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	<title>Davide Mattiello - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Mar 2026 09:02:48 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Davide Mattiello - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>La Giornata nazionale della memoria e dell’impegno contro le mafie</title>
		<link>https://riforma.it/2026/03/17/la-giornata-nazionale-della-memoria-e-dellimpegno-contro-le-mafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Mattiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giornata contro le mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appuntamento sabato 21 marzo a Torino con la giornata di Libera. Veglia ecumenica in duomo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Appuntamento sabato 21 marzo a Torino con la giornata di Libera. Veglia ecumenica in duomo venerdì 20</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>21 di Marzo si svolgerà a Torino la XXXI Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie</strong>, organizzata da Libera insieme ad una vasta rete di associazioni ed Enti locali. La manifestazione nazionale torna a Torino esattamente venti anni dopo il 21 Marzo del 2006.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un <strong>appuntamento che ci riguarda</strong> perché la storia del movimento anti mafia in Italia è intrecciata in maniera profonda ed indissolubile con le nostre battaglie per la libertà e la giustizia sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la storia del movimento anti mafia è storia di liberazione del <strong>lavoro</strong> dal giogo dello sfruttamento, perché è storia di liberazione della <strong>donna</strong> dalla violenza di contesti famigliari oppressivi. Perché è storia di difesa dell’<strong>ambiente</strong> da ogni forma di abuso e di avvelenamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è storia di <strong>amministratori pubblici</strong> con la schiena diritta che hanno pagato con la vita l’uso corretto del denaro pubblico ed il rigore negli appalti. Perché è storia di <strong>magistrati</strong> impegnati strenuamente nella ricerca della verità che è la prima forma di giustizia. Perché è storia di <strong>uomini e donne delle Forze dell’Ordine</strong> che hanno onorato la divisa, tutelando i più deboli dai prepotenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è storia di <strong>insegnanti</strong> che hanno fatto della scuola pubblica italiana la prima grande palestra di cittadinanza democratica. Perché è storia di <strong>giornalisti</strong> che non hanno mai barattato la verità con la convenienza, difendendo il diritto ad essere informati ed il dovere di informare correttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è storia di <strong>attivisti e volontari</strong> che sono stati capaci di tessere nuovi legami sociali alternativi a quelli del “branco” nelle periferie più estreme del Paese. Perché è storia di <strong>artisti</strong> che hanno fatto della bellezza un anticorpo culturale potente contro il “puzzo del compromesso morale”. Perché è storia di un lungo e coerente <strong>lavoro parlamentare</strong> che ha saputo trasformare in legge intuizioni maturate a caro prezzo nel fronte antimafia: dalla Legge “Rognoni- La Torre”, fino a quella che ha riconosciuto la Giornata del 21 di Marzo come celebrazione repubblicana, la Legge n. 20, 8 Marzo 2017 (votata all’unanimità), passando per la N. 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati e la N. 6 del 2018 sulla protezione del Testimone di Giustizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Torino ed il Piemonte</strong> hanno sofferto il progressivo radicamento delle mafie nel loro territorio, accusando ferite non ancora rimarginate come l’assassinio del <strong>Procuratore della Repubblica Bruno Caccia</strong>, il 26 giugno del 1983, ma hanno saputo opporvi un impegno costante, concreto, tanto a livello istituzionale che sociale. La “partita” non è chiusa e non è vinta: le parole adoperate dalla Procuratrice generale, dott.ssa Musti, alla inaugurazione dell’anno giudiziario il 31 Gennaio scorso lo certificano senza possibilità di fraintendimento, anche per questo sarà importante ritrovarci insieme nella manifestazione del 21 di Marzo a Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come da tradizione venerdì 20 vi sarà una veglia ecumenica, presente anche il pastore <strong>Francesco Sciotto</strong> della <strong>Chiesa