Come rinnovare il culto evangelico?

Una nuova edizione del libro di Ermanno Genre ribadisce l'importanza della liturgia 

Ha fatto bene l’editrice Claudiana, a quasi vent’anni dalla prima uscita, a pubblicare nuovamente il testo del professore Ermanno Genre sul culto protestante*. Si tratta di un’opera unica nel suo genere: un libro utile per coloro che vogliamo servire nel culto e formarsi sulla storia e sui significati degli elementi del culto cristiano così com’è celebrato nelle Chiese protestanti. 

La struttura dell’opera di Genre è la medesima della prima edizione ed è divisa in tre parti: la prima è dedicata alla liturgia, ai suoi compiti, alla sua storia e a come essa si articola nello spazio. La seconda parte è dedicata agli elementi costitutivi del culto cristiano; la terza, alle prospettive. In più, rispetto alla precedente, questa nuova edizione contiene in appendice del materiale sulla confessione di peccato e sull’elaborazione di Zwingli sulla liturgia.

Con questa seconda edizione, il professor Genre incoraggia l’innovazione del culto prendendo le mosse da tre promotori del rinnovamento del culto evangelico. Il primo è il luterano Martin Nicol, che denuncia come il sermone abbia paralizzato il resto del culto. Il secondo sostenitore del rinnovamento è Ralph Kunz, che auspica una crescita liturgica che egli definisce addirittura “selvaggia” per dare nuova vita al culto riformato. Il terzo avvocato del cambiamento è Christian Walti, che afferma che l’obiettivo del culto è quello di favorire l’interazione con Dio e tra le persone che partecipano al culto. Per raggiungere questo obiettivo è necessario rivendicare un’ampia libertà liturgica che trova il suo limite nella valutazione empirica e teologica di ogni sperimentazione. Genre sostiene che non possono essere ignorati i cambiamenti e gli scossoni accaduti negli ultimi sessant’anni. A esempio, non può essere sottovalutato che il Concilio Vaticano II ha rivoluzionato il mondo cattolico, ma ha anche influenzato positivamente il mondo protestante.

Se nel culto evangelico la parola di Dio è fondamentale, tuttavia il sermone da solo non fa il culto. La parola di Dio è veicolata anche dalle preghiere, dalle letture e dai canti, e la liturgia non si risolve in quelle poche parole di abbellimento apposte attorno alla predicazione. Ralph Kunz denuncia come il culto protestante sia troppo rilassato nella propria autocomprensione e che, al contrario, vi sia un forte bisogno di innovazione liturgica. Il testo di Genre, da una parte incoraggia l’invenzione di nuove liturgie, dall’altra mette in guardia sulla necessità di capire l’impatto delle sperimentazioni sulla comunità affinché esse non rimangano solo delle buone intenzioni. L’analisi degli elementi del culto aiuta ad articolare la proposta di Martin Nicol di decostruire il culto a partire da una più adeguata relazione tra il sermone e la Cena del Signore, pensando il sermone nel contesto della preparazione di tutto il culto e non a discapito del resto del culto. Non solo il mondo cattolico, ma anche il resto del mondo evangelico ha spronato le Chiese protestanti ad avviare una sperimentazione liturgica. Si pensi a esempio al culto di lode e adorazione che pone i canti, le preghiere e la musica a un livello che è quasi pari a quello della predicazione. 

La lettura del testo di Genre ci aiuta a domandarci quale spazio e quale peso abbiano nel culto le testimonianze, le preghiere e i canti. Se come propone Christian Walti, il culto deve essere un evento di interazione, è necessario coinvolgere attivamente i partecipanti al culto dando loro la possibilità di esprimersi. Come cambiano i tempi del culto? E quale sarà la relazione tra l’indirizzo dato dalla persona che predica, dalle persone che hanno preparato il culto e coloro che prendono liberamente parte in esso pregando e portando la propria testimonianza? Se il culto deve favorire l’interazione, l’autore afferma che la liturgia e la predicazione devono essere databili, cioè devono interagire con la storia. Se oltre alla data non è possibile situare il culto in un’epoca, nelle sue crisi e nei suoi travagli – avverte Genre – c’è qualcosa che va profondamente rivisto. 

L’opera di Ermanno Genre incoraggia l’innovazione liturgica e la costituzione di un culto pensato e condotto da un gruppo che si occupa del culto insieme al pastore e alla pastora. Abbiamo degli strumenti a disposizione. Negli ultimi trent’anni le chiese battiste, metodiste e valdesi si sono dotate di una commissione comune che ha preparato delle liturgie per le Chiese. Si tratta di un materiale in continua revisione utile per la promozione della ricerca liturgica. Tutte le nostre tradizioni riformate sono legate a un’agenda libera – sostiene Genre – che non va a discapito di una traccia meditata.

Il libro è un utile strumento per le Chiese. In una delle comunità nelle quali servo come pastore è attivo un gruppo liturgico che ha proficuamente organizzato un incontro sulla liturgia proprio suddividendosi la lettura e il commento dei capitoli del libro di Genre: un incontro che ha favorito una maggiore consapevolezza dei significati del culto e ha indicato delle piste di ricerca. Pertanto, il libro di Ermanno Genre – a vent’anni dalla prima pubblicazione – non soltanto non ha perso smalto, ma semmai, come un buon vino, è ancora più corposo. 

* E. Genre, Il culto cristiano. Una prospettiva protestante (2 ed.). Torino, Claudiana, 2022, pp. 286, euro 19,50.

 
Foto di Alberto Corsani 

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