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	<title>Chiese e società - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 07:12:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Chiese e società - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>Le scuole cristiane di Gerusalemme sollecitano il ritorno degli studenti</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/le-scuole-cristiane-di-gerusalemme-sollecitano-il-ritorno-degli-studenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consiglio ecumenico delle chiese: «Chiediamo che gli insegnanti ottengano i permessi necessari e che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il Consiglio ecumenico delle chiese: «<span lang="EN-US"><span dir="auto">Chiediamo che gli insegnanti ottengano i permessi necessari e che a nessuno venga impedito l&#8217;accesso alla Città Santa»</span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una dichiarazione, le scuole cristiane di Gerusalemme hanno sollecitato il rinnovo dei permessi per insegnanti e personale scolastico, affinché gli studenti possano frequentare le lezioni in sicurezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="AR-SA"><span dir="auto">«</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Per centinaia di anni, le scuole cristiane di Gerusalemme hanno portato avanti una missione educativa, formativa e umanitaria profondamente radicata, diventando parte integrante dell&#8217;identità della città e del suo tessuto culturale e sociale», si legge nella dichiarazione. </span></span><span lang="AR-SA"><span dir="auto">«</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Nel corso della loro storia, le nostre scuole si sono impegnate a fornire un&#8217;istruzione di qualità ed eccellenza, e a formare generazioni fondate sulla conoscenza, sui valori, sul senso di appartenenza e sulla responsabilità».</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="EN-US"><span dir="auto">Mentre le scuole si preparavano ad aprire il nuovo anno accademico 2026-2027, i permessi di ingresso per oltre 70 insegnanti e membri del personale non sono stati rinnovati.  «</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Ciò è avvenuto improvvisamente e senza preavviso, impedendo loro di raggiungere le rispettive scuole e compromettendo direttamente la preparazione degli istituti all&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico», si legge nel testo.  «</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">L&#8217;assenza di un numero così elevato di membri del personale incide su diversi aspetti della vita scolastica, tra cui i servizi didattici, amministrativi e sanitari, oltre ai servizi di pulizia e alle procedure di sicurezza».</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="EN-US"><span dir="auto">Ciò rende impossibile garantire un inizio sicuro e stabile per gli studenti, si legge nella dichiarazione. </span></span><span lang="AR-SA"><span dir="auto">«</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Pur riaffermando il nostro pieno impegno a favore del diritto all&#8217;istruzione dei nostri studenti, sottolineiamo anche l&#8217;importanza della missione educativa e formativa svolta dalle nostre scuole, che costituisce parte essenziale della nostra identità, cultura e presenza nella città di Gerusalemme. </span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Il ripetersi di tali misure destabilizza le nostre scuole, ostacola la loro capacità di adempiere alla propria missione e ha ripercussioni negative sugli studenti, le loro famiglie, il personale docente e la società nel suo complesso».</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="EN-US"><span dir="auto">Il pastore Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, ha osservato che le scuole cristiane, soprattutto a Gerusalemme, sono state per decenni un faro di ricca cultura e istruzione, alcune da oltre 100 anni. </span></span></p>
<p><span lang="AR-SA"><span dir="auto">«</span></span><span dir="auto">Constatiamo che  </span><span lang="EN-US"><span dir="auto">le barriere di separazione e il sistema di permessi imposti dalle autorità israeliane, che limitano l&#8217;ingresso dei palestinesi della Cisgiordania a Gerusalemme, sono stati applicati in modo molto rigido dopo il 7 ottobre 2023. E negli ultimi due anni non sono stati rilasciati permessi», ha affermato Pillay.  </span></span><span lang="AR-SA"><span dir="auto">«</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Recentemente, questo sistema ha bloccato anche gli insegnanti, oltre a centinaia di migliaia di lavoratori in altri settori».</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="EN-US"><span dir="auto">Il Consiglio ecumenico delle chiese guarda a questo atto con grande preoccupazione, dato che l&#8217;anno scolastico è iniziato il 1° settembre.  «</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Impedire agli alunni di esercitare il loro diritto all&#8217;istruzione, impedendo agli insegnanti di accedere alle scuole a causa del sistema di permessi israeliano, costituisce una violazione dei diritti umani», ha affermato Pillay.  «</span></span><span lang="EN-US"><span dir="auto">Mettiamo in discussione la logica di tali limitazioni imposte agli insegnanti e la violazione dei diritti umani da parte del governo israeliano. Chiediamo che gli insegnanti ottengano i permessi necessari e che a nessuno venga impedito l&#8217;accesso alla Città Santa». </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><span dir="auto">Foto: </span><span dir="auto">Albin Hillert/WCC</span></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/le-scuole-cristiane-di-gerusalemme-sollecitano-il-ritorno-degli-studenti/">Le scuole cristiane di Gerusalemme sollecitano il ritorno degli studenti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UK. Servizio di cappellania al festival di musica rock</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/uk-servizio-di-cappellania-al-festival-di-musica-rock/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:25:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[cappellania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno prestato servizio 45 cappellani provenienti da tutto il Regno Unito, tra cui molti battisti...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1">Hanno prestato servizio 45 cappellani provenienti da tutto il Regno Unito, tra cui molti battisti</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Anche quest’anno al festival di musica rock <i>Download</i> – arrivato alla sesta edizione – c’è stato un servizio di cappellania a disposizione dei partecipanti.</p>