valdese di Torino</strong>. Appuntamento alle ore 18 in duomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La Giornata, che cade ogni anno il&nbsp;<strong>21 marzo,</strong>&nbsp;&nbsp;<strong>primo giorno di primavera,</strong>&nbsp;è un momento di ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie e, al tempo stesso, un rinnovato impegno collettivo contro criminalità organizzata e corruzione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Istituita con la&nbsp;<strong>legge n. 20 dell’8 marzo 2017</strong>, la Giornata nasce nel 1996 in Campidoglio, quando venne letto per la prima volta l’elenco delle vittime innocenti, curato da&nbsp;<strong>Saveria</strong>&nbsp;&nbsp;<strong>Antiochia</strong>,&nbsp;<strong>madre di Roberto Antiochia</strong>. Da allora è divenuta un appuntamento annuale di partecipazione civile, memoria viva e responsabilità condivisa, che coinvolge&nbsp;<strong>scuole, associazioni e comunità di tutta Italia.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><span class="animatedLine1"><strong>Programma:&nbsp;</strong></span></h2>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp; &nbsp;<u><strong>Venerdì 20 marzo 2026</strong></u>:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ore 15:00 Assemblea dei familiari&nbsp;</strong>&#8211; Cavallerizza Reale, via Giuseppe Verdi 9 ( la partecipazione all&#8217;assemblea è strettamente riservata ai familiari)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ore 18:00 Veglia ecumenica</strong>&nbsp;&#8211; Basilica Cattedrale di San Giovanni Battista&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;<strong><u>Sabato 21 marzo 2026</u></strong>: corteo</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ore 08.00 Ritrovo</strong>&nbsp;in Piazza Solferino<br><strong>ore 09.00 Partenza</strong>&nbsp;corteo con arrivo a Piazza Vittorio</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ore 11:00 Lettura dei nomi&nbsp;</strong>delle vittime innocenti delle mafie&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ore 12:00 Intervento</strong>&nbsp;conclusico di&nbsp;<strong>Luigi Ciotti&nbsp;</strong><br><strong>ore 14.30/17.00 Seminar</strong>i di approfondimento&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 20.30</strong>&nbsp;–&nbsp;<strong>Intrecci di memoria, Concerto</strong>&nbsp;&nbsp;per la XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli artisti dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino Musiche di Richard Wagner e Felix Mendelssohn-Bartholdy</p>



<p class="wp-block-paragraph">📍 Teatro Regio Torino – Foyer del Toro&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ingresso libero con prenotazione obbligatoria</strong>&nbsp;su: www.teatroregio.torino.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><span class="animatedLine1"><strong>Mostre:&nbsp;</strong></span></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>“Il graffio poetico”</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Con le vignette realizzate dal 2018 da<strong>&nbsp;Mauro Biani&nbsp;</strong>per le inchieste del premio Roberto Morrione</p>



<p class="wp-block-paragraph">a cura di<strong>&nbsp;Amici di Roberto Morrione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">📍&nbsp;Fabbrica delle “e” Corso Trapani 91/b<br>🕒 Visitabile dal 19&nbsp;marzo ore 18.00</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong> “Il silenzio e la bomba”</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dedicata a Giovanni Selis,</strong>&nbsp;primo magistrato italiano vittima di un’autobomba, nel dicembre 1982 ad Aosta.<br>A cura di&nbsp;<strong>Libera Valle d’Aosta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">📍 Aula Magna della Facoltà di Matematica – Via Carlo Alberto 10<br>🕒 Visitabile il 21 marzo pomeriggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>“Una storia ancora da scrivere”</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dedicata a Bruno Caccia,&nbsp;</strong>primo e unico magistrato ucciso dalle mafie nel Nord Italia, nel giugno 1983 a Torino.<br>A cura di&nbsp;<strong>Libera Piemonte.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">📍 Aula Magna del Rettorato – Via Po 17<br>🕒 Visitabile il 21 marzo pomeriggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>“Non c’è giustizia senza bellezza: 24 scatti di Letizia Battaglia”</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">A cura di&nbsp;<strong>Via Artisti Teatro e Libera Piemonte.