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	<title>Giuseppe Platone - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 06:24:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giuseppe Platone - Riforma.it</title>
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		<title>Cara Luce… caro Nino</title>
		<link>https://riforma.it/2026/06/09/cara-luce-caro-nino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[roberto cazzola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domande non scontate nel libro su base epistolare di Franco Cazzola &#160; Si conobbero in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Domande non scontate nel libro su base epistolare di Franco Cazzola</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si conobbero in treno. Lei andava a Venezia partendo da Torino. D’origine romena, ma padrona della nostra lingua. Una lunga chiacchierata accende una relazione che si nutrirà di lettere. Resteranno in corrispondenza per lungo tempo. Un genere letterario, quello dello scambio epistolare, che – come questo libro dimostra – può coinvolgere profondamente*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono domande. Tante domande che, a volte, sono le nostre. Le risposte non sono scontate e attingono soprattutto dalla dimensione letterarie. Riferimenti a episodi come quello descritto da Kafka, nel giardino di Steglitz a Berlino, della bimba che ha perduto la sua bambola, narrata da Dora Diamant, che. lo accompagnò nelle ultime settimane di vita. Storia di un «amore gratuito, da dare agli altri e non a stessi».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un viaggio attraverso il XX secolo. Lui si chiama Nino e lei Luce. Dai tratti autobiografici emerge che da adolescente Luce abbia rifiutato la società precipitando nell’anoressia e successivamente in un irrefrenabile bulimia. Da qui le riflessioni sul rapporto con il suo analista, che si rivelerà essere uno «psicologo fellone». Risalire dall’abisso sarà l’impresa più ardua di Luce. Ritroviamo anche qui questioni irrisolte, affrontate anche con parole di Etty Hillesum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nino regala a Luce il libro con i testi. di Bonhoeffer <em>Resistenza e Resa</em> e successivamente la stessa Luce scopre in libreria le lettere dal carcere di Tegel tra D. Bonhoeffer e Maria von Wedemeyer, la sua fidanzata. Si può incarcerare il corpo ma fede e sentimenti restano liberi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono interessanti anche le considerazioni su fotografie e dipinti. Come quell’enigmatica lumaca che Francesco del Cossa dipinse nella sua <em>Annunciazione</em> (1470) come simbolo della risurrezione o più semplicemente della rinascita. Importante anche il riferimento al libro <em>Oscura primavera</em> di Unica Zürn, vittima (inconsapevole?) di logiche naziste: un&#8217;autrice surrealista la cui vicenda, in qualche modo, rinvia, nel carteggio di Nino e Luce, al film diretto da François Truffaut nel 1975 <em>L&#8217;histoire d&#8217;Adèle H.</em>, sulla figlia del grande Victor Hugo, che fuggi in Canada per un amore non ricambiato. Di nuovo la storia di una donna che ha sofferto ma non si è arresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che arriva la parola ritmata del <em>Qohele</em>t. La fisicità della Bibbia nella disperazione del mondo, interpretata soprattutto da donne. Che, in genere, reggono ben più degli uomini il loro destino. Ma in Nino c’è una sensibilità femminile. Quest’ultima affiora nel corso della corrispondenza. O no? È tutto da scoprire questo libro con bagliori di attualità. Da leggere con calma. La sensibilità, la vasta cultura dell’autore (responsabile per lunghi anni della letteratura tedesca in Einaudi e poi in Adelphi), la sua stessa fede luterana lasciano una traccia profonda nel lettore. A cominciare dalla stessa foto di copertina, ripresa ben due volte (p. 38) ma con un’assenza tutta da scoprire e interpretare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">* Roberto Cazzola, <em>Luce, una corrispondenza</em>. Torino, Ed. SEB27, 2024, pp. 192, euro 16,00.</p>



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		<title>La città delle meraviglie</title>
		<link>https://riforma.it/2026/03/20/la-citta-delle-meraviglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Megafono]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[italia '61]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mostra ripercorre “Italia ’61” &#160; Da sabato 14 a domenica 29 marzo al Centro...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 11">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Una mostra ripercorre “Italia ’61”</h5>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Da sabato 14 a domenica 29 marzo al Centro di Interpretazione del Territorio Pinerolese di viale Giolitti 1 a Pinerolo è possibile ammirare una mostra che propone un itinerario visivo nella collezione di memorabilia dell’associazione Amici di Italia ’61, per ritrovare l’atmosfera ricca di ottimismo e di speranza dell’Esposizione internazionale del Lavoro che, nel centenario dell’Unità d’Italia, fece di Torino la città delle meraviglie e il simbolo del miracolo economico italiano. In vista delle celebrazioni del centenario dell’unificazione, l’area lungo il Po al confine tra Moncalieri e Torino venne bonificata e sorsero un quartiere e architetture iconiche come il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela, destinati ad accogliere gli oltre 6 milioni di visitatori dell’Esposizione Internazionale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel 65° anniversario dell’evento il Consorzio Vittone e il Centro Arti e Tradizioni Popolari del Pinerolese hanno pensato di accogliere e presentare a Pinerolo la collezione dell’associazione Amici di Italia ’61 di Torino, nata nel 2008 con l’obiettivo di mantenere viva la memoria della manifestazione. Perché l’Expo del 1961 cambiò l’immagine di Torino e dell’Italia nel mondo, mostrando il saper fare e la dinamicità degli italiani nel lavoro e nella creatività, nell’ingegno e nell’artigianato.