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	<title>Cultura - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Aug 2026 08:09:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cultura - Riforma.it</title>
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		<title>Trapani. La musica, agglomerante comunitario e fonte di benessere</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/20/trapani-la-musica-agglomerante-comunitario-e-fonte-di-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara E. Tourn]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 07:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Fiusco]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Trapani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una piccola chiesa, intorno a cui ruota una comunità di persone in ricerca &#160; Da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1">Una piccola chiesa, intorno a cui ruota una comunità di persone in ricerca</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Da qualche anno a <strong>Trapani</strong> è nato un piccolo coro, o meglio un “coretto informale”. Di che cosa si tratta? Lo chiediamo a <strong>Gianluca Fiusco</strong>, tra i principali promotori. Dopo quindici anni alla direzione del Servizio Cristiano di Riesi è tornato nella sua città. Nei mesi scorsi è entrato a far parte della Comunità luterana di Sicilia e ha intrapreso il vicariato, il percorso di formazione che porta all&#8217;ordinazione pastorale nella Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi), di cui già cura la comunicazione. Su richiesta del Consiglio di Chiesa segue intanto le comunità valdesi della sua città e di Marsala, una quarantina di persone in tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Il coro è nato nella primavera del 2023, in un momento di interrogativi sul futuro della comunità, ridotta ai minimi termini. «Proprio mentre mia moglie Georgia e io ci chiedevamo se andare avanti, sono arrivate persone nuove: alcune sono diventate membri di chiesa, altre lo stanno valutando. Oggi ai culti partecipano anche venti persone».</p>
<p class="p1">Si riunisce nella chiesa valdese, «ma non è il coro <i>della</i> chiesa valdese. Su una ventina di partecipanti, solo cinque sono membri di chiesa o simpatizzanti; gli altri provengono dal mondo cattolico, o non hanno alcun interesse religioso, ma amano cantare». Ne fanno parte giovani, pensionati, persone con esperienze molto diverse. Come sono arrivate? Ricordo una campagna con dei bei manifesti…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">«La campagna ci ha aiutati a uscire dall’invisibilità, ma avevamo già iniziato a promuovere delle attività sui giornali locali. Una nostra cara amica, maestra di chitarra classica nelle scuole secondarie di Trapani (che partecipa alle attività del corso come chitarrista e nel duo pianistico con Georgia), ci ha fatto riflettere sull’opportunità di mettere a disposizione il pianoforte a mezza coda per esercitarsi: Trapani infatti è sede di un importante Conservatorio musicale. La chiesa rimaneva aperta durante le prove e le persone hanno cominciato a entrare, poi abbiamo ospitato l’associazione LGBTQ+ di Trapani, gli studi biblici… Il nostro obiettivo è stato far diventare la chiesa un luogo aperto, vivo, capovolgere l’idea che fosse sempre chiusa. Di fatto, è diventata ritrovo di persone diversissime».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Dai lavoratori stagionali, a coppie di giovani genitori, a persone di nascita cattolica, o protestanti di altre tradizioni (battista, metodista, pentecostale e luterana), c’è un posto per tutti. Anche il repertorio del coro riflette questa apertura. «Propongo cose strane, come già facevo con i bimbi a Riesi», sorride Fiusco. «Cantautorato sudamericano, da Violeta Parra a Silvio Rodríguez, musica greca, Theodorakis, cantautorato italiano. Io voglio divertirmi e, finché anche gli altri sono di questo avviso, continuiamo». Il coro è diventato uno spazio di benessere: «È un momento di rigenerazione, qualcuno lo definisce addirittura la propria terapia».</p>
<p class="p1">A inizio luglio il coro ha tenuto il quinto concerto dalla sua nascita, prima della pausa estiva. Agli appuntamenti hanno partecipato abitualmente 100-150 persone, che diventavano circa 200 aprendo la saletta adiacente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Il coro è stato invitato anche a iniziative esterne, come la Marcia per la Pace e incontri ecumenici. «La nostra chiesa ne ha tratto un beneficio enorme: nonostante i nostri piccoli numeri, c’è un’attenzione nei nostri confronti che è davvero una grazia».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Qui, come è successo altrove, l’assenza di pastore titolare, pur nelle difficoltà, «ha avuto effetti positivi perché abbiamo dato fondo alle nostre energie e alla nostra creatività… Questa situazione ha portato risultati significativi, parte di quel “nuovo sguardo” che tempo fa si invocava per la nostra chiesa…».</p>
<p class="p1">
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto di <a class="external text" href="https://www.flickr.com/people/44804609@N08" rel="nofollow">Myke Bryan</a>: Trapani</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/20/trapani-la-musica-agglomerante-comunitario-e-fonte-di-benessere/">Trapani. La musica, agglomerante comunitario e fonte di benessere</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Eresie, devianze, stregonerie: fenomeni scomparsi?</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/18/eresie-devianze-stregonerie-fenomeni-scomparsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[convegno del laux]]></category>