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">📍 Polo del ’900 – Via del Carmine 14<br>🕒 Inaugurazione: 20 marzo ore 10.00-&nbsp;Visitabile il 20 e 21 marzo&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong> “I 30 anni di Libera”</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Con le fotografie di&nbsp;<strong>Marco Donatiello.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">📍 Sala Conferenze della Biblioteca Civica – Via della Cittadella 5<br>🕒 Visitabile il 21 marzo pomeriggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le<a href="https://www.libera.it/it-schede-2774-torino_2026_giornata_memoria_e_impegno_libera"> altre info a questo link</a></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/03/17/la-giornata-nazionale-della-memoria-e-dellimpegno-contro-le-mafie/">La Giornata nazionale della memoria e dell’impegno contro le mafie</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La morte di Antonella Lopez</title>
		<link>https://riforma.it/2024/09/25/la-morte-di-antonella-lopez/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Mattiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 06:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[antonella lopez]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La morte di Antonella Lopez deve scuotere le coscienze, soprattutto quelle di chi ha responsabilità...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La morte di Antonella Lopez deve scuotere le coscienze, soprattutto quelle di chi ha responsabilità culturali e politiche, perché il tempo che stiamo perdendo si traduce in vite spezzate e desolazione sociale</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La morte di Antonella Lopez deve scuotere le coscienze, soprattutto quelle di chi ha responsabilità culturali e politiche, perché il tempo che stiamo perdendo si traduce in vite spezzate e desolazione sociale. Nell’ultima notte d’estate, improvvisa ma non inaudita, è esplosa nel barese la violenza mafiosa delle giovani leve impazienti e feroci, che per poco sparano e subito postano, carnefici e vittime loro stesse di questa spirale fatta di eccessi reali ed accessi virtuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva 19 anni Antonella Lopez, ed una di quelle pallottole le ha reciso un’arteria e la vita, per sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli inquirenti temono rappresaglie e monitorano i profili Tik-Tok con l’attenzione che un tempo avrebbero messo su un pedinamento od un telefono intercettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io spero che questo femminicidio mafioso serva a cambiare alcune parole, serva a ritrovarne altre e serva infine a prendere decisioni non più rimandabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La mafia oggi non spara ma corrompe” ecco, forse sarebbe meglio dire che le mafie hanno capito (da un po’) che ammazzare giudici, poliziotti, preti o politici non conviene, meglio evitare clamori, ma che continuano a sparare perché il ricorso alla violenza, agita o minacciata, per piegare le persone, per seminare terrore, omertà e assoggettamento resta il loro DNA, il loro modo di stare al Mondo. Non ci possono essere vittime di serie A e vittime di serie B: cioè vittime che fanno statistica e vittime che non la fanno. Devono fare statistica anche giovani come Antonella Lopez o come Giovanbattista Cutolo, il promettente musicista napoletano assassinato in una notte qualunque di un’altra estate, il 31 agosto scorso. A sparargli un minorenne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi: le mafie che corrompono (certo che lo fanno!) disponendo di enormi riserve occulte, entrando così nel ciclo del contratto pubblico e accaparrandosi appalti con ribassi irresistibili, le mafie che poi riciclano denaro sporco nell’economia legale, utilizzando i più sofisticati marchingegni tecnologici, senza però disdegnare pizzerie e minimarket, come accumulano i capitali originari che consentono loro tutto il resto? Con la droga, non soltanto, ma soprattutto con la droga. Le mafie insomma, per quanto evolute, liquide, finanziarizzate, informatizzate, restano di base “narco-mafie”, concetto che ebbe un ruolo centrale nell’analisi del fenomeno negli anni ’90 e che poi, per tanti motivi, è stato messo da parte. Concetto che andrebbe rispolverato perché contribuirebbe anche, come ho già sostenuto, a farci sentire “nostri” i tanti morti ammazzati (perché le mafie sparano) fuori dai confini