Trasformare l’ansia in cura del prossimo

Un giorno una parola – commento a Matteo 6, 31-32

Servirete il Signore, il vostro Dio, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua
Esodo 23, 25

Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che vestiremo?” Perché il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose
Matteo 6, 31-32 

Mentre conviviamo con la preoccupazione per quello che succede nel mondo, ci impegniamo ad annunciare lo scandaloso Evangelo della pace. La preoccupazione ormai domina i nostri pensieri e tende ad opprimerci. Non si arrende, cerca di vincerci, di renderci ciechi e sordi. Vuole farci camminare con gli occhi aperti senza vedere attraverso gli occhi di Gesù, e sentire senza prestare attenzione alle sue parole... non siate in ansia, non preoccupatevi!

Tra le tante cose che vorrebbero separarci da Dio, Gesù nel discorso sul monte si concentra, non a caso, sulla preoccupazione: uno dei tanti idoli che tende a diventare il nostro dio. La preoccupazione per i beni del mondo è diventata un’ossessione anche per noi credenti.

Viviamo in ansia, sempre preoccupati e preoccupate e così noi stessi diventiamo una preoccupazione. Gesù vuole liberarci da questo fardello. Quando ci ordina di non preoccuparci e noi lo seguiamo, la preoccupazione non ha più potere su di noi. Si mette al nostro servizio. La potenza delle parole di Gesù le fanno perdere forza trasformandola in cura per il prossimo. I nostri occhi si riaprono e vediamo con chiarezza l’altro/a.

E quando succede questo, iniziamo a cercare con passione il Regno di Dio il quale è anzitutto lieto annuncio, festa delle persone povere e peccatrici del Dio liberatore il quale fa giustizia all’orfano (cfr. Sal 10, 18) e alla vedova stabilisce il diritto. Del Dio che non legittima i rapporti di forza e di oppressione e interviene a favore dell’oppresso contro l’oppressore. È allora che annunciamo veramente lo scandaloso Evangelo della pace con cura e fiducia nel Dio che sa tutto di noi e dei nostri bisogni.

E così avviene che il nostro pane è una questione materiale mentre il pane del nostro prossimo è una questione spirituale (Nicolaj Berdjaev).

 

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