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	<title>Paola Schellenbaum - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Mar 2026 10:21:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paola Schellenbaum - Riforma.it</title>
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		<title>Piero Gobetti e il protestantesimo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/03/02/piero-gobetti-e-il-protestantesimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 10:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Gobetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una conferenza nell&#8217;ambito delle iniziative per il centenario della morte dell&#8217;intellettuale torinese &#160; Nell’ambito delle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Una conferenza nell&#8217;ambito delle iniziative per il centenario della morte dell&#8217;intellettuale torinese</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito delle<strong><a href="https://riforma.it/2026/02/02/gobetti-tre-anni-di-celebrazioni/"> celebrazioni per il Centenario della morte di Piero Gobetti</a> </strong>(1926-2026), il 27 febbraio, si è tenuta in chiesa battista di via Passalacqua, a Torino, la tavola rotonda “Piero Gobetti e il protestantesimo” moderata da Piera Egidi Bouchard, a cui hanno partecipato Avernino Di Croce, Pietro Polito e chi scrive, con i saluti di benvenuto del pastore Lino Gabbiano. Gli interventi musicali a cura del Duo Pizzulli hanno accompagnato la serata con musiche per violino e pianoforte di Katharine Barry, Teresa Carreno, Aziza Mustafà Zadeh, M. Teresa Pizzulli, Lili Boulanger. &nbsp;Tali musiche sono state dedicate a Ada e al suo amore per la il canto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto culturale in cui Gobetti svolse la sua esemplare opera culturale è stato ricostruito da Pietro Polito che si è soffermato soprattutto sull’eresia del pensiero gobettiano nella filosofia e nella politica mentre Avernino di Croce ha ricostruito i legami con il protestantesimo, in particolare con la rivista “Conscientia” diretta da Giuseppe Gangale, che fu a tratti definito più calvinista di Giovanni Calvino, per il rigore morale e per l’impronta nettamente antifascista. Fu il confronto con il pensiero di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, ma anche con pensatori come Hegel e Kierkegaard a far incontrare intorno alla rivista i più significativi esponenti della “cultura della crisi”. La rivista ospitò il dialogo a distanza tra Piero Gobetti e Antonio Banfi, Giovanni Miegge, Tommaso Fiore. Il mondo culturale di Piero aveva riferimenti più ampi, quali Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini o scrittori come Giuseppe Prezzolini e Piero Jahier. Rivisitare il legame con quest’ultimo, sarebbe molto interessante per approfondire i rapporti con il mondo protestante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tempi bui del fascismo non sono solo un contorno ma purtroppo penetrarono la vita di Gobetti, fino all’esito dell’esilio a Parigi con la tragica morte (16 febbraio 1926). In quel giorno Ada scrive nel suo diario: “La mia fede è la tua fede, non altra: e in essa soltanto posso trovare la forza di accettare”. Lo fece, decidendo di restare in piedi quando il mondo intorno a lei crollava, e lo fece anche per suo figlio Paolo e per offrirgli un futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro in chiesa battista è stato il primo evento organizzato dopo la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro Carignano (16 febbraio 2026), aprendo così la lunga serie di occasioni in cui la vita, il pensiero e l’opera di Piero Gobetti verranno presentati, rivisitati criticamente e illuminati da nuovi stimoli interpretativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre agli scritti e alle iniziative editoriali, una fonte importante per comprendere la vita di Piero Gobetti è il carteggio con la moglie Ada, curato da Ersilia Alessandrone Perona e pubblicato dalla casa editrice Einaudi, che permette di accostarsi in modo innovativo alla loro vita di relazione, non solo come coppia di giovani amanti ma anche come persone impegnate nella vita civile e politica del loro tempo, in dialogo con tante e diverse personalità. Tre sono gli ambiti che si riconoscono come “protestanti”: l’amore del prossimo, il rapporto tra amore e politica, l’impegno civile nella Resistenza e per la società democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un amore adolescente che nasce nel vicinato – Piero e Ada abitavano nello stesso stabile in via XX Settembre 60 &#8211; &nbsp;e si alimenta giorno dopo giorno degli scambi e delle condivisioni che i due giovani si rinnovano nel continuo: è la forza dell’amore che emerge davanti al male, durante la nascente opposizione antifascista, nel momento della partenza e del distacco e poi nella notizia triste della morte in esilio di Piero. È come se fosse la mancanza a tracciare i contorni di un amore colmo di desiderio e di passione che non è mai fine a sé stesso, ma che si irradia tutto intorno, donando tanta vita, anche attraverso l’impegno intellettuale condiviso. Si legge in una lettera datata 8 agosto 1920: “Amore mio caro, bimba mia buona, Beatrice, vieni”, con chiari riferimenti all’opera di Dante Alighieri, tanto che la prima rivista giovanile si intitola proprio “Energie Nove” a cui Piero invita Ada a collaborare fin da subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ada era figlia di un padre di origine svizzera e di una madre di origine bosniaca, non era dunque torinese doc ma era piuttosto pronta ad aprirsi nella relazione attraverso la mediazione tra culture secondo un cosmopolitismo dal basso, non elitario, che era nell’aria tra i giovani in quegli anni, se si pensa ai gruppi giovanili Acdg-Ucdg, in cui vi erano tanti valdesi ma anche cattolici, che avevano rapporti internazionali e che si contrapponevano nettamente al clima repressivo che andava instaurandosi con il fascismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello tra Ada e Piero è un amore adolescente che entra nella vita adulta, con le tappe tipiche dell’epoca: il matrimonio e la nascita del figlio Paolo. È dunque una vita “normale”. La sua straordinarietà ed esemplarità è la capacità di far fronte alle avversità della vita, e di sopravvivervi. Ma è anche un amore “sovversivo” nel senso che sovverte qualsiasi stereotipo, è all’insegna del <em>kairos</em> non del <em>chronos</em>.&nbsp; In un tempo brevissimo, quasi un lampo, i due giovani colgono il momento opportuno per immaginare il cambiamento verso il bene comune, attraverso i libri, l’editoria e i dibattiti. È un amore che ricomprende i tanti significati della parola: dal desiderio erotico degli amanti, all’amore agapico disinteressato e comunitario, fino all’amicizia che ha una valenza anche politica. Forse è proprio l’amicizia la chiave di lettura più audace nei tempi bui della repressione o in tempo di guerra, quella che salva dalla violenza e dalla tragedia e consente di ricominciare anche quando il flusso della vita si interrompe. L’amicizia come valore, come rete di protezione, non solo come pratica quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un fuoco che non può essere spento, nemmeno dalla morte. È il fuoco della libertà, dell’amore del prossimo e della democrazia, un lascito che tocca a noi ravvivare ogni giorno. Nelle scienze umane e sociali è nato un nuovo termine “condividuo” (Remotti, ‘Somiglianze’ Laterza 2019) che esprime quella possibilità di condivisione lenta e progressiva tra persone autonome e indipendenti che non rimangono distanti nella loro diversità, né si fondono nella loro uguaglianza, ma mantengono viva la somiglianza, valorizzando le differenze, rendendole motivo di incontro e confronto, all’insegna dell’interdipendenza. Nell’impegno successivo Ada saprà circondarsi di tante persone, fondando a sua volta riviste importanti per costruire la socialità dal profondo delle relazioni familiari e sociali, come il “Giornale dei genitori”, che si inscrive pienamente in quella società democratica uscita dalla Resistenza, che era stata immaginata, pensata, raccontata fin dalle iniziative gobettiane degli anni precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><u>Nel</u> nuovo libro curato da Pietro Polito, ‘La democrazia da fare’ (Einaudi 2026), si legge: “Gobetti e Matteotti sono due esempi di resistenza e di critica al potere. La loro esemplarità non è artificiosa e, più che un modello da replicare o imitare superficialmente, essi rappresentano per noi un incontro, un incrocio, una sorta di crocevia, se non un contagio che scuote le nostre abitudini e libera energie di libertà e di liberazione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/03/02/piero-gobetti-e-il-protestantesimo/">Piero Gobetti e il protestantesimo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fiducia</title>
