico e momenti liturgici alla Sessione estiva del Sae</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Abitare la secolarizzazione</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tavola rotonda “Abitare la secolarizzazione”, il 29 luglio, ha avuto come protagonisti Gianfranco Brunelli, politologo, esperto di temi religiosi e direttore della rivista <em>Il Regno</em>, Lucia Vantini, socia del Coordinamento teologhe italiane e delegata episcopale per la prossimità nella Diocesi di Verona, Davide Romano, pastore avventista, direttore della Facoltà avventista di Teologia di Firenze.</p>
<p><strong>Gianfranco Brunelli</strong> registra un cambiamento epocale che tocca la comunicazione come strumento concettuale radicale. Un cambiamento antropologico in una società nella quale la fede rischia l’irrilevanza culturale ed etica. «Quindici anni fa la rivista <em>Time</em> definiva come personaggio dell’anno la post-verità. Il problema della comunicazione è radicale è sotto gli occhi di tutti. Le <em>fake news</em> sono la manifestazione principale della post-verità». Il politologo ha individuato tre tipologie verticali che influenzano il nostro modo di agire: la prima è il fattoide, la seconda è la falsificazione, e la terza tipologia è l’omissione. L’indebolimento del concetto di rapporto con la realtà, della verità come riferimento, ha spiegato Brunelli, «porta una crescente distinzione o indistinzione che ci chiama invece a un dovere di distinzione: cos’è la realtà e la sua rappresentazione, cos’è il vero e il verosimile, cos’è l’interpretazione e la manipolazione. Sono tutti confini su cui l’Intelligenza artificiale può agire nelle mani di poteri forti di diversa natura». Il fenomeno di secolarizzazione è pervasivo, ha continuato il giornalista. «Noi siamo totalmente secolarizzati, perciò in positivo dico che sarebbe necessaria una teologia biblica della secolarizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sviluppando il titolo “Un sacro diverso per dire la vita”, <strong>Lucia Vantini</strong> ha recuperato un concetto di “sacro” che non è quello generalmente opposto a “profano”. Con la secolarizzazione, ha detto, il sacro non se ne è andato dal mondo, perché è matrice della vita. Citando l’esperienza di Mosè davanti al roveto ardente (Es 3,1-12), la teologa ha commentato: «il sacro è un grido che si sente solo a piedi nudi». Di fronte a un re-incanto del mondo, nel bene e nel male, non si può che dedurre che «la secolarizzazione ha fatto perdere ma ha fatto anche guadagnare qualcosa. La trasformazione più importante è stata il venir meno di una cornice religiosa che amministrava il sacro. Oggi il sacro si può riconoscere nella vita stessa di cui è la matrice».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Davide Romano </strong>ha affermato che la secolarizzazione è una originalissima creazione del cristianesimo. Quest&#8217;ultimo abita la secolarizzazione da sempre, nasce come religione secolarizzata da uomini di una fede ebraica che hanno creduto al Figlio di un Dio incarnato. Se Dio si incarna nasce il disincanto, Dio abita il tempo, è il primo a secolarizzarsi. I primi cristiani si riunivano nelle case, praticavano una religione domestica. Inoltre «L’ecumenismo ha modificato il senso di una domanda che ieri nascondeva un pregiudizio: “Di quale chiesa sei?”. Oggi questa domanda rimane, ma è carica di attesa: in che modo puoi venire in soccorso alla mia solitudine?».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di secolarizzazione aveva parlato, nella meditazione, Emanuela Buccione: la secolarizzazione può costituire anche un’occasione spirituale perché «costringe le Chiese a distinguere ciò che appartiene realmente all’annuncio evangelico da ciò che era garantito da una determinata configurazione sociale». Rinunciare a pretese di governo nella società non significa ridurre la fede a una questione privata, ma può renderla libera di proporre, contestare, stringere alleanze. Riconoscere la pluralità della società odierna, secondo la teologa, è anche questo un modo cristiano di abitare la secolarizzazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Trovare Dio nei luoghi della storia</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa città dipende il vostro bene». Le parole di Geremia (Ger 29, 7) hanno aperto il culto di Santa Cena. Presieduto dalla pastora e teologa valdese <strong>Letizia Tomassone</strong> affiancata da pastori e predicatrici delle chiese avventista, battista e metodista, animato dal gruppo misto liturgico del Sae, il culto è stata la confessione dei limiti e dei talenti di un popolo che si affida alla grazia del Signore e dalla sua Parola trae la forza per camminare verso il Regno di Dio.</p>
<p>«Dove abita Dio? E come funziona la coabitazione con la società umana che ha edificato il proprio luoghi di culto?». Domande appropriate per un tempo di “secolarizzazione e oltre” come il nostro. La riflessione che scaturisce dall’episodio è che «la nube ha accompagnato il popolo nel deserto dalla schiavitù alla libertà, ha riempito la tenda del tabernacolo, eppure lo stesso Mosè non potrà entrare nella tenda del convegno abitata dalla nube della presenza di Dio. Dio è nella nube, inattingibile alla comprensione umana, ma ben presene come guida e protezione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tomassone ha continuato: «Attraverso culti diversi e tempi diversi, nella preghiera di uomini e donne ebrei, cristiani e musulmani, Dio abita i luoghi della storia. Porta pace là dove noi portiamo solo conflitto, e probabilmente anche oggi impedirebbe a noi, come allora a Davide, di costruire altri templi per mostrare la nostra potenza, e di distruggere quelli altrui. Lo stesso Salomone, con nostra sorpresa, nella preghiera di dedicazione, chiede a Dio di ascoltare anche la preghiera degli stranieri (II Cr 6, 32-33)». Nella scena della nube che occupa il tempio, ci viene detto che, «se lasciamo spazio a Dio non possiamo centrare la nostra identità su riti appariscenti; Dio occupa la scena e ci rimanda al nostro limite. Non per schiacciarci, ma per ricordarci che anche la religione non è che un esercizio umano, limitato e parziale. Non possiede la forza del sacro, le sta ai margini, e viene invitata a trattare Dio con delicatezza e prudenza».</p>
<p>Con l’avvento di Gesù «la nube inconoscibile di scioglie in un corpo umano, e sarà possibile abbracciarlo ed essere abbracciati, parlare e discutere, camminare insieme, guarire e imparare a perdonare e a essere perdonati, in un’avventura che non è ancora finita. E allora, per questo Dio che vuole abitare le nostre città, dobbiamo costruire spazi non di cemento o marmo, ma spazi interiori nei quali sia possibile incontrare il Signore dell’universo, e spazi sociali nei quali anche la voce dello straniero, della donna marginale, dell’omosessuale nascosto, siano ascoltate. E non solo da Dio ma da una società in cui il senso delle differenze e della convivenza siano definite da un limite preciso alla sopraffazione e alla prepotenza. Buttati fuori dallo spazio sacro occupato dalla nube divina, impariamo che non abitiamo noi tutto lo spazio, ma siamo partecipi di un mondo variegato e complesso, in cui la presenza di Dio è un dono e una domanda di bene e di giustizia».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Annunciare l’Evangelo nell’ascolto del presente</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Risignificare l’Evangelo?» L’interrogativo ha denominato la tavola rotonda di giovedì 30. Relatori Francesco Zaccaria, professore di teologia pastorale alla Facoltà teologica pugliese, parroco, direttore dell’Istituto pastorale pugliese, e Fulvio Ferrario, professore di teologia sistematica ed Etica alla Facoltà valdese di teologia di Roma.</p>
<p><strong>Francesco Zaccaria</strong> ha intitolato il proprio intervento «Risignificazione del Vangelo nell’ascolto del presente». La Rivelazione, ha esordito, non è un processo chiuso, va attualizzato e approfondito nella fedeltà alla Tradizione e nell’ascolto del presente.</p>