<p class="p1">Precedentemente noto come Monsters of Rock, il Download è un festival rock che quest’anno ha attirato circa 80-90.000 persone al circuito automobilistico di Donington Park, nel Leicestershire. Tra gli artisti principali figuravano Guns N’ Roses, Limp Bizkit e Linkin Park. C’è stata anche la visita dell’attore hollywoodiano Keanu Reeves e della sua rock band Dogstar, che si sono esibiti per 30 minuti sul palco Opus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Hanno prestato servizio 45 cappellani provenienti da tutto il paese, tra cui molti battisti. «L’accoglienza da parte dei Downloaders è sempre stata ottima da quando abbiamo iniziato sei anni fa», ha detto Roy Monks, pastore della Castle Donington Baptist Church, e tra gli organizzatori del servizio di assistenza spirituale. «Nonostante questa volta ci siamo spostati in un’altra area, la gente è comunque accorsa in massa al nostro tendone principale nell’arena. Molti si sono recati anche a un altro tendone che avevamo allestito vicino al District X, una sorta di spazio per il dopo-concerto dove le persone si ritrovano tra bar, negozi e aree post-evento fino alle prime ore del mattino. Molti ci contattano apertamente quando ci vedono girare per il sito con i nostri giubbotti ad alta visibilità da cappellani, e abbiamo l’opportunità di aiutarli concretamente, ad esempio dando indicazioni logistiche e supporto nell’ottenere assistenza medica».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Ma non è solo l’aspetto pratico che i partecipanti al festival apprezzano. I cappellani hanno celebrato un culto con Cena del Signore durante il Download Festival e si tengono in contatto con un coordinatore della preghiera tramite una piattaforma online. In questo modo, tutti i cappellani possono inviare immediatamente una richiesta di preghiera, sapendo che verrà presa in carico dal coordinatore e inoltrata a coloro che hanno accettato di pregare durante il festival.</p>
<p class="p1">«Dio è certamente all’opera in questo luogo», ha aggiunto Monks. «Siamo stati felicissimi di ricevere un ringraziamento da due persone per le quali avevamo pregato l’anno scorso. Al loro ritorno, hanno trovato una chiesa, si sono battezzate e poi si sono offerte di aiutarci al Download Festival del prossimo anno».</p>
<p class="p1">Dopo il successo del servizio di assistenza spirituale al Download Festival, la società di produzione di eventi <i>Far and Beyond</i> ha invitato un team di assistenza spirituale ai rave di quest’anno, che attirano circa 3.000 giovani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">La tenda dell’assistenza spirituale è stata posizionata appena fuori dall’ingresso, vicino ai paramedici, al personale di sicurezza e al team di gestione in loco. «È abbastanza vicina da essere visibile, ma abbastanza lontana dalla musica da offrire un rifugio di aiuto a chi ne ha bisogno», ha detto Monks. «Siamo diventati uno spazio sicuro per i partecipanti, che spesso condividono le loro storie personali e chiedono preghiere. Abbiamo un tavolo ben fornito di materiale informativo e possiamo preparare tè e caffè, oltre a offrire preghiere e un ascolto attento. Questo servizio è stato esteso anche al personale».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">I rave si terranno di nuovo in autunno e, ancora una volta, è stato invitato un team di assistenza spirituale. «Crediamo che Dio abbia aperto un’opportunità in questi luoghi dove molti sperimentano una profonda ricerca spirituale», ha detto Monks.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6 class="p1">Foto: Baptist Times</h6>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/uk-servizio-di-cappellania-al-festival-di-musica-rock/">UK. Servizio di cappellania al festival di musica rock</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le chiese per i bambini vittime di guerre in Africa</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/le-chiese-per-i-bambini-vittime-di-guerre-in-africa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei conflitti armati l’infanzia viene sfruttata per tristi scopi di fiancheggiamento della violenza &#160; In...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/le-chiese-per-i-bambini-vittime-di-guerre-in-africa/">Le chiese per i bambini vittime di guerre in Africa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Nei conflitti armati l’infanzia viene sfruttata per tristi scopi di fiancheggiamento della violenza</h5>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">In tutta l&#8217;Africa, le chiese stanno intensificando gli aiuti ai bambini colpiti da guerre civili e conflitti, mentre le crisi si moltiplicano nel continente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Costretti a vivere in campi profughi, i bambini diventano bersaglio di gruppi armati che li reclutano come soldati bambini, messaggeri, spie, cuochi, facchini, guardie e informatori. Sul tema sono intervenuti i principali gruppi ecumenici del continente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La pastora Angele Wilson Dogbe, direttrice dell&#8217;ufficio regionale di Lomé, in Togo, della Conferenza delle chiese di tutta l&#8217;Africa, ha affermato che le comunità di fede sono profondamente allarmate e preoccupate per la situazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Pertanto, la Conferenza non considera la situazione semplicemente come una crisi di sicurezza, ma fondamentalmente come una crisi di protezione dell&#8217;infanzia, di istruzione, di diritti umani, umanitaria e di consolidamento della pace», ha affermato Dogbe.