		<category><![CDATA[Eresie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I temi affrontati al Convegno del Laux &#160; Ogni anno ci siamo incontrati, appassionati di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 9">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>I temi affrontati al Convegno del Laux</h5>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Ogni anno ci siamo incontrati, appassionati di storia, studiosi, religiosi, docenti intorno al bellissimo <strong>lago del Laux</strong>, in alta val Chisone. Il convegno, ricordiamolo, si svolgeva sotto un grande tendone. Questa volta per il XXII <strong>Convegno storico</strong>, svoltosi il 1° agosto, siamo passati, pur restando nello stesso Comune, sul versante opposto della valle, nel cuore dell’antico <strong>borgo di Usseaux</strong>. L’incontro è stato ospitato nella chiesa cattolica di San Pietro apostolo. Col caldo che faceva quel giorno, non abbiamo rimpianto il tendone. Nel riflettere su questioni legate alle vicende storiche del valdismo e del cattolicesimo nell’alta val Chisone nel tardo Medioevo, l’edificio ecclesiastico risalente al XV secolo, per tanti partecipanti, ha rappresentato una cornice appropriata. Segno di una maturità ecumenica che al suo attivo ha anni di frequentazioni e iniziative, grazie anche all’impegno generoso e costante dell’ex magistrato <strong>Piercarlo Pazè</strong>. Da anni è soprattutto lui l’affidabile curatore del Convegno e dei volumi (finora 15) della Collana di studi storici del Laux. Testi preziosi, che non di rado riportano fonti inedite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Il tema di quest’anno trattava della<strong> «Devianza e giustizia nel tardo Medioevo»</strong>. Una prima cornice interpretativa l’ha offerta il pastore valdese <strong>Giuseppe Ficara</strong> di Pinerolo cercando di definire cosa sia stata, e sia ancora, la devianza religiosa. Chi stava ieri e chi oggi dentro questa categoria. Le argomentazioni si sono rincorse, tra filologia e teologia, sino al punto di chiedersi: quando una società definisce qualcuno come “deviante”, non sta parlando soltanto dell’altro, sta parlando anche di sé, dei valori che considera irrinunciabili, delle paure che la attraversano, dell’immagine che ha di sé, e del tipo di comunità che desidera custodire. Il potere di definire la devianza non è mai neutrale. Ogni volta che un’autorità traccia un confine tra appartenenza ed <i>esclusione</i>, tra ortodossia ed <i>eresia </i>– osserva Ficara – esercita una responsabilità enorme. La storia ci invita a prendere sul serio questa responsabilità, non per cancellare le differenze, né per negare che ogni comunità abbia bisogno di criteri e di regole, ma perché ogni definizione dell’altro lascia sempre un’impronta anche su chi la pronuncia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Gli esempi storici non sono mancati. Dalle pene canoniche d’interdetti e scomuniche presentate dal giovane storico<strong> Stefano Porracchia</strong> su realtà locali del XV secolo nel Cuneese, alla devianza stregonesca. <strong>Ermis Segatti</strong>, storico delle religioni, ha ripercorso il fenomeno della stregoneria («un plurisecolare attacco violento alle donne») dal Concilio di Ancira del 314 d.C. al <i>Malleus malificarum</i>, manuale del 1487 ad uso dei frati inquisitori per identificare e condannare i fenomeni di stregoneria. Accusati, per secoli, di trasmettere pestilenze e compiere crimini eccezionali. Un convincimento che rimbalza anche nel saggio di A. Manzoni <i>Storia della Colonna infame</i>, che racconta dei presunti untori della peste nella Milano del 1630. Su casi concreti di accuse di stregoneria è tornato anche Piercarlo Pazè trattando di casi specifici di eresia a Bardonecchia, sulla stessa linea l’intervento di <strong>Luca Patria</strong>. Infine <strong>Ettore Peyronel</strong> ha illustrato alcune devianze dei contadini nella documentazione delle castellanie di Perosa, Perrero e Miradolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Attendiamo con interesse la pubblicazione di queste riflessioni che hanno suscitato interesse e un vivace dibattito. Soprattutto dalla parte femminile. Come ci ha opportunamente ricordato <strong>Cristina Cappelletti</strong>, prima sindaca (dal 1948) di Usseaux. Su questi temi, di cui qui ho solo accennato, meriterà tornarci sopra. Chi pensava che le categorie dell’eresia, della devianza, della stregoneria fossero sepolte per sempre nel tardo Medioevo ha dovuto ricredersi. I meccanismi di quel lontano universo hanno cambiato nome e contesto ma la capacità di tabuizzare, stigmatizzare, discriminare le diversità è la stessa.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Immagine di<a href="https://www.flickr.com/photos/olaechea/"> Erico Luxero</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/18/eresie-devianze-stregonerie-fenomeni-scomparsi/">Eresie, devianze, stregonerie: fenomeni scomparsi?</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fondamentalismo religioso e politica negli Usa</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/18/fondamentalismo-religioso-e-politica-negli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Debora Spini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 07:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Claudiana]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo cristiano]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Naso]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rigore scientifico e leggibilità nel libro di Paolo Naso che colma una lacuna nella cultura...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Rigore scientifico e leggibilità nel libro di Paolo Naso che colma una lacuna nella cultura italiana in materia</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro di Paolo Naso <em>Dio benedica l’America. Il Fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump</em> può sembrare a prima vista una astuta operazione giornalistica: è uscito infatti nelle settimane in cui gli Stati Uniti attaccavano l’Iran, suscitando il plauso e le benedizioni di buona parte di questa galassia cristiana trattata nelle sue pagine. Tuttavia, il lavoro di Naso è ben lontano dall’essere un <em>instant book</em>: al contrario, è il risultato di un lungo e approfondito studio.</p>
<p><em>Dio benedica l’America</em> viene a colmare un vuoto importante nel dibattito pubblico italiano, e non solo: costituisce infatti una risorsa importante per un ampio ventaglio di discipline accademiche, dalla sociologia alla scienza politica. A rendere il testo di Naso del tutto unico è però il solido impianto di conoscenze teologiche ed ecclesiologiche che sostiene la sua argomentazione: in effetti, nel contesto italiano, sono ben poche le voci che potevano mettere in gioco registri disciplinari così diversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quanto riguarda il primo aspetto, le ragioni per cui questo è un libro importante sono evidenti.