		<link>https://riforma.it/2026/01/12/fiducia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 07:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[treccani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto&#160;“fiducia”&#160;come&#160;parola dell’anno 2025, evidenziando l’importanza di un concetto fondamentale...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto&nbsp;<strong>“fiducia”</strong>&nbsp;come&nbsp;<strong>parola dell’anno 2025</strong>, evidenziando l’importanza di un concetto fondamentale per la vita sociale e personale&nbsp;</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo anno si apre tra incertezze geopolitiche e preoccupazioni sociali che ci sembrano inedite. Siamo ancora colpiti – tutti e tutte – dalla tragedia avvenuta in<a href="https://riforma.it/2026/01/07/disastro-di-crans-montana-e-lora-del-lutto/"> Svizzera a Crans-Montana</a> e l’inizio dell’anno è stato segnato da altre <a href="https://riforma.it/2026/01/08/disperazione-globale-e-anno-nuovo/">terribili notizie sulla scena internazionale</a>, tra guerre e <a href="https://riforma.it/2026/01/08/le-chiese-riformate-del-sud-america-intervengono-sulla-questione-venezuela/">inaudite violazioni ricorrenti del diritto internazionale</a> in diverse parti del mondo &#8211; che sono rimbalzate sui nostri cellulari, tra messaggi e commenti che si alternano alle conversazioni tra amici e parenti, così ricorrenti in queste vacanze natalizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così martedì 6 gennaio al concerto “Sogni e visioni della musica da film” (con Bruno Gambarotta, voce narrante, Elena Cornacchia, flauto, Giorgio Costa, pianoforte), nel tempio valdese di San Giovanni, la pastora Elisabeth Loeh ci ha ricordato quanto sia importante la musica non per distrarsi o dimenticare le tragedie che ci circondano, ma per ricevere fede e speranza in un mondo migliore &#8211; ancora e sempre possibile &#8211; perché anche nel dolore occorre ricominciare a vivere. Dal Mozart di “Amadeus” a “Yesterday” dei Beatles, da “Forrest Gump” a “Schindler’s List” al “Titanic” (si ricordi la celeberrima “My heart will go on”), da “Mission” e “Cinema Paradiso” con musiche di Ennio Morricone per concludere con musiche di Nino Rota, la serata è scivolata tra forti emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle ore immediatamente successive al rogo di Crans-Montana si sono attivati diversi ospedali, sia in Svizzera che in Italia, facendo tutto il possibile per prendere in carico i gravissimi feriti – tutti giovani &#8211; e i parenti delle vittime. “Non disperazione ma fiducia” ha affermato alle agenzie di stampa la dottoressa Valeria Terzi che dall’ospedale di Niguarda è stata inviata a Crans-Montana per assistere i parenti delle vittime. Tutto merito dello scouting. Ha infatti spiegato che si tratta di mettere in piedi immediatamente nell’emergenza un team multidisciplinare con medici, infermieri e psicologi, in grado di coordinarsi tra di loro e con i colleghi sul posto. Occorre censire i bisogni e condividere informazioni, con professionalità ed efficacia, cioè: non lasciare solo nessuno, distinguere tra simpatia (che privilegia chi è simile o chi si conosce già) e empatia (che si relaziona con chi non si conosce o chi è diverso), mantenere la giusta distanza o vicinanza emotiva. In una parola fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E fiducia è anche la parola dell’anno scelta da Treccani</strong>. Che è l’opposto dello strapotere dell’individualismo e della prepotenza (così ben rappresentata a livello internazionale dai potenti del mondo). Non è che in passato non ci fossero violenze e difficoltà. Basta leggere le lettere delle nostre nonne durante la seconda guerra mondiale per ritrovare tutta la paura e la preoccupazione dei tempi difficili, ma in quelle parole, spesso accompagnate da un versetto biblico, si trovava anche l’intenzione e la capacità di opporsi al male, attraverso la fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una parola antica, dal latino <em>fides</em> che significa “aver fede, confidare, affidarsi”, ricorre nella letteratura latina e nella tradizione medievale, è sinonimo di affidamento, confidenza, fedeltà, fede, responsabilità e speranza. È concetto fragile, incline al tradimento, ma fondativo del patto con gli altri e del cammino che ne deriva tra crisi, dubbi e suoi superamenti. Non si tratta soltanto di un sentimento che intercorre tra due persone, ma diventa una pratica quotidiana condivisa che nutre il vivere insieme, sia a livello comunitario che nella società. Ci vuole impegno e perseveranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo sempre più divergente, che fa fatica a contenere i conflitti affinché non siano troppo distruttivi, a partire dalla difesa del diritto internazionale, o a usare la diplomazia delle parole per dirimere le incomprensioni, è più che mai necessario chiedersi come agisce la fiducia nelle nostre relazioni sociali. Perché fiducia significa rapporti con gli altri, apertura al futuro in un ordine simbolico che rende possibile la vita collettiva e il reciproco riconoscimento nonostante l’instabilità del mondo (<a href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/fiducia-credere-nell-altro-per-abitare-il-futuro.html">https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/fiducia-credere-nell-altro-per-abitare-il-futuro.html</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/01/12/fiducia/">Fiducia</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Memoria affettiva di un’identità complessa</title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/11/memoria-affettiva-di-unidentita-complessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 06:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Vinçon]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[michele vellano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky ripercorre l’origine dei rami della sua famiglia &#160; Si legge...