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dogbe ha aggiunto che la povertà, lo sfollamento, l&#8217;insicurezza o il desiderio di proteggere se stessi, le proprie famiglie e le proprie comunità, spingono i bambini ad unirsi a gruppi armati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Dobbiamo quindi evitare di considerare i bambini associati a gruppi armati semplicemente come carnefici. Sono, prima di tutto, bambini i cui diritti sono stati violati e che necessitano di protezione, riabilitazione e reintegrazione».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Alcuni dei conflitti più letali si stanno verificando in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia e nel nord della Nigeria. Molti bambini muoiono sui fronti di battaglia, mentre altri sono vittime di rapimenti o sequestri. Milioni di altri sono sfollati e non possono andare a scuola.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Abdalla Ali Kori, segretario generale del Consiglio delle chiese del Sudan, ha affermato che la guerra ha reso difficile per il Consiglio intervenire, nonostante molti bambini siano tra le principali vittime del conflitto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Da Khartoum mi giungono notizie di bambini reclutati, anche piccolissimi, e mandati in guerra», ha detto Kori. «È tutto nel caos. La gente è in fuga. Le persone sono disperse, ma è evidente che i bambini sono gravemente colpiti».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Suganya Kimbrough, direttrice per lo sviluppo dei programmi e la garanzia della qualità dell’organizzazione World Vision Somalia, ha affermato che il prolungato conflitto in Somalia sta rubando l&#8217;infanzia ai bambini, spingendoli dalle aule scolastiche alla fame e poi dalla fame al conflitto: «È una una crisi che richiede l&#8217;urgente attenzione del mondo. I bambini sono il futuro della Somalia, e quel futuro viene eroso proprio sotto i nostri occhi».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo il pasotre Uzoaku Williams, vicesegretario generale dell&#8217;Associazione cristiana della Nigeria, dopo oltre 15 anni di insurrezione, banditismo e scontri intercomunitari, un gran numero di bambini vive in campi profughi con accesso limitato a cibo, assistenza sanitaria e istruzione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Continuano a giungere segnalazioni di rapimenti scolastici, reclutamento in gruppi armati e bambini che crescono nei campi profughi senza conoscere altro che il conflitto», ha affermato, spiegando che la situazione rimane critica, in particolare nel nord-est, nel nord-ovest e in alcune zone del centro-nord della Nigeria.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Williams ha affermato che le chiese in Nigeria stavano offrendo soccorso e protezione; gestendo centri di supporto per gli sfollati interni; fornendo cibo, alloggio e assistenza medica; e aiutando a reintegrare i bambini che lasciavano i gruppi armati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Ci impegniamo anche nel dialogo interreligioso per costruire comunità più sicure. Abbiamo sviluppato congiuntamente un codice di condotta per porre fine alla violenza contro i bambini con il supporto dell&#8217;UNICEF», ha concluso Williams.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Photo: Paul Jeffrey/WCC</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/le-chiese-per-i-bambini-vittime-di-guerre-in-africa/">Le chiese per i bambini vittime di guerre in Africa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La chiesa valdese verso l’Europride 2027</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/03/la-chiesa-valdese-verso-leuropride-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Grill]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Di Carlo]]></category>
		<category><![CDATA[europride]]></category>
		<category><![CDATA[lgbtqia+]]></category>
		<category><![CDATA[refo+]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le chiese metodiste e valdesi rinnovano l&#8217;impegno contro le discriminazioni di genere &#160; &#160; Europride...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="entry-subtitle">Le chiese metodiste e valdesi rinnovano l&#8217;impegno contro le discriminazioni di genere</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Europride</strong> è un evento internazionale dedicato alla visibilità, all&#8217;inclusione e ai diritti della comunità LGBTQIA+. Dopo anni l&#8217;evento torna in Italia, a Torino, città simbolo della lotta per i diritti.</p>
<p>Ogni edizione di Europride rappresenta un momento cruciale di aggregazione e lotta per l’uguaglianza in Europa. Questa edizione sarà un importante passo nella strada dei diritti per la città, per l’Italia e per tutta Europa. Anche per questi motivi un atto del Sinodo chiede alle chiese metodiste e valdesi di agevolare la partecipazione comunitaria a questo grande evento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="col-lg-9">
<div class="entry-content">
<p class="wp-block-paragraph">Le chiese metodiste e valdesi rinnovano così l’impegno contro le discriminazioni di genere: vocazione evangelica vuol dire accoglienza incondizionata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Ne parliamo con <strong>Emma Amarilli Ascoli</strong>, copresidente della <strong>Refo+</strong>, Rete Evangelica Fede, Orientamenti e Generi e la pastora <strong>Daniela Di Carlo</strong>, coordinatrice della Commissione fede, genere e sessualità.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/QtoraH34h-M?si=AeLo5qwdTcs5aaoT" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/03/la-chiesa-valdese-verso-leuropride-2027/">La chiesa valdese verso l’Europride 2027</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/casita-nazareth-cura-e-speranza-per-i-bambini-in-argentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa evangelica luterana in argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Ierp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una casa pastorale centenaria è stata trasformata in uno spazio di gioia e apprendimento che...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/casita-nazareth-cura-e-speranza-per-i-bambini-in-argentina/">Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1">Una casa pastorale centenaria è stata trasformata in uno spazio di gioia e apprendimento che offre sostegno e speranza a oltre 20 bambini</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Un secolo fa, era la casa del pastore e della sua famiglia della Congregazione Evangelica di Humboldt, situata nella provincia di Santa Fe, nel nord dell’Argentina. Dopo il trasferimento della famiglia pastorale, la casa rimase vuota, ma oggi è di nuovo piena di vita, gioia, giochi e apprendimento. <i>Casita Nazareth</i>, come viene chiamata ora, è un progetto diaconale gestito dalla Chiesa Evangelica del Río de la Plata, che offre uno spazio prezioso per il sostegno, la guida e lo sviluppo di bambini e ragazzi della comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">L’iniziativa si sostiene grazie all’impegno dei volontari e al generoso contributo di privati, residenti e aziende locali, che collaborano per rendere possibili le diverse attività e la manutenzione della struttura.</p>