<p>«C’è una fondamentalizzazione delle religioni, una cultura religiosa controculturale e subculturale, e non di rado queste tendenze vanno a braccetto con organizzazioni politiche, e il fenomeno riguarda anche le Chiese cristiane, anche la Chiesa cattolica romana». Zaccaria ha proposto un altro modello, più fondato nella Tradizione della Chiesa e che ha origine nelle Scritture, quello dell’esploratore, riscoperto dal Concilio Vaticano II e rilanciato da papa Francesco. Alla base c’è l’idea che l’evangelizzazione è un processo dialogico in cui evangelizziamo e impariamo, e così comprendiamo meglio il Vangelo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il relatore ha concluso con uno sguardo al cammino sinodale della Chiesa cattolica italiana: «è stato un tentativo di passare a un modello di comprensione del vangelo più dialogico, tra luci e ombre, è stato un ascolto diffuso, con un dialogo anche fuori dai confini. Nel documento approvato nella terza assemblea sinodale ci sono passaggi non di poco conto sull’accompagnamento delle persone omoaffettive e <em>transgender</em> e sulla piena ministerialità delle donne; è un fenomeno di ricomprensione del vangelo perché ci si è messi in ascolto. Ovviamente ci sono tentativi di ritorni unidirezionali, perché i cambi di paradigma richiedono tempo. Dobbiamo continuare nella pratica della sinodalità e del discernimento dei segni dei tempi perché questo ci è chiesto di assumere, non adattandoci ai <em>trend</em> della società ma continuando a custodire il paradigma teologico nella nostra evangelizzazione e nella comprensione sempre nuova del vangelo che è per noi».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fulvio Ferrario</strong> ha proposto come titolo del suo intervento “Annunciare l’Evangelo nell’Europa scristianizzata”, dedicandolo nel 50° della morte a Rudolf Bultmann. L’intervento si è articolato su quattro orizzonti. Il primo è quello metodologico. «L’Evangelo è sempre lo stesso, ma viene riletto ogni volta in un contesto parziale; questo è liberante perché apre lo spazio a teologie diverse».</p>
<p>Il secondo orizzonte evidenziato è cristologico: «La storia di Gesù ci parla di Dio. Dio è il tu al quale la fede si rivolge nella preghiera. Quindi l’Evangelo è un’interpretazione della storia di Gesù che vede in lui la presenza di Dio nel tempo e la promessa di Dio oltre il tempo».</p>
<p>Passando all’orizzonte ecclesiologico, Ferrario ha parlato del rapporto tra Evangelo e Chiesa. «Certamente ciò che conta è l’Evangelo del Regno e questo concentrato dell’Evangelo del Regno che la Chiesa dopo Pasqua ha visto nella persona di Gesù. Questo è infinitamente più importante della Chiesa. Nella Gerusalemme celeste non ci sarà il tempio perché l’agnello è il tempio. Però fino a che siamo qua la chiesa ha la sua importanza».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul quarto orizzonte, quello etico, Ferrario ha ricordato il contesto: «La cultura di matrice europea tra mille contraddizioni – razzismi, nazismi, fascismi, oppressioni stragismi, eredità coloniale e schiavistica – è la cultura dei diritti e della democrazia. Si dice che la chiesa non è democrazia. Il discernimento nella Chiese evangeliche avviene con procedure analoghe a quelle della democrazia, ma comincia con la preghiera: è l’invocazione dello Spirito che irriga la nostra aridità. La Chiesa non si identifica neanche con la democrazia politica, però c’è una specie di affinità elettiva».</p>
<p>«La democrazia, che pur con i suoi limiti cerca di ridurre le ingiustizie mediante la giustizia umana, è il miglior contesto per la Chiesa perché «accoglie la possibilità della Chiesa di annunciare l’Evangelo meno peggio. Nel tempo dell’incremento incontrollato delle diseguaglianze la Chiesa che annuncia il Regno ricorda che solo la giustizia fiscale determinata da una tassazione progressiva permette la creazione di servizi per i meno abbienti».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per annunciare tutto questo, la Chiesa ha tre modalità di cui non può fare a meno: <em>la predicazione del Regno di Dio</em>, illustrando l’Evangelo attraverso la giustizia umana come parabola della giustizia divina; <em>gli stili ecclesiali</em>, una Chiesa organizzata in modo orizzontale che secolarizza le catene di comando ed è formata da donne e uomini, omosessuali ed eterosessuali e persone non binarie; <em>la diaconia della Chiesa</em>, che agisce sulle conseguenze, non instaura il Regno di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una Parola che consola e provoca</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/30/una-parola-che-consola-e-provoca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Caffagnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sae]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguono i lavori del Sae &#8211; Segretariato attività ecumeniche &#160; La giornata di martedì alla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Proseguono i lavori del Sae &#8211; Segretariato attività ecumeniche</h5>
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<p>La giornata di martedì alla sessione del Sae sulle Chiese nella secolarizzazione, in corso a Camaldoli fin al 1° agosto, si è aperta con la prima meditazione biblica della settimana, affidata a una voce ebraica, all’interno della preghiera del mattino. Una preghiera sul tema dello spazio secolare, iniziata con il canto del salmo 23, un atto di fiducia nel Signore, e un canto su una melodia ebraica. Sandro Ventura, medico psichiatra, esponente della Federazione italiana per l’ebraismo progressivo (Fiep), ha commentato il passo del primo libro di Samuele sulla presentazione di Saul al popolo di Israele come re.</p>
<p>«Il popolo chiede a Samuele un re. Nella Bibbia c&#8217;è una tradizione monarchica e una antimonarchica. Ho scelto questo testo perché siamo in un periodo di guerre, violenza e angoscia e la lettura del passo di Samuele ci aiuta nelle vicende umane. È un momento di transizione per Israele. Il popolo è terrorizzato, debole e diviso. Le dodici tribù sono in conflitto e chiedono un sovrano forte che garantisca stabilità. Il profeta non condivide la scelta monarchica, ma non può impedirla. Scrive i limiti del potere del re. Il Signore acconsente, il popolo ne pagherà le conseguenze. Saul è un uomo buono ma debole, vive nel contrasto tra sentimenti opposti. Non si sottrae al suo compito. Ha una vita tragica. I maestri della Mishnà capiscono il suo dolore».</p>
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<p>Ventura ha cantato in ebraico dal versetto di Isaia 2,4: «Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo (<em>lo yisa goy el goy herev</em>), non si eserciteranno più nell&#8217;arte della guerra». E ha concluso citando il biblista Jean Luis Ska: «Come uscire dalle dinamiche di violenza? “La violenza è inseparabile dalla vita, è meglio tenerne conto seriamente e usarla, canalizzarla e trasformarla in energia utile per il bene dell’umanità e del mondo”. Il nostro compito è fare scelte giuste ed essere una comunità di dialoganti».</p>
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<p>Le collette che abitualmente si raccolgono alla sessione saranno utilizzate per finanziare un’esperienza estiva in Italia a favore dei giovani israeliani e palestinesi dell’Oasi di pace Neve Shalom Wahat al Salaam, organizzata dagli Amici di NSWAS. Il presidente, Brunetto Salvarani, ha spiegato il significato dell’iniziativa, che ha avuto una prima edizione l’anno scorso, sempre sostenuta dai partecipanti alla sessione Sae.</p>
<p>A sera si è svolta la prima delle celebrazioni confessionali della settimana, la messa cattolica, nella chiesa del Monastero, presieduta da dom Matteo Ferrari, priore di Camaldoli e priore generale della congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto. Dom Ferrari ha accolto i partecipanti con gioia e spirito fraterno e all’omelia ha commentato la spiegazione della parabola del grano buono e della zizzania (Mt 13,36-43). Una Parola che consola e provoca. «Dietro la domanda dei discepoli e alla spiegazione della parabola che Matteo costruisce ci sta una comunità che sperimenta la povertà e la fragilità. Una situazione difficile che appartiene ad ogni comunità cristiana che vuole vivere la propria “differenza” rispetto al mondo che la circonda».</p>