</strong> È infatti ben noto come L’Italia sia un paese religiosamente analfabeta. La cultura biblico-teologica non è certo patrimonio comune (in generale, la si considera “roba da preti”, e/o suore), e meno ancora lo è la conoscenza di qualsiasi cristianesimo “altro” dalla confessione dominante. Ugualmente ben noto è che gli Stati Uniti d’America siano un paese dove la <em>religion</em> ha invece sempre avuto un ruolo importante. Non ci si deve quindi sorprendere che molte delle vicende politiche americane restino sostanzialmente opache per il pubblico italiano, incapace di cogliere non solo vocabolario e simboli di origine teologica. A un livello più profondo, il dibattito pubblico italiano, abituato a considerare la religione più o meno nei termini di un <em>instrumentum regni</em>, stenta a prendere sul serio le motivazioni autenticamente religiose che stanno dietro molte vicende politiche americane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo libro è pertanto uno strumento imprescindibile per capire l’America di oggi; riesce infatti a spiegare anche quelle derive che a uno sguardo italiano, o anche europeo, restano spesso quasi indecifrabili; la conoscenza profonda che il suo autore ha del protestantesimo americano in tutti i suoi aspetti lo rende particolarmente raccomandabile proprio a un pubblico non protestante. Tutto questo, con lo stile accattivante a cui Naso ci ha abituato da sempre: non si tratta di un laterizio indigeribile, ma di un testo brillante, elegante e accattivante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Queste caratteristiche non vanno tuttavia a scapito del rigore scientifico.</strong> Molto probabilmente, l’attenzione di chi legge viene immediatamente calamitata dagli ultimi tre capitoli, che coprono grosso modo l’arco di tempo che va dalla fine degli anni Settanta fino al presente. In questa sezione, Naso ricostruisce il punto di svolta, ovvero il processo di “politicizzazione” di un cristianesimo fondamentalista che fino ad allora si era invece concentrato su una dimensione esclusivamente spirituale. Le ultime pagine danno invece un quadro esaustivo della complessa galassia del fondamentalismo cristiano attuale. L’interesse di questa parte del libro è autoevidente: si tratta di una vera e propria guida in un intreccio altrimenti difficilmente ricostruibile di temi e di attori, dal sionismo cristiano al <em>Prosperity gospel</em> e al millenarismo posticcio: un sussidio, lo ripetiamo, del tutto imprescindibile per capire la politica americana di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, estremamente rilevanti sono i primi due capitoli, nei quali Naso ricostruisce le origini più distanti del fondamentalismo cristiano, a partire dalla reazione alla teologia liberale fino agli sviluppi all’epoca della Grande Depressione; particolarmente interessante è anche il parallelismo con la vicenda del <em>Social Gospel</em>. Una caratteristica lega tutto il volume: la capacità di mettere in relazione le trasformazioni del cristianesimo con il più ampio sfondo della storia politica e sociale degli Stati Uniti, tenendo in considerazione dimensioni quali le dinamiche di classe e di razza.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Last but not least</em></strong><strong>, questo è un libro importante anche e soprattutto per il mondo <em>lato sensu</em> evangelico, in Italia e non solo.</strong> Ci ricorda quanto sia urgente contrastare le così facili – e fortunate – operazioni di appropriazione della parola del Signore per l’una o l’altra agenda politica. Questo compito riguarda in primo luogo le chiese protestanti, il terreno dal quale si è sviluppato il cristianesimo fondamentalista che oggi benedice Trump, ed evidentemente non può essere delegato ad altri. Nemmeno il piccolo mondo del protestantesimo italiano è del tutto immune da alcune delle derive descritte da Naso: basti pensare al fatto che il <em>Prosperity Gospel</em>, portato in Asia e in Africa dalle missioni americane, approda da noi sulle ali dei flussi migratori. Per tutte queste ragioni il libro di Paolo Naso si pone come uno strumento importante non solo per il lavoro culturale delle nostre chiese, ma più in generale per la loro opera di testimonianza all’Evangelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P. Naso, <em>Dio benedica l’America. Il Fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump</em>. Torino, Claudiana, 2026, pp. 256, euro 21,00.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/18/fondamentalismo-religioso-e-politica-negli-usa/">Fondamentalismo religioso e politica negli Usa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Fuori dal Ghetto Rosarno Filmfestival»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/17/fuori-dal-ghetto-rosarno-filmfestival/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 07:06:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[rosarno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quinta edizione si svolgerà fra ottobre e novembre 2026 &#160; Il concorso della rassegna FUORI...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p4"><b>La quinta edizione si svolgerà fra ottobre e novembre 2026</b></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Il concorso della rassegna <a href="https://www.mediterraneanhope.com/2022/10/07/al-via-la-prima-edizione-del-rosarno-film-festival/"><strong>FUORI DAL GHETTO Rosarno Filmfestival</strong></a> avrà come tema centrale lo sfruttamento del lavoro, la sicurezza sul lavoro, il caporalato, il contrasto allo sfruttamento lavorativo che rappresenta una piaga diffusa su tutto il territorio nazionale, caratterizzato dalle violazioni in materia di orario di lavoro, salari, contributi, diritti alle ferie, salute e sicurezza lavorativa. Dalla Piana di Gioia Tauro in Calabria a Saluzzo in Piemonte, da Nardò in Puglia, a Latina nel Lazio, fino a Ragusa in Sicilia, il lavoro nero, grigio e caporalato rimangono elementi strutturali sui quali intervenire. Non solo per i lavoratori stranieri ma per tutti i lavoratori e lavoratrici. L’agricoltura crea posti di lavoro per gli immigrati ma il sistema non riesce a costruire processi di accoglienza degni<b>,</b> in grado di interrompere i processi di ghettizzazione e invisibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Storie di vita. Storie di accoglienza negata, storie di soprusi ma anche storie di riscatto nella quali la convivenza e lavoro regolare costruiscono economie in grado di rispondere a processi di spopolamento, di crescita collettiva. Storie che è importante testimoniare e documentare. Le opere potranno avere una durata massima di 30’.</p>