<p class="p1">Il progetto è nato su iniziativa del diacono Rubén Mohr, che ha proposto di dare una nuova vita all’ex canonica, utilizzata dalla comunità per circa 100 anni. Un comitato della comunità locale ha approvato la proposta e ha avviato i lavori di restauro dell’edificio per trasformarlo in uno spazio pensato appositamente per i bambini. Da allora, Mohr ha sostenuto da vicino lo sviluppo di Casita Nazareth e partecipa attivamente alla sua gestione quotidiana.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Casita Nazareth ha aperto le sue porte il 5 novembre 2024 con soli sei bambini. Oggi accoglie 22 ragazzi e ragazze ogni martedì e giovedì, mentre altri rimangono in lista d’attesa perché non c’è più spazio sufficiente per soddisfare la crescente domanda. Il team di volontari organizza laboratori di cucina, riciclo, coltivazione di ortaggi, giardinaggio, giochi e musica, offrendo un luogo dove imparare, creare, condividere e scoprire nuove abilità.</p>
<p class="p1">Tuttavia, i partecipanti sottolineano che il più grande risultato del progetto non sono le attività in sé, ma l’atmosfera che si è creata. «Abbiamo creato un luogo dove tutti possiamo esprimerci, imparare, condividere, giocare e ridere; un luogo dove ogni persona è valorizzata e dove impariamo ad accettare le differenze, cercando al contempo il benessere del gruppo», afferma Edith Weder, volontaria del progetto. Un luogo dove ogni bambino trova uno spazio per sentirsi ascoltato, rispettato e incluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Weder spiega che molti dei giovani arrivano con le proprie storie, difficoltà e sfide, e l’obiettivo quotidiano è aiutarli a scoprire i propri talenti, a costruire la propria autostima e a incoraggiarli a guardare al futuro con speranza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">L&#8217;esperienza ha profondamente trasformato anche coloro che prestano servizio a Casita Nazareth. Ripensando al percorso intrapreso finora, Weder riconosce che Dio aveva in serbo qualcosa di diverso per lei. «In una società segnata dall’individualismo e dall’egoismo, dobbiamo impegnarci. C’è così tanto da fare. Non possiamo dare per scontato che il lavoro spetti sempre agli altri», riflette. Per lei, questo progetto ha riacceso l’amore per il prossimo che aveva imparato dai suoi genitori e le ha permesso di scoprire un nuovo modo di vivere la sua fede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Casita Nazareth è diventata così espressione concreta del servizio diaconale dell’IERP. In un’ex casa pastorale che ha trovato una nuova destinazione d’uso, ogni incontro, ogni laboratorio e ogni sorriso ricordano che la Chiesa annuncia il Vangelo anche quando apre le sue porte per prendersi cura, accompagnare e offrire speranza alle giovani generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><em>(Da: <a href="http://www.lutheranworld.org">www.lutheranworld.org</a>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6 class="p1">Photo: Rubén Mohr</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/casita-nazareth-cura-e-speranza-per-i-bambini-in-argentina/">Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sionismo cristiano, parliamone</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/sionismo-cristiano-parliamone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Kovacs]]></category>
		<category><![CDATA[Mitri Raheb]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo cristiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via a Istanbul una conferenza internazionale organizzata dalla Chiesa presbiteriana degli Usa e dall&#8217;università...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Al via a Istanbul una conferenza internazionale organizzata dalla Chiesa presbiteriana degli Usa e dall&#8217;università di Betlemme &#8220;<span class="s1">Dar al-Kalima&#8221;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Ieri 1° settembre a <strong>Istanbul</strong>, l&#8217;Università &#8220;Dar al-Kalima&#8221;, in collaborazione con la Chiesa Presbiteriana (USA), ha aperto la conferenza internazionale &#8220;<strong>Cristianesimo senza sionismo: mappare e contrastare il sionismo cristiano in Asia e Africa</strong>&#8220;, che fino al 6 settembre riunisce studiosi, teologi, leader religiosi e attivisti per offrire una piattaforma fondamentale per esaminare criticamente l&#8217;ascesa del sionismo cristiano, i suoi fondamenti teologici e biblici e i suoi legami con il colonialismo e le realtà politiche contemporanee, in particolare il loro impatto su chiese e comunità in tutto il Sud del mondo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p3"><span class="s2">Per sionismo cristiano si intende quella corrente di pensiero teologico, radicato soprattutto in ambito evangelico protestante, </span><span class="s3">che ritiene il ritorno degli <span class="s4">ebrei</span> nella <span class="s4">Terra Santa</span> e la fondazione dello Stato di <span class="s4">Israele</span> nel <span class="s4">1948</span> segno del compimento delle <span class="s4">profezie</span> <span class="s4">bibliche</span>.