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<p>La prima risposta, ha continuato il priore, «è prima di tutto un messaggio di speranza e di vita che possa sostenere “la perseveranza”: il bene, il Regno di Dio, ha già vinto. Per coloro che sanno vedere e accogliere questa invisibile vittoria ecco la bella notizia: “splenderanno come il sole nella casa del loro Padre”. Questa parola di incoraggiamento e di vita è un forte richiamo all’identità cristiana legata a una necessaria marginalità e lacerante poca visibilità».</p>
<p>Ma c’è un altro elemento della spiegazione dell’evangelista, che può risultare provocatorio: «La Parola non permette che i discepoli rimangano nei loro ristretti confini, nelle loro anguste domande. La Parola allarga i confini, fa saltare le barriere: a una comunità tentata di considerarsi il Regno di Dio, l’evangelo annuncia che “il campo è il mondo”. I discepoli devono prendere sul serio la loro vocazione non perché la Chiesa sia il Regno di Dio, ma perché essa è al servizio di questo mondo, un mondo da amare e da servire umilmente perché, nella “pazienza di Dio”, è un mondo chiamato alla salvezza».</p>
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<p>Ferrari ha concluso: «In questa Eucaristia, in questa sessione di formazione ecumenica del Sae, nella quale ci interroghiamo sulle Chiese nella secolarizzazione, la Parola proclamata nella liturgia, viene ridetta nel nostro oggi, viene fatta risuonare nella nostra vita: ci dice e crea risposte di speranza per le nostre domande e sconvolge i nostri orizzonti ristretti per inviarci a un mondo da amare e servire».</p>
<p>Al termine, il presidente del Sae, Simone Morandini, ha ringraziato la comunità camaldolese per l’ospitalità della settimana, che non è solo offerta di un luogo da abitare ma è condivisione di preghiera e riflessione.</p>
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<h4>La teologia pubblica nello spazio secolare</h4>
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<p><img decoding="async" class="pull-left" src="https://www.saenotizie.it/sae/attachments/article/2451/da%20sx,%20Noceti,%20Laiba,%20Trotta,%20Morandini%20rid.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
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<p>Con la tavola rotonda “Oltre la cristianità: teologia pubblica nello spazio secolare”, la sessione del Sae ha affrontato come si situano le chiese nel mondo complesso di oggi. Come riescono a posizionarsi, con quali parole, quali stili e quali atteggiamenti. Il primo intervento è stato affidato ad<strong> Alessandra Trotta</strong>, moderatora delle Tavola valdese, che ha messo in campo diversi quesiti di teologia pubblica, partendo dall’assunto che l’annuncio cristiano è un atto pubblico.</p>
<p>«I credenti cristiani sono come tali attori nel dibattito pubblico con altri soggetti? Lo devono essere? E la loro presenza nello spazio pubblico è o deve essere limitata ad alcuni ambiti o può e deve assumere come campo legittimo in cui può esplicarsi tutti gli ambiti in cui sono in gioco questioni di giustizia, pace, dignità, diritti, libertà, eguaglianza, salvaguardia del creato? E, guardando in una dimensione di reciprocità, in cosa vivere pienamente la dimensione di fede nello spazio secolare può beneficiare la riflessione teologica? Che fede in quale spazio secolare, dunque?».</p>
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<p>La relatrice si è presentata come membro del protestantesimo storico riformato e metodista, che in Italia ha inteso esprimere un modo laico di vivere la fede, tale sin dall’avvio del movimento valdese 850 anni fa. Un modo laico che «rifiuta l’idea di un clero a cui attribuire poteri e prerogative speciali», che sperimenta la grazia di Dio e vive la missione di annuncio evangelico nei luoghi e nella quotidianità delle relazioni della vita comune. «Libero da mediazioni e dall’asservimento ad autorità umane assolute, incluse quelle religiose, appassionato di un impegno da cittadini e cittadine nella “polis”, che guarda all’essere umano nella sua integralità, provando a non cedere alla tentazione di fornire, in nome di Dio, un fondamento di legittimazione ad autorità e istituzioni civili di qualunque orientamento e più che mai a nazionalismi violenti ed escludenti, a suprematismi e discriminazioni di qualunque tipo».</p>
<p>Secondo Trotta, occorre «non farsi ricacciare nel privato, non vergognarsi dell’Evangelo. Nello spazio pubblico si deve stare il più possibile, con il meglio possibile di ciò che si è e si ha, quindi con tutta la passione per l’annuncio dell’evangelo di Gesù Cristo, senza timidezze e falsi pudori, come il più potente anticorpo a qualunque ideologia oppressiva», ma anche «con una grande onestà intellettuale, che fa assumere il peso di più di due millenni di storia di una cristianità anche molto tossica, da cui molte persone si sono allontanate perché ritenuta oppressiva, non liberante, terrorizzante, paralizzante».</p>
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<p>Il massimo contributo che i cristiani e le cristiane possono fornire a un mondo in affanno è un’appassionata predicazione del puro Evangelo di Gesù Cristo, ha continuato, fornendone alcune possibili declinazioni teologiche. Un primo contributo è una fede incarnata, per la quale i contesti e i tempi non sono irrilevanti, che ha un passato ed è alimentata da una visione di futuro. Che sa, quindi, reagire alla spinta in atto da decenni alla deculturazione, che priva di radici, di memoria, di continuità e di orizzonti un’esistenza umana sempre più sradicata, frammentata, dissociata, alienata.</p>
<p>Un secondo contributo è di costruttori e curatrici di spazio pubblico, di maestri e maestre di laicità, che sappiano offrire, nutrire, tutelare come bene comune un vero spazio pubblico autenticamente plurale, a cui ognuna e ognuno ha diritto di accedere e che ciascuno, ciascuna ha il diritto di abitare essendo fino in fondo sé stesso.</p>
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<p>Un terzo contributo è quello del capovolgimento di posizione e della cura integrale: mettere al centro i margini, gli esclusi, gli irrilevanti, i folli. Annunciare che la loro vita ha un prezzo che nessun mercato del mondo, nessuna ricerca di profitto può comprare, che la potenza rigeneratrice di Cristo e dello Spirito si manifesta in cura che coinvolge tutte le dimensioni dell’esistenza.</p>
<p>Come quarto contributo, una teologia ed etica comunitaria. Di fronte alla messa ai margini della parola “comunità”, la moderatora ritiene che «nel non potere rinunciare alla natura essenzialmente comunitaria della proposta di Cristo, al carattere essenzialmente sociale dell’Evangelo, che scommette sulla pacifica convivenza dei diversamente umani fra di loro e con il resto della creazione, abbiamo delle risorse importanti da offrire nello spazio pubblico».</p>
<p>Il quinto contributo è di risorsa di senso nella estroversione. Le chiese cristiane «sono oggi fra le poche formazioni sociali e comunità educanti che prendono sul serio il senso della vita di ogni singola persona, la salvezza da paure, vuoto, non senso, solitudine, nuove forme di schiavitù; e lo fanno in un quadro estroverso, in cui il senso non si ritrova in sé stessi, ma in una relazionalità verticale e orizzontale, in cui si possono sperimentare perdono, comunione, riconciliazione, speranza.</p>
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<p>Nella tradizione patristica, ha esordito il padre ortodosso <strong>Vladimir Laiba</strong>, docente all’Istituto teologico Sant’Eufemia di Anzio, «la parola su Dio nasce in una comunità concreta che celebra e rende grazie nella comunione dei battezzati, attingendo alla medesima sorgente, e la Chiesa custodisce e traduce quel medesimo annuncio in prassi e vita rendendolo visibile. Perciò, quanto generato in tal modo è pubblico fin dal principio».</p>