<p class="p1">Le opere possono essere inviate in formato con estensione Mpg4 con dimensione massima di 2 GB<b>. </b>Si consiglia di inviare I film in formato 1920×1080 con wetransfer. La selezione delle opere è a cura e a giudizio insindacabile della direzione artistica. Al termine della pre-selezione gli autori verranno informati sul risultato telefonicamente o via email. Le opere andranno inviate all’indirizzo email <span class="s4"><b>fuoridalghetto2022@gmail.com </b></span>entro e non oltre il <b>30 settembre 2026.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Data la particolarità del concorso <b>non ci saranno premi in denaro. </b>I vincitori (primo e secondo) riceveranno un cesto di prodotti agricoli della cooperativa <b>Mani e </b><b>Terra di Rosarno</b>, inoltre le opere verranno proiettate in tutti gli spazi che organizzeranno eventi e aderiranno al Fuori dal Ghetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><i>“Il cinema non è solo una fabbrica di sogni. È anche strumento di indagine sociale e di supporto alle </i><i>pratiche sociali, di critica e denuncia delle tante forme di sfruttamento, strumento di raccordo </i><i>conoscitivo tra culture diverse.</i><b><i>” Ken Loach</i></b></p>
<p class="p1"><i>“Questo festival ci dà la possibilità di </i><i>dialogare con il territorio e istituzioni. Essere considerati. Dieci anni fa non era possibile. Il nostro </i><i>punto di vista non viene mai ascoltato. La giuria per il concorso sarà composta da lavoratori </i><i>braccianti e studenti e cerca di sanare questa mancanza, questo collegamento con il territorio.” <b>Ibrahim Diabate, </b>operatore di Mediterranean Hope-FCEI.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">L’evento è promosso da Mediterranea Hope – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), dalla Rete Comunità Solidali, e da S. O. S<span class="s5">.</span> Rosarno.</p>
<p class="p1"><b>Con l’adesione di </b>Sea Watch, ResQ, Campagne Aperte, Impresa Sociale Sankara (Caulonia), Ass Coopisa Cooperazione in Sanità (Reggio Calabria), Ass. Culturale Terra dei Morgeti (San Giorgio Morgeto), Ass. Santa Barbara (San Ferdinando). Equo Sud (Reggio Calabria), La Coperta della Memoria Piana di Gioia Tauro, Faro Fabbrica dei Saperi Kiwi impresa sociale” (Rosarno), Autogestione in movimento Fuorimercato (Milano) Acmos e Cascina Arzilla (Torino) ICS Consorzio Italiano Solidarietà (Trieste), RiMaflow (Milano), I.C S Trieste Comune Info, Confronti, Altreconomia, Volere la Luna, Pressenza stampa Internazionale. ZaLab laboratorio indipendente (Padova), Carovane Migranti /Torino).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Info: fuoridalghetto2022@gmail.com; segreteria.recosol@gmail.com.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/17/fuori-dal-ghetto-rosarno-filmfestival/">«Fuori dal Ghetto Rosarno Filmfestival»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valdesi: una comunità che resiste</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/30/valdesi-una-comunita-che-resiste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabina Baral]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 06:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=83294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervista alla storica Bruna Peyrot sull’ultimo suo libro “Valdesi” &#160; &#160; &#160; Da www.chiesavaldese.org</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-paragraph">Intervista alla storica Bruna Peyrot sull’ultimo suo libro “Valdesi”</h5>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="wp-block-embed__wrapper"></div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da www.chiesavaldese.org</em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/30/valdesi-una-comunita-che-resiste/">Valdesi: una comunità che resiste</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Imparare la fiducia nel tempo delle differenze</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/28/imparare-la-fiducia-nel-tempo-delle-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 06:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[emuna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>EMUNA, percorso di formazione al dialogo ecumenico &#160; EMUNA è un percorso annuale di alta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>EMUNA, percorso di formazione al dialogo ecumenico</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>EMUNA è un percorso annuale di alta formazione accademica al dialogo interreligioso e interculturale che si articola in 17 incontri seminariali, nella cornice dell’Università Luiss e dei luoghi delle diverse fedi che abitano la città di Roma: dalla Grande Moschea al tempio ebraico, dai centri buddhisti alla Facoltà valdese di Teologia, ad altri luoghi significativi delle tradizioni cristiane.</p>
<p>Ma EMUNA è soprattutto la realizzazione di un’intuizione semplice e al tempo stesso ambiziosa: l’incontro tra persone appartenenti a diverse tradizioni religiose, insieme a non credenti e laici portatori di differenti visioni del mondo, può diventare un pellegrinaggio di pace. Questa intuizione prende forma in un percorso europeo nel quale ebrei, cristiani, musulmani, buddhisti e persone provenienti da altre esperienze culturali imparano non solo a conoscere le reciproche tradizioni, ma soprattutto a costruire fiducia. Perché il dialogo non nasce cancellando le differenze, ma imparando ad attraversarle insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia mi ha offerto la possibilità di partecipare al percorso EMUNA, ho accolto l’invito con entusiasmo. Pensavo che sarebbe stata soprattutto un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza delle diverse tradizioni religiose: comprendere meglio l’ebraismo, l’islam, il buddhismo, il cattolicesimo e le altre confessioni cristiane. Dopo un anno di formazione, lezioni, visite, dialoghi e lavori condivisi, mi sono accorto però di una cosa inattesa, forse non ho ancora imparato abbastanza su ciò che gli altri credono, ma ho imparato qualcosa di molto più difficile: come altre persone, diverse da me, guardano il mondo.</p>
<p>Questa possibilità la Fcei continua a offrirla anche attraverso due borse di studio dedicate a chi desidera intraprendere questo cammino di formazione al dialogo interreligioso.</p>