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Attraverso interventi di relatori di spicco, presentazioni di ricerche, tavole rotonde, workshop e dibattiti strategici, i partecipanti studieranno le voci teologiche impegnate nel decolonialismo, radicate nella giustizia, nella pace e nella solidarietà con la Palestina; rafforzeranno le reti internazionali; e svilupperanno risorse pratiche per fornire a chiese e istituzioni teologiche gli strumenti necessari per conoscere e contrastare il sionismo cristiano, considerato uno degli ostacoli al dialogo e al raggiungimento di un obiettivo di convivenza nella regione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Dalla riflessione critica all&#8217;azione collettiva, la conferenza si propone di promuovere una testimonianza cristiana fondata sulla giustizia, la dignità e la speranza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>L&#8217;Università &#8220;Dar al-Kalima&#8221;</strong> è un istituto di istruzione superiore unico nel suo genere in Palestina, incentrato sulla creatività e sul pensiero critico. Offre diplomi e lauree triennali nelle arti visive e performative. L&#8217;obiettivo è preservare l&#8217;identità palestinese e dare alle giovani generazioni gli strumenti per svolgere un ruolo attivo nella società in cui si trovano a vivere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Un <strong>atto</strong> dell’assemblea generale del 2024 della PcUsa, la <strong>Chiesa presbiteriana negli Stati Uniti</strong> invita la chiesa «a collaborare con i nostri partner in tutto il mondo, che pure si trovano ad affrontare la diffusione del sionismo cristiano nei loro contesti, e a creare spazi in cui esperienze e risorse possano essere condivise attraverso reti create per contrastare la diffusione del sionismo cristiano a livello globale. Ciò include l&#8217;organizzazione di eventi con partner negli Stati Uniti, in Africa e in Asia, dove il sionismo cristiano si sta diffondendo. Invitiamo le persone di fede a promuovere una pace giusta con pieni ed eguali diritti umani per tutti i popoli di Palestina e Israele».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Fra i relatori <strong>Mitri Raheb</strong> della Chiesa luterana di Betlemme, fondatore e presidente dell&#8217;Università Dar al-Kalima e teologo palestinese con il maggior numero di pubblicazioni. I suoi libri e numerosi articoli sono stati tradotti finora in tredici lingue e nel 2015 gli è stato assegnato il <strong>Premio Olof Palme</strong> insieme </span><span class="s5">al giornalista israeliano <strong>Gideon Levy</strong> «per la loro coraggiosa e instancabile lotta contro l&#8217;occupazione e la violenza, e per un futuro del Medio Oriente caratterizzato da coesistenza pacifica e uguaglianza per tutti».</span></p>
<p class="p5"><span class="s6">Presenti anche la portavoce della Chiesa presbiteriana statunitense, la pastora </span><span class="s1"><strong>Jihyun Oh</strong>, e <strong>Luciano Kovacs</strong>, valdese, responsabile delle relazioni ecumeniche della PcUsa con Europa e Medio Oriente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p7"><span class="s7">Come scriveva il teologo <strong>Piero Stefani</strong> su “Il Regno” del novembre 2023 «</span><span class="s1">Il sostegno senza riserve allo Stato d’Israele da parte del sionismo cristiano avviene all’interno di una concezione apocalittica che valuta il ruolo assegnato al popolo ebraico componente essenziale perché la storia pervenga al suo esito finale. La prospettiva è però proposta secondo interpretazioni estranee all’ebraismo.</span></p>
<p class="p8"><span class="s1">Il massimo sostegno a Israele coincide, dunque, con un’accentuata strumentalizzazione pseudoteologica del popolo ebraico. Non stupisce quindi che molte dichiarazioni ufficiali distorcano in senso ideologico affermazioni all’apparenza condivisibili.</span></p>
<p class="p8"><span class="s1">Anche nelle attuali società multi-religiose e multi-a-religiose l’intreccio tra teologia e politica è lungi dall’aver terminato il suo percorso così facilmente esposto a molteplici degenerazioni».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un liceo, tanti licei</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/83817/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Valdese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Collegio&#8221;, l’ultimo baluardo dell’istruzione superiore nelle valli valdesi &#160; È in distribuzione in tutto il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>&#8220;Collegio&#8221;, l’ultimo baluardo dell’istruzione superiore nelle valli valdesi</h5>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 7">
<div class="layoutArea">
<p><strong><em>È in distribuzione in tutto il territorio del pinerolese nell’area sud della provincia di Torino (lo trovate in centinaia di luoghi pubblici, dalle biblioteche ai negozi) il numero di settembre del mensile free press L’Eco delle valli valdesi che potete leggere integralmente anche dal nostro sito, dalla home page di di <a href="http://www.riforma.it/">www.riforma.it</a>. Il numero contiene un dossier dedicato alla scuola che riparte, fra eccellenze e criticità. Qui di seguito un articolo per parlare dello storico Liceo valdese.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p class="p1"><span class="s1">“Un liceo, tanti licei” recita uno degli slogan promozionali e la scelta appare davvero azzeccata. Perché lo storico “Collegio” valdese di Torre Pellice ha saputo cambiar pelle nelle sue stagioni e oggi, con la sua proposta formativa si cala nelle sfide del presente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’istituto è stato fondato nel 1831 ed edificato nel 1835 per rispondere ad un’esigenza precisa della popolazione valdese: far studiare i propri figli non ammessi alle alte scuole per discriminazione religiosa. È stato innanzitutto la “fucina” dei futuri pastori evangelici per poi ampliare nei decenni la propria proposta, fino agli ultimi anni con la nascita di un indirizzo scientifico sportivo che ha affiancato i tradizionali classico, scientifico e linguistico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una possibilità di scelta premiata dai numeri: studenti assestati attorno a quota 100 negli ultimi tre anni, dopo esser stati 55 ancora nel 2019.