Allevamento: da “problema ambientale” a risorsa

Dalle deiezioni si recupera concime, biogas e soprattutto anidride carbonica, oggi bene prezioso

Gli allevamenti animali possono dare una grossa mano per tamponare la carenza di anidride carbonica lamentata dall’industria alimentare e dal settore delle bevande gassate in particolare. Se gli allevamenti conferiscono gli effluenti animali a un impianto per la produzione di biometano liquido, l’anidride carbonica viene liquefatta pura al 100% e diventa utilizzabile per il mercato delle bollicine e della conservazione dei cibi sottovuoto.

Lo ricorda Coldiretti Torino, che risponde così ad Alberto Bertone, patron di Acqua Sant’Anna, costretto a fermare la produzione di acqua frizzante a causa della scarsità di anidride carbonica alimentare presente sul mercato.

«Con la diffusione di biodigestori di nuova generazione – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – gli allevamenti da “problema ambientale” diventano addirittura risorsa energetica e industriale. Un settore importantissimo su cui occorre indirizzare risorse del PNRR e che toglie argomenti a chi, strumentalmente, accusa l’agricoltura di inquinare l’aria più del settore dei trasporti e dell’industria».

È il caso del moderno impianto di Candiolo, alle porte di Torino, costruito dalla cooperativa Speranza, che raggruppa allevatori di bovini della zona sud della provincia di Torino. Qui, annesso all’allevamento di frisone dell’azienda Vanzetti, a pochi chilometri da Torino, alle porte del parco di Stupinigi, i soci della cooperativa conferiscono le deiezioni di oltre 2.500 bovini, suddivisi in 45mila tonnellate di liquami e 14mila tonnellate di letame l’anno. Con l’aggiunta di colture dedicate da secondo raccolto in misura inferiore al 50% grazie ai processi di digestione e separazione si arriva a produrre metano che presenta una purezza superiore al metano fossile. Il metano viene liquefatto a rigide temperature per diventare gas naturale liquefatto trasportabile e puro al 99%.

Però, prima di produrre metano, nel processo di refrigerazione il bioreattore di Candiolo separa proprio l’anidride carbonica. Anche questa viene liquefatta, a temperature intorno ai -40 gradi, rendendola così priva di impurità e trasportabile con cisterne. Una fornitura inaugurata appena nel 2021.

Da questo processo, rimane il digestato, cioè concime maturo e utilizzabile per interramento nei campi, riconosciuto dall’agricoltura biologica.

L’allevamento, con questi processi, non solo non inquina più ma diventa addirittura produttore di materie prime non alimentari di cui c’è una carenza estrema: il concime (non a caso la lobby della chimica osteggia la diffusione dei biodigestori), il metano per produrre energia elettrica o per autotrazione, l’anidride carbonica per caricare estintori, per uso medicale, per il ghiaccio secco, per il raffreddamento dei server e dei computer e, appunto, per le bollicine delle bevande gassate.

«Quando abbiamo avviato la progettazione dell’impianto per la produzione di BioLNG e ci hanno prospettato la possibilità di separare anche la CO2 biogenica abbiamo subito voluto installare questo modulo. Dopo le fasi iniziali, la nostra CO2, che ha standard di purezza superiori a quelli alimentari, è sempre stata richiesta, e negli ultimi mesi, è quasi completamente destinata alla produzione di bibite gassate. Solo alcuni carichi vengono destinati tramite il nostro partnerSiCo a Finmeccanica per l’uso nelle saldature di precisione» dichiara Marco Vanzetti, titolare, con i familiari, della Vanzetti Holstein e socio della Coop Speranza.

 

Foto di RiduCaReflui - reflui come risorsa

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