<p><em>Emuna</em>, parola ebraica che richiama la <em>fiducia</em>, non è infatti soltanto un percorso di alta formazione accademica. Certamente lo è: un programma capace di intrecciare religioni, diritto, economia, scienza, ambiente, intelligenza artificiale, interpretazione dei testi sacri, pace e relazioni internazionali attraverso il contributo di docenti, ricercatori e rappresentanti delle diverse comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma EMUNA è stata soprattutto un laboratorio umano.</strong> Uno spazio nel quale persone appartenenti a tradizioni differenti hanno accettato di condividere tempo, domande, pasti, discussioni e progetti comuni. La scoperta forse più importante è stata comprendere che il dialogo interreligioso non è il luogo in cui le differenze scompaiono. Al contrario: è proprio il luogo in cui emergono. Portare nella stessa stanza memorie, linguaggi, sensibilità e appartenenze diverse significa inevitabilmente incontrare anche incomprensioni e fatiche. Il dialogo autentico non nasce quando tutto è già armonico, ma quando si sceglie di restare anche davanti alle fatiche della differenza e della diffidenza.</p>
<p>In questo senso EMUNA insegna qualcosa di essenziale: la pace non è assenza di conflitto, ma capacità di abitare il conflitto senza trasformare l’altro in un nemico. Restare, continuare ad ascoltare, riconoscere dietro un’appartenenza religiosa una persona e un possibile costruttore di pace è già un risultato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Emuna è una modalità per fare i conti con la realtà, con la complessità dell’organizzazione, con personalità diverse e divergenti, con aspettative non sempre coincidenti, con equilibri sempre in ricerca, come accade quando identità profonde entrano davvero in relazione. Ma forse proprio in ciò è la sua forza e credibilità, perché in questo spazio si misura il valore della fiducia. Infatti, la scintilla del dialogo non nasce in una stanza chiusa e protetta, dove tutto è semplice; nasce quando persone reali provano a costruire qualcosa insieme.</p>
<p>EMUNA è stata anche l’occasione per stringere nuove amicizie. Perché nessun dialogo vive soltanto nei convegni, nei documenti o nelle dichiarazioni ufficiali. Vive nei volti, nelle pause, nelle conversazioni informali, nelle telefonate lunghissime e a volte infinite, ma piene di risate, vive, dunque, nel momento in cui l’altro smette di essere “il rappresentante” di una religione e diventa una storia da ascoltare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una società che sempre più spesso misura le persone attraverso l’immagine, la prestazione o il gruppo di appartenenza, EMUNA ricorda una possibilità diversa: imparare a guardare oltre l’apparenza e riconoscere nell’altro, anche quando viene da un mondo lontano dal nostro, un compagno prezioso per costruire la pace.</p>
<p>Perché la fiducia a cui educa Emuna non nasce dal fatto che l’altro è facile da amare, ma dalla scelta di restare proprio perché l’altro rimane altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inizierà il 5 ottobre il terzo ciclo di «Emuna Italia», seminari di formazione al dialogo interreligioso e interculturale, realizzati da un gruppo interreligioso di “fondatori” e “fondatrici” (cattolici, protestanti, ebrei, musulmani e buddhisti), in collaborazione con l’Università Luiss di Roma. Il programma prevede 16 seminari di un giorno intero, più una festa conclusiva (il 6 giugno 2027), e coinvolgerà circa 30 studenti e 90 relatori e relatrici.</p>
<p>La Federazione delle chiese evangeliche in Italia, nell’ambito della sua Commissione studi, dialogo e integrazione, propone due borse di studio per coprire la retta di partecipazione, per due studenti protestanti. Per informazioni sulle borse scrivere a <a href="mailto:fcei@fcei.it">fcei@fcei.it</a> e a <a href="mailto:lucamnegro@gmail.com">lucamnegro@gmail.com</a> .</p>
<p>Per il programma dei seminari: leap.luiss.it/it/emuna/</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/28/imparare-la-fiducia-nel-tempo-delle-differenze/">Imparare la fiducia nel tempo delle differenze</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pralibro 2026, rassegna libraria ad alta quota</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/24/pralibro-2026-rassegna-libraria-ad-alta-quota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Grill]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Pralibro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 25 luglio al 22 agosto ritorna, nella sua XXIII edizione, la rassegna libraria in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="entry-subtitle">Dal 25 luglio al 22 agosto ritorna, nella sua XXIII edizione, la rassegna libraria in alta val Germanasca</h5>
<div class="entry-meta d-flex align-items-center mb-2">
<div class="entry-date"></div>
</div>
<p><strong>Pralibro</strong> è una delle rassegne librarie più radicate e frequentate del Piemonte. Nata nel 2002, nel tempo è diventata un appuntamento atteso.</p>
<p>La rassegna è organizzata dalla Chiesa valdese, dalla Libreria Claudiana di Torino, dalla Libreria Il Ponte sulla Dora e dal Comune di Prali.<br />
Per un mese la il Tempio valdese ospita presentazioni e dibattiti, e la Sala valdese una grande libreria. Il piccolo paese di Prali diventa crocevia di autori, artisti, lettori e amanti della cultura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:c95d9e44-ce7a-4c72-b717-ad71613cc8b0?viewer!megaVerb=group-discover">Qui il programma completo</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1EZ-Q6xsbd4?si=N6Tk2UF0Bn702j9i" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 25 luglio, alle 16, a <strong>Prali</strong>, presso la chiesa valdese, durante l’inaugurazione di «Pralibro», verrà presentata la mostra «Noi scriviam la nuova storia &#8211; La stampa clandestina in Val Pellice durante la Resistenza», realizzata dalla sezione Anpi di Torre Pellice, grazie al contributo dell’otto per mille della Chiesa valdese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo essere stata esposta a Torre Pellice, in Galleria «Scroppo» (ottobre 2025 – febbraio 2026) e a Ivrea, presso «Zac! Zone Attive di Cittadinanza» (21-25 aprile 2026) riscuotendo grande interesse in entrambe le sedi, la mostra è ora allestita in occasione della ventitreesima edizione di «Pralibro». Attraverso testi, mappe, oggetti, documenti originali del fondo Anpi di Torre Pellice, fotografie e cartoline gentilmente fornite da privati, si intende far conoscere quale ruolo di rilievo ha avuto la stampa clandestina nel periodo dell’occupazione nazifascista nelle valli valdesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante il periodo resistenziale la Tipografia «L’Alpina» di Torre Pellice ha prodotto coraggiosamente volantini, buoni di prelevamento, documenti falsi, ma soprattutto gli stampati di informazione e formazione, in particolare Il Pioniere, organo delle formazioni gielliste. Noi scriviam la nuova storia, titolo della mostra, è il verso di una poesia pubblicata l’11 agosto 1944 proprio su quel giornale clandestino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una serie di QR Code permette di accedere ad approfondimenti multimediali. In mostra è prevista anche la presentazione del docufilm Stampa clandestina realizzato dalla regista Anna Giampiccoli con il Gruppo Cinema e Teatro del Liceo valdese di Torre Pellice. La mostra è visitabile in orario di apertura della rassegna: dal 25 luglio al 22 agosto, dal lunedì al sabato: 10-12,30/16- 19,30, domenica 11,30-13/16-19,30.</p>