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading p1">L’ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky ripercorre l’origine dei rami della sua famiglia</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Si legge tutto d’un fiato il nuovo libro di Gustavo Zagrebelsky: non un’autobiografia ma un <i>memoir</i>, quasi un romanzo che fluisce in una narrazione riflessiva e meditata, dove talvolta c’è costruzione immaginaria o verosimiglianza per legare i fatti che però sono tutti veri. È la ri-costruzione di un mondo sconosciuto, quello dei genitori, due mondi diversi. Due minoranze, quella della madre valdese e quella del padre <i>émigré</i> russo. Due case, la cascina di Riva che è il luogo dell’anima con un viale di olmi che non c’è più (la casa in sol maggiore) e la casa acquistata a Buriasco per volere del padre, che assomiglia a una dacia russa (la casa in sol minore) sono le prime scene raccontate, a testimoniare che i luoghi sono evocativi delle atmosfere, dei profumi e delle parole dell’infanzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Se fosse un film, il libro inizierebbe con una scena sulla Promenade des Anglais, a Nizza, dove la famiglia Zagrebelsky è in viaggio di piacere per raggiungere la casa della bisnonna di Gustavo. È il 1914: la nonna di Gustavo e i suoi figli – Jean (papà di Gustavo) ha 5 anni – sono a Nizza mentre il nonno è rimasto in Russia, ufficiale nell’esercito. Allo scoppio della guerra si chiudono le frontiere e inizia un tempo di sospensione e di attesa, inizialmente convinti che si tratti di un periodo breve. Poi comincia la vita da <i>émigré</i>, con il trasferimento a Sanremo e il relativo impoverimento, che l’autore ricostruisce in parte in base a ricordi, documenti o testimonianze e in parte attraverso la letteratura. Non è nemmeno un mondo di esuli, perché chi si dichiara <i>émigré </i>spera sempre di tornare.</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La famiglia di Gustavo ha origini ucraine per parte di padre mentre il ramo materno è nobiliare e discende dalla vecchia Russia. Jean si porterà appresso per tutta la vita un’immagine congelata della Russia, ritenendo che i bolscevichi siano degli usurpatori, facendo fare ai figli in Italia degli “esercizi della memoria”, cioè facendo loro sperimentare frammenti di vita alla scoperta delle radici, a esempio partecipando alla “Settimana sovietica” o al “circolo di Mosca”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La mamma di Gustavo è valdese – Nonnalisìn per le nipoti – e il nonno Gustavo Vinçon, a lungo sindaco di San Germano (dove l’autore nasce nel 1943) , ricopre incarichi di responsabilità alla RIV di Villar Perosa in stretto contatto con il sen. Agnelli. Gustavo Vinçon verrà sepolto nel cimitero di San Germano in una tomba in cui è scritta anche la sua professione di ingegnere. Il carattere valdese è resistente, ma a differenziare i due mondi è soprattutto il concetto di uguaglianza che per i valdesi è una conquista civile nel 1848 mentre per i russi è una maledizione. Come possono andare insieme questi due mondi? Jean e Lisìn fondono i due mondi nella loro lunga vita matrimoniale e i tre figli maschi si sentono sicuri e protetti accanto alla madre sempre pronta a stemperare il disaccordo o le intemperanze del padre, tormentato dai giorni neri attraversati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il libro non è solo una storia personale ma è anche una storia morale con un valore più ampio in quanto “memoria di casa” è l’esito di un sofferto “fare memoria”, a partire da frammenti e ricordi. Il percorso di immersione memoriale, partecipando e rivivendo quella vicenda, vuole fare i conti con il passato, mettendosi in confronto anche con le cose difficili, da protagonista.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il tentativo, pienamente riuscito, di ricostruire la psiche dei genitori consente di fare i conti con queste due matrici, con la storia familiare attraverso un certo coinvolgimento personale nelle tensioni familiari, ammettendo di non aver compreso appieno il dramma del padre <i>émigré</i>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La lezione è che a una certa età bisogna fare un esercizio di ricostruzione della memoria ma depurando la coscienza. E si arriva così ad amare il proprio passato. D’altra parte, Lisìn aveva scelto per il suo funerale il versetto di Giovanni 13 «Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri». Ma c’è un’altra lezione: l’incontro-scontro tra due mondi non porta necessariamente al conflitto tra Russia e Occidente, ma alla convivenza delle differenze. Non è poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">* G. Zagrebelsky, <i>Memoria di casa</i>. Torino, Einaudi, 2025, pp. 256, euro 21,00.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><strong>Il libro verrà presentato in dialogo con Michele Vellano, avvocato, professore universitario ed esperto in materia di Diritto internazionale e Diritto dell’Unione europea, sabato 13 dicembre alle ore 18 alla libreria Claudiana di Torino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ingresso libero.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/12/11/memoria-affettiva-di-unidentita-complessa/">Memoria affettiva di un’identità complessa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Chiesa come luogo di protezione e aiuto</title>
		<link>https://riforma.it/2025/11/25/la-chiesa-come-luogo-di-protezione-e-aiuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 07:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa valdese]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione di chiese protestanti in Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata internazionale contro la violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Linee guida per la tutela dei minori e la prevenzione dell’abuso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riflessione sul 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne &#160; Intorno alla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Una riflessione sul 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mi pare che siano emersi quest’anno due temi: la (ir)rilevanza di un corpus giuridico internazionale a tutela delle donne che non è di per sé sufficiente in quanto sono necessari investimenti per la prevenzione e l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva tra i giovani. Se ne è parlato anche in alcune chiese, in eventi organizzati insieme alle amministrazioni pubbliche. Ad esempio, il 1 novembre la&nbsp;<a href="https://valdesiverona.it/">Chiesa valdese di Verona</a>&nbsp;ha proposto una&nbsp;<a href="https://riforma.it/2025/11/04/donne-i-diritti-negati/">conferenza</a>&nbsp;sui diritti (negati) delle donne a cui hanno partecipato giornaliste e esperte di diritti umani mentre il 24 novembre in&nbsp;<a href="https://vallivaldesi.chiesavaldese.org/pinerolo/">Chiesa valdese a Pinerolo</a>&nbsp;(To) si tiene una&nbsp;<a class="fancybox image" href="https://chiesavaldese.org/wp-content/uploads/2025/11/IMG-20251119-WA0000.jpg" aria-controls="fancybox-wrap" aria-haspopup="dialog">conferenza</a>&nbsp;sui&nbsp;<a href="https://www.mediterraneanhope.com/">corridoi umanitari</a>&nbsp;femminili, con la presentazione del libro&nbsp;<em><a href="https://www.vitaepensiero.it/scheda-libro/autori-vari/libere-da-libere-di-9788834358825-400251.html">Libere da, libere di</a></em>&nbsp;(Vita e Pensiero 2025) curato da Cristina Pasqualini e Fabio Introini,&nbsp;docenti di Sociologia generale all’Università Cattolica e membri del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, che ha promosso e realizzato la ricerca di cui il volume è il&nbsp;<em>report</em>,&nbsp;con&nbsp;interviste a&nbsp;venti rifugiate che nel loro transito verso l’Europa hanno sperimentato abusi e violenze.