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un liceo rimasto l’unico istituto superiore della Val Pellice. Se si pensa al recupero e alla valorizzazione delle cosiddette “aree interne” come non pensare all’istruzione come uno dei pilastri su cui fondare ogni speranza di futuro. «È così &#8211; ci dice <strong>Roberto Canu</strong>, presidente del Comitato di gestione del Liceo valdese &#8211; e il nostro rimane un presidio su un ampio territorio, dopo la chiusura di viari istituti professionali. Siamo presenti adattando le proposte alle necessità e al contempo rivendicando con orgoglio la qualità dell’offerta e la convinta scelta di rimanere un liceo, un istituto che possa insegnare un metodo, possa insegnare a pensare e a ragionare».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una proposta di qualità e tanto dialogo con il territorio in varie attività formative e culturali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Il tentativo è di mantenere alta l’offerta formativa &#8211; ci racconta <strong>Alessia Passarelli</strong>, preside del Liceo dal 2022- e insieme dare il nostro contributo nella formazione degli adolescenti, fornendo loro un luogo sicuro dove poter crescere e sperimentare, dove poter trovare ascolto e magari cura nell’espressione delle proprie fragilità di giovane in formazione». Da qui la scelta di offrire ad esempio uno sportello psicologico cui possono rivolgersi studenti e personale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Alla domanda su come vedono il “collegio” fra dieci anni Passarelli e Canu quasi a una voce rispondono «ancora più internazionale di quanto già è oggi. Radicato nel territorio ma in dialogo e scambio continuo con il mondo. Con ancora più studenti stranieri. Capace di rinnovarsi sempre».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli anni difficili sembrano alle spalle, ma certamente il futuro del Liceo passa in buona parte anche dalla vitalità del territorio che lo ospita. Vitalità che non si costruisce solo con le buone intenzioni, ma con un pensiero politico che possa poi tradursi in investimenti economici, per offrire servizi nuovi e ripristinare quelli persi in questi decenni.</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/83817/">Un liceo, tanti licei</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sulla moschea si può fare dialogo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/sulla-moschea-si-puo-fare-dialogo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bragaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 05:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[moschea]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso sorto alcuni giorni fa a Mestre è di per sé problematico, ma potrebbe...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Il caso sorto alcuni giorni fa a Mestre è di per sé problematico, ma potrebbe nascerne un livello migliore di convivenza: vanno messi da parte i presunti “scontri di civiltà”, a vantaggio di progetti condivisi di cittadinanza</h5>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p class="p1">Moschea sì, moschea no. Moschea chissà. Il dibattito sul progetto della moschea che la comunità bangladese vorrebbe costruire a Mestre è ormai uscito dal ristretto ambito locale per diventare tema nazionale. Complici innanzitutto le dichiarazioni piuttosto dure del promotore dell&#8217;iniziativa, Prince Howlader, cittadino italiano di origini bangladesi e presidente dell&#8217;associazione islamica “Giovani per l&#8217;umanità”: se non avremo l&#8217;autorizzazione a costruire la moschea, entreremo in sciopero e bloccheremo la città, ha ribadito in diverse forme Howlader. Una risposta alla presa di posizione del sindaco Simone Venturini, da poco eletto: non ci sarà nessuna moschea finché non saranno fatti passi decisivi verso una reale integrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Venezia ha rapporti secolari con il mondo islamico,</b> legati soprattutto agli accordi e ai conflitti con l’impero ottomano, grande antagonista politico e commerciale all’epoca della Serenissima: Dal 1600 vi era pure uno spazio ufficiale in città che funzionava anche come residenza con spazi per il culto per i rappresentanti ottomani. Ma questa è storia passata, in epoca recente, con l&#8217;aumento degli arrivi di persone di fede islamica in quest’area, nel caso degli immigrati dal Bangladesh per lavorare alla Fincantieri di Marghera, nel turismo o nel piccolo commercio, l&#8217;esigenza di un locale di culto è diventata pressante. Risolta utilizzando alla buona spazi ricavati da esercizi commerciali, tra lamentele dei vicini e una ondivaga tolleranza da parte delle autorità. La legge regionale del 2016 sull&#8217;apertura di nuovi locali di culto, particolarmente restrittiva, aveva reso ancora più complicata la possibilità di costruire una moschea. Gli stessi gruppi islamici in città, poi, pur mantenendo la richiesta comune di un luogo di culto adeguato, non sembravano riuscire a convergere su progetti unitari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Fino alla vicenda di oggi.</b> Tante le questioni che si intrecciano nel botta e risposta locale, ora sulle prime pagine, ma che ha degli antefatti: Prince Howlader, che si era iscritto a Fratelli d&#8217;Italia nel 2025, già da qualche tempo aveva cominciato a chiedere al sindaco precedente Luigi Brugnaro, imprenditore prestato alla politica a capo di una giunta di centrodestra, di autorizzare la costruzione di una moschea per i numerosi residenti di fede islamica del Veneziano. No al progetto di una “Grande moschea”, sì a un complesso di impatto ridotto, era stata la conclusione di Brugnaro, che aveva anche suggerito l&#8217;utilizzo di un terreno occupato dai ruderi di un&#8217;attività abbandonata non distante dalla stazione ferroviaria di Mestre. Un suggerimento? Una promessa vincolante? Difficile dire, non è chiaro se ci siano documenti ufficiali. Fatto sta che uno studio di architettura mestrino ha elaborato dei progetti e l&#8217;associazione “Giovani per l’umanità” guidata da Howlader ha effettivamente comprato l&#8217;area, tanto che ora si sente tradita e ridicolizzata. Da qui il garbuglio di prese di posizione