nazionali, là dove il ciclo delle droghe comincia, là dove ci vogliono terra, braccia, capannoni, laboratori e strade, là dove il capitale criminale prende la sua prima forma, in Messico, in Colombia come in Afghanistan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La violenza mafiosa che si abbatte su Antonella Lopez è la proiezione in Italia, di quella che ha spazzato via decine di candidati alle elezioni in Messico o che ha tolto di mezzo il magistrato paraguaiano Marcelo Pecci, assassinato durante il suo viaggio di nozze sulla spiaggia di Cartagena in Colombia nel maggio del 2022. Dall’altra parte del Mondo si usa ancora uccidere magistrati e politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, le decisioni non più rimandabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tragica vicenda di Antonella Lopez ci sbatte di nuovo in faccia una verità inquietante: laggiù, nel Mondo di sotto, sta montando una “questione giovanile” che pretende maggiore attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da anni magistrati e forze sociali chiedono alla politica di predisporre strumenti normativi che favoriscano l’uscita dai contesti criminali in particolari di minori e donne, senza che questo sostegno alla libera scelta di vivere una vita differente, sia necessariamente connesso allo scambio informativo, che ad oggi regola queste vicende. Da anni si chiede una radicale riforma del carcere minorile e più generalmente del sistema penitenziario che purtroppo sempre più frequentemente toglie ai detenuti oltre alla libertà anche la dignità, il che rappresenta una evidente violazione della legalità costituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di <a id="yui_3_16_0_1_1727247063828_2199" class="owner-name truncate" title="Vai al fotostream di Rino Porrovecchio" href="https://www.flickr.com/photos/80267449@N00/" rel="author" data-track="attributionNameClick">Rino Porrovecchio</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/09/25/la-morte-di-antonella-lopez/">La morte di Antonella Lopez</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lotta alla mafia, le strutture che servono ancora</title>
		<link>https://riforma.it/2024/03/20/lotta-alla-mafia-le-strutture-che-servono-ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Mattiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 09:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>21 marzo, «Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie» ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><span class="s1"><strong>21 marzo</strong></span>, «<span class="s1"><strong>Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie» </strong></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <strong>21 marzo</strong> il nostro Paese celebrerà la <strong>XXIX Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie</strong>, promossa da <strong>Libera</strong> e <strong>Avviso Pubblico</strong>, una ricorrenza entrata ufficialmente nel calendario repubblicano grazie alla legge numero 20, approvata dal Parlamento nel 2017. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, venne scelto dai famigliari delle vittime di mafia che si raccoglievano in Libera come giorno per ricordarle tutte, volendo evitare che si cristallizzasse una memoria discriminatoria buona a ricordare alcuni eroi, dimenticando tutti gli altri e insieme per ricordarle nel loro impegno, da vive, perché il loro diventasse l’impegno di tutti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Credo che il valore di questa giornata sia tanto più attuale oggi:</b> alcuni segnali inquietanti ci devono mettere in guardia. Da qualche anno a questa parte infatti ha preso forza un “movimento” trasversale che sostiene una tesi insidiosa e pericolosa, che suona pressappoco così: la mafia in Italia è stata una emergenza drammatica soprattutto a causa della conduzione di Cosa Nostra da parte dei corleonesi di Totò Riina. La mafia dei corleonesi, quella della contrapposizione frontale allo Stato, è stata a sua volta una anomalia nella storia delle mafie nel nostro Paese, che mai si erano spinte fino a interpretare un modello di violenza criminale terroristico-eversivo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa emergenza-anomala ha giustificato un impegno straordinario da parte dello Stato, un impegno che si è tradotto nell’approvazione di una serie di norme e nella creazione di istituti capaci di anticipare di molto la reazione dello Stato, sul piano