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dando voce al loro percorso migratorio, la sociologia e l’antropologia culturale entrano in dialogo con la vita vissuta, per riflettere criticamente sui modelli dell’inclusione. Il divario di genere, secondo un approccio intersezionale, viene capovolto a favore di un’integrazione che trovi nell’ascolto delle persone e nell’accesso all’istruzione un riscatto per costruire percorsi di libertà delle donne, in relazione ai determinismi della storia, della cultura, della società. L’interazione tra rifugiate e società di accoglienza avviene però secondo processi di reciproca trasformazione, diventando così un’occasione di apprendimento per gli uni e per le altre. Si impara insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale la pena ricordare – in un tempo in cui il diritto umanitario internazionale è calpestato quotidianamente – che la Dichiarazione di Pechino (1995), trent’anni fa, ha riconosciuto i diritti delle donne come diritti umani e ha introdotto i diritti fondamentali della persona, dichiarando di voler perseguire gli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace per tutte le donne, in qualsiasi luogo e nell’interesse dell’intera umanità, ascoltando le voci di tutte le donne nella loro diversità: è ancora una pietra miliare per l’equità di genere. Sulla prevenzione della violenza, la Convenzione di Istanbul (legge 27 giugno 2013, n. 77) è uno strumento giuridicamente vincolante che stabilisce un chiaro legame tra la parità dei sessi e l’eliminazione della violenza contro le donne. Oggi è ampiamente dimostrato che le leggi sulla violenza domestica riducono la violenza nelle relazioni di coppia. Tuttavia, la loro applicazione rimane una sfida, con lacune nella protezione legale completa e nei servizi di supporto alle sopravvissute. Mancano inoltre gli investimenti per la prevenzione e l’educazione sessuo-affettiva per i minori. Nel recente dibattito pubblico se ne parla molto, ma è solo attraverso un’alleanza tra scuola e famiglia che si può impostare un programma formativo verso il rispetto degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cammino intrapreso dalla Chiesa valdese ha portato a un’ampia riflessione sulle famiglie al plurale con l’approvazione in Sinodo del&nbsp;<a href="https://chiesavaldese.org/wp-content/uploads/2023/01/docum_famiglie2017.pdf">Documento famiglie</a>&nbsp;(2017), ma è soprattutto con le&nbsp;<a href="https://chiesavaldese.org/wp-content/uploads/2025/05/linee_guida_minori-1.pdf">Linee guida per la tutela dei minori e la prevenzione dell’abuso</a>, che la riflessione sulla violenza domestica si è approfondita in un apposito documento. La premessa teologica, secondo cui Gesù annuncia il regno di Dio e la vita in pienezza per tutti e tutte (Mt 18,1-14), porta a considerare la Chiesa come un luogo di protezione e aiuto per chi non può difendersi o non ha i mezzi per esigere rispetto e dignità. Si è data priorità alla prevenzione di comportamenti inadeguati e alla fiducia per imparare a cogliere per tempo i segnali di sofferenza e di disagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello europeo, la<a href="https://www.leuenberg.eu/">&nbsp;Comunione di chiese protestanti in Europa</a>&nbsp;ha promosso il documento&nbsp;<em><a href="https://chiesavaldese.org/wp-content/uploads/2025/04/CPCE-Gender-2024-Online-4.pdf">Genere, sessualità, matrimonio, famiglia</a>&nbsp;(2025)</em>&nbsp;che esplora come le teorie su genere e sessualità si riflettono nel dibattito teologico e nella società, nelle differenze etiche e teologiche ma anche nei rapporti tra le diverse chiese, secondo un’etica del disaccordo o accordo differenziato. In particolare, ampio spazio è stato dato al confronto interdisciplinare. Ritengo che solo un approccio integrato consenta di approfondire questi temi, in particolare quello della violenza domestica che è un problema serio perché le conseguenze degli abusi sono di lunga durata. Ed è ancora più grave se ciò avviene in chiesa o in famiglia. Negare o non riconoscere il fenomeno degli abusi e delle molestie può avvalorare un clima in cui queste forme di cattiva condotta possono proliferare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È difficile definire il fenomeno, ma un aspetto è chiaro: c’è abuso quando non c’è consenso esplicito e libero, a maggior ragione quando la relazione è impari o quando vi sia violazione dell’integrità personale. Le chiese sono luoghi particolari, con relazioni basate sulla fiducia che, se infranta, crea ferite profonde. Anche nella società, occorre prevenire qualsiasi forma di abuso e di violenza con gli strumenti della formazione e dell’educazione sessuo-affettiva, affinché la partecipazione attiva delle donne, la loro autodeterminazione nella riproduzione e nell’indipendenza economica, diventino obiettivi di tutta la società, donne e uomini insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Da <a href="http://www.chiesavaldese.org">www.chiesavaldese.org</a></em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/11/25/la-chiesa-come-luogo-di-protezione-e-aiuto/">La Chiesa come luogo di protezione e aiuto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Colonie, missioni, popoli</title>
		<link>https://riforma.it/2025/11/11/colonie-missioni-popoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 07:27:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cevaa]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-François Zorn]]></category>
		<category><![CDATA[missiologia]]></category>
		<category><![CDATA[missione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia della Mission de Paris dal 1914 al 1971 &#160; È fresco di stampa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La storia della <em>Mission de Paris</em> dal 1914 al 1971</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">È fresco di stampa il nuovo voluminoso studio di Jean-François Zorn, professore emerito di Storia del cristianesimo all’Istituto protestante di teologia alla Facoltà di Montpellier, esperto di storia delle missioni. Nel 2014 la biblioteca dell’Istituto ha creato &#8211; insieme ad altri &#8211; i fondi archivistici protestanti (<a href="https://ipt-edu.fr/bibliotheques/fonds-darchives/">https://ipt-edu.fr/bibliotheques/fonds-darchives/</a>) e dal 2006 è attivo il Centro di ricerca Maurice Leenhardt, di cui Zorn è stato l’ideatore, che si occupa di missiologia in connessione con altre discipline, quali storia, antropologia religiosa e teologia delle religioni per uno sguardo critico sulle missioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La figura di Maurice Leenhardt (1878-1954) è emblematica delle trasformazioni che hanno caratterizzato le missioni protestanti tra Otto e Novecento. Egli infatti partì missionario insieme alla moglie per la Nuova Caledonia dove rimase dal 1902 al 1928, riportando in Francia materiale etnografico della cultura kanak. Nel 1932 fondò la rivista <i>Il mondo non cristiano</i> e nel 1942 venne nominato professore della cattedra di storia delle religioni all’École pratique des hautes études (Paris-Sorbonne), che era stata di Marcel Mauss, l’antropologo celebre per il <i>Saggio sul dono</i> (1923-24) e che sarà in seguito ricoperta da Claude Lévi-Strauss. Un itinerario di tutto rispetto per un pastore protestante, figlio del suo tempo ma critico della concezione coloniale della missione. Nei libri di storia e di antropologia culturale non viene mai fatta menzione che fosse un pastore protestante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Parte da qui la mia conversazione con Jean-François Zorn a seguito della sua lezione tenuta alla <a href="https://riforma.it/2025/10/06/la-comunita-di-chiese-in-missione-a-torre-pellice/">Assemblea Generale della Cevaa</a> (Comunità di chiese in missione) che si è tenuta a Torre Pellice dal 5 al 12 ottobre, intitolata “Missione, Cevaa: oggi e domani” e che si può riascoltare online (<a href="https://www.facebook.com/missioncevaa/videos/3640776486217359">https://www.facebook.com/missioncevaa/videos/3640776486217359</a>). La conferenza è tratta dai due volumi che Zorn ha scritto: <b><i>Le grand siècle d&#8217;une mission protestante: la mission de Paris de 1822 à 1914</i></b> <b>(Karthala, 1993)</b> <b>e</b> <i>Une mission protestante dans des temps de crise. La Mission de Paris de 1914 à 1971 </i>(Karthala, 2025<i>), </i>pubblicati in Francia e per ora non tradotti in