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Qualcuno ha conservato nei decenni successivi oggetti-ricordo, cartoline e biglietti di ingresso all’Esposizione. Tra questi Ezio Giaj che, come migliaia di altri ragazzini dell’epoca, visitò l’Esposizione internazionale del Lavoro di Italia ‘61 insieme alla mamma, rimanendo affascinato dagli spazi che rappresentavano le Regioni, curati da Mario Soldati, ma anche dal Circarama della Walt Disney e dalla telecabina, i cui “ovetti” collegavano la zona di Italia ’61 con la collina.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«Torino, la Città delle Meraviglie» ha ottenuto il patrocinio della Città metropolitana di Torino sarà visitabile sino a domenica 29 marzo al Centro di interpretazione del Territorio pinerolese il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18,30, ma anche il mercoledì dalle 10 alle 12,30. Sabato 21 marzo alle 16,30 l’associazione Amici di Italia ’61, insieme a Mario Abrate e a Piero d’Alessandro, proporrà una conferenza negli spazi espositivi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per saperne di più si può visitare il sito Internet www.italia61.org</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Qui di seguito le parole del pastore Giuseppe Platone:</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">La prima impressione è d’essere capitato dentro un raduno di ex-reduci, ma non di guerra, grazie a Dio! Semplicemente reduci dall’aver visitato, nel 1961, ben 65 anni fa (!), una «città delle meraviglie». Quella che sorse tra acquitrini, discariche abbandonate, boschetti alla periferia sud di Torino, ai confini con Moncalieri, lungo il Po davanti alla collina torinese. Correva l’anno centenario dell’Unità d’Italia. A Roma si celebrò l’aspetto politico, a Firenze quello artistico mentre a Torino si festeggiava il lavoro. Erano anni in cui l’industria “tirava”, l’Italia, uscita dalla guerra, si stava rimettendo in piedi. E <i>Fiat city</i> ne era la migliore interprete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Oggi una mostra completa di quell’avventura chiamata «Italia 61» ci permette di capirne la portata. Il fatto che questa mostra sia stata inaugurata, sabato 14 marzo a Pinerolo, indica come quella vicenda sia parte viva della Città metropolitana che supera i confini strettamente urbani. Accolta nei locali dell’antico Palazzo Vittone dal «Centro di interpretazione del territorio pinerolese», la mostra è stata entusiasticamente introdotta da Mario Abrate, Piero D’Alessandro e Alessandra Maritano che animano l’Associazione, sorta nel 2008, «Amici d’Italia 61».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Dietro la partecipata iniziativa si avverte ancora, a due anni dalla sua scomparsa, la personalità del pinerolese Ezio Giaj che s’adoperò per questa e mille altre iniziative culturali.<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>Sul piano informativo il tema ha accumulato un’esauriente bibliografia, l’ultimo titolo, in ordine di tempo, è dovuto alla penna di Mauro Abrate*. Pagine corredate da un ricco repertorio iconografico. Troviamo la famosa monorotaia <i>Alweg</i> che viaggiava a novanta km orari sulla testa dei visitatori (che raggiunsero la cifra di 7 milioni) oppure il <i>Circarama</i><span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>inventato dalla Disney per offrire una visione immersiva grazie a un enorme e avvolgente schermo circolare (c’era gente che sveniva per l’emozione) per non dire della colorata Ovovia che trasportava il pubblico sulla collina antistante e, naturalmente, le immagini dei pezzi forti: dal PalaVela (Gae Aulenti) al Palazzo del Lavoro (Pier Luigi Nervi) progetti, da anni, presenti su manuali d’architettura in tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Fu un’esposizione incredibile. Che si poteva anche ammirare, come da adolescente provai, dall’alto della ruota panoramica «Cobra» collocata nel più grande, allora, Luna Park d’Europa. Ricordo che tra le hostess dell’esposizione internazionale (scelte tramite dure selezioni) ci fu, anche, la giovanissima Donatella Deodato, figlia dell’allora<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>pastore valdese di Pinerolo, scomparsa durante il Covid. La mostra, a ingresso libero, si conclude domenica 29 marzo. Il sabato 28, alle 16,30 si svolgerà la conferenza conclusiva. Merita sicuramente un salto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Maggiori dettagli: www.italia61.org</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1"><span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p3 wp-block-paragraph"><span class="s1">*</span>Mario Abrate, <i>Italia 61, La città delle meraviglie</i>, Impremix edizioni, 2024, pp.227</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paolo_Monti_-_Servizio_fotografico_%28Torino,_1961%29_-_BEIC_6337342.jpg">Paolo Monti</a></h6>



