Eugenio Scalfari, in un certo senso un "papa laico" del nostro Paese

Il dialogo con Bergoglio «un riconoscimento che la fede nel credente non è il prodotto di un’arretratezza intellettuale, ma può costituire un dono»

«Amico fedele»: così papa Francesco ha salutato per l’ultima volta Eugenio Scalfari, il fondatore de La Repubblica, colui che negli anni era diventato in un certo senso il “papa laico” del nostro paese.

Appena eletto Bergoglio, nel 2013, Eugenio Scalfari gli aveva rivolto una lettera, cui papa Francesco, con il suo caratteristico impulso all’innovazione, aveva risposto. Ne era nato il “Dialogo tra credenti e non credenti” con i suoi successivi sviluppi. Papa Bergoglio lo aveva infatti scelto come veicolo di comunicazione tra il mondo cattolico e il mondo laico italiano fino ad affidargli un’intervista che era apparsa su La Repubblica del 1° ottobre 2013. Un fatto per molti aspetti senza precedenti. Questo non significava una conversione di Scalfari, quanto il suo riconoscimento che la fede nel credente non è il prodotto di un’arretratezza intellettuale, quasi un pregiudizio come molti laici ritengono: invece, come ha scritto Alberto Melloni sul La Repubblica del 15 luglio, la fede può costituire un dono, da condividere anche con chi non crede. Viceversa al non credente veniva riconosciuto il diritto a un dialogo e a un confronto sull’etica, uscendo dalla stereotipo che laico è sostanzialmente chi si fa i fatti propri incurante del messaggio del Vangelo. Di più, il diritto a dialogare su quel confine sottile tra fede e coscienza che non è monopolio assoluto del credente.

Un dialogo, quello tra Papa Bergoglio ed Eugenio Scalfari, che certamente che tutti i cristiani, e così i cristiani evangelici, salutano positivamente nelle sue varie e differenti implicazioni. In qualche modo, se mi si perdona il bisticcio tra le parole, i laici venivano portati su un “piano laico” anche di fronte ai problemi della fede.

Tradizionalmente il mondo laico italiano non ha avuto troppa considerazione per il dialogo con la Riforma protestante, i suoi principi e i suoi valori. Eccezioni luminose e non casuali Piero Gobetti, Piero Calamandrei e anche Lelio Basso. Troppo spesso il mondo e la cultura laica erano concentrati sull’aspetto di potere dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia, trascurando i fondamenti religiosi e ideali di questo rapporto.

E anche Eugenio Scalfari in fondo si iscriveva in questo filone, nonostante che il suo convinto europeismo avrebbe potuto dare un ben diverso spazio, in particolare nelle sue attività editoriali, alla diffusione anche in Italia della conoscenza e della Riforma, certo attraverso Weber e l’etica del capitalismo, ma anche attraverso i due grandi protestanti del XX secolo, Dietrich Bonhoeffer e Martin Luther King. Lo stesso dicasi per l’etica della responsabilità, che è una delle tradizioni tipiche del protestantesimo e che certo era tra i connotati dell’Italia per cui Scalfari si batteva.

Paradossalmente è stata l’attività ecumenica del mondo cattolico che ha risvegliato l’interesse per il protestantesimo a livello sia italiano sia internazionale. Ciò avvenne in particolare quando papa Francesco, a capo di una grande chiesa planetaria, volle venire personalmente al tempio valdese di Torino il 22 giugno 2015, a chiedere solennemente perdono per le persecuzioni che i Valdesi avevano subito. Di fronte all’evidente sproporzione numerica, tanto più significativo era il riconoscimento dell’importanza di una storia di fedeltà e di coerenza come quella dei valdesi e di quanto tutto ciò poteva rappresentare per tutti i Cristiani. E successivamente quando nel 2017 la Chiesa cattolica si impegnò a fondo in tutta Europa nel ricordo del V centenario della Riforma avviata da Lutero, questo costituì un richiamo all’opinione pubblica italiana sull’importanza dell’avvenimento. Il successo dell’otto per mille alla Chiesa valdese (il numero degli italiani che ha sottoscritto per la Chiesa valdese si è avvicinato negli anni anche ai seicentomila) già di per sé consiglierebbe una diversa attenzione per quanto questo richiamo rappresenta nella società italiana.

Invece ottenere un’attenzione dei grandi quotidiani laici nazionali e in genere dei media ai lavori del Sinodo valdese o alle riunioni della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia è spesso molto difficile aldi fuori dei confini della cronaca locale. Dobbiamo in tal senso dare atto al quotidiano della Conferenza episcopale, Avvenire e al suo direttore, Marco Tarquinio, di un’attenzione specifica, certo dal punto di vista cattolico, a quanto avviene nel mondo valdese e nel mondo protestante italiano in genere.

 

 

 

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