italiano. Trattandosi però di immaginare il futuro dell’opera di testimonianza evangelica nelle diverse culture, la conferenza si è basata principalmente sul secondo volume, di circa 900 pagine, sul ruolo e sulla storia de <i>La Mission de Paris</i>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Dopo un’introduzione generale, il libro è suddiviso in cinque parti. Nel primo si tratta della Grande guerra con particolare riferimento alle popolazioni indigene che furono arruolate come “soldati indigeni”, ma anche al personale missionario francese, morto sul campo al loro fianco, e alle “case del soldato” in Francia. Due capitoli trattano dell’espulsione dei missionari tedeschi dal Togo e dal Camerun dove arrivarono le missioni francesi. Nella seconda parte, si affronta il periodo tra le due guerre e l’opera di formazione dei missionari, con la nascita della missiologia, cioè lo studio critico dell’opera missionaria in concomitanza con l’antropologia e l’etnologia. Anche il movimento missionario internazionale attraversa profonde trasformazioni, già a Edimburgo (1910) ma soprattutto a Gerusalemme (1928) e a Madras (1938), anche se nell’Esposizione universale del 1931 a Parigi il discorso coloniale è ancora molto pervasivo nella società e colloca le popolazioni native ai gradi inferiori della scala sociale, con un forte etnocentrismo, per non dire razzismo, che sarà duro a morire. La terza parte è dedicata alla Seconda guerra mondiale e all’impatto del conflitto su <i>La Mission de Paris, </i>paese per paese, nello sdegno che nazioni che si dicono cristiane possano farsi la guerra tra di loro, sperimentando anche un’intensa attività diplomatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La quarta parte affronta il tema importante della decolonializzazione e del passaggio dalla missiologia all’etnologia (1945-1960), con tensioni politico-religiose, in: Madagascar, Nuova Caledonia, Tahiti, Camerun, Togo, Gabon, Lesotho, Zambesi, Senegal in cui si affrontano il rapporto tra chiesa e missione, ma anche i pericoli della modernità. Infine, nella quinta parte si arriva alla trasformazione più recente (1960-1971) con l’estinzione de <i>La Mission de Paris</i>, la costituzione delle chiese evangeliche autonome nei paesi africani francofoni, in Madagascar e nel Pacifico, riunite da cinquant’anni nella comunità della Cevaa, nata nel 1971, insieme alle chiese protestanti francesi, svizzere e alla chiesa valdese. La quinta parte si concentra sull’indipendenza dei paesi africani e del Magadascar e, al contempo, sulla dipendenza dalla Francia dei territori d’Oltremare del Pacifico che però continueranno il loro cammino comune in una nuova azione missionaria, da tutti verso tutti. Le chiese svizzere si dotano però anche di un dipartimento missionario (DM), come anche le chiese francesi (Défap). Completa questo interessante volume la bibliografia (storia globale, storia della missiologia, biografie e memorie), un indice dei nomi e una tavola delle illustrazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Zorn Jean-François, <i>Une mission protestante dans des temps de crise. La Mission de Paris de 1914 à 1971</i>, Karthala, 2025</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/11/11/colonie-missioni-popoli/">Colonie, missioni, popoli</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Donne. I diritti negati</title>
		<link>https://riforma.it/2025/11/04/donne-i-diritti-negati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 08:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione femminile evangelica metodista e valdese]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dibattito a Verona organizzato dalla Federazione femminile evangelica metodista e valdese &#160; I diritti (spesso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Dibattito a Verona organizzato dalla Federazione femminile evangelica metodista e valdese</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">I diritti (spesso negati) delle donne, sono diritti umani. Il concetto è stato approfondito a <strong>Verona</strong> su iniziativa della <strong>Federazione femminile evangelica metodista e valdese</strong> (FFEVM) in un dibattito pubblico. Sabato 1 novembre, la pastora valdese <strong>Laura Testa</strong> ha introdotto e dialogato con <strong>Anna Maria Ribet Ratsimba</strong>, vicepresidente FFEVM, che ha portato i saluti della Presidente <strong>Gabriella Rustici</strong>, con <strong>Jessica Cugini</strong>, giornalista e consigliera comunale, con <strong>Nicoletta Dentico</strong>, esperta di diritti umani, e con la scrivente, antropologa e già membro della commissione famiglie della Chiesa valdese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Il confronto (<a href="https://www.facebook.com/ffevm">vedi il video dell&#8217;intero appuntamento sulla pagina Facebook FFEVM</a>) è stato vivace, con diverse testimonianze dal pubblico. Gli interventi hanno affrontato le diverse forme (linguaggi, stereotipi, pregiudizi, concezioni autoritarie, possesso, abuso di potere, fino all’esercizio della violenza) attraverso cui il patriarcato è ancora presente nella nostra società, spesso esacerbato da condizioni di vita e di lavoro segnate da sfruttamento, discriminazione e ingiustizia. Le relatrici hanno fatto riferimento a documenti internazionali, ancora validi per l’accesso ai diritti umani ma calpestati da una rete transnazionale di partiti di estrema destra. In Europa, negli Stati Uniti, in America Latina. È un movimento globale che ebbe proprio a Verona nel 2019 una tappa, quella Congresso Mondiale delle Famiglie, di cui abbiamo ricordato – con preoccupazione – alcuni slogan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong><span class="s1">Se poi ci si sofferma sulle</span> famiglie migranti e rifugiate</strong>, la memoria del trauma va affrontata a livello individuale, famigliare e comunitario, secondo un approccio che tenti di restituire agentività e libertà alle donne, in relazione ai determinismi storico-culturali, in percorsi di comprensione reciproca che si sviluppano nel tempo. È questo il portato della ricerca sociale degli ultimi trent’anni. Fin dalla Dichiarazione di Pechino (1995) si perseguono i diritti umani delle donne come obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace per l’intera umanità, ascoltando le voci di tutte le donne nella loro diversità. È stato detto che le donne dovrebbero partecipare maggiormente alla vita pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Parlando dei diritti negati, quello della<strong> violenza domestica</strong> si è imposto nel dibattito. I<span class="s1">l database globale di UN Women elenca 1.583 misure legislative in 193 Paesi, di cui 354 riguardanti la violenza domestica. L’adozione di accordi internazionali e regionali e la mobilitazione sociale femminista sono utili ma l’applicazione delle leggi rimane una sfida, con lacune nella protezione legale completa e nei servizi di supporto alle sopravvissute. La</span> ‘Convenzione di Istanbul’, ratificata dall’Italia (legge 27 giugno 2013, n. 77), è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza ma<span class="s1"> in Italia mancano gli investimenti per la prevenzione e l’educazione sessuale e affettiva. </span>Il dibattito ha insistito sull’importanza dell’educazione e si è auspicata un’alleanza tra scuola e famiglia, con programmi educativi che insegnino a riconoscere la disumanizzazione o de-umanizzazione che rende le donne oggetti sessuali, per educare invece al rispetto, al riconoscimento delle emozioni, alla comunicazione e al dialogo con la/il partner.