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			</item>
		<item>
		<title>Valdo e Francesco: l’eretico e il santo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/01/13/valdo-e-francesco-leretico-e-il-santo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 07:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[francesco d'assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Valdo da Lione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro di Francesca Tasca pubblicato dall’editrice Claudiana fa il punto su analogie e differenze...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading SOMMARIOsottoiltitoloROSSO">Il libro di Francesca Tasca pubblicato dall’editrice Claudiana fa il punto su analogie e differenze fra i due personaggi</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una domanda cruciale quella che accompagna l’autrice del volume, fresco di stampa, nella sua accurata e coinvolgente indagine*. Ecco il quesito: perché Valdo è stato condannato come eretico, mentre Francesco è diventato un santo? Storicamente le due esperienze cristiane distano tra loro una trentina d’anni. Prima quella di Valdo, poi quella di Francesco. Apparentemente simili. In realtà, analizzando le fonti, le due esperienze religiose si rivelano diverse sia nelle motivazioni iniziali sia negli sviluppi successivi. Quello che appassiona il lettore, nel nuovo testo della storica Francesca Tasca, è l’analisi attenta di questa incongruente convergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato c’è la proposta del <em>civis</em> Valdo, tesa a svolgere un’azione dinamica di matrice apostolica, e dall’altro la <em>kenosis </em>(termine neotestamentario utilizzato da Paolo, per esempio in Filippesi 2,6 riferito a Cristo che «spogliò sé stesso, prendendo forma di servo…») ovvero l’annullamento di sé. Un concetto che il cristianesimo antico ha collegato alla descrizione messianica del Servo del Signore (<em>Ebed Yhwe</em> in Isaia 53, 12: «… ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori»). Si fronteggiano dunque concetti diversi: la <em>praxis</em> della predicazione dell’evangelo modellata sul calco apostolico e la<em> kenosis, </em>ovvero lo svuotamento e la piena sottomissione alla condizione umana di sofferenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Proseguendo nell’indagine si scopre come la proposta del laico Valdo avesse un notevole potenziale destabilizzante rispetto all’ordine costituito e allo status quo.</strong> Soprattutto infrangere la rigida differenziazione medievale tra clero e laicato era assai rischioso. In pochi anni, a Lione, Valdo raduna uomini e donne attorno a una predicazione libera e indica un modo nuovo di vivere il Vangelo. È un’esperienza dirompente: persone comuni, laiche di entrambi i sessi, senza gerarchie né ordini, che possiedono e predicano la Bibbia, rinnovando l’annuncio apostolico in totale povertà. Sottrarre le Sacre Scritture al monopolio del clero significava mettere in discussione l’autorità ecclesiastica. L’accesso diretto al testo biblico, tradotto in lingua volgare, predicato da laici, viene bollato come abuso e represso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trascorrono almeno otto anni dalla conversione di Valdo (1174) alla sua cacciata dalla città ad opera del vescovo Bellemani (1182). Un paio di anni dopo (1184) arriverà anche la condanna pontificia (<em>Ad abolendam</em>). Oggi chi cercasse a Lione la memoria di Valdo, espulso dalla sua città, non troverà che poche tracce. La <em>damnatio memoriae </em>nei suoi confronti ha funzionato egregiamente. Ma l’intuizione apostolica che Valdo visse continuerà per secoli in una dispersione europea a carattere clandestino che tesserà i fili di una rete rintracciabile soprattutto nei verbali dei processi inquisitoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se Lione dimentica Valdo, Assisi diviene sempre più meta di pellegrinaggi</strong> alla tomba di colui che verrà canonizzato dal papa come santo, solo due anni dopo la morte. Francesco ad Assisi era, come Valdo, figlio di una condizione agiata. Il padre, legato ai mercati francesi, commerciava in stoffe. Il giovane e brillante Francesco partecipò alla battaglia contro Perugia, venne fatto prigioniero, una volta libero abbandonò la dimensione del <em>miles </em>per entrare in un nuovo cammino spirituale di carattere penitenziale. Visse la sua conversione intorno ai luoghi natii, in particolare alla Porziuncola: chiesetta del IV secolo allora in rovina che verrà riparata dallo stesso Francesco e che diverrà, negli anni, luogo simbolo. Lì l’Assisiate sceglierà di morire (ma sarà sepolto all’interno delle mura di Assisi, dove verrà eretta una basilica splendidamente affrescata da Giotto, Cimabue, Cavallini…). Secoli dopo, nel 1939, in pieno fascismo, Francesco verrà proclamato patrono d’Italia e la Basilica a lui dedicata diverrà Santuario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre su Valdo le fonti storiche sono poche e in genere di parte avversa, per