<p>Per informazioni: anpivalpellice.it/mostra25.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/24/pralibro-2026-rassegna-libraria-ad-alta-quota/">Pralibro 2026, rassegna libraria ad alta quota</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Valdese il primo traduttore in Cina de &#8220;I promessi sposi&#8221;</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/valdese-il-primo-traduttore-in-cina-de-i-promessi-sposi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Giovanni Garnier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scoperta di una dottoranda dell&#8217;Università di Torino. Alberto Giovanni Garnier, di famiglia valdese, fu...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La scoperta di una dottoranda dell&#8217;Università di Torino. <span class="s1">Alberto Giovanni Garnier, di famiglia valdese, fu missionario in Cina per conto della Missione battista</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">«Oggi pomeriggio in archivio abbiamo avuto la visita di Quian Zhang, dottoranda dell’Università di Torino che si sta occupando di una ricerca su “<strong>Manzoni in Cina</strong>”. Nel corso della sua ricerca ha scoperto che il <strong>primo traduttore cinese dei Promessi sposi è stato il valdese Alberto Giovanni Garnier</strong>, fu studente del Collegio Valdese dal 1892 al 1899. Successivamente, nel 1906, partì come missionario per la Cina, dove visse e lavorò per più di trent’anni per conto della Missione Battista di Londra».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così sul Facebook l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/patrimonioculturalevaldese">Ufficio del Patrimonio culturale metodista e valdese</a> a metà giugno dava conto della visita speciale della ricercatrice alla prese con le tracce delle traduzioni del grande autore. Perché proprio recarsi nello scrigno della storia valdese e metodista? Perché per l&#8217;appunto Quian Zhang ha scoperto che la prima traduzione in lingua cinese dei Promessi Sposi è stata opera del valdese Garnier. <span class="s2">A</span><span class="s3">veva imparato il cinese ed era direttore della Società per la letteratura cristiana di Shanghai. Aveva scritto quattro libri in cinese, tra i quali una Storia della Chiesa Cristiana in cui compare anche la Chiesa Valdese con il suo candeliere e le sette stelle. </span></p>
<p><span class="s4">Garnier, nato a Roma nel 1881, dopo la morte del padre, si era trasferito con la madre e i fratelli ad Angrogna, nelle Valli valdesi, e aveva studiato a Torre Pellice.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p3"><span class="s4">Alberto Giovanni Garnier fu un influente missionario protestante in Cina per trent&#8217;anni. Alberto, o Chia Lyan come lo chiamavano i cinesi, venne conosciuto da milioni di persone grazie alle sue numerose conferenze radiofoniche e pubblicazioni. Nel 1933 fu tra i fondatori di una stazione radio religiosa a Shanghai, dalla quale trasmise in tutta la Cina. </span></p>
<p class="p3"><span class="s5">Un articolo del quotidiano Avvenire a firma di </span><span class="s6">di <a href="https://www.avvenire.it/redazione/eugenio-raimondi-100"><span class="s4">Eugenio Raimondi </span></a></span><span class="s5">ricorda che l</span><span class="s4">a versione de &#8220;I promessi sposi&#8221; «è uscita a Shanghai nel 1935 per The Commercial Press, una delle principali case editrici cinesi dell’epoca. Sul volume figurano i nomi di A.J. Garnier e H.P. Feng. Le iniziali inglesi del primo traduttore e il suo lavoro per una società missionaria britannica avevano contribuito a farlo ritenere inglese. Da qui l’ipotesi, accolta a lungo dagli studiosi, che il romanzo di Manzoni fosse stato tradotto da una precedente edizione anglosassone».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p5"><span class="s4">La svolta è arrivata con il ritrovamento di un libro di Tony Garnier, neozelandese e nipote del missionario, dedicato alla storia della propria famiglia grazie al quale <span class="s1">Quian Zhang ha potuto unire tutti i puntini e </span></span><span class="s4">identificare A.J. Garnier con Alberto Giovanni.</span></p>
<p>Come conclude l&#8217;articolo di Avvenire «<span class="s4">La scoperta è ben più di una semplice curiosità. Modifica infatti un passaggio importante nella storia della ricezione di Manzoni in Asia. Prima del 1949, infatti, si è spesso ritenuto improbabile che in Cina vi fossero traduttori in grado di lavorare direttamente dall’italiano. Il caso di Garnier dimostra invece che la circolazione dei classici europei è passata anche attraverso missionari e collaboratori locali capaci di muoversi tra culture molto lontane».</span></p>
<p class="p5"><span class="s4">Garnier tornò in seguito in Inghilterra, dove è morto nel 1973.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Nella foto Alberto Giovanni Garnier e il figlio Ben</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/valdese-il-primo-traduttore-in-cina-de-i-promessi-sposi/">Valdese il primo traduttore in Cina de “I promessi sposi”</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Odissea&#8221; di Nolan: una predicazione</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/22/odissea-di-nolan-una-predicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Peter Ciaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione del film kolossal più atteso dell&#8217;anno &#160; Pubblichiamo qui di seguito la recensione...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/odissea-di-nolan-una-predicazione/">“Odissea” di Nolan: una predicazione</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>La recensione del film kolossal più atteso dell&#8217;anno</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Pubblichiamo qui di seguito la recensione al film Odissea, scritta dal pastore <strong>Peter Ciaccio</strong>, presidente dell&#8217;<a href="https://www.associazioneprotestantecinema.it/odissea/"><strong>Associazione cinema protestante Roberto Sbaffi</strong></a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Odissea </i>(<em>The Odyssey</em>, di Christopher Nolan, USA-UK 2026, dur. 173′) è un film riuscito, importante, monumentale sotto ogni aspetto.</p>