<p>In un mondo che è oltre la cristianità, come mantenere viva la teologia davanti alle persone che vivono accanto a noi? Oggi il consumo, ha constatato il protopresbitero, «imita la nostra grammatica religiosa capovolgendola. Chi acquista proclama chi è, riceve una promessa di salvezza in un oggetto. La civiltà dell’informazione consuma ogni cosa nel medesimo istante in cui la produce. Tutto è orizzontale e piatto. Negli ipermercati delle periferie si misura la differenza tra il rito che salva e il rito che consuma».</p>
<p>Su un altro piano, nella Divina Liturgia, nell’offerta dei frutti della terra e del lavoro umano e nell’accoglienza del Corpo e del Sangue del Signore, la comunità riceve una nuova identità. «Attorno a quella mensa siamo commensali gli uni degli altri, l’altro non mi è indifferente, è parte della mia vita». Però, oggi, il messaggio cristiano ha smesso di parlare alla gente, che rimane comunque con una domanda di senso. Nel vuoto e nella sofferenza di questo tempo, la Chiesa, ha continuato Laiba, deve fare un esame di coscienza, cogliere l’impulso dello Spirito, protendersi verso il futuro pur rimanendo ancorata al passato, annunciare la sconfitta sulla morte. La fonte del suo annuncio è sempre la comunione che si compie nella Divina Liturgia, evento reale e creativo che fa diventare testimoni di un mondo altro, già presente nei segni, e fa discernere le tracce del Regno dentro la storia di ogni giorno.</p>
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<p>La proposta che emerge da queste premesse, ha detto Laiba, è quella di una teologia del cammino condiviso. Il cammino di Emmaus (Lc 24,13-53), che è fatto di domanda, ascolto, annuncio e gesto, che suggerisce di farsi compagni di viaggio, accostare chi è smarrito, camminare insieme anche nella direzione sbagliata, condividendo il dubbio e il dolore. La teologia della compagnia è anche teologia della sofferenza. Questo metodo non è improvvisazione: ha radici trinitarie. La vita stessa di Dio è comunione, e da quella comunione nasce l’apertura al prossimo a qualunque prezzo. Il compito che ci attende, ha concluso, è da una parte custodire, mantenere viva la freschezza escatologica del raduno eucaristico, dall’altra diventare compagni dei nostri contemporanei. Questo comporta rinunciare a un’adunanza di individui religiosamente inclini, e a ogni compromesso con i poteri costituiti. Questa strada domanda molto, ma un pensiero così forgiato prepara comunità capaci di gioia vera, libere di raccontare al mondo la propria differenza e pronte a spendersi per la vita di tutti.</p>
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<p>«La Chiesa cattolica non è più oggi in Italia il principale soggetto di elaborazione di ethos e cultura diffusa, è solo uno dei tanti soggetti, anche se ancora dotato di una rilevanza e influenza riconosciutele da molti &#8211; ha esordito la teologa <strong>Serena Noceti</strong>, docente presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale e l’Istituto superiore di scienze religiose della Toscana -. Accanto al pluralismo culturale e religioso odierno vi è una pluralizzazione del senso, delle appartenenze e la ricerca di autenticità, la libertà di scelta e il riconoscimento della sfera dei diritti individuali. In questo contesto, la Chiesa cattolica vive una crisi di rilevanza, una afasia: la parola di annuncio evangelico, della visione del mondo, dell’umano, della storia di Dio stesso non incide, risulta irrilevante, in fondo percepita inutile o inutilizzabile, da tanti». È una chiesa, ha continuato la docente, che – erede di una secolare condizione di cristianità tradizionale &#8211; «non è abituata a rendere ragione delle sue scelte, non trova parole adeguate al vissuto delle donne e degli uomini di oggi, la cui narrazione e la cui sintassi risultano prive di spessore e di interesse per tanti e tante».</p>
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<p>Tutto questo chiede di ripensare le modalità di annunciare e pensare la fede cristiana e la forma ecclesiale, di stare nelle realtà sociali, culturali, politiche, del discorso pubblico e del confronto tra istituzioni e organizzazioni. La modalità per farlo, Noceti la trova in un’espressione dell’ecclesiologo, filosofo e teologo della liberazione Ignacio Ellacuria, gesuita martire in El Salvador: farsi carico della realtà, caricarsi/patire nella realtà, incaricarsi della realtà. Che equivale, nell’interpretazione di Noceti, a scegliere la postura del pluralismo, a collocarsi nella realtà storica e ad adottare la performance del Noi ecclesiale.</p>
<p>Per la teologa, una <em>forma ecclesiae</em> autenticamente evangelica secondo il Regno di Dio, capace di accogliere fino in fondo le sfide che la teologia pubblica pone all’ecclesiologia, è articolata in quattro direttrici: 1) comunità ermeneutiche (accogliere e sviluppare modelli di interazione comunicativa pluridirezionale che coinvolgano attivamente tutti e tutte, nel processo progressivo di interpretazione e comprensione del vangelo e dell’umana esperienza; inculturare linguaggi, annuncio, liturgie); 2) approccio sapienziale (trovare Dio nascosto nelle pieghe e nelle contraddizioni delle storie, rendere ragione della speranza che è in noi, che ci fa chiesa, a livello sociale non tacere davanti alla riaffermazione di istanze identitarie, nazionalistiche, xenofobe); 3) chiesa madre dei liberi e istituzione nella libertà (libertà di scelta, in atto, annuncio del regno che è trasformazione di rapporti umani, sociali, nuova dinamica di relazioni e di comprensione del potere e dell’autorità, libertà di parola-parrhesia; 4) ripensare il concetto di Tradizione (tutti i soggetti ecclesiali &#8211; battezzati, teologi, ministri ordinati -, sulla base della fede apostolica che compartecipano, “ri-creano” continuamente per mezzo delle loro azioni e delle loro interazioni comunicative una realtà comune esperita come oggettivamente fattuale e come soggettivamente significativa.</p>
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<p>Serena Noceti ha concluso il suo intervento sull’immagine rivisitata della <em>Visitazione</em> del Pontormo attraverso il video clip di Bill Viola, <em>The Greeting</em>, che ne fa apprezzare i singoli aspetti. «Questo è ciò che siamo chiamati a fare, dare corpo a una nuova visitazione, un nuovo incontro, un nuovo riconoscersi nella chiesa e con tutti coloro che non appartengono alla chiesa, ma che incontriamo – gesto antico ma radicalmente nuovo.</p>
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<h4>Bari 2026, un evento ecumenico</h4>
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<p>Alla sessione Sae di Camaldoli si è parlato anche del Simposio delle Chiese cristiane in Italia svoltosi a Bari lo scorso gennaio, relatori tre membri della cabina di regia dell’evento: Luca Baratto, segretario esecutivo della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che ha raccontato l’evento, George Militaru, vicario della Diocesi ortodossa romena d’Italia, che ha presentato una rilettura spirituale dei contenuti del Patto firmato da 18 Chiese al termine del Simposio, e don Giuliano Savina, direttore dell’ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana, che ha narrato il metodo utilizzato per arrivare all’incontro.</p>
<p>«Siamo testimoni di un’esperienza storica in Italia &#8211; ha esordito Savina &#8211; la Via italiana del dialogo ecumenico e interreligioso. Il Simposio e il Patto sono stati voluti dai responsabili delle Chiese che li ha visti coinvolti a partire dal 2023. Non era un percorso scontato. Hanno iniziato a incontrarsi alla Cei, mentre era in corso il Cammino sinodale della Chiesa italiana. All’interno della Commissione episcopale Ecumenismo e dialogo era emerso il desiderio di ascolto delle altre confessioni e religioni. C’è sempre stata una convocazione reciproca».</p>