Francesco abbondano: abbiamo i suoi stessi scritti e tra le agiografie di grande importanza è la <em>Vita Prima</em>, commissionata da papa Gregorio IX e scritta da frate Tommaso da Celano. Negli scritti francescani e nelle testimonianze su di lui affiora chiaramente il tema della totale obbedienza alla gerarchia, all’istituzione ecclesiale. L’obbedienza incondizionata è una differenza decisiva di Francesco rispetto a Valdo. Ma non è l’unica. Tasca offre altri interessanti approfondimenti: le donne, la predicazione, la povertà, l’eresia. In questo nuovo anno, ottavo centenario della morte di Francesco di Assisi, il 4 ottobre torna a essere festa civile nazionale. Perché non coglierla come occasione ecumenica preziosa per meglio comprendere, storicamente, pluralità e diversità dei percorsi di fede nell’unico Cristo? In questo possibile confronto segnalo l’indagine di Tasca come strumento idoneo e storiograficamente aggiornato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">* F. Tasca, <em>Valdo di Lione e Francesco d’Assisi, due esperienze cristiane</em>. Torino, Claudiana, 2025, pp.172, euro14,80.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Illustrazione generata con IA/ChatGPT, tratta da Nev/ <a href="https://www.nev.it/nev/2025/10/01/tempo-del-creato-e-francesco-fatta-una-festa-se-ne-fa-unaltra-per-valdo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tempo del Creato e Francesco. Fatta una festa, se ne fa un’altra. E Valdo?</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/01/13/valdo-e-francesco-leretico-e-il-santo/">Valdo e Francesco: l’eretico e il santo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’eterno straordinario della nascita</title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/12/leterno-straordinario-della-nascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[annunciazione]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca]]></category>
		<category><![CDATA[nascita di Gesù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Luca 1, 31-32 &#160; &#160; Solo Matteo e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Luca 1, 31-32</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Oh, squarciassi tu i cieli, e scendessi!</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Isaia 64, 1</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>L’angelo disse a Maria: «Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. &nbsp;Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell&#8217;Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre»</strong></em><br><em><strong>Luca 1, 31-32</strong></em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


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<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo Matteo e Luca descrivono la nascita di Gesù. Marco e Giovanni saltano a piè pari l’infanzia del Maestro. L’interesse generale degli scritti neotestamentari è più rivolto al messaggio di Gesù che non alla sua biografia. Di tutti i 27 scritti del Nuovo Testamento solo&nbsp;quattro evangeli ci aiutano a conoscere un po’ della vita di Gesù. C’è un «buco» di almeno quindici anni. Insomma, di Gesù bambino e adolescente – al di là dell’episodio di quando aveva dodici anni al Tempio “seduto in mezzo ai Maestri” (Lc. 2, 46) – non sappiamo granché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altra sappiamo molto sulla nascita di Gesù. Ma anche qui le versioni non sono identiche. Se provate a confrontare il testo di Matteo a quello di Luca noterete come le due versioni abbiano sia tratti comuni che sostanziali diversità. Per non dire di tanti particolari curiosi. A spiegare l’imbarazzante situazione della gravidanza di Maria nel testo di Matteo interviene l’angelo che rivolgendosi a Giuseppe gli dirà che ciò che è stato generato nel corpo della sua promessa sposa è opera dello Spirito Santo. Nel testo di Luca, il nostro di oggi, l’angelo si rivolge direttamente a Maria annunciandole che concepirà un figlio per virtù dello Spirito Santo e che lo dovrà chiamare Gesù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppe e Maria, nei racconti di Matteo e di Luca, accettano entrambi la volontà di Dio ma solo dopo aver attraversato momenti di dubbio e timore. Non è un caso che in Matteo la lunga genealogia di Gesù inizi con Abramo, l’uomo che accettò la chiamata di Dio a partire senza sapere dove andare! È l’avventura della fede che per essere tale richiede una totale fiducia in Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luca va oltre l’ascendenza davidica di Gesù e risale sino ad Adamo (Lc. 3, 38) per dirci che la solidarietà di Gesù è con l’intera umanità e non solo con un popolo.<a href="applewebdata://CF660657-A605-4460-806D-1A1ADECC37BF#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> Nei due grandi affreschi della natività colpisce l’atmosfera di gioia e di novità. Non c’è infatti nulla di più nuovo, gioioso, straordinario che la nascita di un essere umano. Ogni nascita è portatrice di sviluppi inediti, di nuove prospettive. Nulla è più grande e rivoluzionario di una nuova nascita. Amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagine: Annunciazione, Beato Angelico (1437-1446)</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://CF660657-A605-4460-806D-1A1ADECC37BF#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Daniel Attinger, <em>Evangelo secondo Luca</em>, Ed. Qiqajon, Magnano (Bi), 2015, p. 21</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<div>&nbsp;</div>