<p>Tuttavia, l’alto livello tecnico si fa arte, perché Nolan vuole dire qualcosa attraverso l’opera di Omero (non a caso il latino <i>ars</i> traduce il greco <i>techné</i>). Per questo, <strong>la parola che per me più descrive il film è “predicazione”, ovvero l’atto del ri-raccontare quella storia tramandata dai tempi antichi per farla rivivere oggi nel pubblico.</strong> Attraverso la predicazione scopriamo, infatti, che quel testo antico non parla di Odisseo, proprio come la Bibbia non parla di Mosè o di Pietro, ma parla di noi. Se non fosse così, non si tratterebbe di un testo antico, ma di un testo morto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa distingue le opere culturali fondanti di una civiltà? In sostanza due elementi: la possibilità di essere interpretate, manipolate, finanche strumentalizzate da chi ne usufruisce nel presente e la capacità di sopravvivere a chi ha osato usufruirne. Appunto, è quel che accade con la Bibbia: vittima costante dei suoi interpreti e, allo stesso tempo, perenne vincitrice su di essi. Lo stesso si può dire dell’Odissea.</p>
<p>Allora, perché rischiare il confronto con chi sai vincerà sempre e comunque? Per fare vivere la storia, leggendola oggi per dire qualcosa di particolare ai propri contemporanei. Tenerla sullo scaffale alto della libreria, perché è “un libro da avere” e niente di più, significa condannarla a morire impoverendo l’umanità intera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è allora la predicazione di Christopher Nolan? Proviamo a sviscerarne alcuni punti, avvertendo chi legge che, sebbene la fine della storia sia nota, le righe che seguono contengono spoiler.</p>
<p><b>Il Mediterraneo. </b>Di fronte alla lista degli interpreti, i soliti noiosi, annoiati e pigri hanno gridato allo scandalo <i>woke</i>: gli Achei non sono “bianchi”, ma di ogni colore; inoltre, uno di loro, Sinone, sarà pure bianco, ma è interpretato da un attore trans, Elliott Page. Invece, chi conosce il Mediterraneo, quello vero, chi ha frequentato la Sicilia, conosce lo spettro dei colori che vi si incontrano.</p>
<p>Ma questa polemica è fuori luogo perché il Mediterraneo dell’Odissea è molto più di quello geografico: è il mondo conosciuto, è l’ecumene archetipica. L’Odissea non è una roba “occidentale”. L’Odissea è universale, perché già da Omero puntava a essere più di una leggendaria storia patria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La </b><b><i>xenía</i></b><b>.</b> La divinità travestita da viandante è presente in molte culture, anche nella Bibbia: basti pensare agli episodi di Sodoma e delle Querce di Mamre in Genesi e di Emmaus in Luca. “Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni, praticandola, senza saperlo hanno ospitato angeli” (Ebrei 13,2). Nel film la pratica dell’ospitalità è chiamata la legge di Zeus, che si può riassumere nel dovere del padrone di casa di accogliere il visitatore, cui corrisponde il dovere del visitatore di non abusare di tale accoglienza. Non è un caso che in italiano la parola “ospite” descriva entrambi, come se l’accogliente e l’accolto fossero legati da un filo identitario. È come se la caratteristica più profonda e irriducibile di ciascuno e ciascuna fosse quella di ospitare o di essere ospitato.</p>
<p>Qui il punto del film è che la legge di Zeus va al di là del dovere personale perché è la chiave di volta della civiltà. La violazione sistematica di questa legge porta alla decadenza e infine alla distruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I barbari.</b> Nel film si parla in continuazione dei “Popoli del Mare” che stanno giungendo per distruggere il mondo civile. È una delle tesi (assai dubbia, in verità) sulla causa del cosiddetto Collasso dell’Età del Bronzo, intorno al 1200 a.C., di cui la Caduta di Troia sarebbe un episodio. La società degli Achei nel film è spaventata dall’imminente collasso.</p>
<p>Il punto, però, è che i barbari siamo noi. Non esistono i Popoli del Mare, ma popoli ciechi, che violano la legge di Zeus, arrivando a distruggere una società della cui bellezza non si rendono conto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Sia fatta la volontà di… chi? </b>Nel film di Nolan colpisce l’assenza degli dei, a parte Atena, la protettrice di Odisseo e di Penelope. Sono invocati di frequente e la loro ira è temuta, ma non figurano come personaggi sulla scena. Perché? Per un motivo che è già presente in nuce nei testi greci: sono gli esseri umani a forgiare il proprio destino. Infatti, il Fato è fuori dalla portata degli dei.</p>
<p>È un punto che stupisce e che erroneamente si ritiene molto moderno, mentre caratteristica comune di ogni tempo è la presenza contemporanea di persone che si prendono le proprie responsabilità e di persone che le scaricano sugli dei. Odisseo tarda a tornare a Itaca non tanto perché Poseidone non glielo permette, quanto perché non è pronto a tornare. I suoi compagni non tornano a casa, perché in realtà dopo dieci anni di Guerra di Troia sono trasformati, degradati, involuti. Infatti, la maga Circe li trasforma in maiali (scena fantastica nel film, che ricorda <i>Un lupo mannaro americano a Londra </i>di John Landis), affermando di non aver fatto altro che realizzare la loro vera natura. Così Odisseo torna a Itaca perché Penelope e Telemaco lo aspettano: l’affetto dei cari ha mantenuto intatto il fragile filo che lo lega all’umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Chi eravamo, chi siamo diventati, chi siamo chiamati a essere. </b>L’insegnamento scolastico dell’epica omerica e l’idea di Ulisse come eroe per antonomasia, il più intelligente degli Achei, il risolutore della guerra, che sopravvive alle situazioni più pericolose e affascinanti nel suo viaggio, hanno fatto dimenticare il giudizio morale su quelle vicende. Ma il senso originario di quei racconti era anche morale, non per giudicare gli Achei, ma noi stessi.</p>