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1"><strong>C’è un senso di vuoto e di solitudine nelle giovani generazioni</strong>, dopo il Covid e con l’uso intensivo dei social media, e ciò aumenta aggressività e incapacità comunicative, facendo regredire molte culture familiari a quel “diritto di correzione”, su cui si fondava il patriarcato, ormai abolito anche in Italia. </span>Oggi, l&#8217;uso della violenza fisica in ambito educativo è punito penalmente. Nel 2025 sono usciti diversi saggi storici sul tema del “diritto di correzione domestica”, vero e proprio nuovo oggetto di studio. In Francia, nel 2022 è apparso un <i>Dictionnaire</i>, che descrive le violenze del passato in Europa contro donne, bambini, alunni, servitù, animali, per mettere a fuoco quanto orribili siano questi metodi. In Italia, (dati Istat) le molestie sul lavoro colpiscono il 13,5% delle donne e il 2,4% degli uomini e tale disparità vale anche per altri ambiti. È necessario garantire ambienti di lavoro più sicuri e sereni. I femminicidi sono un’emergenza nazionale, con un caso ogni tre giorni, e sono commessi da partner o ex partner nel 69% dei casi, da figli 16%, altri parenti 7%, amici 4%, altri 4%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><strong>Si è poi ripercorso il cammino che ha portato la Chiesa valdese</strong> ad approvare il <a href="https://archivio.riforma.it/it/articolo/2017/08/25/famiglie-plurali-il-sinodo-dice-si">documento sulle famiglie al plurale</a> (2017) e si è fatto cenno al libro ‘<a href="https://riforma.it/2024/02/28/la-comunione-delle-chiese-protestanti-in-europa-pubblica-la-guida-sugli-orientamenti-su-genere-sessualita-matrimonio-famiglie/">Gender, sexuality, marriage, family’</a> della Comunione di chiese protestanti in Europa (2024) che introduce l’ “etica del disaccordo”, a indicare non solo il consenso differenziato, ma lo studio delle teorie scientifiche e dei presupposti culturali da cui le posizioni derivano per creare uno spazio di reciproca convivenza e di comunione. Si è anche accennato alle ‘Linee guida per la tutela dei minori e la prevenzione dell’abuso’, approvate in Sinodo, <span class="s1">in cui Gesù annuncia il regno di Dio e la vita in pienezza per tutti (Mt 18,1-14) e la chiesa è un luogo protetto. </span>E la giornata comunitaria di domenica è stata molto frequentata anche dai fratelli e dalle sorelle ghanesi e ha rappresentato un momento importante di condivisione.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/11/04/donne-i-diritti-negati/">Donne. I diritti negati</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Istituti culturali, coscienza critica del presente</title>
		<link>https://riforma.it/2025/10/20/istituti-culturali-coscienza-critica-del-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Megafono]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[istituti culturali]]></category>
		<category><![CDATA[società studi valdesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un convegno a Torino coinvolge il coordinamento degli enti di cultura; fra loro la Società...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un convegno a Torino coinvolge il coordinamento degli enti di cultura; fra loro la Società di Studi Valdesi</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Coordinamento degli istituti culturali del Piemonte è una rete di 39 istituzioni, di cui fa parte la Società di Studi Valdesi. Il Coordinamento venerdì 17 ottobre ha partecipato a un convegno promosso dal Consiglio Regionale del Piemonte e dal Consiglio Comunale di Torino dal titolo &#8220;I ricordi utili. I beni culturali degli istituti del Piemonte&#8221; che si è tenuto in Sala Trasparenza del Grattacielo Regione Piemonte, a cui chi scrive è intervenuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coordinamento, visione e coprogettazione sono stati i concetti più richiamati nei saluti istituzionali da Davide Nicco, Presidente Consiglio Regionale del Piemonte, Gabriella Serratrice, Responsabile Settore promozione dei beni librari e archivistici, editoria e istituti culturali della Regione Piemonte, Anna Maria Viotto, Coordinamento istituti culturali del Piemonte, Maria Grazia Grippo, Presidente Consiglio Comunale di Torino. Il mandato degli istituti culturali &#8211; è stato ricordato – è di stimolare la coscienza critica del presente attraverso la ricerca e la divulgazione scientifica del passato, considerato che si tratta per la grande maggioranza di istituti storici. La legge regionale del 2018 è la cornice che consente di sostenere l’attività strutturale degli istituti ma molto si è insistito sugli investimenti per nuove progettualità, tra cui la digitalizzazione dei patrimoni che permette una maggiore accessibilità, anche internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gabriella Morabito e Luciano Boccalatte, a nome del Coordinamento istituti culturali del Piemonte hanno anche sottolineato il ruolo educativo e formativo che viene svolto in collaborazione con l’università, le scuole, la società civile, in modo stabile e duraturo. Il patrimonio culturale che gli istituti conservano e mettono a disposizione del pubblico di studiosi e cittadini è importante in un periodo di grandi trasformazioni e di scarsa attenzione alla storia, anche per rinsaldare la memoria nelle nuove generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Deneb Teresa Cesana, Soprintendente archivistico e bibliografico del Piemonte e della Valle d’Aosta è intervenuta su ‘Il patrimonio archivistico e bibliografico degli istituti storici: il valore della tutela del territorio’ si è posta in continuità con gli interventi precedenti affermando che la tutela del patrimonio è multidimensionale e il salto di qualità è agevolato da un ascolto attento e da una collaborazione continua con le istituzioni, con occasioni di confronto e di riflessione condivisa: il lavoro in team è sempre una buona pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marzia Dina Pontone, Direttrice Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino è intervenuta su ‘Le biblioteche e le sfide della contemporaneità, tra sinergie di rete e relazioni di territorio’ ha sottolineato quanto sia importante un coordinamento che metta in rete realtà tanto diverse. In Piemonte c’è davvero un valore aggiunto proprio in un periodo in cui il rischio è la dispersione delle memorie che può essere contrastata solo da un’azione coordinata che sostenga la fiducia nella ricerca, conservazione e valorizzazione, pur nella scarsità delle risorse e nelle difficoltà. Solo così i patrimoni conservati possono essere fonte di rigenerazione per tutti, soprattutto per i più giovani. Il convegno, moderato da Sabrina Saccomani, si è poi concluso con le testimonianze dei giovani, tra sfide e opportunità: Stefano Baldi, Claudia Cattaneo, Ida Ferrero, Camilla Montanaro, Giorgio Nepote Vesin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/10/20/istituti-culturali-coscienza-critica-del-presente/">Istituti culturali, coscienza critica del presente</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Libere da, libere di? Storie di giovani donne in Italia con i corridoi umanitari</title>