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<p>Il direttore dell’Unedi ha spiegato che gli incontri hanno fatto parte di un processo che ha portato a qualcosa di nuovo, segnato dalla metodologia della conversazione spirituale. «Al centro c’è stato quello che lo Spirito ci stava dicendo. Anzitutto i responsabili si sono sentiti reciprocamente ascoltati. È stato un esercizio importante, di sviluppo della capacità di lettura e del discernimento sul vissuto della propria chiesa nel territorio italiano. Non hanno temuto di dirsi gioie e dolori, di parlare di processi complicati all’interno delle proprie chiese e di cosa possiamo fare insieme nello spazio pubblico e per la coesione sociale». Nel 2024, all’interno del processo di conversazione spirituale, i responsabili hanno pensato di scrivere ciò che si stavano dicendo, per non perdere una grande ricchezza, e in seguito è nata la volontà di scrivere un patto. In seguito è emersa l’idea di fare un Simposio.</p>
<p>«Bari è stato un passaggio molto importante, sono state coinvolte anche le comunità locali che hanno inviato loro delegati. Dopo aver chiesto il placet ai loro responsabili, diciotto chiese hanno sottoscritto il Patto, altre hanno partecipato ai lavori ma non lo hanno firmato. L’opzione del dialogo va mantenuta anche quando le posizioni divergono. Questa sfida porta a prospettive di responsabilità ecumenica nella vita sociale e culturale e l’impegno permanente di dialogo».</p>
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<p>Il Patto contiene affermazioni importanti, come il fatto che l’Italia è una nazione dal cristianesimo plurale, e impegni che dovranno essere verificati.</p>
<p>Commentando episodi degli anni in cui era ragazzo, Luca Baratto ha detto: «Abbiamo fatto tantissimi passi avanti, le chiese sono cambiare e il panorama è diverso. La firma del Patto è avvenuta nel contesto della cattedrale, per mano dei responsabili delle Chiese, la Cei rappresentata dal cardinale Zuppi. Il Simposio è stata un’assemblea ecumenica nazionale, con un centinaio di delegati. Nessuno ha convocato gli altri: ci si è convocati insieme». Tra i temi del Simposio che sono emersi nelle conversazioni spirituali dei tre anni c’era l’ecumenismo, un dono per la pace pubblica, sapienza delle differenze. Ha continuato Baratto: «L’ecumenismo deve essere una grammatica della pace nell’ascolto ospitante, nelle diversità riconciliate, nel consenso differenziato. Oggi scarseggiano anche le parole per dire pace. È più importante sapere che, nonostante le differenze, abbiamo un legame. La pace c’è quando la gente con obiettivi diversi sa convivere». L’evento di Bari avrà un prosieguo nel 2028 a Firenze per un secondo Simposio che dovrà verificare l’esito degli impegni presi.</p>
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<p>George Militaru spera che, con il Patto, le Chiese non compiano solo un atto istituzionale, ma esso segni una svolta storica per la società italiana e per l’Europa. «Il Patto ci colloca su una strada rivoluzionaria e ci colloca nella storia dell’Alleanza tra Dio e l’essere umano. Nella Bibbia è Dio che convoca, e le alleanze trovano compimento in Cristo. Il Patto tra le nostre Chiese è un segno profetico per l’avvenire e non può essere non compreso alla luce dell’Alleanza nuova nella quale Dio abbatte il muro di separazione e crea un popolo che dialoga.</p>
<p>La prima caratteristica del Patto è l’ascolto, che prima era impensabile, perché occorreva sintonia con lo Spirito Santo. Il Patto è un atto di fiducia nello Spirito Santo. Ogni alleanza richiede conversione. La piena unità sarà frutto solo dello Spirito Santo e non sarà uniformità ma nella diversità. Il Patto ci impone di pregare perché Dio compi ciò che gli uomini non riescono a fare.</p>
<p>Al termine, Savina ha detto che il problema del Patto è la sua ricezione. Ogni comunità è chiamata a conoscerlo. «Auguro che ciascuna comunità possa vivere ciò che i responsabili delle chiese hanno vissuto».</p>
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			</item>
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		<title>Il vissuto religioso in Europa, Stati Uniti e America Latina</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/29/il-vissuto-religioso-in-europa-stati-uniti-e-america-latina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Caffagnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 06:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sae]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=83317</guid>

					<description><![CDATA[<p>Continua il racconto della sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche &#160; Il panorama religioso...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/29/il-vissuto-religioso-in-europa-stati-uniti-e-america-latina/">Il vissuto religioso in Europa, Stati Uniti e America Latina</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Continua il racconto della sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche</h5>
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<p>Il panorama religioso sotto la lente della sessione di formazione ecumenica del Sae &#8211; Segretariato attività ecumeniche a Camaldoli si è allargato lunedì pomeriggio in una visione globale con l’esame dei vissuti diversi di tre continenti. La secolarizzazione in relazione alle chiese, tema della 62° edizione, non è mai la stessa e, dove è presente, si mostra in proporzioni e maniere diverse. Da Dublino, lo storico delle religioni e teologo Massimo Faggioli, professore di ecclesiologia al Trinity College, membro della redazione de <em>Il Regno</em>, ha parlato della situazione statunitense della quale ha un’esperienza ventennale e alla quale sta tornando come docente all&#8217;Università di Villanova, Philadelphia.</p>
<p>Nell’introduzione, ha premesso che si è abituati a pensare agli Stati Uniti come a un’estensione dell’Europa, opinione che è stata vera in modo parziale e lo è ancora meno rispetto alla religione. «Negli Usa la religione, la politica e la società hanno una relazione di controtempo e di contropiede».</p>
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<p>Nell’America del nord la prima libertà è quella religiosa: essere religiosi, praticare una religione in modo non determinato dallo Stato. Non esiste una Chiesa di Stato, ma fino agli inizi del 900, ha sottolineato il relatore, lo Stato ha escluso i cattolici dalla lista delle tradizioni cristiane accettate. Con il trumpismo, la libertà religiosa viene riconosciuta alle chiese cristiane e a un certo tipo di ebraismo, in modo minore all’islam. C’è uno sforzo politico di reimporre il cristianesimo come la religione americana.</p>
<p>Secondo Faggioli, è difficile parlare di secolarizzazione in America perché, se esiste, è un’idea dell’Europa moderna, dalle guerre di religione in poi, molto meno negli Stati Uniti. A questo concorre anche il fatto che il termine più difficile da tradurre in inglese è laico e laicità, per una questione ontologica. Il concetto è obliquo rispetto al dna stesso degli Stati Uniti, che non è una nazione come le altre, è un atto di fede ancora prima di una convenzione politica.</p>
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<p>Lo storico si è poi concentrato sulle situazioni delle diverse confessioni cristiane, che hanno avuto traiettorie diverse di evoluzione e involuzione negli ultimi cento anni. Le componenti del cristianesimo americano &#8211; evangelica, latino americana, asiatica, e tutte le diverse componenti cattoliche &#8211; si posizionano in modo diverso rispetto alla secolarizzazione.</p>
<p>Faggioli ha parlato della frammentazione delle denominazioni protestanti che si dividono su temi come le culture, la sessualità, il gender e la questione razziale, mentre il cattolicesimo si mostra come un’alternativa, la sola grande chiesa che non si divide formalmente.</p>