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			</item>
		<item>
		<title>Il sacrificio del Figlio di Dio</title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/11/il-sacrificio-del-figlio-di-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[sacrificio]]></category>
		<category><![CDATA[salvezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Giovanni 3, 16 &#160; &#160; Questo versetto tratto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Giovanni 3, 16</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Da tempi lontani il Signore mi è apparso. «Sì, io ti amo di un amore eterno; perciò, ti prolungo la mia bontà»</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Geremia 31, 3</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Giovanni 3, 16</strong></em></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=68988917&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo versetto tratto dal dialogo tra Gesù e Nicodemo ricordo di averlo visto da piccolo all’età circa di 10 anni ogni domenica mattina scritto in grande nella sala di culto che frequentavamo in Monferrato. Una frase che finii per imparare a memoria e che mi appariva misteriosa. Un po’ perché ero figlio unico, un po’ perché mi chiedevo perché Dio onnipotente avesse bisogno di sacrificare il proprio Figlio per salvare il mondo. Non c’era un altro modo? Tornando a casa dal culto lo chiesi a mio padre. Che mi disse che per capire quella frase un giorno avrei dovuto fare come Nicodemo. E la cosa finì lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la mia curiosità continuò per tutta l’adolescenza. Perché così tanto odio verso questo giovane che mi era pure simpatico? Eppure, era odiato al punto che fu trattato dai potenti e dalla folla come un pericoloso delinquente e fu giustiziato nel modo più crudele possibile. Domande ingenue, non le riproposi più. Depositate in fondo alla coscienza restavano quiete ma pronte a ridestarsi. Durante il mio primo anno di università in scienze naturali, mio padre mi regalò un libro che a lui era molto piaciuto su Lutero.<a href="applewebdata://87DCB5FD-8955-4007-A3A2-70BCED969CEF#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> Una lettura che mi coinvolse profondamente dalla quale ne uscii con una nuova convinzione. Il sacrificio di Dio per salvare l’umanità che aveva creato era quello di Cristo morto per tutti noi. Credere non vuol dire imboccare a priori la via del sacrificio, anzi siamo stati liberati dal compiere sacrifici, non ci rimane altro che rispondere con riconoscenza, vorrei dire con gioia al dono che Dio ci ha fatto. Liberandoci, tra le altre cose, dall’idea autolesionista che dobbiamo immolarci, martirizzarci per salvarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teologicamente la questione è più complicata di così ma intanto capii che la fede in Cristo aveva una potenza liberatoria. Era lui che si era sacrificato per me, ero libero di ricordarlo, testimoniarlo. Era Lui che operava in me, dovevo solo rispondere. La questione era così intrigante che a vent’anni finii col cambiare Facoltà, e m’iscrissi a teologia. E sono arrivate tante altre domande. Ma a quella più importante avevo trovato una risposta. Certo sulla scelta specifica che Dio ha compiuto in Cristo per salvare il mondo avrei altre cose da chiedergli. Ma penso che un giorno avrò occasione di farlo, con tutta calma. Amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://87DCB5FD-8955-4007-A3A2-70BCED969CEF#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Giovanni Miegge, <em>Lutero giovane</em>, Feltrinelli, Milano 1964</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/12/11/il-sacrificio-del-figlio-di-dio/">Il sacrificio del Figlio di Dio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La relazione con Dio esige autenticità</title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/10/la-relazione-con-dio-esige-autenticita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[confessione di fede]]></category>
		<category><![CDATA[Davide]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a II Samuele 7, 22 &#160; &#160; Tu sei...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a II Samuele 7, 22</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Tu sei davvero grande, Signore, Dio! Nessuno è pari a te e non c’è altro Dio fuori di te, secondo tutto quello che abbiamo udito con i nostri orecchi</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>II Samuele 7, 22</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Apocalisse 22, 13</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=68972006&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo ascoltato una confessione di fede in Dio che risuona assoluta e lapidaria. Essa sgorga dal cuore di Davide, eroe biblico. È un moto dell’anima che scuote il pastorello diventato condottiero e poi re. La richiesta che Dio rivolge a Davide è quella di costruirgli un tempio. A leggere l’immediato contesto si colgono stupore e imbarazzo. Come se Davide dicesse: Proprio a me ti rivolgi? Sono stato un semplice pastore di pecore, non ho ascendenze nobili, né particolari meriti. Ci si aspetteremmo il classico: no grazie! Non sono all’altezza. Invece nulla di tutto questo. Davide assume l’incarico e ha pure la sfrontatezza di chiedere a Dio una contropartita: se Tu hai preso questa decisione nei miei confronti, non cambiare idea durante il percorso. Se T’impegni per me io m’impegno per Te. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fede non è esclusivamente recettiva. Occorre accoglierla anche attraverso la riflessione, il dubbio, la discussione. Non siamo vittime di un Dio capriccioso ma interpreti e protagonisti del suo amore per noi. Questa relazione di Davide con Dio sembrerebbe, a prima vista, sconsiderata. In realtà è intessuta di fiducia. Davide ci dice che con Dio si può discutere, si possono avanzare richieste, si può essere se stessi purché totalmente autentici comprese le nostre contraddizioni, incoerenze, ipocrisie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una relazione quella con Dio che per essere efficace esige un piano di verità e di amore reciproco. Se mi vuoi conquistare sappi che anch’io voglio conquistarti. Convincerti, discutere e perché no? Negoziare con Te l’uso del tempo della mia vita. In questo singolare accordo non ci sono sconti, ognuno deve impegnarsi al meglio per l’altro. Il costo di questa reciproca conversione è presentato da Cristo. Non c’è nulla di misterioso. Il programma è definito, deve solo essere applicato. Per attuarlo, probabilmente, da soli non ce la facciamo. Abbiamo bisogno di altri e altre che vogliano condividere questo destino. Amen.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/12/10/la-relazione-con-dio-esige-autenticita/">La relazione con Dio esige autenticità</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Riconoscere i momenti in cui è Dio che ci sostiene </title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/09/riconoscere-i-momenti-in-cui-e-dio-che-ci-sostiene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 08:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[idolatria]]></category>
		<category><![CDATA[sostenere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Isaia 46, 4 &#160; Fino alla vostra vecchiaia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Isaia 46, 4</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti e io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Isaia 46, 4</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Onora le vedove che sono veramente vedove</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>I Timoteo 5, 3</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:31px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=68955968&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:31px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo che abbiamo ascoltato è tratto da un confronto tra fede e idolatria. La questione storicamente riguarda quella parte di popolo d’Israele deportato in Babilonia. Molti tra questi sradicati hanno finito con l’adattarsi al nuovo corso dimenticando il Patto che Dio aveva fatto con loro. Scoprono e coltivano una nuova religiosità. Nel contesto del capitolo 46 si descrive, con una certa ironia, come durante la processione solenne che sta facendo il giro delle mura della città, a causa del peso di alcuni idoli gli animali che li trasportano stramazzano a terra. Gli dei babilonesi mostrano tutta la loro immobilità, passività. Voi – dice in sostanza il Signore – trasportate gli idoli costruiti sulla base delle vostre esigenze e dimenticate facilmente che sono io a trasportare voi. Fin dalla nascita. Non siete voi che potete trasportare me ma sono io che trasporto voi, anche se voi non ve ne accorgete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui colgo una saggia raccomandazione che vorrei formulare con le parole del filosofo Norberto Bobbio: «Il mondo del futuro è aperto all’immaginazione e non ti appartiene, il mondo del passato è quello in cui attraverso la rimembranza ti rifugi in te stesso, ritorni in te stesso, ricostruisci la tua identità, che si è venuta formando e rivelando nella ininterrotta serie dei tuoi atti di vita, concatenati gli uni con gli altri (…), ciò che è rimasto scavando in quel pozzo senza fondo del passato non è che un’infinitesima parte della storia della tua vita. Non tralasciare di continuare a scavare. Ogni volto, ogni gesto, ogni parola, ogni più lontano canto, ritrovati, che sembravano perduti per sempre, ti aiutano a sopravvivere».<a href="applewebdata://99D84FEB-320F-4444-9B1F-6338BDC35B95#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo esercizio di memoria, prima che si affievolisca, potremmo provare anche noi ad individuare quei momenti, quei tempi in cui era Dio stesso a portarci, ad indicarci il cammino. Allora forse non lo capimmo, lo possiamo capire meglio oggi, magari dopo tanto tempo ripercorrendo il nostro passato lungo o breve che sia. Se dovesse succedervi d’individuare quel momento, quei giorni, quelle persone, quella circostanza la gratitudine vi sommergerà. Amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Norberto Bobbio, De Senectute, Einaudi, Torino 2006, p. 49</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://99D84FEB-320F-4444-9B1F-6338BDC35B95#_ftnref1" name="_ftn1"></a>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/12/09/riconoscere-i-momenti-in-cui-e-dio-che-ci-sostiene/">Riconoscere i momenti in cui è Dio che ci sostiene </a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Tornare a Dio</title>
