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	<title>Raffaele Volpe - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Jun 2025 09:23:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Raffaele Volpe - Riforma.it</title>
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		<title>Testimoni di un nuovo cielo e di una nuova terra</title>
		<link>https://riforma.it/2025/06/09/testimoni-di-un-nuovo-cielo-e-di-una-nuova-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 09:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La XX Conferenza della Chiesa dei Credenti ad Amsterdam &#160; Dal 1° giugno al 4...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2025/06/09/testimoni-di-un-nuovo-cielo-e-di-una-nuova-terra/">Testimoni di un nuovo cielo e di una nuova terra</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La XX Conferenza della Chiesa dei Credenti ad Amsterdam</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 1° giugno al 4 giugno, in una località non distante da Amsterdam, si è svolta la ventesima Conferenza della Chiesa dei Credenti (<a href="https://riforma.it/2025/05/29/amsterdam-20a-conferenza-dei-credenti-per-un-rinnovamento-radicale/"><em>Believers Church Conference </em></a>– Bcc). Il titolo era: <em>Un rinnovamento radicale? </em>E il sottotitolo richiamava il famoso passo dell’Apocalisse (21, 1): «Testimoni di un nuovo cielo e di una nuova terra». I partecipanti, circa duecento, venivano da ogni angolo del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessaria una breve premessa: la Bcc si è riunita per la prima volta nel 1967 e da allora vi sono state ben venti conferenze. Finora si erano tenute sempre negli Stati Uniti, quest’anno, anche a motivo della ricorrenza dei 500 anni dell’Anabattismo, si è scelta la città di Amsterdam. E non è un caso che l’inizio della Conferenza sia avvenuta nella Chiesa mennonita (<em>Singelkerk</em>), fondata nel 1607, lungo il canale Singel. Ma che cos’è la Bcc? È un movimento che propone un altro modello ecclesiologico, un terzo tipo di chiesa, accanto ai modelli “cattolico” e “protestante”. Questo modello diverso è stato, nel tempo, anche definito con altre formule, a esempio: Chiesa libera o “battista con la b minuscola”, come suggerito dal teologo James McClendon. Ma credo che l’aspetto centrale di questo “movimento” sia la convinzione che la Chiesa consiste ed è costituita da credenti consapevoli e impegnati che rispondono alla chiamata di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tre sono stati i principi che hanno guidato questa ventesima conferenza:</strong> la sua <em>ecumenicità</em> – partendo da una chiara e solida identità si è mirato all’incontro e all’arricchimento ecumenico; la sua<em> internazionalità</em> – hanno partecipato persone da tutti i continenti; la<em> multiculturalità</em> – la partecipazione ha privilegiato la diversità generazionale, etnica e di genere, dando priorità a voci di giovani provenienti da contesti e posizioni più disagiati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto si è giocato intorno a quel punto interrogativo presente nel titolo della conferenza. Un punto interrogativo che sottintendeva una domanda: in un tempo critico di ingiustizie sistemiche, quanto “radicali” sono i figli e le figlie della “Riforma radicale” – dopo 500 anni – nell’impegno per quel rinnovamento promesso per tutti e tutte in Apocalisse 21?</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tante relatrici e tanti relatori, soprattutto dal Sud del mondo.