<p>La sua opinione è che la secolarizzazione nell’America del nord tocchi maggiormente il mondo protestante perché esso si concede più facilmente a un certo tipo di modernità americana di imprenditoria e di commercio, tecnologica e tecnocratica, mentre il cattolicesimo non solo resiste meglio, ma diventa una chiesa rifugio. Se una persona non abbraccia il cristianesimo, abbraccia comunque qualcos’altro, vede la salvezza nella tecnologia, che diventa una forma di religione.</p>
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<p>Il vero problema americano non è la secolarizzazione rispetto alla fede in Dio, ma la secolarizzazione rispetto alla religione civile americana, un insieme di credenze per cui l’America è “la nostra chiesa”. C’è una crisi di fede nella religione civile.</p>
<p>Il trumpismo, sostiene Faggioli, non è solo il populismo, ma una forma di messianismo, che promette una salvezza politica e si pone su un sostrato americano: il Paese come la nazione eletta da Dio. Devi credere nell’America. È un problema importante, perché non c’è nessuna secolarizzazione più pericolosa che la caduta di fede nell’America.</p>
<p>Ha concluso lo storico: oggi il Paese è molto più colorato, chi fa opinione non proviene dal mondo europeo. C’è un protestantesimo non occidentale. Il trumpismo vuole che il cattolicesimo e il protestantesimo perdano il controllo sugli Stati Uniti. I pastori protestanti attorno alla Casa Bianca non sono tutto il protestantesimo americano, ma ne fanno parte integrante. La regola è diversa da quella che era.</p>
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<p>Sergej Tikhonov, docente all’Istituto teologico Sant’Eufemia di Reggio Calabria e dell’Istituto di scienze religiose di Reggio Calabria, maestro iconografo, ha parlato della confessione cristiana ortodossa nelle diverse aree dell’Europa orientale. Essa ne rappresenta la principale matrice identitaria culturale. Le percentuali più alte sfiorano il 90 per cento della popolazione che si riconosce nell’Ortodossia. Lo studioso ha presentato un ampio excursus sulla storia dell’est Europa nel XX secolo, sottolineando gli effetti dei regimi totalitari del blocco sovietico che ha portato a una secolarizzazione forzata della società e a un ateismo militante. Il culmine è stato raggiunto nell’Unione sovietica con persecuzioni feroci, chiese distrutte, preti e fedeli uccisi. In Romania il regime ha avuto un atteggiamento più conciliante verso le Chiese ortodosse perché erano un tutt’uno con l’identità nazionale romena.</p>
<p>Con la dissoluzione del regime sovietico, la caduta dei governi comunisti dal 1989 e il crollo del muro di Berlino è iniziata una notevole ripresa religiosa, in un passaggio repentino con forti interrogativi alle Chiese.</p>
<p>Tikhonov ha diviso il cammino dell’epoca post sovietica in tre archi temporali: l’ultimo decennio del’900, il ventennio 2000-2020, e il periodo che arriva a oggi.</p>
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<p>Nel primo periodo c’è stato molto interesse verso la religione in generale e molte persone sono approdate all’Ortodossia, pur senza conoscerne i fondamenti. In molti Paese era necessario ripristinare chiese e monasteri che erano stati spogliati e adibiti ad altri usi. Le comunità monastiche erano state disperse, e i preti sterminati. La maggior parte della popolazione era affetta da analfabetismo religioso. È emersa un’enorme domanda sacramentale.</p>
<p>In Romania il regime non ha potuto spegnere l’afflato religioso che accompagna le tradizioni popolari. La fede è rimasta radicata nella coscienza del popolo romeno ed è in contrasto con una forte povertà materiale. La Chiesa ortodossa è garante dell’unità nazionale in una situazione di forti pluralismi etnici, linguistici, politici e culturali. In collaborazione con lo Stato, dai primi anni ’90 sono stati sostenuti seminari e accademie teologiche ed è stato ripristinato l’insegnamento religioso ortodosso nelle scuole. La Chiesa ha istituito nuove strutture caritative e ha intensificato quelle esistenti.</p>
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<p>In Bulgaria il regime comunista ha avuto forti ripercussioni sulla religione. L’ateismo era parte essenziale dell’ideologia. La nuova Costituzione definisce religione tradizionale la confessione ortodossa orientale, ma lo Stato non contribuisce ai bisogni chiese se non con la concessione di qualche terreno. La frequentazione delle chiese non è alta, pochi sono i ministri di culto.</p>
<p>In Serbia la maggior parte del clero è stato annientato dagli ustascia e poi dai comunisti. Molte chiese sono state distrutte. Le generazioni sono cresciute senza l’educazione religiosa. Oggi c’è un ritorno di massa in chiesa che coinvolge i giovani.</p>
<p>Nella seconda parte della sua relazione, Tikhonov ha parlato della ricerca di una dottrina sociale della Chiesa ortodossa, un problema ancora più impegnativo del ripristino dei luoghi di culto. Per illustrare questo, ha commentato due importanti documenti, uno della Chiesa ortodossa russa (<em>Fondamenti della concezione sociale della Chiesa ortodossa russa</em>, 2000), l’altro del Patriarcato ecumenico (<em>Per la vita del mondo, Verso un ethos sociale</em>, 2020).</p>
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<p>Argomenti chiave del testo russo sono i rapporti tra Chiesa e Stato, guerra e pace morale individuale, salute e sanità, problemi di bioetica, chiesa e mass media, globalizzazione e secolarismo. Il testo costantinopolitano parla di attività della chiesa nella sfera pubblica, povertà e ricchezza, giustizia civile, relazioni ecumeniche e diritti umani, rapporto con la scienza.</p>
<p>Il docente ha spiegato che Mosca si sofferma sulla dottrina della <em>sinfonia</em> bizantina, una cooperazione tra Stato e Chiesa declinata per l’era post sovietica. Stabilisce fermi criteri di coesistenza con lo Stato: pur professando la reciproca non ingerenza, si riserva il diritto alla disobbedienza civile nel caso lo Stato imponga leggi contrarie alla morale cristiana.</p>
<p>Costantinopoli supera la nostalgia della sinfonia imperiale riconoscendo il pluralismo e la laicità dello Stato come spazi neutrali in cui i cristiani possono agire liberamente. Non cerca alleanze per imporre i dogmi cristiani, ma promuove una forte difesa della democrazia.</p>
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<p>Il documento russo guarda con diffidenza alla dottrina occidentale dei diritti umani, che sono ritenuti validi solo se subordinati ai doveri morali e alla legge di Dio. Ammette l’economia di mercato come legittima, con cautela. Condanna le speculazioni e l’usura. Pur condannando la violenza, ammette la legittimità della guerra difensiva a protezione della propria patria.</p>
<p>Il documento di Costantinopoli critica il capitalismo deregolamentato e il neoliberismo globale e invoca una reale giustizia distributiva globale. Rifiuta qualsiasi giustificazione religiosa, definendo le teorie della “guerra giusta” o della “guerra santa” estranee alla tradizione ortodossa. L’uso delle armi viene tollerato come male minore.</p>
<p>Riguardo alla secolarizzazione, ha continuato Tikhonov, per il documento moscovita non è un processo sociologico neutro, ma un progressivo allontanamento spirituale dalla verità divina. Per il testo costantinopolitano la secolarizzazione è vista come un fenomeno complesso che, nonostante presenti rischi di materialismo, ha il merito di avere liberato l’umanità da vecchie forme di oppressione.</p>
<p>Nell’ultima parte del suo intervento, Tikhonov ha disegnato la figura di un chierico ortodosso dell’Europa dell’est, marito e padre, che ha anche il compito del sostentamento della propria famiglia, dipendendo dalle offerte che i fedeli lasciano negli “offici privati” (sacramenti) e, nella diaspora occidentale, da un lavoro secolare.</p>
<p>Le mogli hanno un ruolo fondamentale nella vita parrocchiale e nell’accoglienza comunitaria, cantano e dirigono i cori. La chiesa domestica del presbitero è modello per le altre famiglie.</p>