		<link>https://riforma.it/2025/12/08/tornare-a-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 10:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Osea]]></category>
		<category><![CDATA[patto]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=77598</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Osea 12, 7 &#160; Tu, dunque, torna al...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento a Osea 12, 7</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Osea 12, 7</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paolo scrive: <em><strong>Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>I Timoteo 1, 15-16</strong></em></p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=68956118&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa affermazione è tratta dal libro che apre la serie dei profeti cosiddetti minori. Definiti così non perché di minore importanza ma perché sono libri biblici più brevi rispetto ad altri più corposi come Isaia o Geremia. Sono dodici i profeti minori, poco conosciuti e studiati, eppure racchiudono ricchezze straordinarie e variopinte (il mio preferito è Amos) di contenuti che non di rado presentano forti analogie con il presente che viviamo. Come ci sta capitando in questo momento con Osea, le cui parole rivelano il suo personale dispiacere ovvero il suo dolore nel vedere i tanti tradimenti del Patto che Israele stabilì con il Signore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle sue descrizioni il profeta utilizza immagini legate alla prostituzione, al tradimento coniugale. Metafore capaci di trascinare chi legge dentro situazioni sociali contorte, corrotte, ridotte a cenacoli di opportunismo e profitti illeciti. Dio era considerato solo un paravento dietro il quale compiere nefandezze. Una religione di facciata quella che Osea descrive che copriva una realtà di nefandezze. E qui Osea per illustrare la situazione, nell’immediato contesto del nostro versetto, fa riferimento all’avventura di Giacobbe, che dopo aver lottato con Dio, riconosce i propri errori capaci di scatenare un conflitto fratricida. L’incontro-scontro con Dio cambierà la sua situazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede anche a noi quando torniamo, grazie a Gesù Cristo, al nostro Dio. Come evoca un passaggio del recente libro di poesie di Cristiano Liuzzo: «Tu dici che Dio non torna, eppure, non è mai andato via».<a href="applewebdata://59FF523F-4189-48BF-9B1E-C5CFD14D7873#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://59FF523F-4189-48BF-9B1E-C5CFD14D7873#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> &#8220;Dio non torna &#8211; fuochi valdesi e altre provocazioni&#8221;, LAR editore (Perosa Argentina-To) (in collaborazione con Fondazione Centro Culturale Valdese), anno 2024</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/12/08/tornare-a-dio/">Tornare a Dio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Cà d’la Pais: verso il quarantennale</title>
		<link>https://riforma.it/2025/09/17/ca-dla-pais-verso-il-quarantennale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Megafono]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Angrogna]]></category>
		<category><![CDATA[ca d'la pais]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Lombardini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;assemblea annuale degli amici della casa che ospitò la banda partigiana di Jacopo Lombardini &#160;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">L&#8217;assemblea annuale degli amici della casa che ospitò la banda partigiana di Jacopo Lombardini</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’assemblea annuale degli amici e amiche della <i>Cà d’la Pais</i> (Casa della pace) al <i>Bagnoou</i> d’Angrogna (To) si è svolta sabato scorso in un clima intergenerazionale. La ventina di partecipanti ha discusso la relazione introduttiva e ha nominata il Gruppo di lavoro. Il prossimo anno la struttura, che accoglie principalmente campi per giovani e giovanissimi, compirà quarant’anni. La sua ricostruzione avvenne nel 1986. Com’è noto la <i>Cà</i> fu sede della banda partigiana del <i>Bagnoou,</i> cui prese parte anche Jacopo Lombardini. Nel gennaio del 1944 venne bombardata dai tedeschi. Ridotta a un cumulo di macerie, rimase così finché la comunità valdese angrognina non decise di ricostruirla all’insegna della pace, del dialogo, della formazione delle generazioni più giovani nello sviluppo di una coscienza autonoma e critica.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Alcune staffiste dei campi hanno partecipato all’incontro, che ha valutato positivamente un anno di attività. Trattasi di giovani che esercitano la responsabilità di gestione di campi per minori dopo una necessaria formazione. Il Gruppo di lavoro della <i>Cà,</i> compresi gli staffisti, svolgono – sotto la responsabilità del Concistoro – il loro servizio a titolo volontario, il che consente una fruibilità della struttura in maniera economica. Non è infatti un’attività a scopo di lucro. Il che spiega come ogni anno al momento delle iscrizioni si allunghino le liste di attesa.