		<link>https://riforma.it/2025/10/01/libere-da-libere-di-storie-di-giovani-donne-in-italia-con-i-corridoi-umanitari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 08:14:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[corridoi umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro e una conferenza per riflettere sui modelli di accoglienza &#160; All’Università Cattolica di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un libro e una conferenza per riflettere sui modelli di accoglienza</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’Università Cattolica di Milano, nella cornice della biblioteca della Sala Negri da Oleggio, la rettrice Elena Beccalli è intervenuta sul ruolo della ricerca universitaria a coronamento dell’impegno profuso dalle chiese cristiane e dalla società civile, in occasione del decennale dei corridoi umanitari, progetto della Tavola Valdese, della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e della Comunità di Sant’Egidio, che ha <a href="https://riforma.it/2025/09/29/1000-persone-in-italia-con-un-nuovo-corridoio-umanitario/">recentemente sottoscritto un nuovo protocollo d’intesa</a>. Come viene ricordato ogni anno con un evento interreligioso, a Lampedusa nel 2013 morirono 368 persone in un naufragio e l’evento drammatico del 3 ottobre portò al progetto ecumenico dei corridoi umanitari che è poi diventato un modello sostenuto anche da altri Paesi europei. Dunque, il primo messaggio è stato in relazione alla necessità urgente di aprire corridoi umanitari e continuare iniziative di solidarietà nel Mediterraneo. E il pensiero è andato immediatamente alla popolazione palestinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’occasione è stata la presentazione del libro a cura di Cristina Pasqualini e Fabio Introini, ‘<a href="https://www.vitaepensiero.it/scheda-libro/autori-vari/libere-da-libere-di-9788834358825-400251.html">Libere da, libere di? Storie di giovani donne in Italia con i corridoi umanitari</a>’, con la prefazione del card. Matteo Maria Zuppi (Vita e Pensiero 2025)&nbsp;a cui chi scrive ha partecipato con un capitolo di taglio antropologico e psicoculturale sul protagonismo delle donne nelle diverse culture, nell’incontro complesso tra migranti forzati/e e operatrici/operatori dell’accoglienza. In particolare, il focus sulle migrazioni forzate al femminile, che il libro affronta nel dettaglio, è stata un’occasione di riflessione interdisciplinare in un campo di ricerca che è molto difficile. In un tempo segnato da fragilità globali, la collaborazione tra privato sociale, Chiese cristiane e istituzioni rappresenta un modello virtuoso di accoglienza rivolto a persone vulnerabili, spesso bloccate per anni in campi profughi presso Paesi terzi, dopo essere state vittime di violenze e abusi, talvolta vittime di tratta. I corridoi umanitari sono una possibilità di passaggio in sicurezza in cui le donne rappresentano circa il 20 per cento.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">La ricerca è stata condotta da due sociologi, membri del comitato scientifico dell’<a href="https://www.istitutotoniolo.it/progetti-e-borse-di-studio/osservatorio-giovani/">Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo</a>&nbsp;che dal 2011 realizza il Rapporto Giovani (<a href="https://www.rapportogiovani.it"><strong>www.rapportogiovani.it</strong></a>). La ricerca qualitativa è stata realizzata nel biennio 2022-2024 e ha intervistato venti giovani donne under 35, provenienti da diversi Paesi mediorientali, raccogliendo le biografie delle protagoniste, consentendo di entrare in diretto contatto con la loro esperienza, spesso drammatica e segnata da violenze, ma anche caratterizzata da momenti di resistenza fisica, forza spirituale e solidarietà. Tale percorso va sostenuto per immaginare un futuro con nuove forme di inclusione sociale e culturale. Si tratta di una crescita causata dalle avversità che il modello di accoglienza diffusa può favorire, specie se operatori e operatrici adottano uno sguardo umile e autocritico rispetto alle aspettative e ai tempi dell’integrazione. In particolare, il dibattito ha evidenziato come le ricerche qualitative improntate a un approccio dialogico consentano di imparare dall’interazione e dallo sviluppo della relazione interculturale. All’incontro ha partecipato Sara Comparetti, vicepresidente della Fcei e abbiamo convenuto che seminari come questo sono momenti di formazione per tutti e tutte, per andare oltre i luoghi comuni.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Contributi di:&nbsp;Monica Attias (Comunità di Sant&#8217;Egidio), Rita Bichi (Università Cattolica),Paola Bignardi, Manuela De Marco (Caritas Italiana), Cristina Di Carlo (Università Cattolica), Chiara Ferrari (Università Cattolica), Mattia Ferrari (Mediterranea Saving Humans), Alganesh Fessaha (Associazione Gandhi Charity), Benedetta Fragomeni (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Fabio Introini (Università Cattolica), Valentina Itri (Arci), Roberto Morozzo Della Rocca (Università di Roma Tre), Cristina Pasqualini (Università Cattolica), Stefano Pasta (Università Cattolica), Mons. Gian Carlo Perego (Cemi e Fondazione Migrantes), Alessia Rambelli (Università Cattolica),&nbsp;Paola Schellenbaum&nbsp;(Chiesa Valdese), Alice Squillace (Diaconia Valdese), Laura Zanfrini (Università Cattolica), Card. Matteo Maria Zuppi (CEI).</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/10/01/libere-da-libere-di-storie-di-giovani-donne-in-italia-con-i-corridoi-umanitari/">Libere da, libere di? Storie di giovani donne in Italia con i corridoi umanitari</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>È iniziata Pralibro!</title>
		<link>https://riforma.it/2025/07/21/e-iniziata-pralibro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Megafono]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa valdese di Prali]]></category>
		<category><![CDATA[Claudiana Torino]]></category>
		<category><![CDATA[il ponte sulla dora]]></category>
		<category><![CDATA[Pralibro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riflessione sul mondo della lettura &#160; Come ogni anno a Pralibro, l’inaugurazione è un’occasione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Una riflessione sul mondo della lettura</h5>



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<p class="wp-block-paragraph">Come ogni anno a Pralibro, l’inaugurazione è un’occasione preziosa per riflettere sul valore dei libri e della lettura. Eppure, ogni anno si affronta l’argomento da angolature diverse, con spunti che consentono di approfondire le sfide e i problemi delle librerie ma anche esplorare le nuove forme della conoscenza. In particolare, gli interventi hanno ruotato intorno al tema del leggere insieme, in gruppi e nelle comunità, cioè ci si è soffermati su come tali pratiche sono cambiate nella storia e come oggi risultano essere insidiate dalle tecnologie della comunicazione e dalle ansie causate da una solitudine che sembra avere il sopravvento, soprattutto dopo la pandemia. Tutto ciò, a partire dal bel libro di Chiara Faggiolani <em>Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza</em> (Laterza). Emozionante è stata la consegna di un libro a una bambina da parte di Eraldo Tron, sindaco di Prali, nella speranza che trovi nella lettura un motivo di gioia e di ampliamento della sua visuale. I libri infatti sono come gli occhiali – ha raccontato al Tg3 Giuseppe Laterza – e consentono di vedere in lungo e in largo, arricchendo il proprio mondo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Nel dibattito ci si è chiesti se leggere libri sia ancora di moda, se sia cioè un’attività che permette l’approfondimento nel lungo periodo, a fronte di una vita frammentata e ricca di distrazioni, come ha sottolineato la moderatora Alessandra Trotta, ma è emerso con forza che il valore della lettura dei libri si moltiplica e contagia quando diventa una pratica condivisa. Molte sono le testimonianze emerse nel corso del dibattito, non ultimo la segnalazione del <em>bookcrossing</em> di Prali che – in estate e in inverno – ha trovato posto proprio nel forno comunitario che un tempo veniva usato per cuocere il pane. Il pane è segno di pace e i libri sono nutrimento per la mente e per il corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiara Faggiolani nel suo libro racconta tante microstorie che svelano il potere dei libri nelle comunità. Sono iniziative dal basso, non sempre longeve, ma più spesso mutevoli che sanno però – in questo tempo carico di ansie per il futuro – creare comunità e benessere per chi vi partecipa attivamente, anche con letture ad alta voce. Tante sono le formule e altrettanti sono i luoghi d’incontro, talvolta inconsueti. Cioè la lettura può essere praticata non solo nelle scuole o nelle biblioteche ma davvero in tanti posti diversi. È un impegno donativo degli uni nei confronti degli altri, attraverso la sensibilizzazione e la dinamizzazione della cultura. Perché è nella relazione che si formano i con-dividui, per citare un’espressione dell’antropologo Francesco Remotti, sviluppata in <em>Somiglianze</em> (Laterza), persone cioè che si confrontano e si riconoscono nelle loro diversità, a partire da una comune umanità, diventando un po’ più simili.