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<p>Tra le nuove sfide dei parroci c’è quella di affrontare l’impatto sui fedeli delle informazioni frammentarie sulla fede veicolate attraverso le nuove tecnologie da guru che spingono a un’ascesi durissima o a posizioni ultranazionaliste. Una forte esigenza pastorale è quella di avere nuovi catechismi e di valorizzare maggiormente l’Eucaristia. Secondo Tikhonov «è importante conservare e approfondire la memoria dei nuovi martiri e confessori della fede che hanno reso possibile l’esistenza e l’attività delle Chiese ortodosse durante le persecuzioni sovietiche. L’Ortodossia deve essere viva e le Chiese capaci di offrire delle risposte all’uomo contemporaneo in una società liquida, frammentata e secolarizzata».</p>
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<p>Uno sguardo “disincantato” sull’America Latina è quello di Hanz Gutierrez, laureato in filosofia, teologia e medicina, docente di Etica, Bioetica, Filosofia della Religione, teologia della salute, psicologia della religione presso la Facoltà avventista di teologia di Firenze.</p>
<p>Contro gli euforici della secolarizzazione, che prevedono il tramonto della religione, la secolarizzazione è stata costretta a un drastico ridimensionamento, ha esordito il docente. «La religione si scopre profondamente toccata, influenzata senza governo, nel paradigma della secolarizzazione. La religione che conosciamo oggi, quella avventista, è per molto figlia della secolarizzazione e si presenta come un’estensione paradossale della stessa secolarizzazione, a prova che la secolarizzazione ha ceduto nella forma, ma non nella sostanza e nella trasversalità. Io sono più secolarizzato di quando sono arrivato 30 anni fa a Firenze. A noi, uomini del sud, a me, la religione che in occidente è di ritorno appare, tutto sommato, disincantata, come lo è tutto l’occidente. Sono disincantate la scienza, la politica, l’economia, anche le teologie e le ermeneutiche. Non è facile sbarazzarsi della religione ma neanche della secolarizzazione».</p>
<p>Secondo Gutierrez, non basta, per superare la secolarizzazione, andare di più in chiesa o provare a leggere la Bibbia. «La secolarizzazione non è evento storicamente circoscritto, è un meccanismo culturale paradossale che agisce anche di nascosto, e dunque bisogna approcciarla con umiltà, onestà e curiosità. La complessità della secolarizzazione si manifesta nelle forme diverse e contrastate che la secolarizzazione ha partorito: più antireligiosa in Europa, più inclusivamente pluralista negli Usa. Quella dell’America Latina fa una magra figura, perché è descritta come mancante incompleta».</p>
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<p>Il teologo rovescia questa tesi. «L’Europa non ha capito che la secolarizzazione latino-americana non è incompleta, ma di natura diversa, incantata. Sono un difensore della secolarizzazione incantata, prodotta dalla spiritualità latinoamericana, da un fenomeno secolare come il realismo magico, più conosciuto nella letteratura latino-americana. Questa secolarizzazione, che l’Europa vorrebbe un riflesso e non lo è, ha vita propria, attiva. Le diaspore del sud del mondo nelle nostre città non sono residui arcaici ma esperimenti ipermoderni. Nell’applicazione della secolarizzazione europea, la secolarizzazione incantata sudamericana rovescia il paradigma e pretende di insegnare qualcosa alla secolarizzazione europea».</p>
<p>Per il tipo di uso della tecnologia, per l’economia di mercato, la configurazione dei territori come stati nazione più di 200 anni fa, per il grado di differenziazione dei ruoli sociali, non si può dire che l’America Latina non sia moderna e non sia stata profondamente toccata dalla modernità, ha continuato Gutierrez. «Questa modernità assimilata paradossalmente è porosa, non si chiude, perché prova a filtrare la presenza di Dio. La secolarizzazione incantata non si gioca in chiesa ma fuori dalla chiesa. La maggior parte dei latino americani cristiani è eterodosso rispetto alla propria chiesa, perché fa ciò che gli viene negato in chiesa. Io provo a fare una rilettura della teologia della liberazione. Non è un’eccezione. È uno dei prodotti ricorrenti. Siamo un continente ibrido, misto dal punto di vista culturale, proviamo a mettere insieme modernità e fede in modo originale».</p>
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<p>Il relatore ha ripreso due domande che la teologia pone alla modernità e al cristianesimo moderno: «“Può esistere una religione senza incantesimo? L’incantesimo mette necessariamente da parte la ragione?”. Io rispondo di no. La secolarizzazione incantata latino americana presuppone quattro spostamenti teologici importanti: 1) il passaggio dall’individuo al gruppo; 2) dalla chiesa alla vita o al mondo. Non vuole confessionalizzare il mondo ma de-confessionalizzare la fede; 3) dalla ragione al sentimento che non è fine a sé stesso, è lo strumento per cogliere la meraviglia di Dio nel mondo, è la consapevolezza della propria incompletezza e vulnerabilità; 4) da una teologia dottrinale a una teologia poetica che si apre ad accogliere il senso che ci precede».</p>
<p>Per questo, ha concluso Gutoerrez, «la teologia poetica è una teologia contemplativa, che osa incantare il mondo. Non reifica il modo di vivere la fede. Questa teologia poetica trova l’incantesimo non ai margini della vita ma al centro della vita. Secondo Weber, “La rivoluzione protestante era nata dal mettere l’ascetismo nel mezzo del mondo”. Oggi la sfida del protestantesimo è come mettere la poetica al centro del mondo. Riusciremo a fare questo?».</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/29/il-vissuto-religioso-in-europa-stati-uniti-e-america-latina/">Il vissuto religioso in Europa, Stati Uniti e America Latina</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Secolarizzazione: nemica o amica delle religioni?</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/28/secolarizzazione-nemica-o-amica-delle-religioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Caffagnini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 09:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sae]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entra nel vivo la sessione estiva di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche &#160; Alla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Entra nel vivo la sessione estiva di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche</h5>
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<p>Alla sessione di formazione ecumenica del Sae, in apertura ieri 27 luglio a Camaldoli, si è entrati nel tema con le definizioni sociologiche dei processi di secolarizzazione e del secolarismo, un progetto politico che vuole la separazione tra sfera politica e religiosa. In collegamento video, la filosofa Debora Spini è risalita al concetto del padre della sociologia moderna, Max Weber, per il quale secolarizzazione, usato da lui raramente, indicava, a differenza di ora, il processo attraverso il quale lo Stato avocava a sé i beni della Chiesa cattolica. Il filosofo preferiva usare la parola disincanto, che è l’effetto della modernità: il mondo non è più magico, sono la scienza e la tecnologia gli strumenti che ci spiegano il mondo.</p>
<p>Weber, ha continuato Spini, «vede in generale la religione come vittima del disincanto, ma dando una spiegazione sottile. Il disincanto del mondo è anche l’ultimo risultato di un processo di intellettualizzazione della religione che avviene lungo una linea ininterrotta che inizia con l’antico Israele con il divieto dell’idolatria. Un fenomeno che continua con il cristianesimo e ha il suo picco nella Riforma protestante».</p>
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<p>Peter Ludwig Berger è uno dei sociologi che hanno sviluppato la teoria della secolarizzazione, vista come destino necessario che portava a una progressiva irrilevanza della religione nella sfera pubblica, sempre più accomodata alla modernità e intimista. Questa progressiva irrilevanza, secondo Spini, è solo una delle spiegazioni. Infatti anche Berger tornò sui suoi passi.</p>