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Nel corso della giornata si è ricordato come oggi la Resistenza venga storicamente evocata da lapidi, monumenti, letteratura, film, ecc. Ci si è rallegrati del fatto che il periodico <i>La Beidana</i> (n. 111) abbia dedicato un accurato reportage ai luoghi in cui la Resistenza al nazifascismo si è svolta in queste Valli. Per una volta si è parlato anche della <i>Cà d’la Pais</i>, che compare raramente nella letteratura dedicata al tema. In effetti non si tratta di un monumento ma di un luogo di formazione, d’incontro e confronto, ubicato davanti a un panorama mozzafiato. Qui non c’è bisogno d’illustrare la natura perché ci sei dentro, compresa la strada sterrata per raggiungere la località.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">Tra le novità in vista del quarantennale ci sarà un nuovo filmato, un nuovo campo donne, un nostro associato ha scritto una canzone in <i>patois</i> sulla Casa e altre piacevoli sorprese che sveleremo man mano. Desiderio espresso dall’assemblea è di riuscire ad allargare ulteriormente la rete degli amici e amiche della <i>Cà</i>. Iscriversi vuol dire ricevere due volte all’anno una <i>newsletter</i> (via mail) sulle attività e le prospettive del sodalizio. Se tutti quelli che hanno visitato o partecipato a qualche campo, come staffisti o campisti, s’iscrivessero, saremmo in tanti. Chi ci legge si chiederà: ma come fare? Basta scrivere a: cadlapaisangrogna@gmail.com. È previsto, per chi può, un contributo minimo da versare sul conto del Concistoro riportato sulla newsletter. Il Sodalizio degli amici e amiche è l’indispensabile rete di protezione della <i>Cà</i> che, pur essendo isolata in alta montagna, non intende esserlo nelle proprie attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/09/17/ca-dla-pais-verso-il-quarantennale/">Cà d’la Pais: verso il quarantennale</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nell’ordinario Dio compie cose straordinarie</title>
		<link>https://riforma.it/2025/06/13/nellordinario-dio-compie-cose-straordinarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Platone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 07:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=73686</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a Genesi 18, 14    Vi è forse qualcosa che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading"><strong>Un giorno una parola – commento a Genesi 18, 14   </strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Genesi 18, 14&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l’avevano visto risuscitato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marco 16, 14</strong></p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=66479125&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="200px" frameborder="0"></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Un’affermazione come questa la potremmo incontrare in qualsiasi libro biblico. Stiamo parlando dell’onnipotenza di Dio tema trasversale delle Scritture. Nel caso specifico incontriamo questa affermazione in un preciso episodio così plasticamente descritto che potrebbe costituire la sceneggiatura di un film.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In breve: nel meriggio orientale sotto un sole infuocato Abramo si gode l’ombra delle quarce davanti alla sua tenda. E qui, non attesi, giungono tre ospiti che Abramo, con la consueta disponibilità orientale all’accoglienza, li mette subito a proprio agio. Dopo essersi rinfrescati e abbondantemente rifocillati, gli ospiti chiacchierano con Abramo. S’informano di sua moglie Sara e predicono che ella nell’anno successivo avrebbe partorito un figlio. Sara, che con Abramo aveva vissuto il dramma della sterilità al punto da voler ricorrere al contributo di una propria serva Agar per dare ad Abramo un figlio che verrà chiamato Ismaele, è confusa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Situazione che in Sara ridesta spiacevoli ricordi. Dinamiche difficili da gestire. Su certe questioni intime della coppia, ieri come oggi, c’è poco da scherzare. Il desiderio di maternità, non solo ieri anche oggi, è vivo, prepotente e portatore di interrogativi e attese. Anziana di età, consapevole di non avere più da tempo il ciclo mestruale, Sara, che da dietro la tenda ha sentito di questa previsione di gravidanza, ride sarcastica. Non può essere vero né per lei né per suo marito ancor più anzinao di lei. Ed è qui che risuona il lapidario interrogativo: «<em>Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?</em>». Ma non c’è la risposta. C’è solo l’incredulità, comprensibile, di una coppia. E dall’altra c’è la promessa di un figlio. La fede sorge dall’accettare che Dio mantiene, in ogni caso, la sua promessa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel meriggio orientale Dio irrompe nella vita di una coppia. Il figlio che nascerà si chiamerà Isacco (la cui radice in ebraico Ytschaq significa appunto: egli ride). In quel riso liberatorio si chiude un tempo e se ne apre un altro. Un tempo nuovo che cambierà la prospettiva della coppia. Si poteva immaginare un ribaltamento più grande di questo? Dio opera nell’ordinario donandoci, secondo i suoi piani e promesse, una vita straordinaria.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Immagine:&nbsp;<em>Convito di Abramo con i tre angeli</em>&nbsp;di Fiasella Domenico (il Sarzana)</h6>



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