ultimative, slogan ideologici, piani politici, sociali, culturali che si intersecano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Di certo non aiuta l&#8217;essere appena usciti da una campagna elettorale,</b> quella per le comunali, in cui ha tenuto banco tra i vari temi proprio la partecipazione della comunità bangladese alla vita politica cittadina, prima con la possibile candidatura di Prince Howlader tra le fila di Fratelli d&#8217;Italia, poi sfumata; quindi, con la decisione del Pd di aprire le proprie liste ad altri esponenti della comunità, scelta fatalmente apparsa strumentale. La vittoria del centrodestra con Simone Venturini, per undici anni assessore nella Giunta Brugnaro e tra i più stretti collaboratori del sindaco uscente, aveva fatto forse illudere che il progetto potesse proseguire. Ma qui ci si scontra con la nuova campagna elettorale, di fatto già cominciata, verso le elezioni politiche del prossimo anno: approvare il progetto della nuova moschea-centro islamico potrebbe avere conseguenze nelle urne, nel centrodestra si alzano i consueti steccati “di principio”, con slogan rozzi e sommari, nel centrosinistra si invoca la Costituzione che garantisce la libertà di culto, ma forse c’è anche il sollievo di non avere nelle proprie mani la responsabilità di decidere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Cercando di superare lo stallo politico e gli atteggiamenti da “guerra di civiltà”,</b> si stanno levando diverse voci che auspicano un dialogo tra le parti. Questo è l’invito del Patriarca di Venezia Moraglia, o del tavolo “Articolo 19”, che si dedica al dialogo interreligioso. E con più forza di figure cittadine significative, come don Nandino Capovilla, parroco in uno dei quartieri di Mestre più multietnici, che da tempo promuove iniziative comuni con gruppi e associazioni islamiche, per facilitare reciproca comprensione e convivenza. O come Miah Rhitu, attivista impegnata per i diritti delle donne e autorevole voce della comunità bengalese, che auspica l’elaborazione di un progetto condiviso, che riconosca la capacità e il percorso verso una cittadinanza consapevole. A partire da una padronanza sempre maggiore della lingua italiana, il cui apprendimento, secondo Rhitu, è fondamentale soprattutto per le donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Incerto e tenue appare per ora il filo del dialogo, che però può rinforzarsi lontano dai riflettori. La speranza è che diventi un percorso di crescita per tutta la comunità cittadina, capace di trasformare in ricchezza per tutte e tutti le sue diversità.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto di Claudio Geymonat</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/sulla-moschea-si-puo-fare-dialogo/">Sulla moschea si può fare dialogo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Orsara di Puglia fra storia e politica</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/01/orsara-di-puglia-fra-storia-e-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Casorio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche il ruolo della chiesa valdese nel libro di Antonio Anzivio &#160; Una grande partecipazione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1">Anche il ruolo della chiesa valdese nel libro di Antonio Anzivio</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Una grande partecipazione di pubblico ha fatto da cornice alla presentazione ufficiale del nuovo lavoro del professor Antonio Anzivino: un libro intitolato <i>Orsara di Puglia, storia sociale e politica di una comunità dal XVIII al XX secolo</i>, edito da Delta3 (Grottaminarda – Av, 2026, 540 pagine), presentazione avvenuta nella splendida cornice della sala conferenze del Palazzo Di Gregorio il 21 agosto scorso.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2">L&#8217;evento ha visto l&#8217;intervento del primo cittadino di Orsara, Mario Simonelli, che ha voluto sottolineare come la passione dell’autore sia stata caratterizzata da un grande rigore storiografico e documentale, da una ricerca bibliografica puntuale, ricca e approfondita. Leggendo queste pagine, ha concluso il sindaco, riscopriamo una Orsara che, pur restando fedele alle sue radici contadine, non era affatto isolata dai grandi moti del tempo: i segni massonici e i richiami ai moti carbonari ancora visibili in alcuni stipiti del centro storico, ci parlano di una comunità viva, partecipe dei fremiti risorgimentali che avrebbero portato all’Unità d’Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p2">Ad arricchire il confronto storiografico sono poi intervenuti il professor Giuseppe Zurlo, il professor Mario Cocca, e la professoressa Concetta Terlizzi, che ha moderato l&#8217;incontro, offrendo spunti critici e analitici di rilievo sul percorso di ricerca condotto dall&#8217;autore. Il libro offre uno strumento di conoscenza fondamentale non solo per i cittadini di Orsara – ha evidenziato tra l’altro la moderatrice – ma per tutti gli studiosi della storia del Mezzogiorno d’Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2">In particolare, l’esposizione del prof. Mario Cocca ha anche evidenziato che – come riportato nel capitolo 13 del volume intitolato “L’emigrazione transoceanica e la Chiesa Valdese”, strettamente legato all’immigrazione – è stato il radicamento della Chiesa valdese risalente ai primi anni del &#8216;900, quando due orsaresi Cericola Donato e Pagano Donato, di ritorno dagli Stati Uniti, dove avevano ascoltato la predicazione del Vangelo di pastori italiani, fondarono con un gruppo di amici, il primo nucleo della Comunità Valdese. All’inizio non fu ben accolta nel paese. Le difficoltà aumentarono con l’arrivo a Orsara dell’arciprete Teodorico Boscia, che rifiutava la convivenza con una chiesa non cattolica. Comunque “la Valdese”<i> </i>lentamente crebbe di numero: dai 43 membri del 1900 passò agli 80 nel 1927, grazie alle sue molteplici attività: Circolo giovanile, Filodrammatica, culti rionali, ecc. I primi aderenti furono anche promotori del nascente Partito socialista. Negli anni seguenti iniziò il declino, causa anche una notevole migrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2">Un libro, quello del prof. Antonio Anzivino, di cui i relatori hanno evidenziato la portata storica, che fa emergere un affresco inedito e dettagliato sulle dinamiche di convivenza religiosa, l&#8217;impatto sociale della comunità protestante nella prima metà del ’900 nel contesto locale e la sua rilevanza nel tessuto sociopolitico dell&#8217;epoca. Un&#8217;opera che si attesta come un tassello fondamentale per la storiografia dei Monti Dauni.