della prevenzione della commissione dei reati e capaci di una forza repressiva senza precedenti. Queste norme e questi istituti hanno rappresentato uno strappo sul piano delle garanzie costituzionali, hanno generato uno squilibrio tra il potere dello Stato e le libertà degli individui, sebbene sospettati di essere pericolosi criminali. Ebbene (sostengono costoro): la guerra è finita, il nemico è stato battuto, possiamo finalmente ricomporre quello strappo, cancellando, neutralizzando, modificando quelle norme e quegli istituti, per tornare nel solco di uno Stato di diritto, garante delle libertà individuali. Punto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Le norme e gli istituti messi sul banco degli imputati</b> e accusati di rappresentare questo insopportabile strappo sono praticamente tutte le misure di prevenzione, tanto amministrative (le interdittive antimafia, lo scioglimento dei Comuni per mafia), quanto giudiziarie (sequestri e confische di prevenzione) e carcerarie (il 41 bis, OP, che serve a impedire che i mafiosi condannati e detenuti continuino a comandare in carcere e dal carcere). </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma più generalmente l’intero sistema investigativo-giudiziario immaginato da Giovanni Falcone e fondato sui criteri di centralizzazione e specializzazione è sotto accusa, basta al proposito osservare come venga adoperata in queste settimane l’inchiesta incardinata a Perugia che vede indagato un ufficiale della Guardia di Finanza e un sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo (insieme ad alcuni giornalisti) cui si contestano accessi abusivi alle banche dati e rivelazione di segreto istruttorio: da giorni c’è chi si chiede sui giornali se la Procura nazionale antimafia e a cascata le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, l’Ufficio informazioni finanziarie della Banca d’Italia (che raccoglie le SOS, le segnalazioni operazioni sospette), servano ancora o non siano diventati dei pericolosi baracconi, utili soltanto a far fare carriera politica a magistrati infedeli e ambiziosi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Lo stesso reato di concorso esterno in associazione mafiosa</b> è stato esplicitamente messo in discussione dal ministro Nordio, costringendo per la prima volta (era luglio e mancavano pochi giorni alla commemorazione della strage di via D’Amelio) la presidente Meloni a prendere precipitosamente le distanze dal suo Ministro e non mi stupirei se prendesse piede l’attacco diretto al 416bis, cioè il reato di associazione mafiosa. Un attacco che potrebbe prendere la forma non tanto di una abrogazione, quanto di uno snaturamento attraverso qualche chirurgica modifica. Nessuno si stupisca: il reato di associazione mafiosa non è stato mai digerito e va ricordato che il Parlamento italiano, obtorto collo, approvò la norma soltanto dopo che la mafia (con il solito corredo di “concorrenti esterni”!) assassinò Cesare Terranova nel 1979 (che era stato tra i primi a elaborare lo schema giuridico sotteso al 416bis), Pio La Torre il 30 aprile del 1982 (parlamentare collega di Terranova e come questi siciliano) e infine il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il 3 settembre del 1982 (mandato dal Governo a fare il super prefetto a Palermo). Il 416bis è stato davvero scritto col sangue dei giusti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Naturalmente chi scrive è radicalmente contrario alla tesi di coloro che vorrebbero ergersi a paladini della normalità democratica e invece finiscono per essere agenti della normalizzazione reazionaria. Una contrarietà legata tanto alla interpretazione dei fatti (la mafia è stata vinta), quanto alla interpretazione delle norme (uno “strappo” allo Stato di diritto), ma lascio a eventuali successive occasioni le argomentazioni del caso. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><em><span class="s1">*Davide Mattiello è</span><span class="s1"> presidente del Circolo Articolo 21 Piemonte</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto: elaborazione grafica a cura di <a title="User:Joseph994" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Joseph994">Giuseppe Nigro</a></h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2024/03/20/lotta-alla-mafia-le-strutture-che-servono-ancora/">Lotta alla mafia, le strutture che servono ancora</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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