Il Cec festeggia il Vesakh buddista

I saluti e gli auguri alle comunità buddhiste da parte del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, Ioan Sauca

Il giorno di luna piena nel mese di maggio è il giorno più sacro per milioni di buddisti in tutto il mondo. Nell’anno 623 a.C., nacque il Buddha. Nel Giorno di Vesak il Buddha raggiunse l’illuminazione e sempre nel Giorno di Vesak il Buddha, nel suo ottantesimo anno, morì.

Il dialogo e la cooperazione interreligiosa, «sono strumenti preziosi per preservare noi stessi e per impedire che si possano compiere atti distruttivi, dire parole odiose; o fare pensieri malvagi rivolti verso l’altro. Questo è il messaggio profondo del Vesakh», lo ha affermato il segretario generale ad interim del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), Ioan Sauca, che ha proseguito, «sono profondamente grato del fatto che si possa camminare e lavorare insieme».

Sauca, per le celebrazioni del Vesakh, ha espresso anche il suo desiderio di «poter continuare a condividere le risorse tra tutte le persone che s’impegnano per guarire il mondo oggi ferito». E ha concluso «possiamo insieme superare e contrastare tutte le situazioni distruttive grazie alla luce e alla visione  comune  indicata da ogni singola comunità religiosa. Con questo spirito, auguro ai nostri amici buddhisti ogni bene per la festa di Vesakh».

Il Buddha, il cui nome era Siddharta Gautama, visse nell’India del Nord nel VI sec. a.C. Il Buddha - ricorda il sito dell’Unione Buddhista italiana -  nacque durante il viaggio che doveva portare la regina Maya, moglie del capo del clan degli Sakya, il nobile guerriero Suddhodana, a partorire il primo figlio nella casa paterna, secondo la tradizione del tempo. Ma la tradizione vuole che la giovane non raggiungesse mai la casa e partorisse in un boschetto, mettendo al mondo, colui che, diventerà il Buddha. Prima di intraprendere la sua ricerca spirituale, il Buddha viveva nell’agio presso il palazzo del padre, seguendo l’educazione necessaria a divenire, un giorno, re di una regione che corrisponde all’incirca all’attuale Nepal.

Poco prima di compiere trent’anni il principe Siddharta incontrò delle persone che stavano vivendo l’esperienza della malattia, della vecchiaia e della morte, rimanendone molto impressionato e turbato. Allo stesso modo rimase profondamente ammirato dalla serenità mostrata da un saggio eremita. Maturando tali esperienze, il principe Siddharta realizzò la precarietà e la temporaneità del suo stato di agio e abbandonò la sua casa e la sua famiglia, in cerca di una soluzione definitiva alle grandi sofferenze del mondo. Intraprese in tale ricerca diverse pratiche spirituali e incontrò molti maestri, finché, insoddisfatto di quanto sperimentato, cercò la sua via: una via di mezzo tra l’estremo ascetismo e una vita legata ai piaceri dei sensi. Fu come risultato di questa ricerca che una sera, all’età di trentacinque anni, meditando sotto un albero, poi conosciuto come l’albero della Bodhi o del Risveglio presso Bodhgaya (nell’attuale regione del Bihar, in India), il principe Siddharta raggiunse l’Illuminazione, lo stato di completa e profonda saggezza, al di là di ogni sofferenza. Da quel giorno fu noto come il Buddha, il Risvegliato.

Gli insegnamenti

Dopo aver raggiunto l’Illuminazione, il Buddha impartì numerosi insegnamenti, in accordo alle predisposizioni dei suoi vari discepoli, con l’unico scopo di individuare la via più adatta per ognuno per raggiungere l’Illuminazione. Come risultato il Buddhismo oggi offre un insieme molto vasto d’insegnamenti che costituiscono un versatile gruppo di metodi e tecniche per sviluppare qualità della propria mente fino a raggiungere l’Illuminazione. L’enfasi maggiore nella dottrina buddhista è, infatti, rivolta alla comprensione e al controllo della propria mente, e di conseguenza delle proprie azioni, e allo sviluppo della saggezza. Per questo motivo la filosofia buddhista comprende un vero e proprio sistema psicologico che, combinato con le tecniche di meditazione, forma quella che spesso è chiamata: «La Scienza della Mente Buddhista».

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/115 del 1999, riconosce a livello internazionale la Giornata del Vesakh, per il contributo che il Buddismo, una delle religioni più antiche del mondo, ha dato per oltre due millenni e mezzo e continua a dare alla spiritualità dell’umanità

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