</strong> Vorrei iniziare presentando la prima relatrice, Sarah Augustine, mennonita; benché non venga dal Sud del mondo, vive infatti a White Swan, Washington, tuttavia è una <em>pueblo tewa</em>. I Pueblo Tewa sono un gruppo di nativi americani appartenenti ai Pueblo, abitanti del sud-ovest degli Stati Uniti. Augustine è la direttrice esecutiva e co-fondatrice della <em>Coalizione per Smantellare la Dottrina della Scoperta</em> e ha dedicato un libro a questo tema: «La Terra non è vuota: seguire Gesù nello smantellamento della Dottrina della Scoperta». Nel suo intervento ha voluto soffermarsi sulla necessità di ritrovare una radicalità che vorrei definire “primordiale”: noi siamo radicalmente interconnessi e quel “noi” non riguarda soltanto “noi umani”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda relatrice è stata Betty Ruth Lozano-Lerma. Dottoressa in Studi culturali latinoamericani, sociologa, di tradizione battista, per molti anni docente e direttrice presso la Fondazione universitaria battista con sede a Cali, Colombia. Donna “negra” impegnata sia in un lavoro intellettuale critico sia nelle lotte sociali in Colombia, in particolare quelle legate alla violenza contro le donne e alla lotta al razzismo. Ha scritto, in collaborazione con altre, un libro dal titolo: <em>Femminicidio e accumulazione globale</em>. Nel suo intervento si è soffermata su quel mortale intreccio tra fondamentalismo e capitalismo che sta stravolgendo un’antica regione come quella del Pacifico (una delle cinque regioni principali della Columbia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È evidente che, per ragioni di spazio, non potrò presentare ogni singola relatrice e ogni singolo relatore. Ho dovuto fare una scelta. L’ultimo che vi presento è Willie James Jennings, battista, professore di Teologia e Studi africani presso la Yale University Divinity School. Jennings lavora soprattutto sulla teoria della razza e sugli studi decoloniali e ambientali. È autore di <em>After Whiteness: An Education in Belonging</em> che tradurrei in questo modo: «Dopo la bianchezza: un’educazione all’appartenenza». Ed è di “bianchezza” che ci ha parlato, condizione non biologica, ma che appartiene all’immaginario occidentale e che riguarda una “mascolinità bianca autosufficiente”. Il suo discorso sulla disciplina della speranza all’auditorium alla Vrije Universiteit di Amsterdam ha concluso una conferenza davvero intensa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/06/09/testimoni-di-un-nuovo-cielo-e-di-una-nuova-terra/">Testimoni di un nuovo cielo e di una nuova terra</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ricordare, agire, sperare</title>
		<link>https://riforma.it/2025/01/22/ricordare-agire-sperare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 09:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[anabattismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ucebi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione cristiana evangelica battista d'Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Dipartimento di Teologia dell’Unione battista e i 500 anni del movimento anabattista   Ricordare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Il Dipartimento di Teologia dell’Unione battista e i 500 anni del movimento anabattista</h5>
<p> </p>
</div>
<p class="p1"><i>Ricordare per agire, agire per sperare</i>: è questo il motto scelto dal Dipartimento di Teologia dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia per ricordare i 500 anni del movimento anabattista. Ricordare e non celebrare. Non si può celebrare un passato di persecuzioni. Il movimento anabattista è stato <i>ecumenicamente</i> perseguitato da cattolici, luterani e riformati. Ed è per questo che, invece, è necessario ricordare, perché, come insegnava il filosofo protestante Paul Ricoeur, il ricordo può risuscitare il passato e attingere il volto di coloro che sono esistiti un tempo, che hanno agito e sofferto, e fatto promesse che hanno lasciato incompiute.</p>
<p> </p>
<p class="p1"><b>Per noi battisti, dunque, è un dovere ricordare.</b> Anche perché noi, in qualche modo, facciamo parte della genealogia meticcia anabattista. Ne facciamo parte idealmente e non solo, e nel ricordare vogliamo rendere la memoria materiale vivo per il nostro agire quotidiano. È nell’azione, diceva Dietrich Bonhoeffer, la libertà, non nei pensieri fuggenti. Ma si agisce per alimentare la speranza. Ed è in questo atto radicale di sperare contro ogni speranza che il cerchio si chiude, ma solo per ripartire: ricordare, agire, sperare.</p>
