Accostiamoci con fiducia a Dio

Un giorno una parola – commento a Ebrei 4, 16

A te, Signore, il regno; a te, che t’innalzi come sovrano al di sopra di tutte le cose!
I Cronache 29, 11

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenenre misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno
Ebrei 4, 16

La lettera agli Ebrei – o piuttosto il sermone agli Ebrei – si rivolge a cristiani di seconda generazione, per esortarli e dare loro nuova forza e fiducia. Essi infatti sono stanchi; hanno perso l’entusiasmo e c’è il pericolo che possano addirittura andarsene, abbandonare la loro fede.

Anche a noi può capitare di essere stanchi, sfiduciati, e perdere l’entusiasmo iniziale, magari non vedendo più l’importanza di frequentare il culto domenicale. Quindi questo scritto è utile anche per noi.

Per dare ai destinatari nuova linfa vitale, il predicatore ricorda loro l’importanza e il significato dell’opera di salvezza di Gesù Cristo, sommo sacerdote che è entrato al di là della cortina del tempio, e attraverso la sua morte e resurrezione ha aperto l’accesso a tutti i credenti. Ma al tempo stesso, non è un sommo sacerdote distaccato e lontano, ma partecipa alla sofferenza umana, e la mette davanti a Dio: così, è un sommo sacerdote che intercede costantemente presso Dio, portando davanti a Lui le nostre sofferenze, le nostre ansie e debolezze.

Per tutto questo, l’autore esorta i suoi destinatari ad accostarsi con fiducia al trono della grazia, sapendo che troveranno misericordia e grazia al momento opportuno.

La lettera è quindi una esortazione alla preghiera: una preghiera da fare con franchezza, nella certezza dell’aiuto divino. 

Ma vorrei soffermarmi su questo “momento opportuno”: quando preghiamo, noi ci rivolgiamo a Dio con le nostre preghiere, spesso ripetitive, e che talvolta ricordano la lista della spesa. E ci aspettiamo una risposta immediata, e vogliamo che questa risposta arrivi sempre. E invece, l’aiuto arriverà al momento opportuno. Dio sa di cosa abbiamo bisogno, sa quello che è bene e quello che non è bene per noi. Per questo è necessario che ci abbandoniamo a Lui, con franchezza, con la fiducia che viene dalla fede, quella fede di cui la seconda parte della lettera parla ampiamente, ricordando la fede dei grandi personaggi biblici.

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