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Grazie dunque alla chiesa valdese di Prali, ai librai Rocco Pinto e Sara Platone che organizzano ogni anno la rassegna libraria portando tanti autori e autrici in alta quota per toccare temi di attualità, dalla storia del Protestantesimo alle storie, dal cambiamento climatico ai conflitti in Medio Oriente, dalle storie di montagna alle riflessioni più filosofiche su vivere e pensare insieme. E “insieme” è una piccola parola che è risuonata anche nella predicazione domenicale di Mauro Belcastro che ci ha consentito di conversare ancora e di scoprire altre risonanze, nell’annuncio evangelico. Come sempre, i due giorni dell’inaugurazione sono stati densi e profondi tanto da regalare ricordi che durano e che tengono compagnia nel tempo, grazie anche al <em>recital</em> di Andrej Longo con la chitarra di Miguel Acosta, sulla musica di Violeta Parra: <em>Gracias a la vida!</em></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Il ricco e completo calendario degli appuntamenti lo potete trovare sul sito: www.pralibro.org</p>



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		<title>Ventotene, l’isola che cura</title>
		<link>https://riforma.it/2025/07/17/ventotene-lisola-che-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Schellenbaum]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 11:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[mario rollier]]></category>
		<category><![CDATA[ventotene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vero e proprio l’luogo dell’anima, porta con sé la storia politica e l’apertura a nuovi...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2025/07/17/ventotene-lisola-che-cura/">Ventotene, l’isola che cura</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Vero e proprio l’luogo dell’anima, porta con sé la storia politica e l’apertura a nuovi orizzonti</h5>



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<p class="wp-block-paragraph">Arrivando sull’isola di <strong>Ventotene</strong>, salendo dal porto, ci si imbatte quasi subito in piazzetta Europa. Davanti alla biblioteca comunale, un tempo frequentata dai confinati politici, è collocata la stele che ricorda Altiero Spinelli su cui sta scritto: «Guardavo sparire l’isola nella quale avevo raggiunto il fondo della solitudine (…) Con me non avevo per ora, oltre che me stesso, che un Manifesto, alcune Tesi e tre o quattro amici&#8230; 18 agosto 1943». Come è noto, alcuni giorni dopo Spinelli sarebbe approdato a Milano in casa Rollier, insieme a Ursula Hirschmann e ad altri, e poi a Torre Pellice, dove c’è un’altra targa che ricorda che è dai piccoli luoghi che passa la storia. Tra Ventotene e Torre Pellice c’è adesso un gemellaggio, oltre che un comune sentire sull’idea di libertà e uguaglianza.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poco dopo si arriva in piazza Castello</strong> dove recentemente è stato riprodotto il testo del <em>Manifesto di Ventotene</em>, nel tentativo di ridare centralità alla storia e alla memoria. Intorno alla piazza vi sono alcuni ristoranti – già mense dei confinati divise in base alle appartenenze ideologiche – e poi la libreria Ultima Spiaggia che è attiva nel promuovere cultura, dal Festival Gita al Faro curato da Loredana Lipperini alla Natalonga per l’Europa, una nuotata dall’isolotto di Santo Stefano, su cui spicca il carcere borbonico, a Ventotene. Promossa nella seconda metà di giugno da Eric Joszef di EuropaNow, la manifestazione consta di vari appuntamenti (libri e film) con un aperitivo europeista, quest’anno alla presenza di Tatiana Bucci, e una lezione del musicologo Matteo Manzitti sulla <em>Sinfonia n. 9</em> di Beethoven, che ha dato all’Unione Europea il suo l’inno, l’“Inno alla gioia”. Il male si sconfigge solo insieme, questo è il messaggio.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver scoperto che il libraio Fabio Masi è anche editore, vengo attratta da alcuni libri. Ventotene è ricca di storie al plurale. Infatti, <em>L’isola delle storie</em> è una raccolta di racconti inediti scritti ogni anno per il Festival, ma per conoscere le storie dei confinati politici e degli isolani sotto le leggi speciali durante il fascismo c’è il libro di Filomena Gargiulo <em>Ventotene. Isola di confino</em>, entrambi pubblicati da Ultima Spiaggia. Trovo anche di Anna Foa <em>Andare per i luoghi di confino</em> (il Mulino), con altre isole come Favignana, le Tremiti, Lipari, Lampedusa e Ponza, e altri nomi come Sandro Pertini, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Camilla Ravera, Natalia Ginzburg, Emilio Lussu, i fratelli Rosselli. Dagli anni Trenta, questi luoghi desolati sono diventati prigioni senza muri, non solo per i dissidenti politici, spesso ebrei, ma anche per omosessuali, rom e sinti, testimoni di Geova. Fa ancora impressione.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra un mare meraviglioso e passeggiate nei luoghi storici</strong>, emerge un passato doloroso fin dai tempi dei romani quando vennero esiliate Giulia e le altre, donne accusate di adulterio o comunque eretiche, con cui non si può non solidarizzare. Soprattutto dopo aver ascoltato le guide locali che ne rievocano le vicende con passione – spesso da autodidatte – e fanno scoprire l’anima autentica di quest’isola. Ma è nel romanzo di Fabrizia Ramondino <em>L’isola riflessa</em>, ripubblicato da Nutrimenti, che si scopre quanto Ventotene sia un’isola che cura. L’intreccio di storia, cultura e natura diventa un modo per rispecchiarsi e per scoprire le tante sfumature esistenziali, riflesse nei profumi della macchia mediterranea. E poi i tramonti e le albe, in una pace interrotta solo dal grido dei gabbiani o, all’imbrunire, dal verso delle berte che emettono un richiamo simile a un lamento o al pianto di un bimbo. È un suono che ha ispirato il mito delle sirene. “Ulisse” è anche il titolo di un <em>podcast</em> Fandango di Massimiliano Coccia sulla vita di Altiero Spinelli, con interviste tratte da <em>Radio Radicale</em>. Così la storia diventa esperienza vivente.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Ventotene è una riserva naturalistica e area marina protetta, luogo di approdo di uccelli migratori, un tempo cacciati dai locali che erano poverissimi, e che oggi alle migrazioni hanno dedicato un Museo ornitologico in cui, nelle sere d’estate, la direttrice scientifica racconta anche i miti e le leggende sulle costellazioni, visibili dalla terrazza. Le donne sono protagoniste a Ventotene, testimoni di una vitalità che viene trasmessa dalla «disposizione o indisposizione verso la speranza», scrive Ramondino. Alcune famiglie vivono sull’isola tutto l’anno ma in passato in tanti sono emigrati, e anche per loro e i loro discendenti l’isola è un luogo dell’anima. Qui si elaborano i lutti e i distacchi e nascono i sogni. Fu così per il sogno d’Europa, oggi più attuale che mai.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Foto di <a title="User:Sailko" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Sailko">Sailko</a></p>



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