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/01/orsara-di-puglia-fra-storia-e-politica/">Orsara di Puglia fra storia e politica</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È il tempo del Creato!</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/01/e-il-tempo-del-creato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riforma/Nev]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 07:18:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[festa della creazione]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo del creato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il patriarca Bartolomeo: «la crisi ecologica è una crisi della libertà umana, della nostra religione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il patriarca Bartolomeo: «la crisi ecologica è una crisi della libertà umana, della nostra religione e della filosofia, e ancora del nostro ethos e della nostra cultura»</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1° settembre – 4 ottobre, al via il <strong>Tempo del Creato</strong>, il tradizionale tempo liturgico legato a riflessioni sulla nostra Terra e sulla necessità di salvaguardarla. Dedicato alla preghiera e alla cura della Terra, viene accompagnato da un<strong><a href="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/06/Dossier-Tempo-del-Creato-2026.pdf"> dossier di materiali curato ogni anno dalla GLAM</a> </strong>(Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quest’anno per la prima volta viene aperto da una <strong>nuova celebrazione liturgica</strong> perché la Consultazione sui testi comuni (Cct) ha adottato ufficialmente la Festa della Creazione, nota anche come “<strong>Festa della Creazione in Cristo</strong>”, inserendola nel Lezionario Comune Riveduto (Rcl) per un periodo di prova di tre anni.</p>
<p>Considerando che il lezionario definisce il calendario di molte chiese protestanti, si tratta di una svolta storica nell’ecumenismo cristiano, frutto di un processo di anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1gmail-p1"> Il patriarca ecumenico Bartolomeo ha celebrato l&#8217;avvio del periodo liturgico caratterizzato alla cura del Creato con un messaggio in cui ha descritto la crisi ecologica come «una crisi della libertà umana, della nostra religione e della filosofia, e ancora del nostro ethos e della nostra cultura».<span class="v1gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="v1gmail-p1">Ha inoltre esortato l&#8217;umanità a costruire un «<i>corpus</i> di valori fondamentali comuni», fondato sulla solidarietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1gmail-p1">Il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha istituito questa ricorrenza nel 1989. Di anno in anno, un numero sempre maggiore di chiese cristiane vi ha aderito; il patriarca ha definito tale crescita «un simbolo e una promozione concreta dell&#8217;Unità dei cristiani».</p>
<p class="v1gmail-p1">L&#8217;umanità, ha aggiunto, «deve finalmente smettere di agire come se non sapesse e deve abbandonare definitivamente l&#8217;illusione che il pianeta Terra possa reggere all&#8217;infinito i pesi e la distruzione causati dall&#8217;attività umana, o che la natura abbia il potere di rigenerarsi autonomamente».<span class="v1gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1gmail-p1">Ha inoltre esortato a considerare la «responsabilità ecologica» come un «imperativo categorico», valido tanto a livello individuale quanto globale.</p>
<p class="v1gmail-p1">Il modello dominante di comportamento umano, ha avvertito, è esemplificato dalla figura evangelica del «ricco stolto» (Luca 12,17-21): esso alimenta quello che egli ha definito «geocidio», il consumismo e lo sfruttamento della natura a fini economici e geopolitici.<span class="v1gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="v1gmail-p1">Al suo posto Bartolomeo ha invece chiesto una «svolta copernicana» nel modo in cui l&#8217;umanità concepisce il progresso e la propria relazione con il creato.</p>
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<p><span dir="auto">«Ezechiele vide l&#8217;acqua scorrere dal tempio fino a raggiungere il mare e a renderlo fresco, e alberi sulle sue rive che davano frutti per nutrire e foglie per guarire», ha affermato il pastore Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese. </span></p>
<p><span dir="auto">«Questa è la promessa che questo Tempo del Creato offre alle chiese: dove scorrono le acque della presenza di Dio, ciò che sta morendo può tornare a vivere. Molte delle nostre chiese membre si trovano tra le comunità che già vivono questa crisi, tra siccità e inondazioni. Per loro, preghiera e azione non sono due vocazioni separate, ma una sola: le chiese sono chiamate a diventare parte della guarigione del fiume, non a rimanere sulla riva a guardare».</span></p>
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<p><span dir="auto">L&#8217;Organizzazione Meteorologica Mondiale conferma che il luglio 2026 è stato il più caldo mai registrato. L&#8217;anno ha portato inondazioni monsoniche in Bangladesh, 700.000 persone evacuate in Cina, incendi che hanno bruciato 250.000 ettari in Europa e temperature vicine ai 49°C nel Nord Africa. Il 28 luglio, il segretario esecutivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Simon Stiell, ha affermato che l&#8217;allarme climatico «risuona da ogni direzione».</span></p>
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<h5><span dir="auto">Foto: </span><span dir="auto">Paul Jeffrey/Life on Earth Pictures</span></h5><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/01/e-il-tempo-del-creato/">È il tempo del Creato!</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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