<p>Come sosteneva il filosofo canadese Charles Taylor, la secolarizzazione non portava a un arretramento della religiosità, ma a una trasformazione dell’essere religiosi. Il fatto che oggi ci rivolgiamo alla scienza non vuol dire che non si possa essere religiosi: si è religiosi in maniera diversa.</p>
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<p>«Guardando alla politica internazionale dell’ultimo ventennio – l’attentato alle torri gemelle, il fenomeno dei talebani in Afghanistan, l’ascesa dei nazionalismi, la destra religiosa negli Usa – molti sociologi parlano di de-secolarizzazione o riscossa delle religioni. Io ritengo sia più fertile la spiegazione di Taylor: è il cambiamento delle credenze. Molti fenomeni di radicalismo religioso spiegati dal fatto che oggi si possa fare una scelta. Essere religiosi assume in molti casi una caratteristica molto più radicale».</p>
<p>Anche il secolarismo significa diversi modelli. Due esempi ricorrenti, citati dalla relatrice, sono il caso della Francia, con un’espulsione della religione dalla sfera pubblica, e la diminuzione del peso delle istituzioni ecclesiali, che contano come altre associazioni, e quello degli Stati Uniti, dove la separazione è tra lo Stato e le Chiese, non tra la società e le Chiese. Nella tradizione costituzionale Usa nessuna chiesa aveva privilegio rispetto alle altre. Oggi il modello è in crisi perché il muro di separazione sta cadendo e c’è una forte connessione tra il governo e una certa visione religiosa.</p>
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<p>Da trent’anni nel dibattito della filosofia sociale si parla di post secolare, ha proseguito Spini. «Se si adotta una visione di secolarizzazione in termini esclusivamente oppositivi, più secolarizzazione equivale a meno religione, post secolare può voler dire sconfitta della modernità e una sorta di rivincita delle religioni. Ma se si assume la visione di Taylor, possiamo concepire la società post secolare come una società pluralista che cerca di fare posto a credenti e non credenti e che ricerca dei punti comuni. Questa visione è legata al nome fondamentale di Jürgen Habermas, che ha cercato di fondare una teoria della democrazia su presupposti discorsivi razionalizzabili. Non è un nostalgico delle religioni, ma ha incluso questa definizione di post secolare nella sua teoria della democrazia. Vivendo in un mondo globale in cu convivono persone di diverse culture, non possiamo chiedere a tutti di rinunciare a un pezzo importante dell’identità, qual è quella religiosa. Dobbiamo pensare a una democrazia post secolare accogliente, nella quale tutte le religioni possono conversare e liberamente discutere nella sfera pubblica».</p>
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<p>Al termine del suo intervento, la filosofa ha accennato ai dibattiti più recenti nelle scienze sociali e in teologia in cui molti studiosi e studiose di Asia, Africa e America Latina guardano a tutta la discussione occidentale sulla secolarizzazione come un tema che non li riguarda perché si tratta di un concetto troppo determinato dalla teologia cristiana, che regge solo all’interno di una prospettiva giudeo-cristiana e non ci aiuta a spiegare alcune trasformazioni politiche del mondo di oggi. Ha concluso sottolineando le grandi sfide odierne in termini di pluralismo religioso: come costruire società democratiche accoglienti e continuare a garantire alcune conquiste comuni di base? Fino a dove si deve spingere il pluralismo religioso per salvaguardare diritti e doveri universali?</p>
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<p>Nella prima mattinata della sessione del Sae a Camaldoli, proseguendo sul tema della secolarizzazione e “oltre”, Luigi Berzano, professore emerito di Sociologia all’Università di Torino e parroco in provincia di Asti, ha rilevato i due limiti maggiori della teoria: la previsione di un’eclissi del sacro che non è avvenuta, e il non avere visto i suoi effetti positivi. «La pars construens della secolarizzazione è stata la liberazione dalle false religioni. Lo diceva Bonhoeffer che la secolarizzazione fa bene alle religioni». Soffermandosi sull’oltre, su cosa succede oggi a chi è appassionato di Gesù e vive all’interno delle società secolari, nella quarta secolarizzazione registrata dalla sociologia, quella degli stili di vita, lo studioso ha analizzato l’oltre in quattro contesti tipici: la diaspora, la disseminazione, la pluralizzazione spirituale e la ri-significazione dei simboli.</p>
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<p>«Usiamo la categoria della diaspora, che ha significato territoriale, in senso esistenziale. I credenti entrano in un altro mondo di cui sono cittadini leali e rispettosi. La diaspora pone quattro sfide: la prima è rinunciare alla cristianità, al sogno di abbracciare l’intera società e accettare che si organizzi da sola, come se Dio non ci fosse, rispettando la laicità. La seconda è non drammatizzare i rischi e l’unità. Abbiamo guardato negativamente la pluralizzazione cristiana, mentre aver visto la dignità delle diverse spiritualità è importante. È il modo di temporalizzare il messaggio evangelico. La terza sfida è restare diversi, essere “fuori luogo”. Una condizione per essere fedeli al Vangelo. Un po’ di diaspora esistenziale nelle nostre comunità ci fa restare diversi. La quarta sfida è l’andare oltre. Agli ebrei e ai cristiani la diaspora ha garantito il radicamento mentale sulle Scritture, sui gesti rituali, sui simboli. Le chiese alla domenica sono vuote ma si riempiono per i riti di passaggio».</p>
<p>Il secondo contesto delineato da Berzano è la disseminazione, «che evoca le seminagioni, ma che non è dissoluzione. È la volontà di non imporsi ma di non lasciarsi decostruire, caratteristiche che indicano elementi riscontrabili anche nello stile di Gesù dei Vangeli. È lo stile dei cristiani descritti nella Lettera a Diogneto, organizzati in chiese domestiche che rappresentano “strutture di plausibilità”, che confermano l’identità sociale e lo stile di vita. Le distinzioni tra chiese qui vengono meno, tutti apparteniamo allo stesso sogno».</p>
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<p>Il terzo contesto è la pluralizzazione spirituale, «spesso definita frettolosamente sincretismo o bricolage. Oggi molti avvertono l’esigenza di costruire un cammino interiore personale, capace di integrare conoscenza scientifica, esperienza umana, sensibilità etica e apertura al mistero. Molti non accettano un’autorità religiosa fondata esclusivamente sul dogma o sulla tradizione ma cercano un rapporto diretto con il divino. Le Chiese storiche rimangono però custodi della memoria cristiana, della tradizione biblica, della riflessione teologica, rinunciando alla pretesa di essere l’unica autorità religiosa assoluta». A loro è richiesto di essere più sagge, lungimiranti verso chi vuole vivere una vita buona, giusta, ricca e profonda anche se non attraverso la fede cristiana.</p>
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<p>Il quarto contesto in cui viviamo, che tocca di più le Chiese, è la ri-significazione dei simboli. «Le nostre Chiese hanno abbondanza di simboli, però il significato di molti è venuto meno. A volte le chiese celebrano dei simboli poveri, che non hanno più significato o sono depotenziati. Tutto è simbolo e deve essere risignificato, questo chiedono la modernità e la scienza. Non è eresia. Occorre ri-significare sacramenti, celebrazione eucaristica. Se non c’è risonanza emotiva significhiamo un simbolo e non un significato. Spesso i giovani non vanno in parrocchia ma a Taizè perché trovano una risonanza emotiva. Ho conosciuto don Michele Do. In una situazione marginale ha risignificato tutto. Il suo Credo è una poesia».</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/28/secolarizzazione-nemica-o-amica-delle-religioni/">Secolarizzazione: nemica o amica delle religioni?</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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