<p>Il film di Nolan rende, invece, giustizia al racconto dello sterminio della popolazione troiana, non tanto nel dettaglio truculento del massacro, quanto nello <strong>sguardo di Odisseo</strong>, che vede la statua di Atena decapitata senza motivo e una giovane sacerdotessa sgozzata senza pietà. Nelle viscere del Cavallo di Troia (bello e rampante) si nasconde non solo l’inganno, ma anche l’autoinganno di Odisseo, che si credeva migliore degli altri, mentre ha usato la propria intelligenza per massacrare un popolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dov’è, allora, l’affinità con Atena, dov’è quella saggezza che dovrebbe derivarne? La dea Atena si presenta a Odisseo nella forma della sacerdotessa troiana, perché l’intelligenza dell’eroe diventa sapienza solo nella <strong>consapevolezza </strong>delle sue azioni e relative conseguenze. Nel capire la gravità di quel che ha fatto e le conseguenze che ne deriveranno, Odisseo si erge a <i>Übermensch</i>, l’oltre-uomo nietzschiano, e si riflette nell’essere umano di Lutero, chiamato a santità, ma che allo stesso tempo resta peccatore. Eravamo civili, guidati dalla legge di Zeus; siamo diventati i distruttori di noi stessi, distruggendo i nostri simili; possiamo solo onorare l’affetto di chi ci ha aspettato per lungo tempo e la memoria di chi è morto per noi. «Ora sono diventato morte, il distruttore di mondi», diceva il protagonista eponimo di <em>Oppenheimer</em>, il precedente film di Nolan, dopo aver capito la portata dell’invenzione della bomba atomica, citando una frase della <em>Bhagavadgītā</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le storie.</b> A un’epoca di <i>fake news</i> Nolan ricorda che la verità è che ci siamo sempre raccontati storie. Possiamo anche provare a catalogarle come cronaca, leggenda, diceria, pettegolezzo o calunnia, ma <strong>nell’Odissea non c’è <i>fact-checking</i></strong>, al massimo una rivelazione finale, quando ormai le scelte sono state fatte, le conseguenze sono irrevocabili, il fato è già scritto. Il pubblico assiste come gli dei e prende atto di quel che succede. Quando le civiltà crollano, quando la legge di Zeus è stata violata, quando morte e distruzione prendono il sopravvento, agli esseri umani resta una sola cosa: <strong>la capacità di raccontare storie, la voglia di ascoltarle, l’impulso a tramandarle</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è quello che Nolan fa da sempre col suo cinema: racconta storie, che spesso non hanno senso, sono cervellotiche, incongruenti, assurde, ma restano storie. E c’è sempre qualcuno intorno al fuoco dell’IMAX o dello smartphone disposto ad ascoltarle.</p>
<p>In conclusione, la rilettura di Nolan mette in risalto questioni molto stringenti nel presente ed è questo l’aspetto in cui è più fedele al racconto originale: non tanto raccontare chi era Odisseo, ma raccontare chi sei tu che oggi ascolti <strong>una storia inventata ieri, che magicamente parla di te</strong>.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/odissea-di-nolan-una-predicazione/">“Odissea” di Nolan: una predicazione</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gesù e Marx, incontro possibile?</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/21/gesu-e-marx-incontro-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:18:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[marx]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo libro di Lorenzo Tibaldo &#160; Messaggio evangelico e pensiero socialista in dialogo, in contrapposizione,...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/21/gesu-e-marx-incontro-possibile/">Gesù e Marx, incontro possibile?</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>L&#8217;ultimo libro di Lorenzo Tibaldo</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Messaggio evangelico e pensiero socialista in dialogo, in contrapposizione, in relazione. Una delle sfide più affascinanti e controverse della modernità: far incontrare <strong>Gesù e Marx</strong>. Entrambi spogliati da ideologie e sovrastrutture elevate loro malgrado, nel tentativo di trovare sentieri comuni da (ri)percorrere. A partire forse dal più significativo, l’attenzione per gli ultimi delle nostre società.</p>
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<p>È affascinante l’ultimo libro del professor <strong>Lorenzo Tibaldo</strong>, “<em>Gesù e Marx. Una società giusta</em>”, proprio per lo sforzo continuo di porre in relazione due delle più grandi “profezie” della Storia. Visioni spesso considerate inconciliabili, che l’autore accosta evidenziandone le non poche consonanze. Entrambe, infatti, nascono come risposte radicali all’ingiustizia: il Vangelo con la sua attenzione totale per gli ultimi, i reietti, e il marxismo con la sua critica alle disuguaglianze strutturali delle società.</p>
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<p>Ecco allora il Gesù predicatore che chiama alla condivisione, che mette in discussione la proprietà e le gerarchie, che invita a una fraternità reale. Allo stesso modo, il pensiero marxiano, spurgato dalle derive ideologiche, può essere riletto come domanda ancora aperta di equità e dignità. Non mancano le ombre: Tibaldo riconosce le deviazioni: dalle compromissioni del cristianesimo con il potere alle derive oppressive del socialismo reale. Ma proprio questo sguardo critico rende più credibile la proposta accennata in apertura: tornare alle origini, liberare i messaggi originari dalle incrostazioni della storia. La fede cristiana allora non può essere separata dalla giustizia sociale. Per un lettore protestante, abituato a confrontarsi con la responsabilità personale, e comunitaria, della fede, queste pagine risuonano con particolare forza. Sono del resto proprio componenti importanti delle chiese protestanti italiane ad aver tentato negli anni ’60 e ‘70 del secolo scorso una sintesi fra Gesù e Marx, fra fede e socialismo.</p>
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<p>È ancora possibile pensare una società giusta che tenga insieme spiritualità e trasformazione sociale? La risposta, affidata mi pare più al cammino e all’incontro che alle formule, resta nelle mani del lettore, che troverà fra le pagine molti spunti di riflessione.</p>
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<p>Il libro verrà presentato dall’autore il <strong>30 luglio alle ore 16</strong> alla Festa di AVS Alleanza Verdi Sinistra alla Casa Unionista di <strong>Torre Pellice</strong> (To), via Beckwith 5.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/21/gesu-e-marx-incontro-possibile/">Gesù e Marx, incontro possibile?</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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