Testimoni dell’amore di Dio

Un giorno una parola – commento a Marco 5, 19

O Signore, Dio mio, io ho gridato a te e tu m’hai guarito
Salmo 30, 2

Gesù disse all’uomo: «Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te»
Marco 5, 19

Siamo nel territorio dei Geraseni, a est del mar di Galilea. Gesù, dopo aver reso calmo il lago in tempesta, incontra un uomo “posseduto da uno spirito immondo” (v. 2). Costui viveva nel cimitero e anche se legato con catene e ceppi era pur sempre pericoloso. Gesù guarisce quest’uomo con la potenza della sua parola! 

Il nostro evangelista mette in evidenza non solo gli eventi legati alla guarigione, come l’invio degli spiriti immondi in un branco di porci che si affogano nel lago, ma la reazione della gente di Gerasa. Molti sono spaventati e chiedono a Gesù di allontanarsi dal loro paese mentre l’uomo guarito vuole seguire Gesù come discepolo: Come [Gesù] saliva sulla barca, l’uomo che era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui (v. 18).

Gesù non accetta di accogliere il nuovo discepolo né lo invita al silenzio come altre volte è accaduto. Per lui si apre una missione molto chiara: quanto ti è capitato è opera del Signore e tu racconta questo alla tua famiglia. Dunque, sii testimone dell’amore di Dio!

Quell’uomo accetta la sua nuova condizione di predicatore e il testo biblico riporta la reazione del popolo della Decapoli: tutti si meravigliavano (v. 20). Per tutti è chiesto non di spiegare al mondo il mistero di Dio, ma di raccontare ciò che Dio ha fatto nella nostra vita e quanto è accaduto in noi. Questo vuol dire essere testimoni veraci e non divulgatori di nuove teorie religiose. 

 

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