<p class="p1">Il modo più efficace di ricordare è coinvolgere le nostre chiese locali in un’alfabetizzazione sull’anabattismo che abbia come sbocco finale il contributo che questo percorso possa apportare al presente e al futuro delle nostre chiese. Ed ecco le molteplici iniziative, dal nord al sud, che iniziano il 25 gennaio a Marghera, il 9 marzo a Milano, dall’11 al 13 aprile a Napoli. Nella settimana dal 18 al 25 maggio a Firenze. Poi fino al prossimo dicembre ad Altamura, a Tolentino, a Roma, in Puglia e Basilicata, a Cagliari, e a Torino.</p>
<p class="p1">Un programma denso e impegnativo che il Dipartimento di teologia ha organizzato insieme alla Commissione storica dell’Ucebi. Un tentativo meno appariscente, sobrio, come è giusto che sia e, tuttavia, ambizioso: ricordare la Riforma dei vinti, di coloro che sono stati ammutoliti, per imparare a fare la storia da un altro punto di vista.</p>
<p> </p>
<p class="p1"><b>Accanto a queste iniziative locali, c’è un progetto più grande</b> che vede coinvolti altri soggetti. Il Dipartimento di Teologia, insieme alla Facoltà pentecostale di Scienze religiose, all’Istituto avventista Villa Aurora e alla casa editrice Gbu (Gruppi biblici universitari), si interrogheranno sull’attualità dell’anabattismo, riflettendo sui principi fondamentali, quali la pace, la nonviolenza, la libertà di coscienza e l&#8217;autonomia della chiesa locale. Il contesto sociale e culturale contemporaneo, caratterizzato da conflitti, divisioni e tensioni a livello globale e locale, rende ancora più rilevante il messaggio anabattista.</p>
<p class="p1">La necessità di promuovere valori come la pace e la nonviolenza si inserisce in un mondo in cui le guerre, i conflitti e le ingiustizie continuano a minacciare la coesione sociale. Inoltre, la crescente attenzione verso la libertà di coscienza e l&#8217;autonomia delle chiese locali risponde a sfide legate al pluralismo religioso, alla libertà di espressione e alla ricerca di un&#8217;identità spirituale autentica. Il progetto, quindi, si inserisce in un contesto in cui la memoria storica dell&#8217;anabattismo non solo deve essere ricordata, ma può anche offrire spunti per affrontare le problematiche contemporanee, promuovendo un dialogo costruttivo tra il passato e il presente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p> </p>
<p class="p1"><b>Le iniziative proposte faranno parte di un programma triennale</b> (2025-2027) e si apriranno con una presentazione pubblica del progetto e una conferenza stampa il 27 maggio 2025, alla Chiesa battista di Borgo Ognissanti a Firenze. Seguirà un simposio internazionale il 21 ottobre 2025 presso l’Istituto avventista Villa Aurora a Firenze, dal titolo: <i>Anabattismo: Cinque secoli di fede e impegno. Storia, spiritualità e prospettive future</i>. Seguirà poi a maggio 2026 un secondo simposio presso la Facoltà pentecostale di Scienze Religiose, Bellizzi (SA), dal titolo: <i>Anabattismo e Società Moderna – Riflessi di Pace, Nonviolenza e Vocazione Cristiana nel Terzo Millennio</i>. L’obiettivo di entrambi questi simposi sarà quello di indagare l&#8217;influenza che l&#8217;anabattismo ha avuto sulla società moderna e la sua rilevanza per le chiese e le comunità cristiane. Altre iniziative, non ancora definite, verranno successivamente comunicate anche attraverso il giornale Riforma.</p>
<p> </p>
<p class="p1">In un recentissimo libro dal titolo <i>I cristiani, la violenza e le armi</i>, il professore Massimo Rubboli cita le parole di un anabattista polacco, Marcin Czechowic, il quale, scrivendo ai giovani sul tema della non resistenza, dice: «[…] il combattimento cristiano non ha assolutamente niente in comune con gli armamenti militari di questo mondo […]. Le armi dei soldati cristiani sono per prima la fede, poi la speranza insieme all’amore e all’umiltà, alla mitezza, alla pazienza, alla verità, alla giustizia e a tutte le altre virtù cristiane raccomandate nel Vangelo del nostro Signore Cristo».</p>
</div>
</div>
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